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Il creatore di Bayonetta dice che poche donne hanno il giusto carattere per essere director

Il creatore di Bayonetta e Devil May Cry interviene sulla scarsa presenza femminile ai vertici dello sviluppo in Giappone, scatenando un acceso dibattito online tra critiche e sostenitori.

NOTIZIA di Marie Armondi   —   09/10/2026
Hideki Kamiya

Hideki Kamiya, celebre autore e creatore di franchise di culto come Bayonetta e Devil May Cry, è finito al centro di un acceso dibattito su Twitter a causa di una serie di interventi dedicati alla scarsa rappresentanza femminile nei ruoli di vertice dell'industria videoludica giapponese.

Il noto game director ha condiviso le proprie considerazioni sulle ragioni che, a suo avviso, limiterebbero l'accesso delle donne alle posizioni di regia nei team di sviluppo.

Il "temperamento da director" e la scarsità di ruoli

Riflettendo sui motivi per cui si contino così poche autrici ai vertici dei progetti, Kamiya ha affermato di avere l'impressione che tra le donne non ci siano molte persone dotate del cosiddetto "temperamento da director". Il creatore ha spiegato che, pur avendo collaborato con numerose professioniste nel corso della sua carriera su diversi progetti, i posti disponibili per la direzione dei videogiochi sono numericamente limitati in partenza, rendendo le occasioni d'inserimento estremamente rare per chiunque.

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In merito a cosa intenda con "temperamento da director", Kamiya ha precisato che si tratta della capacità di possedere una visione creativa solida, della determinazione nel portarla avanti a ogni costo e dell'attitudine a guidare il resto del personale. Caratteristiche che, secondo lo sviluppatore, rimangono comunque poco comuni a prescindere dal genere di appartenenza. "Ho l'impressione che semplicemente non ci siano molte persone con quel 'temperamento da director' tra le donne."

Le reazioni della community: tra accuse di sessismo e sostegno

Le affermazioni di Kamiya hanno immediatamente spinto la community online a condividere la propria opinione. Alcuni utenti hanno accolto con scetticismo le sue parole, ritenendole superate e incapaci di spiegare le reali cause del problema. Un utente giapponese ha definito "maleducato" esprimere concetti simili con tale leggerezza in un post pubblico, mentre un altro ha messo in discussione la struttura stessa dell'industria nipponica, chiedendosi se il settore consenta davvero alle donne di sviluppare tali capacità di leadership o se conceda loro reali opportunità di mettersi alla prova.

Hideki Kamiya ad Asha Sharma: "Se Xbox vuole fare Scalebound, facciamolo" Hideki Kamiya ad Asha Sharma: “Se Xbox vuole fare Scalebound, facciamolo”

Parallelamente, non sono mancati gli interventi a favore del director: mentre alcuni commenti si sono spinti verso esternazioni sessiste sulla presunta incompatibilità femminile con la guida dei team, diversi fan hanno elogiato la trasparenza di Kamiya, definendolo il "GOAT" (Greatest Of All Time, il più grande di tutti i tempi) per la schiettezza con cui continua a esprimere le proprie opinioni senza filtri.

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Kamiya ha commentato un articolo di Dualshockers dedicato ai suoi tweet, affermando che l'interpretazione della testata è fuorviante, sebbene riporti fondamentalmente i commenti di Kamiya in traduzione, senza giudizi aggiuntivi. Kamiya, come già detto ma ripetiamolo, ritiene che la mancanza di "temperamento da director" sia qualcosa di comune sia tra uomini che donne, ma ha comunque deciso di commentare in primis le donne e ha scatenato dubbi sull'intento dei suoi commenti, che sono nati come risposta a una fotografia di Sakurai (Super Smash Bro.), nella quale si vedono tanti director giapponesi (più Toby Fox, autore di Undertale), tutti uomini. L'industria videoludica per anni è stata percepita come uno spazio per soli uomini, quindi l'inclusività verso le donne è una tematica complessa e scottante, che potrebbe essere affrontata con più delicatezza come detto da alcuni utenti.

Kamiya non è tipo da limitarsi e infatti ha augurato di morire mille volte a chi ha fatto spoiler su Resident Evil Requiem.

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