eFootball, Assassin's Creed Infinity e gli altri: i live service sono il futuro dei videogiochi?

Sembra che i giochi live service siano destinati a un notevole rilancio, che riguarda anche serie solitamente al di fuori di questa tipologia di gioco.

NOTIZIA di Giorgio Melani —   21/07/2021
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È facile cadere nelle generalizzazioni anche quando si parla di videogiochi, individuando trend imperanti anche dove c'è una semplice evoluzione logica degli eventi, pertanto non ha molto senso parlare di un "ritorno" dei giochi live service sulla scena, visto che si tratta più che altro di una loro naturale progressione. Quello che colpisce, in un certo senso, è il fatto che la definizione cominci ad essere accostata a nomi solitamente distanti da questo ambito, sebbene anche questa sia in verità un'impressione non del tutto corretta. Nel giro di poco tempo abbiamo saputo dello sviluppo di Assassin's Creed Infinity, destinato ad essere una sorta di piattaforma multiplayer free-to-play legata alla serie Ubisoft, abbiamo saputo già da qualche anno che il comparto multiplayer di Halo Infinite sarà free-to-play e abbiamo visto come sarà organizzato in stagioni come i live service standard (sebbene in maniera molto meno compulsiva di quello che si temeva), ieri sono emerse ulteriori conferme sul fatto che l'esclusiva PS5 di Haven Games, lo studio di Jade Raymond, sia un GaaS online e proprio stamani abbiamo appreso della trasformazione di PES in eFootball, anche questo un multiplayer live service.

Si tratta di notizie che possono preoccupare gli strenui sostenitori dei giochi single player, visto che coinvolgono alcuni dei capisaldi di tale fronte e li spostano direttamente sulla parte avversa, ma a ben vedere questa trasformazione non sembra essere così innaturale e comunque ci sono parecchi distinguo da fare. Ogni novità che emerge nel panorama videoludico, come accade in qualsiasi altro ambito, viene accolta solitamente con notevole diffidenza e così è stato anche per i multiplayer free-to-play, ma è forse il caso di iniziare a vedere le cose in maniera diversa. Quando le definizioni di GaaS, live service, free-to-play e simili hanno iniziato ad affermarsi, si è temuto subito per l'incolumità delle produzioni single player e lo stato di salute generale del mercato videoludico, ma abbiamo visto come il tutto abbia trovato un certo equilibrio, almeno per quanto riguarda i videogiochi standard su console e PC. Di fatto, le condizioni economiche attuali dell'industria hanno portato ad escogitare soluzioni alternative per i giochi che possono contare su multiplayer con basi d'utenza estese e community solide, dunque è naturale che, dove ci sia possibilità di puntare sul live service, questa strada venga percorsa.

Messi è il testimonial del nuovo eFootball, evoluzione live service di PES
Messi è il testimonial del nuovo eFootball, evoluzione live service di PES

Vedere una forzatura nella trasformazione di PES in un eFootball free-to-play, o nell'applicazione dei principi GaaS ad Assassin's Creed d'altra parte non è nemmeno corretto: il fatto che un gioco di calcio che vive soprattutto di multiplayer e viene riproposto ogni anno (a prezzo pieno) con variazioni non propriamente sconvolgenti venga trasformato in una "piattaforma" costante sembra in verità un'evoluzione naturale e potrebbe portare anche a maggiori vantaggi per i giocatori, laddove ovviamente non emergano elementi deteriori come le tendenze pay to win, ma associare sempre questa minaccia all'ambito free-to-play sembra ormai anacronistico, visti i molti esempi positivi presenti sul mercato. Allo stesso modo, anche Assassin's Creed è ormai quasi un live service di suo: ogni nuova uscita si porta dietro aggiunte di contenuti progressive e anche alquanto costose, dunque a fronte di una struttura simile in termini di espansioni e DLC, l'arrivo della piattaforma potrebbe avere senso, considerando anche che il single player dovrebbe essere preservato tra gli elementi narrativi e la probabile prosecuzione della serie standard.

Discorso ancora diverso poi per Halo Infinite, che comunque conserva intatto l'elemento single player della Campagna sandbox trasformando il multiplayer in un gioco in progressione costante, ma riprendendo in questo senso quanto è stato sempre fatto anche negli anni precedenti con Halo 5, The Master Chief Collection e anche con il comparto multiplayer di Gears 5 o con Sea of Thieves. Alcuni Xbox Game Studios hanno ormai una notevole dimestichezza nella gestione dei contenuti multiplayer, pertanto la scelta di trasformare tale elemento di Halo Infinite in una piattaforma risulta piuttosto logica. D'altra parte, sta emergendo come anche Sony cominci ad essere decisamente interessata all'argomento per PS5: al di là delle voci su Naughty Dog alle prese forse con un titolo multiplayer (che potrebbe essere la modalità Fazioni standalone di The Last of Us 2), in questo senso va interpretata la stretta collaborazione con Haven Games per la creazione di un GaaS esclusivo, ma è probabile che anche le partnership simili strette con Deviation Games e Firewalk Studios possano portare a giochi di questo genere, di cui evidentemente Sony avverte il bisogno per il proprio catalogo esclusivo.

Pensare che questi progetti possano rappresentare una tendenza generale per il futuro dei videogiochi ha poco senso al momento, come abbiamo visto per tutti gli interrogativi sulla possibile "fine dei giochi single player" profetizzata da anni a questa parte, ma è certo che il passaggio al live service free-to-play rappresenta un'evoluzione abbastanza logica per molti titoli multiplayer, anche in un'ottica di sostenibilità economica dei progetti. Che poi questa abbia influssi positivi o meno sui giocatori è da valutare caso per caso.