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L'uso degli anime e manga giapponesi per addestrare l'IA è un "problema serio che viola i diritti dei creatori"

L'ente, che rappresenta realtà come Studio Ghibli e Shueisha, ha pubblicato un documento in cui chiede alle aziende tecnologiche di prevenire la generazione di contenuti troppo simili alle opere originali e di tutelare il lavoro degli artisti nel processo di addestramento dei software.

NOTIZIA di Simone Tagliaferri   —   29/05/2026
Evangelion

Il 27 maggio, la Content Overseas Distribution Association (CODA), una delle principali organizzazioni giapponesi impegnate nella tutela delle proprietà intellettuali e nella lotta alla pirateria a livello internazionale, ha rilasciato una dichiarazione ufficiale riguardante le violazioni del diritto d'autore legate all'intelligenza artificiale. Come riportato da ITMedia, l'associazione ha affermato di aver "individuato problemi rilevanti riguardanti gli attuali servizi di IA che non dovrebbero essere ignorati", esortando gli sviluppatori e i fornitori di tali tecnologie ad adottare misure concrete per proteggere la proprietà intellettuale.

Un grosso problema

Secondo l'organizzazione, di cui fanno parte colossi come Studio Ghibli, Kodansha e Shueisha, le attività degli attuali servizi di intelligenza artificiale rischiano di violare i diritti d'autore producendo immagini e video "identici o sorprendentemente simili" a contenuti giapponesi preesistenti, anche nei casi in cui l'utente non menzioni l'opera specifica nel prompt testuale. Per CODA, "l'essenza del problema risiede nel fatto che aziende di IA generativa di enorme influenza stanno fornendo i loro servizi al grande pubblico".

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Per far fronte alla situazione, CODA ha avanzato tre richieste ai fornitori di servizi IA: un'indagine proattiva per impedire la generazione di output identici o marcatamente simili alle opere protette; l'interruzione dell'uso dei contenuti dei membri dell'associazione per l'addestramento non autorizzato, qualora indagini o segnalazioni dimostrino la persistente creazione di contenuti simili; e, infine, un impegno concreto a consultarsi con i detentori dei diritti.

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Affrontando nello specifico la questione dell'addestramento dei modelli, CODA riconosce che la legge giapponese sul diritto d'autore (in particolare l'articolo 30-4) prevede un certo margine di manovra, consentendo l'uso dei dati per "scopi di non godimento" (ovvero fini diversi dalla fruizione diretta dell'opera). Tuttavia, l'associazione sostiene che, sebbene l'atto di copiare materiali durante l'addestramento possa avere aspetti slegati dalla fruizione dell'opera originale, il suo risultato finale rientra comunque nell'"uso per scopi di godimento", configurandosi di fatto come una violazione del copyright.

L'ente ha inoltre sottolineato che i casi di somiglianze involontarie con opere esistenti sono "riconosciuti come un rischio associato all'uso dell'IA generativa e stanno conseguentemente diventando un fattore che ne scoraggia l'uso", ribadendo che l'IA è una tecnologia "che dovrebbe essere utilizzata per rispettare e supportare la creatività umana".

La dichiarazione si conclude con un richiamo alla responsabilità per il settore tecnologico: "L'uso non autorizzato di opere protette da copyright esistenti per generare filmati che vi somiglino da vicino è un problema serio che mina i diritti dei creatori e il fondamento stesso della creatività".

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