Per definire Bond, James Bond, prendo in prestito le parole di uno dei personaggi più importanti che gli ruotano attorno: M, il capo dell'MI6, l'intelligence del Regno Unito. Nel 1995, all'uscita di GoldenEye, il film che ha cambiato una volta per tutte l'immagine di 007, Judi Dench lo definiva "un dinosauro misogino e sessista, una reliquia della Guerra Fredda". Oggi, in 007 First Light, Priyanga Burford lo descrive così: "Caparbio, alla costante ricerca di emozioni... ha problemi con le autorità". Sono due identikit perfetti del prima e del dopo di Bond, in qualche modo sintomatici dei tempi e del mezzo su cui queste storie arrivano: se il primo 007 post Guerra Fredda arrivava al cinema, il primo 007 dopo l'acquisizione di Amazon arriva sotto forma di videogioco. Due mondi separati da trent'anni, una distanza che fa paura.
Fa paura per due motivi: il primo è che, a pensarci, James Bond è davvero un dinosauro, almeno dal punto di vista dell'immaginario collettivo. Nato nel 1953 dalla penna di Ian Fleming, poi arrivato al cinema nel 1962 con la faccia di un giovane Sean Connery, quell'idea dell'uomo inflessibile e latin lover sembra appartenere a diverse generazioni fa. Per i ragazzi Bond è l'agente segreto dei padri, forse dei nonni. L'altra cosa che fa paura è che quando Amazon mette mano a franchise storici e amatissimi non sempre c'è da stare tranquilli. L'idea di modernizzare Bond per un pubblico giovane, globale e poco legato alla tradizione del personaggio era una premessa da mangiarsi le unghie. Forse anche per questo motivo la famiglia Broccoli, da sempre detentrice dei diritti del marchio, ha difeso strenuamente il controllo creativo dell'opera. Strenuamente fino all'arrivo dei 20 milioni di dollari incassati per mollarlo alla compagnia di Jeff Bezos (vi abbiamo raccontato la storia in questo speciale).
In mezzo a quella Guerra Fredda creativa è finita IO Interactive con una proposta coraggiosa: rilanciare i videogiochi di Bond dopo uno stallo durato oltre dieci anni, dal pessimo 007 Legends. L'azienda danese ha sempre corteggiato quel modo di fare spionaggio con gli ultimi tre strepitosi Hitman. Posso svelarvi subito il colpo di scena di questa storia: potete tirare un sospiro di sollievo, non hanno combinato un pasticcio. Anzi. Perché 007 First Light è scritto come uno dei migliori film di Bond, riesce in una serie di piccoli miracoli in cui, francamente, nemmeno speravo: bilancia in maniera grandiosa azione e spionaggio, non perde la ruvidezza della serie e fa sembrare James Bond un personaggio estremamente contemporaneo.
Una storia agitata, non mescolata
Realtà e finzione si corteggiano da sempre nelle storie di James Bond. Personaggio nato dalle esperienze di Ian Fleming, ex membro dell'intelligence navale britannica, poi giornalista e scrittore. Bond è sempre stato una fantasia costruita su una base molto concreta. Anche in 007 First Light James ha un curriculum militare: all'inizio lo vediamo sopravvivere a un attacco missilistico, finire su una spiaggia misteriosa e, unico superstite sul campo, diventare referente dell'MI6, costretto a contare solo sulle proprie forze per evitare che una risorsa cada nelle mani di un gruppo terroristico. Bond, però, non è mica un tipo qualunque, o non sarebbe sopravvissuto per più di 50 anni al cinema e probabilmente Amazon non avrebbe sborsato quasi 8 miliardi di dollari per comprare la MGM e portarsi a casa il franchise. James è giovane, ma non perde il sangue freddo: è impulsivo e inesperto, uno sbruffone, insubordinato. Come diceva M, ha problemi con l'autorità. Ed è proprio questo che lo rende unico. La persona giusta al momento giusto.
Al suo rientro a Londra viene avvicinato dall'MI6 e inizia un addestramento che lo inserirà in un gruppo di giovani spie al servizio della Corona (a proposito: questa è la prima storia di 007 fuori dal lungo regno di Elisabetta II), costretto suo malgrado ad avere un ruolo importante in una vicenda di traditori, ricchi magnati della tecnologia e perfino uno dei temi caldi della contemporaneità: l'utilizzo dell'IA. Nonostante una parte finale che scivola un pochino e prende qualche abbaglio, il resto della sceneggiatura è da manuale bondiano.Si potrebbe quasi fare una lista degli elementi che non mancano all'appello: femme fatale, check; mentore riluttante, check; tensione sessuale tra i personaggi, check; rottura del terzo atto, check. Tutto a puntino, anche quando si esagera fino a sembrare quasi un action alla John Wick o un film di fantascienza. Il gioco lo fa sempre con quel piglio smargiasso a cui è impossibile resistere. E soprattutto funziona per un motivo semplice: il cast dei personaggi.
007 First Light non butta via l'occasione di riscrivere la mitologia bondiana sin dalle fondamenta: costruisce le basi del viaggio dell'eroe senza saltare nemmeno un tassello del mosaico. Inserisce nella vita di James personaggi vecchi e nuovi con cura: Moneypenny, la storica analista sul campo, M, il capo del dipartimento, Q, il folle inventore di gadget. Anche i nuovi brillano tutti per identità definita e presenza scenica: Cressida, Monroe, Greenway e Isola contribuiscono a creare il cast giusto per l'avventura. E poi c'è lui: Bond, James Bond.
Avevo dei dubbi che "la faccia" di Patrick Gibson reggesse un ruolo così difficile, ma si sono sciolti come neve al sole già nei primi minuti di gioco. Il Bond di IO Interactive è sarcastico, strafottente, sempre pronto alla battuta, ma mai ridotto a macchietta. Allo stesso tempo è sensibile e seduttivo. È un uomo che oscilla coscientemente tra il ruolo di predatore e quello di preda. Somiglia un po' al James Bond romantico di Daniel Craig, specialmente a quello di Casino Royale: più giovane, più fragile, più umano eppure capace di azioni inaspettate per chiunque, anche per il giocatore. Conserva sempre quell'aplomb inglese e il suo tipico sguardo che comunica una tensione costante tra fascino e autodistruzione. Soprattutto non è un personaggio pulito a ogni costo, non è piatto, mantiene tutti i suoi spigoli. Quelle storture che lo rendono imperfetto e credibile.
Si vive solo due volte
Il modo migliore per descrivere 007 First Light è questo: immaginate un mix riuscito tra gli ultimi Hitman e la serie di Uncharted. Un po' come nelle migliori pellicole del franchise, la storia principale alterna in maniera assai morbida momenti d'infiltrazione e di spionaggio a parentesi d'azione dal ritmo indiavolato. Il bello è che il gioco non si lega mai troppo a una sola formula. Un minuto prima stiamo origliando una conversazione per capire come entrare inosservati all'interno di una grande villa di lusso, un secondo dopo ci siamo lanciati in un inseguimento al cardiopalma verso un sospettato che corre fracassando tutto lungo il tragitto. Questi cambi di registro sono dovuti alla natura di Bond, che non è un personaggio specializzato come l'indimenticabile Agente 47, ma è l'archetipo di quello che si definisce un "Jack of all trades": una spia, un infiltrato, un uomo carismatico, un ladro invisibile, un grande seduttore, ma anche un cecchino, un lottatore, un improvvisatore. Il videogioco fa di tutto per mostrarci al meglio ogni suo lato.
Le missioni iniziano spesso calandoci in un'identità fittizia, con la possibilità di studiare l'ambiente e un bersaglio da individuare. Questa è la parte vicina per natura a Hitman. Una volta arrivati a quella festa super esclusiva, oppure infiltrati in quel resort di lusso, Bond deve tenere un profilo basso e carpire informazioni per avvicinarsi al bersaglio o penetrare in profondità nella struttura. 007 First Light presenta quelle che chiama "opportunità", situazioni che possono darci accesso, in maniera diversa, al nostro obiettivo. Possiamo origliare qualche scampolo di conversazione per trarne indizi, travestirci da qualcuno dello staff per superare il controllo delle guardie, creare diversivi, sfruttare passaggi alternativi, manipolare le persone. Tutto funziona bene, pur senza arrivare mai ai livelli di profondità della serie che ha reso famosa IO Interactive.
A volte James dovrà rendersi invisibile. L'anima stealth del videogioco è legata a meccaniche semplici e rodate. A volte vi sfida a trovare percorsi alternativi, aggrappandovi a grondaie, tetti o parapetti, altre volte a superare le ronde nemiche sfruttando nascondigli, creando diversivi, magari grazie ai gadget. A differenza di Hitman, infatti, non viviamo James solo sul campo, ma anche fuori: nel suo appartamento a Londra, nel suo tormentato rapporto con i colleghi e nelle parentesi di test con il geniale Q. Prima di ogni missione non manca mai una visita al resto del cast e una prova dei nuovi aggeggi. Una trovata che aumenta la percezione di trovarci in un racconto cinematografico, inserendo tutto in un flusso che non ci fa mai sentire la sensazione di saltellare da un momento all'altro della storia, al costo però di una certa dilatazione dei ritmi, a volte un po' eccessiva.
Q ci dà accesso a una serie di gadget (non tantissimi, a dirla tutta) che rendono la vita più facile: dardi che inducono alla nausea e costringono gli avversari a lasciare le loro postazioni, raggi laser che possono disarmare, uno strumento di hacking per attivare aggeggi elettronici e altri giocattoli niente male che non voglio anticiparvi. La parte "sotto copertura" è divertente e ben riuscita - non poteva essere altrimenti, visto che gli Hitman sono il meglio che c'è in giro da questo punto di vista - peccato però che l'intelligenza artificiale dei nemici sia non sempre all'altezza. Si tratta probabilmente del singolo aspetto meno riuscito del gioco: le guardie hanno comportamenti poco credibili, sono legate a routine di pattuglia e a meccaniche vecchie e poco stimolanti. A volte sembra che non facciano caso a quello che succede a pochi metri da loro. Capita perfino di atterrare qualcuno a un passo dagli altri senza che questi si facciano venire il minimo dubbio. Comodo per il videogiocatore, dissonante col resto.
No time to die
Per quanto tonti, in alcune situazioni però i nemici si accorgono di James e la situazione diventa assai più calda. La cosa bella è che Bond non è costretto a gettare subito via la maschera: ha la possibilità di bluffare, inventandosi una balla plausibile che lo collochi all'interno di quello spazio riservato, oppure può fingere la resa e lasciar avvicinare l'avversario per rifilargli un colpo da KO, oppure ancora può afferrare un oggetto nei paraggi e aggredirlo prima che quello dia l'allarme. Il continuo passaggio tra azione e infiltrazione è uno dei fiori all'occhiello di 007 First Light: se un'area è sorvegliata da un paio di guardie, si può consapevolmente uscire allo scoperto, sistemarle a cazzotti e poi rientrare nel personaggio, senza che gli altri nemici sospettino nulla.
Quando James mena le mani il sistema è molto vicino a quello di Uncharted: è perlopiù basato su colpi, schivate e parate, ed estremamente contestuale. Se James è vicino a una parete, afferrerà la testa dell'avversario per sbatterla contro il muro. Se c'è un bancone tra lui e il nemico, lo salterà con una scivolata atterrando sul nemico con un calcio in grado di disarmarlo. Se ha una bottiglia a portata di mano, la prenderà e la fracasserà in testa del malcapitato. Le coreografie d'azione che vengono fuori da questo sistema sono molto soddisfacenti. Non è un combattimento chissà quanto profondo - limite che viene fuori negli scontri a mani nude contro alcuni boss -, ma funziona bene e tanto basta.
Se gli avversari estraggono la pistola, l'MI6 dà a Bond licenza di uccidere. Questi sono i momenti in cui l'agente viene catapultato nel pieno dell'azione, i proiettili fischiano da tutte le parti e ha tra sé e il nemico solo una serie di ripari improvvisati dietro cui accucciarsi. Il ritmo di queste sessioni è indiavolato, al punto che lo stesso Bond commenterà di non riuscire a resistere a lungo prima di capitolare. Il tutto si risolve spesso alternando sparatorie e combattimenti corpo a corpo, creando dei momenti d'azione concentratissimi, quando ben riusciti molto belli da vedere, anche se a volte un po' goffi sempre per la suddetta intelligenza artificiale degli avversari. Ottimi invece i momenti più coreografici, quando 007 First Light non si fa intimidire nemmeno dal cinema: inseguimenti su altissime gru che ricordano quelli visti in Casino Royale; assalti che lo costringono a scappare sui tetti di Londra. Ci sono perfino momenti in cui guidiamo mezzi di trasporto improvvisati, con in sottofondo fiati e trombe dell'immortale tema della serie e un sorrisino soddisfatto sulle labbra.
Perché tutte queste scene - benché a volte esagerate e ipertrofiche - sembrano di fatto uscite da un film di James Bond. E forse è proprio il suo essere sempre cinematografico, ipercinetico, quasi ossessionato dall'idea di mantenere un ritmo incalzante la qualità migliore di questo videogioco. 007 First Light alterna continuamente momenti d'azione spettacolare e pura adrenalina a fasi più controllate, tra scalate, infiltrazioni e sezioni stealth dal respiro più ragionato, con una regia quasi invisibile.
Il mondo non basta
La campagna dura una quindicina di ore, ci porta in giro per il mondo mostrandoci scorci bellissimi con panorami di ampio respiro e interni caratterizzati in maniera magistrale. Il che ci dà il la per parlare dell'aspetto tecnico di 007 First Light e fugare qualche dubbio sorto dopo le prime presentazioni del videogioco, dal momento che nei trailer il frame rate era tutt'altro che perfetto. Su PlayStation 5 il gioco ha due modalità grafiche: una prestazioni e una fedeltà. La prima punta ai 60 frame al secondo e li regge piuttosto bene, fatta eccezione per alcuni filmati o alcuni momenti di gioco particolarmente ricchi di effetti particellari; la seconda, a 30 frame al secondo, offre una risoluzione più alta.
Alcuni scenari sono incantevoli: la villa in Slovacchia della prima missione sul campo di Bond ricorda quasi la sfilata di moda parigina di Hitman; il suk in Mauritania è zeppo di personaggi e poi i club, gli hotel e le strutture ultramoderne restituiscono sempre un colpo d'occhio pulito e convincente. D'altronde IO Interactive, grazie al Glacier Engine, ha sempre realizzato interni curati e pieni di dettagli e di persone, restituendo un senso di realismo tangibile. Ottimo anche il lavoro sui volti e sulle animazioni: i personaggi sono molto espressivi ed è fondamentale, perché a volte sguardi e smorfie comunicano la tensione - anche sessuale - tra i protagonisti meglio delle parole.
Un ultimo accenno alla modalità Simulazioni Tattiche che permette di affrontare missioni di infiltrazione o di combattimento piene di obiettivi interni da portare a termine che sbloccano l'accesso a oggetti e gadget aggiuntivi. Sicuramente non la portata principale, dal momento che molto impegno è stato profuso sulla narrazione, sul tratteggio dei caratteri e sulla forza iconica di questo nuovo inizio, ma si tratta di un'aggiunta per niente secondaria a un videogioco pieno di possibilità, che sarebbe stato un peccato relegare semplicemente alla campagna principale. La modalità perfetta per chi, dopo l'avventura, non ne ha ancora abbastanza di James, delle sue battute, di quella smorfietta insopportabile e irresistibile che fa con il lato sinistro della bocca quando sta per dirne una delle sue.
Conclusioni
007 First Light è un mix perfetto tra l'aplomb spionistico della serie Hitman e l'azione cinematografica di Uncharted. Alterna in maniera gradevole i due registri, catapultando il giocatore in una miriade di situazioni sempre stimolanti e, soprattutto, scritte in maniera eccellente, talmente azzeccate che sembrano uscite da un bel film di 007. Il nuovo James Bond non ha perso il suo fascino, l'irresistibile sorrisino di chi la sa lunga, lo sguardo da seduttore, l'approccio ora frivolo, alla moda, da icona di stile, ora profondo e intelligente, quasi da filosofo sul campo. Con lui il cast dei personaggi getta fondamenta solidissime per quello che può essere un altro franchise di successo per IO Interactive. C'è qualche elemento fuori posto - su tutti un'intelligenza artificiale dei nemici che proprio non convince -, ma quando Bond entra in azione e l'adrenalina sale 007 First Light riesce comunque a compensare con una messa in scena spettacolare e un ritmo irresistibile. Un videogioco divertente, incisivo e molto attuale. Citando una massima dell'agente 007, questa serie "ha tutto il tempo del mondo" per diventare perfetta.
PRO
- Un cast azzeccato, specialmente Bond
- Tante situazioni sempre diverse, sempre stimolanti
- Scritto come un bel film di James Bond
- Alcune sequenze d'azione sono magistrali
CONTRO
- Intelligenza artificiale dei nemici che lascia a desiderare
- Qualche piccolo calo di ritmo nelle sessioni di briefing
- Ci sarebbe piaciuto qualche gadget in più
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