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Rockstar non si aspettava che il finale di Red Dead Redemption facesse arrabbiare così tanti giocatori

Il cofondatore di Rockstar Dan Houser ha ricordato in un'intervista come nacque il finale di Red Dead Redemption.

NOTIZIA di Simone Tagliaferri   —   13/10/2026
La copertina di Red Dead Redemption
Red Dead Redemption
Red Dead Redemption
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Attenzione: l'articolo contiene anticipazioni sul finale di Red Dead Redemption, che è l'oggetto dell'articolo. Se non volete averne perché non ci avete ancora giocato, non leggete oltre.

Il finale di Red Dead Redemption è tra i più discussi della storia dei videogiochi. In breve, dopo aver compiuto la sua vendetta su Dutch van der Linde, John Marston viene ucciso per colpa di un traditore. Un epilogo inatteso e doloroso, che secondo il suo autore ha suscitato reazioni più intense di quanto Rockstar si aspettasse.

Giocatori furiosi

A parlarne è Dan Houser, cofondatore di Rockstar nonché autore della sceneggiatura del gioco. Intervistato da IGN, ha ricostruito il confronto con Christian Cantamessa, lead designer del gioco, che portò alla decisione. Entrambi erano convinti della scelta, ma restavano alcuni problemi pratici. "Eravamo entusiasti, ma sapevamo quali fossero le realtà della produzione: come funziona un open world se hai ucciso il protagonista?", ha ricordato Houser. Fu lui a proporre di far morire il personaggio: "Ho detto: 'Forse dobbiamo ucciderlo'. E lui ha risposto: 'È un'ottima idea, dobbiamo farlo'. Io ho detto: 'Non so, fatemi pensare'".

Per i reparti dedicati alla storia e al design narrativo la questione era semplice, perché si trattava di raccontare. Più complesse erano le implicazioni per il gameplay. "La natura di un gioco open world è che finisci la storia e poi torni nel mondo per completare i contenuti secondari, se vuoi", ha spiegato Houser. "Avremmo dovuto aggiungere un altro personaggio".

Rockstar Games temeva che i fan si sarebbero annoiati con Red Dead Redemption 2, per colpa di GTA 5 Rockstar Games temeva che i fan si sarebbero annoiati con Red Dead Redemption 2, per colpa di GTA 5

La soluzione fu Jack, il figlio di John, che nell'epilogo cresce di tre anni e arriva a 19. Diventa il personaggio controllato nelle missioni secondarie finali e nelle attività libere, creando però non pochi dubbi. "Se vai da un personaggio secondario che ha un arco di tre missioni e ne hai già svolta una, cosa comporta tornare da lui? Come funziona?", si è chiesto Houser. "Abbiamo dovuto pensare a tutte queste cose e abbiamo concluso che probabilmente ce l'avremmo fatta, ma avevamo comunque paura".

L'accoglienza del pubblico

L'accoglienza del pubblico fu divisa. In generale Red Dead Redemption è piaciuto moltissimo, ma molti giocatori furono spiazzati dall'epilogo, considerandolo troppo duro da digerire, e Houser ammette che dentro Rockstar non se lo aspettavano del tutto. "Credo che ci fosse un consenso molto ampio sul fatto che fosse la decisione giusta, anche se era una scelta insolita e fuori dagli schemi, ma l'azienda era sopravvissuta proprio prendendo decisioni di questo tipo", ha osservato. "Quando il gioco è uscito siamo rimasti sorpresi da quanto alcune persone fossero arrabbiate. C'era chi era furioso con noi. E una parte di te pensa: 'Fantastico', perché vuol dire che si sono davvero immersi nella storia e nei personaggi".

Il rischio, naturalmente, era che qualcuno si sentisse deluso e abbandonasse il gioco, cosa che però non è avvenuta. Questo non significa che alcuni avrebbero preferito un altro finale. "Oggi penso che sia stata la decisione giusta, perché si vogliono reazioni forti, ma credo che molte persone fossero davvero confuse", ha detto. Per l'autore c'era anche una motivazione personale. "Da scrittore, era come se dovesse morire perché la storia avesse peso, e lo avevo desiderato in diversi GTA. Non l'avevamo mai fatto davvero per i motivi tecnici di cui abbiamo appena parlato".

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