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Un gioco plagio realizzato con l'IA è uscito prima del gioco a cui ha rubato l'idea, a rischio gli sviluppatori indie

Sta facendo discutere in Giappone l'uscita di un gioco plagio di un titolo indie di cui uno sviluppatore aveva condiviso aggiornamenti sullo sviluppo.

NOTIZIA di Simone Tagliaferri   —   25/03/2026
Copie spudorate

Un caso di plagio legato all'uso dell'intelligenza artificiale generativa ha aperto un ampio dibattito nella comunità degli sviluppatori indipendenti giapponesi, che sono i più esposti ai rischi legati al massiccio impiego di nuove tecnologie.

Al centro della vicenda c'è Unityroom, popolare portale che consente a sviluppatori, amatoriali e professionisti, di pubblicare gratuitamente giochi realizzati con Unity e giocabili direttamente da browser, con la possibilità di guadagnare piccoli introiti dalla pubblicità. Proprio su questa piattaforma è comparso un titolo sospettato di essere una copia generata tramite AI di un altro gioco, fatto che ha scatenato l'indignazione di molti.

Una situazione spinosa

Secondo quanto riportato da Gamer Janai, il caso riguarda lo sviluppatore indie e youtuber giapponese Kamaboko, impegnato da settimane nello sviluppo di Typing Magician, un gioco di digitazione con meccaniche da tower defense. A partire dalla fine di febbraio, Kamaboko aveva documentato pubblicamente i progressi del progetto su YouTube, mostrandone il gameplay e illustrando le caratteristiche già implementate e quelle che avrebbe implementato successivamente.

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Poco dopo la diffusione di questi contenuti, un altro utente, identificato come Kamaboko Kōsatsu Kōsatsu, senza alcun legame con l'autore originale, ha pubblicato su Unityroom un gioco con lo stesso titolo e con evidenti somiglianze rispetto al progetto ancora incompleto. Il clone ha rapidamente guadagnato visibilità, raggiungendo circa 30mila visualizzazioni e finendo tra le "nuove uscite popolari" della piattaforma.

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L'aspetto più controverso è che lo stesso autore della copia ha ammesso di aver realizzato il gioco in circa due ore, utilizzando un modello di intelligenza artificiale generativa alimentato con i video di sviluppo pubblicati da Kamaboko. In un video su YouTube, ha dichiarato che "lo sviluppo di videogiochi è incredibilmente facile" e che "può essere fatto con un livello di abilità paragonabile a quello di un lavoro part-time in un minimarket". Ha inoltre definito il proprio prodotto "una copia completa del progetto di Kamaboko", sostenendo però che le idee non sono protette da copyright e descrivendo l'operazione come una sorta di "vendetta" per un presunto plagio passato (oggi rimosso) da parte dello stesso Kamaboko nei confronti di franchise come Pokémon e Palworld.

Al di là delle motivazioni personali, l'episodio ha sollevato forti timori tra gli sviluppatori giapponesi e non solo: il fatto che un progetto possa essere replicato e pubblicato, addirittura prima del completamento dell'originale, rappresenta un precedente inquietante nell'era dell'IA generativa. Pur restando ambigua la questione legale, la pratica è stata ampiamente condannata come scorretta. Rimane il fatto che una situazione del genere potrebbe danneggiare l'intera scena indie, che vive anche di una comunicazione più aperta con i giocatori rispetto a quella tripla A. Insomma, le intelligenze artificiali generative sembra andare a danneggiare proprio le realtà più fragili, come già dimostrato più volte.