Alla notizia dell'arrivo di una trasposizione animata del marchio Cyberpunk, le antenne degli appassionati dell'immaginario nato dalla fantasia di Mike Pondsmith si erano drizzate di colpo, percependo chiaramente quelle vibrazioni che è solito emanare un potenziale buon prodotto.
Detto fatto, la prima stagione di Cyberpunk: Edgerunners ha saputo catturare lo spirito del marchio attraverso un'estetica da favola, un protagonista carismatico e una grande capacità di replicare in forma seriale un mondo affascinante, che i videogiocatori avevano imparato ad amare grazie a CD Projekt RED.
A quattro anni da quella fortunata prima escursione su Netflix, la serie ci riprova con una seconda stagione che mira a proporre una nuova vicenda e che si prepara a debuttare nel catalogo della N rossa il 20 ottobre. Noi però ci siamo infiltrati in anteprima a Night City per vedere tutta la stagione e siamo già in grado di dirvi come si sono evolute le cose.
Una storia, anzi due
Se la prima tornata di episodi datata 2022 si concentrava sulle sventure di David Martinez e sulle sue imprese all'interno del gruppo di cyberpunk capitanato da Maine, le puntate del 2026 scelgono di fare due cose: raccontare una vicenda differente e proporre due storyline che per gran parte dello show si sfiorano soltanto.
Nei dieci episodi da poco meno di mezz'ora ciascuno, la nuova stagione, infatti, dà in pasto al pubblico un'avventura inedita, che presenta sì dei fugaci rimandi alla prima, ma comunque niente che infici la fruibilità del prodotto da parte di coloro che potrebbero decidere di partire da qui.
In secondo luogo, stavolta la faccenda si fa più corale. Laddove nella prima stagione David Martinez si prendeva gran parte del palcoscenico, qui la narrazione è trainata da più personaggi insigniti di uno spazio simile, che conducono due filoni che viaggiano paralleli ma non così paralleli. E così, lo show che vede al timone Bartosz Sztybor e Masahiko Otsuka, e diretto da Kai Ikarashi, ci riporta ancora a Night City, ma lo fa mettendoci sulla scia di due antieroi a cui la sorte ha tirato i peggiori dei tiri mancini.
Il primo che conosciamo è Weak, un nome che è tutto un programma. Un tempo noto come King, questo ex edgerunner oggi è l'ombra dell'uomo che è stato e questo dopo aver sfiorato la cyberpsicosi ed essere finito a fare i conti con una salute precaria e delle cicatrici interiori che sembrano non volergli concedere pace. A concedergli però una seconda chance è la sua ex fiamma, Avida, che supplica uno Weak ormai senza più stimoli sociali di aiutarla a occuparsi di sua figlia Talia, ragazza indipendente e dal fisico fragile che purtroppo ha sviluppato una certa attrazione per i Maelstrom, pericolosa gang che vive nel culto del cromo.
Ed è proprio Talia a fare da trait d'union con la seconda storia, che segue le peripezie di Roman, giovanissimo videomaker smanioso di documentare la realtà per mezzo della sua videocamera, e soprattutto di D, netrunner assetato di vendetta nei confronti di chi ha sterminato il suo clan. Due figure profondamente tormentate dunque, Weak e D, che si muovono tra le vie di una Night City splendidamente rappresentata, affidata ancora una volta alle cure artistiche di quello stesso Studio Trigger già responsabile della prima stagione.
Dal punto di vista visivo, lo show è infatti sontuoso, e sebbene alcune animazioni non reggano il confronto con certe altre, anche stavolta le cromie sono notevolissime e il tratto elegante, per poi farsi gradevolmente nervoso e spigoloso in corrispondenza dell'entrata in scena di Capri, la vera mina vagante della storia, un instabile costrutto digitale che spariglia le carte in tavola e a cui tutti sembrano essere interessati.
Conclusioni
Multiplayer.it
7.5
Cyberpunk: Edgerunners 2 replica in pieno quanto di buono fatto dalla prima stagione e, per riuscirci, offre al pubblico due storyline al prezzo di una dai contorni più decifrabili. L'avventura (e con essa l'emozione) si sveglia e sale pian piano lungo il percorso, proprio quando inizia ad aumentare l'intensità dei legami umani che connettono i vari personaggi, alcuni dei quali, tuttavia, non regalano quanto potrebbero sul versante del design. Lo show è comunque una tappa obbligata per tutti gli amanti dell'universo di Pondsmith, se non altro per la sua resa artistica davanti alla quale c'è da togliersi il cappello.
PRO
- Comparto artistico eccezionale
- Una storia più leggibile e omogenea della precedente
CONTRO
- Nonostante gli "aiuti", non è accessibilissimo per chi non conosce l'immaginario
- Design di alcune figure che avrebbe potuto osare di più