Dark Souls Trilogy, la recensione 71

La trilogia che ha ridefinito gli action-rpg dando vita a un nuovo sottogenere, ritorna in una raccolta completa dedicata ai suoi fan. Ecco la nostra recensione della Dark Souls Trilogy.

RECENSIONE di Massimo Reina   —   09/03/2019

Indice

Dark Souls, non è la prima recensione dove lo diciamo, è un franchise che ha saputo negli anni conquistarsi una schiera nutrita ed assolutamente esaltata di fan, innamorati delle sue atmosfere cupe e decadenti e soprattutto del suo gameplay, ascrivibile al filone degli action-GDR con elementi tipicamente da dungeon crawler, ma con un livello di sfida generale superiore alla media. Riproponendo un concept vecchio ma per anni ignorato da molti sviluppatori moderni, basato su un gameplay "duro" e senza fronzoli, ma proprio per questo capace di regalare tante soddisfazioni, lo sviluppatore From Software ha trovato il successo e dato vita a un nuovo sotto genere, quello dei souls-like. Adesso, per gli appassionati che se li sono persi in qualche modo tutti o alcuni, e per coloro che vogliono avvicinarsi a questa categoria di prodotti, è disponibile la Dark Souls Trilogy, un'edizione standard contenente i tre capitoli di Dark Souls, di cui i primi due rimasterizzati in alta definizione, e tutti i contenuti dei loro DLC in un unico cofanetto.

Tre passi nel delirio

Visto che i tre giochi ormai li conoscono tutti, e che quindi sarebbe quantomeno ripetitivo star qui a vivisezionarne ogni aspetto, in questa recensione accenneremo alle loro meccaniche principali e a quelli che sono i contenuti di maggior rilievo tra un capitolo e l'altro o, nel caso delle due versioni rimasterizzate, tra loro e le controparti originali su Xbox 360 e PlayStation 3. A cominciare dal primo Dark Souls, che include il pacchetto Artorias of the Abyss: qui ritroviamo il gameplay e perfino molti bug dell'originale, ma un frame rate finalmente stabile e fisso a 60fps anche in quelle aree, leggasi La città infame, dove nella versione del 2011 si registravano dei cali paurosi, al punto da rendere ancora più difficile per il giocatore superare la zona. Migliorato il comparto online (ricordiamo che per sfruttare al 100% le caratteristiche dei tre giochi l'ideale sarebbe mantenere sempre attiva la connessione) con il matchmaking settabile, un sistema di password per facilitare la partecipazione degli amici online e la possibilità di giocare in sei in contemporanea (elementi ripresi da Dark Souls III), anziché quattro come in passato, sia in PvP che in PvE su server dedicati e non più peer-to-peer. Dulcis in fundo, Estus Flask dimezzate per gli invasori e l'impossibilità di evocare alleati in rapida successione.

In Dark Souls II: Scholar of the First Sin, che si presenta con i tre DLC Crown of the Sunken King, Crown of the Old Iron King e Crown of the Ivory King, From Software ha invece mischiato le carte, aumentando il numero dei nemici sullo schermo e differenziando la loro posizione rispetto all'originale. In questo modo nel punto in cui prima c'era un enorme cavaliere corazzato, adesso c'è magari una Idra a tre teste, e così via. Lo sviluppatore ha inoltre migliorato la descrizione di oggetti ed equipaggiamenti, e aumentato le righe di testo anche per alcuni dialoghi. Anche qui 60fps stabili e online predisposto per sei giocatori. In più, nuova schermata per il trasporto rapido tra i falò che evidenzia le tre aree dove è più probabile incontrare dei giocatori, nuovo sistema che consente di controllare il range degli utenti che è possibile incontrare e la novità dei fantasmi che rimangono nel mondo del giocatore più a lungo, senza ritornare nel loro se il tempo scade durante la battaglia con un boss. Introdotto, infine, un nuovo invasore chiamato Forlorn, che viene controllato dall'intelligenza artificiale.

Chiude la trilogia Dark Souls III: The Fire Fades, che include il gioco base e le due espansioni Ashes of Ariandel e The Ringed City, tutto è rimasto invariato. Il titolo, rilasciato tre anni fa su computer e console di nuova generazione, presenta tutti i pro e i contro che potete leggere nella sua recensione diretta. Rispetto quindi ai due predecessori si gioca meglio, strizza l'occhio in alcuni aspetti a Bloodborne e a Demon's Souls e tra le novità più importanti propone combattimenti un po' più dinamici e fluidi grazie anche a una risposta ai comandi del protagonista migliore e più "naturale", oltre all'introduzione di una barra blu posizionata sotto quella della vitalità che serve per lanciare i redivivi incantesimi e attivare alcune mosse speciali, Arte di Combattimento, con le armi bianche. Dal punto di vista del gioco multiplayer, partite in modalità cooperativa o multigiocatore PvP fino a sei e, come in Bloodborne, implementato il matchmaking tra persone di continenti differenti e la possibilità di impostare una password per le partite in rete: se anche i propri amici la utilizzano e si trovano nella stessa area del giocatore, allora si può limitare la cooperazione solo a queste persone.

Un pacchetto ricco

Dal punto di vista tecnologico, a parte una maggiore definizione alla risoluzione di 1080p, qualche effetto e un migliorato sistema di luci e ombre con un buon uso dell'ambient occlusion negli spazi angusti, nei due titoli rimasterizzati tutto è più o meno uguale al passato. Di fatto, i pochi ritocchi estetici non riescono a nascondere la natura "datata" dei primi due capitoli, mentre diverso è il discorso per Dark Souls III: questi, anche per una questione di età e sviluppo (è stato rilasciato nel 2016 e realizzato appositamente per PlayStation 4, Xbox One e PC), è più curato e ovviamente il più bello a vedersi, con texture globalmente buone, un discreto motion blur a tutto schermo ma un framerate non sempre stabilissimo e più basso degli altri, cioè a dire a 30 frame al secondo. Avendo però testato la raccolta su PlayStation 4 liscia, non sappiamo se come per l'edizione singola del gioco, è disponibile la patch 1.11 che aggiungendo il supporto alla Pro offre un incremento del framerate fino intorno ai 40-50fps. Ad ogni modo, oggi come allora, anche i più vecchi si fanno lo stesso valere dal punto di vista visivo grazie alla vena artistica dei grafici From Software, e dunque all'ottimo design delle creature e delle aree di gioco, capaci di regalare scorci indimenticabili dai toni magici e a tratti onirici.

Strutture diroccate, a volte imponenti, emergono dal nulla come scheletri di una civiltà perduta, mentre villaggi abbandonati e foreste dense di mistero si alternano ricreando una serie di locazioni carichi d'atmosfera, talvolta battute da un vento sferzante, cupe e decadenti, con sentieri sempre più stretti e bui che conducono spesso direttamente tra le fauci di qualche mostro. Un vero e proprio spettacolo dark fantasy. A rendere più suggestiva l'esperienza c'è poi un comparto audio che da un lato tende a sfruttare i suoni naturali, di sottofondo, per donare una maggiore sensazione di smarrimento al giocatore, perso in un mondo ostile e ignoto. Dall'altro non disdegna quando serve di proporre dei brani carichi d'atmosfera, composti da Motoi Sakaraba e Yuka Kitamura. Le musiche dell'intera saga, ben 110 tracce per oltre sei ore di ascolto sono tra l'altro scaricabili tramite un codice disponibile all'interno della confezione.

L’arte del souls-like

Chiudiamo la nostra recensione con una breve descrizione delle meccaniche, a favore di quei due o tre lettori che non conoscono ancora la serie e il genere. La forza dei Dark Souls risiede nel loro gameplay e nel loro retroterra assolutamente evocativo. Oscuro, affascinante e difficilissimo, ma senza mai dare la sensazione di essere ingiusto, sono action-rpg che puniscono il giocatore disattento, quello che rifà sempre gli stessi errori, che si distrae o avanza a testa bassa senza un minimo di accortezza o strategia. Di contro premiano chi ha pazienza, chi "studia" i percorsi, le statistiche, i potenziamenti, le routine comportamentali dei nemici e perfino i bug! Non è sadismo, ma volontà di spingere il giocatore a operare in un certo modo, invitandolo a ragionare e a non aver paura di tentare più e più volte fino a quando non trova una soluzione al "problema".

Punto nodale dell'esperienza resta ovviamente il combattimento, da approcciare prestando particolare attenzione a un'infinità di aspetti, compreso lo scenario, che di per sé può costituire un valido alleato per venire a capo dello scontro, ma anche un pericoloso ostacolo se viene sfruttato a proprio vantaggio dagli antagonisti. Le aree sono mutevoli, e per attraversarle con successo senza dimenticare nulla occorre esplorarne ogni anfratto in cerca di oggetti utili, ma anche di marchingegni, interruttori e meccanismi da attivare, specie in prossimità di qualche boss.

Quindi muoversi con circospezione, analizzare l'ambiente o difendersi e attaccare col giusto tempismo, magari alle spalle, sono elementi fondamentali per sopravvivere e collezionare le preziose anime in premio, indispensabili per acquistare armi o ripararle, per ottenere nuovi oggetti, incantesimi e altro ancora. Viceversa, come abbiamo scritto sopra, la fretta o l'approssimazione costituiscono il modo "migliore" per spingere se stessi verso morti frequenti. Altrettanto importante è nel gioco l'analisi di strutture e equipaggiamenti visto che la storia, apparentemente criptica, si dipana pezzo dopo pezzo sotto agli occhi del videogiocatore progredendo nell'avventura, a patto che questi sia disposto a dedicare tanto tempo all'analisi profonda degli scenari, a leggere e a mettere assieme come in un puzzle le descrizioni riportate sugli oggetti e le armi, ad ascoltare gli altri personaggi, e via discorrendo.

Versione testata
PlayStation 4
Multiplayer.it

9.0

Lettori (21)

7.9

Il tuo voto

Dark Souls Trilogy Standard Edition è la raccolta ideale per tutti i fan della saga di From Software che non possiedono già le singole edizioni dei giochi o per coloro che si avvicinano per la prima volta al suo mondo oscuro, e per questo meritevole di un voto altamente positivo. Grazie a essa è infatti possibile vivere per intero quel tipo di esperienza contraddistinta da quella difficoltà punitiva e nettamente superiore alla media che caratterizza l'intera opera, a cui fa da sfondo un mondo di gioco incredibilmente sfaccettato, ricco ed evocativo. Viceversa, chi ha già i titoli in questo formato, o non ha interesse a riprendere i primi due in edizione rimasterizzata, può tranquillamente guardare oltre.

PRO

  • Tutti e tre i Dark Souls più i relativi DLC e la colonna sonora
  • I primi due episodi rafforzati da una maggiore definizione e fluidità, il secondo anche da alcune novità strutturali
  • Direzione artistica bella come poche
  • Sistema di combattimento profondo, livello di sfida che regge ancora bene

CONTRO

  • Solo discreto il lavoro di rimasterizzazione del primo Dark Souls
  • Dark Souls III ha ancora qualche problemino di stabilità
  • Nessun contenuto inedito rispetto ai tre giochi venduti singolarmente