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Layers of Fear, la recensione della raccolta remake della serie horror di Bloober Team

La recensione di Layers of Fear, raccolta remake della serie horror che ha lanciato Bloober Team, lo studio di sviluppo del remake di Silent Hill 2.

RECENSIONE di Simone Tagliaferri   —   15/06/2023
Layers of Fear, la recensione della raccolta remake della serie horror di Bloober Team
Layers of Fear
Layers of Fear
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A un certo punto qualcuno in Bloober Team deve aver sentito la necessità di mettere insieme tutte le parti della serie Layers of Fear per renderla una storia unica. Che i due capitoli principali, più il DLC del primo fossero collegati era chiaro a chiunque li avesse giocati, perché le storie avevano una matrice comune ben riconoscibile e riguardavano in generale i temi dell'arte, dell'ispirazione artistica e dell'ossessione per la stessa. Inoltre erano raccontate in modo simile, pur essendo le ambientazioni molto diverse tra loro. Quindi non stupisce che sia stata decisa una riedizione complessiva della serie, arricchita da nuovi contenuti che hanno la funzione di collante per i diversi episodi, ora i capitoli di un'unica storia. Con la recensione di Layers of Fear vedremo se l'operazione di remake e di sintesi possa dirsi riuscita oppure no.

La storia

Le ambientazioni di Layers of Fear sono ancora più tetre
Le ambientazioni di Layers of Fear sono ancora più tetre

Layers of Fear inizia con una storia completamente nuova, quella di una scrittrice che si reca in un faro solitario dopo aver vinto un concorso che le ha garantito un periodo di soggiorno gratuito. Si tratta di un luogo completamente isolato e distante dalla civiltà. La donna è in cerca di pace per scrivere il suo nuovo romanzo, oltretutto obbligata a farlo dal contratto firmato con gli organizzatori del concorso, ma ovviamente troverà ben altro ad attenderla, come si capisce in realtà sin da subito, dato che nell'introduzione la vediamo tornare in loco in cerca di vendetta. Sarà lei a scrivere le storie degli altri Layers of Fear, con la sua vicenda che si evolverà seguendone gli sviluppi e assumerà un ruolo davvero centrale nell'intera esperienza. I diversi giochi infatti, non sono accessibili liberamente, ma sono stati smontati e rimontati in una trama più grande, per quanto sempre lineare. Rimane intatta la visionarietà delle varie storie, impreziosita anzi dal salto tecnologico, di cui parleremo in un paragrafo dedicato.

Quindi la folle casa del pittore (il protagonista del primo Layers of Fear) risulta ancora più surreale nel suo susseguirsi di stanze e corridoi apparentemente casuali, i cui collegamenti hanno in realtà una natura fortemente simbolica e onirica. Lo stesso dicasi per la nave dell'attore (il protagonista del secondo capitolo), i cui ambienti sono ancora più enigmatici ed efficaci nel diventare palco delle ossessioni del protagonista rispetto al passato, anche in virtù della storia generale che ora gli fa da sfondo.

Il fatto che gli sviluppatori abbiano compiuto un enorme sforzo di collegamento tra le varie vicende, creando una mitologia comune esplicitata in quella della scrittrice, rende in qualche modo interessante rivivere entrambi i capitoli principali, anche per chi se li si era già giocati in passato. Solo i DLC del primo capitolo cozzano un po' con l'opera, vista la loro natura di aggiunte post lancio, ma alla stesso tempo sarebbe stato un peccato perderli, considerando quanto svelano sulle vicende del pittore.

Orrore o no?

Il gameplay di Layers of Fear è rimasto sostanzialmente invariato rispetto ai capitoli originali
Il gameplay di Layers of Fear è rimasto sostanzialmente invariato rispetto ai capitoli originali

Ora, cerchiamo di definire cos'è Layers of Fear in termini di gameplay. All'apparenza sembra essere un survival horror, ma in realtà è un'avventura narrativa in cui l'orrore è più che altro un condimento. Il gioco comunica praticamente da subito che non ha intenzione di metterci più di tanto i bastoni tra le ruote nella scoperta dei misteri che ci aspettano. I vari ambienti visitabili sono infatti pieni di documenti da leggere, il modo principale con cui si apprendono i fatti accaduti ai vari personaggi, mentre l'impacciato sistema di movimento, con la corsa molto lenta e la mancanza della possibilità di accovacciarsi e di affacciarsi dagli angoli, fa capire che non esiste alcun sistema stealth e che, quindi, non dovremo nasconderci da nessun cacciatore o nemico particolare, tanto che la tensione si allenta praticamente da subito. A un certo punto acquisiremo delle "armi", se così le vogliamo chiamare, che faranno comparire delle creature ostili dall'aspetto inquietante. Non vi aspettate però molto in termini di tensione e terrore, perché vanno affrontate in modo molto diretto. L'unica preoccupazione che destano deriva dal fatto che non possono essere eliminate definitivamente. Quindi ci infastidiranno finché rimarremo nelle loro aree. Comunque sia, di solito basta chiudersi una porta alle spalle per farle sparire e andare avanti senza più preoccuparsi della loro presenza.

L'atmosfera è indubbiamente horror, ma Layers of Fear fatica a creare tensione
L'atmosfera è indubbiamente horror, ma Layers of Fear fatica a creare tensione

Insomma, rispetto ai Layers of Fear precedenti non è cambiato niente in questo senso, tanto che, chi li ha già giocati, faticherà molto a provare la minima tensione, anche di fronte alle scene che si vorrebbero più raccapriccianti. Qualche momento più teso c'è, ma è davvero poca roba nell'economia generale del gioco, che ci chiede soprattutto di avanzare, di guardarci intorno e di trovare i vari oggetti interattivi. Anche l'esplorazione è ridotta all'osso, nonostante le mappe siano apparentemente labirintiche. In realtà è solo un'impressione, visto che la maggior parte del tempo si procede dritti, facendo qualche deviazione solo per trovare i vari collezionabili. Ogni tanto ci sono chiavi e altri piccoli oggetti da raccogliere, ma la mancanza di un vero e proprio inventario e l'uso automatico degli stessi non rende un grosso problema capire dove vadano impiegati. In questo senso i puzzle vengono sfruttati soprattutto come interpunzione ritmica del gameplay, più che come meccaniche che sfidano in qualche modo l'intelligenza del giocatore, tanto che siamo rimasti fermi a meditare sul da farsi davvero poche volte e mai per più di qualche secondo.

Layers of Fear è un'avventura narrativa, non un survival horror
Layers of Fear è un'avventura narrativa, non un survival horror

Insomma, Layers of Fear è interessato soprattutto a raccontare le sue storie, con le meccaniche di gioco messe a servizio del lato narrativo, il che non è necessariamente un male. Così erano gli originali, così è questa raccolta remake. Non aspettatevi quindi niente di troppo distante, se non lì dove si è cercato il modo di fondere le diverse esperienze in un unico gioco. Sicuramente è tutto più ampio, visto che parliamo di due giochi completi con relativi DLC, vecchi e nuovi, più una storia di raccordo che prende il suo tempo, compressi in un unico titolo, ma i sistemi di gioco non hanno subito rivoluzioni inattese.

L'Unreal Engine 5 si vede in Layers of Fear

L'Unreal Engine 5 c'è e si vede
L'Unreal Engine 5 c'è e si vede

Lì dove Bloober e Anshar hanno lavorato maggiormente è sicuramente sul lato tecnico. Layers of Fear è il primo gioco mosso dall'Unreal Engine 5 ad arrivare sul mercato e sfruttare tutte le potenzialità messe a disposizione dal motore di Epic Games, al punto da apparire graficamente su di un altro pianeta rispetto ai titoli originali, in virtù anche di un budget maggiore, considerata la crescita del team di sviluppo principale avuta negli ultimi anni, crescita che gli ha fruttato anche collaborazioni prestigiose come quella con Konami per il remake di Silent Hill 2. Non solo gli ambienti hanno un livello di dettaglio enormemente maggiore, ma l'atmosfera appare molto più elaborata, se così vogliamo dire, grazie all'uso di Lumen per l'illuminazione, che ha permesso la creazione di luoghi davvero d'impatto, per quanto piccoli. Così le stanze della casa del pittore appaiono ora più cupe e oscure, così come lo sono gli ambienti della nave in cui agisce l'attore. In generale tutto è molto più bello da vedere rispetto ai capitolo originali e lo stile scelto per il gioco emerge con molte meno incertezze, risultando più uniforme, anche nei contenuti completamente nuovi come la storia della scrittrice e il nuovo DLC della storia dello scrittore ( vissuto dal punto di vista della moglie). In un certo senso vale la pena di giocare a Layers of Fear anche solo per vedere l'Unreal Engine 5 in azione.

Conclusioni

Versione testata PC Windows
Digital Delivery Steam, Epic Games Store, PlayStation Store, Xbox Store
Multiplayer.it
7.5
Lettori (28)
7.6
Il tuo voto

Per Layers of Fear si può fare un discorso molto simile a quello che fu fatto per i capitoli originali: se vi piacciono i videogiochi horror in cui la parte narrativa è preponderante su tutto il resto, allora lo apprezzerete sicuramente, soprattutto se non amate giocare in un continuo stato di tensione. Oltretutto ci troverete dentro più giochi, per un'esperienza complessiva lunga e articolata, considerando gli standard del genere. Se invece siete alla ricerca di un focus maggiore sul gameplay horror, allora vi conviene guardare da un'altra parte, dato che qui la scelta operata dagli autori è abbastanza netta. Nella sostanza ci troviamo di fronte a un gioco tecnicamente interessante per il semplice fatto di essere il primo a usare l'Unreal Engine 5, narrativamente ottimo, con tre storie diverse legate molto bene tra di loro, ma che può deludere fortemente chi fosse in cerca di un videogioco che la paura non gliela racconti, ma gliela faccia soprattutto vivere.

PRO

  • Tecnicamente ottimo
  • Storie interessanti e ben raccontate
  • Considerando tutto sono tre giochi in uno

CONTRO

  • Crea davvero poca tensione, quando se ne sono comprese le meccaniche
  • I nemici sono più un fastidio che altro