Considerando quanto il tempo che passa sia un tema chiave di Metal Gear Solid 4: Guns of the Patriots, è quasi ironico aprire questa recensione ricordando che sono trascorsi diciotto anni da quel 2008 in cui Old Snake affrontò la sua missione finale. Diciotto anni in cui l'epilogo ultimo della saga di Konami e Hideo Kojima è rimasto confinato su PlayStation 3, senza mai una nuova pubblicazione, a causa delle unicità tecniche che la console Sony imponeva.
Non è un caso che Metal Gear Solid: Master Collection Vol. 2, allora, suoni alle orecchie dei fan della saga come una sorta di piccolo miracolo: in qualche modo, Konami è riuscita a tirare Snake fuori dalla sua gabbia - coerentemente con quanto veniva detto nel gioco, in effetti - e a consegnare Guns of the Patriots alle console e ai PC odierni.
Viviamo un'epoca in cui si parla tanto di conservazione, di fare in modo che anche i videogiochi datati rimangano accessibili: la Master Collection di Metal Gear ha cercato di sposare questa visione e, dopo aver dato (maldestramente, almeno all'inizio) una nuova giovinezza ai primi tre capitoli Solid, ora si è dedicata a MGS4 e a Metal Gear Solid: Peace Walker.
Ma, da soli, questi due titoli possono davvero comporre un cofanetto che non sfiguri rispetto all'abbondanza e al valore storico del precedente? E, soprattutto, questa volta Konami ha imparato dalle ingenuità tecniche commesse con il Volume 1?
"Questa è la mia missione finale"
Rimettere le mani su Metal Gear Solid 4 dopo diciotto anni sorprende da subito per una cosa: prova in modo concreto che il gioco fosse avanti di vent'anni al momento della sua uscita originale. Vero che, nell'inclusione in questo cofanetto, Guns of the Patriots indossa il vestito elegante delle grandi uscite: risoluzione nativa fino a 2160p e qualità Ultra raggiungibile facilmente su PC (la versione da noi testata), anche se il blocco a 60 fps per la versione Windows grida un po' vendetta. Ma il risultato è un piacere da vedere e da giocare.
Esito non banale, considerando che gli interventi tecnici su Metal Gear Solid 4 sono ridotti all'osso: l'espressività, la resa delle luci, le animazioni sono esattamente le stesse del 2008 - e sono ancora efficaci, credibili. Un risultato impressionante, che evidenzia bene quanto Guns of the Patriots tenesse, così in anticipo sui tempi, alla sua messa in scena.
Il gioco, che aveva sulle spalle il peso di essere l'epilogo di tutta la saga - nella timeline canonica, non c'è più alcun evento dopo quelli narrati in questo gioco - si reggeva su due anime: il valore narrativo e le sperimentazioni ludiche. Il primo cercava di dare una spiegazione a tutti i punti lasciati slegati dalla saga fino ad allora, rimettendo insieme i personaggi di tutti e tre gli episodi Solid precedenti. Il risultato fu una rimpatriata ad altissimo tasso di emozioni, che strizzava l'occhio ai suoi antenati illustri ed era pensata soprattutto per chi Metal Gear lo conosceva bene, ed era arrivato al cospetto di Old Snake crescendo (e invecchiando) insieme a lui, di episodio in episodio. Questo è ancora vero oggi: immaginare di partire da Metal Gear Solid 4 traccerebbe un percorso estremamente in salita, dati i continui riferimenti a ciò che è accaduto prima, e la mole di filmati davvero impressionante - ci sono sequenze che si susseguono anche per un'ora o più - sarà probabilmente respingente per chi non arriva a Guns of the Patriots con il cuore già gonfio dell'amore per i tre capitoli precedenti.
L'altra anima è quella di gameplay, che a sua volta resiste ancora benissimo alla prova del tempo: solo per contestualizzarne l'età e l'epoca di origine in pochissime parole, pensate che questo gioco è di tre anni più vecchio di Skyrim. Eppure, controller alla mano è ancora snello, agile, strapieno di possibilità. Le sue meccaniche stealth sono praticamente analoghe a quelle che vediamo nei giochi odierni - e questo, pur con tutta la stima per MGS4, non depone in favore dell'evoluzione dello stealth negli ultimi vent'anni - e il level design brilla per le possibilità che offriva, soprattutto nei primi due atti del viaggio.
Per circa la metà dell'avventura, infatti, Guns of the Patriots non ci imponeva di infiltrarci in scenari silenziosi, all'ombra da occhi indiscreti, ma nel bel mezzo di territori in aperto conflitto, tra due eserciti in lotta. Il risultato era che Snake si trovava a intrufolarsi mentre le sparatorie imperversavano, le bombe cadevano e i mortai ruggivano - con il giocatore che poteva anche scegliere di spalleggiare una delle fazioni, così da farsela amica e passare indisturbato tra i suoi ranghi.
Anche il sistema Octocamo, evoluzione delle mimetiche di Snake Eater, fu a suo modo un colpo di genio che ancora funziona: anziché costringere il giocatore a cambiare uniforme a ogni manciata di passi, per mimetizzarsi nell'ambiente, la tuta di Snake lo fa da sola, assorbendo la texture della superficie contro cui siamo appoggiati. Ed è solo una delle tante trovate che impreziosiscono e rendono scorrevole il gameplay, dove si distingue anche la possibilità di utilizzare il piccolo Metal Gear MK II per la ricognizione, o di costruire e personalizzare un arsenale tutto nostro nell'apposito negozio di armi in-game, debitamente motivato nella diegesi del gioco.
Il lato più impressionante è che, oltre che in tutto questo, Metal Gear Solid 4 era avanti di vent'anni anche nelle tematiche che affrontava - un marchio di fabbrica della saga, divenuta profetica in tutte le sue anticipazioni più distopiche. L'ultimo viaggio di Snake dipingeva infatti un mondo dove il conflitto costante è il motore economico dominante, ed è quindi necessario alimentarlo con sempre nuovi conflitti, guerre per procura e compagnie militari private di "professionisti della guerra".
Il conflitto, la morte violenta e l'industria delle armi diventano così business egemonici, per rendere efficaci i quali il mondo di Guns of the Patriots rinunciava addirittura all'umanità: tutti i combattenti sono sottoposti a un Sistema, gestito da IA, che controlla le loro emozioni e i loro impulsi, così da non farli esitare, da permettergli di coordinarsi come se fossero macchine e di raggiungere i loro obiettivi senza mai un rimorso. Perché la guerra si combatte meglio e diventa più profittevole, quando togli dall'umano la componente di umanità e, meglio ancora, la fai gestire a un sistema di IA - e Metal Gear Solid 4 lo diceva già nel 2008.
Dal punto di vista dell'inclusione nella Master Collection Vol. 2, come detto, in realtà Konami (e, con lei, i team in outsourcing a cui si è affidata) ha toccato poco e niente. Anzi, il gioco è così fedele all'originale che perfino alcuni momenti in cui i sottotitoli erano leggermente scoordinati rispetto all'audio, nella localizzazione italiana, sono rimasti identici. Rivivrete esattamente lo stesso gioco, con tutta la nitidezza consentita dal passaggio fino al 4K, ma senza le iconiche, ma lunghissime installazioni tra un atto e l'altro, sostituite da caricamenti brevissimi che si avvertono appena.
Peccato solo per l'assenza di anche solo qualche filtro migliorativo - quelle cose che si trovano perfino negli emulatori - che permetta di giocare un po' con resa, luci, palette di colori. Si tratta di un vezzo, intendiamoci, ma sarebbe stato comunque sensato dare qualche opzione tecnica in più a questa riproposizione. Anche se, certo, già solo il fatto di poter rigiocare MGS4 senza dover riesumare la propria PS3, e con questa nitidezza, è un trionfo di per sé.
"Combattiamo perché siamo necessari"
Metal Gear Solid: Peace Walker ha avuto un destino molto più felice di quello di confinamento vissuto da Guns of the Patriots. Questo Metal Gear Solid 5 in miniatura (non lo diciamo noi, lo disse proprio Hideo Kojima) venne incluso anche nella precedente HD Collection, dove visse già una prima rimessa a lucido, dopo l'uscita originale su PSP.
Indubbiamente, la sua natura di gioco per console portatile è ancora evidente: ambientato una decina d'anni dopo Snake Eater, ci mette nei panni di Big Boss, ora impegnato a costruire il suo esercito di mercenari. Il lato interessante è che questo esercito, insieme alla sua Mother Base, dobbiamo costruirlo noi: ne emerge così un gioco strutturato su tante piccole missioni frammentate, in cui la componente stealth e narrativa - che come al solito riusciva a toccare temi importanti, tra la distruzione mutua assicurata e il tentativo artificiale di ricreare la coscienza degli individui - si affiancava a quella di gestione della base.
La formula, ancora oggi, funziona sorprendentemente bene per decine e decine di ore, e cercare di reclutare i soldati migliori, mentre si scorrazza per le missioni di storia o quelle secondarie, dà praticamente dipendenza per quanto bene è costruito il senso di progressione. Non è un caso che questa stessa struttura poi sia diventata la spina dorsale di Metal Gear Solid V: The Phantom Pain, che era in tutto e per tutto un Peace Walker all'ennesima potenza.
Oltretutto, questa versione mantiene anche la possibilità di giocare le missioni in cooperativa che si ispirava dichiaratamente, per quanto strano possa suonare, al successo di Monster Hunter: si possono reclutare i propri amici per completare gli incarichi, o per andare a caccia dei boss meccanici che si incontrano lungo la storia.
Dal punto di vista del gameplay puro, chiaramente Peace Walker sente tanto di essere nato su PSP: le possibilità di Snake non sono tante e la fluidità di MGS4 qui è lontanissima. Nonostante questo, però, lo stealth funziona, le ambientazioni naturali del Sud America offrono spunti interessanti (per quanto minuscole siano) e si finisce per esplorarne ogni anfratto, anche per andare a caccia di nuove reclute.
Dal punto di vista tecnico, Peace Walker qui viene proposto con tre modalità grafiche, selezionabili solo al momento dell'avvio (bisogna riavviare il gioco per cambiarla, insomma): quella originale ripropone il gioco così come lo ricordate, quella Calibrata aumenta la risoluzione delle fasi di gameplay, quella in Alta Risoluzione aumenta anche la resa di diverse delle sequenze filmate, affidate alle illustrazioni a fumetti di Ashley Wood - che, credeteci, così si apprezzano molto di più e guadagnano in espressività.
Su Steam Machine e Steam Deck
Abbiamo testato Metal Gear Solid: Master Collection Vol. 2, con una copia Steam e questo ci ha permesso di metterlo alla prova anche su Steam Machine e su Steam Deck.
Sul cubo di Valve, il cofanetto si comporta molto bene: Metal Gear Solid 4 permette di scegliere in avvio tra DirectX 11 o DirectX 12 e tiene benissimo i 60 fps di cap a 2160p Ultra. Le cose vanno anche meglio con il meno esoso Peace Walker e con gli altri contenuti extra. Oltretutto, il controller viene rilevato subito correttamente e non abbiamo riscontrato nessun problema di compatibilità. La Steam Machine rimane silenziosa per tutto il tempo e non ha mai superato temperature intorno ai 65° durante le sessioni di gioco.
Su Steam Deck, entrambi i giochi principali supportano i 1280x800, evitando le bande nere dei 16:9 forzati. Peace Walker, essendo nato su PSP, è di fatto perfetto da vivere in portatile e la sua struttura frammentata va a nozze con un PC handheld (o, volendo, con Nintendo Switch). Nel caso di MGS4, 800p con dettagli Ultra si sono rivelati assolutamente fattibili, con il gioco che rimane sempre dalle parti del tetto dei 60 fps - con giusto qualche calo intorno ai 55 e sparuti e brevissimi momenti di stuttering che abbiamo osservato soprattutto nell'Atto 3. Solo un piccolo appunto per alcuni testi dell'interfaccia, che su Deck possono essere un po' piccini.
Cos'altro c'è nel cofanetto
Per ognuno dei due giochi principali, questo cofanetto include gli stessi bonus che avevamo visto nel Volume 1: trovate il libro virtuale con tutta la sceneggiatura, oltre a un Master Book che spiega lore, vicende e personaggi. Inoltre, si può anche godere di una selezione dei brani della colonna sonora - di altissimo livello per entrambi i titoli.
Il fiore all'occhiello degli extra è però rappresentato da Metal Gear: Ghost Babel, il titolo del 2000 per Game Boy Color che finalmente viene a sua volta riesumato - e anche piuttosto bene. Questo spin-off originale, che mescolava le caratteristiche di Metal Gear 2: Solid Snake con alcune innovazioni di Metal Gear Solid, è tradotto in italiano e ancora oggi è una bella chicca da giocare per gli amanti della saga e gli appassionati di retrogaming.
Il lavoro di riproposizione qui lo ha dotato di un menù rapido accessibile in qualsiasi momento, attraverso cui è possibile migliorare l'aspetto grafico del gioco con appositi filtri (noi ad esempio ci siamo divertiti a giocare con le scanline attive, per un effetto retrò che fa sentire a casa). La lezione del Volume 1, che uscì senza veri accorgimenti per l'emulazione dei titoli più vecchi, sembra sia stata recepita bene da Konami.
Apprezzata anche l'inclusione di MGS4 Database, una vera e propria "companion app" di Metal Gear Solid 4 che fungeva da enciclopedia della saga, con pagine di approfondimento su tutti i personaggi, i fatti e le compagnie che animano la sua narrativa - fino ad arrivare agli alberi genealogici e alla timeline dettagliata.
Una bella chicca per chi ama sprofondare nel mondo di Metal Gear, anche se oggi risulta obsoleta, dato che mancano tutte le informazioni sui successivi Peace Walker e Metal Gear Solid V, ed è ancora ricca di errori e imprecisioni che ai suoi tempi la portarono a essere un po' dileggiata dai fan.
Contenutisticamente, quindi, il confronto con il Volume 1 è abbastanza difficile da reggere, anche sul fronte dei bonus inclusi (che in quel caso erano addirittura quattro giochi classici, che si sommavano ai tre giochi principali): il Volume 2 è un po' più "povero" e sembra che anche Konami lo sapesse, dato che al lancio costa una decina di euro in meno del primo. La sensazione, però, è che francamente potesse costarne anche un'altra decina in meno.
Conclusioni
Master Collection Volume 2 ha un valore che esula dalla somma delle sue parti, che è indubbiamente meno ricca rispetto a quella restituita dal Volume 1. È un valore che risiede soprattutto nella liberazione di Metal Gear Solid 4 e nell'aver, con questa uscita, di fatto conservato per la futura memoria tutti gli episodi chiave del franchise, che ora sono facilmente accessibili sulle piattaforme moderne. Guns of the Patriots coglie l'occasione per dimostrare che, pur nella sua verbosità e nella sua struttura peculiare, era davvero avanti di vent'anni rispetto ai suoi coevi, mentre Peace Walker si conferma un parco giochi magnetico appena sblocca le sue meccaniche di gestione e crescita della base. Indubbiamente, questo Volume 2 non raggiunge l'asticella altissima del primo cofanetto, che includeva i tre capolavori senza tempo che sono l'apice di Metal Gear, ma ha dalla sua il fatto che questa volta i lavori di porting sono stati fatti bene: rimangono comunque pigri, ma sono scevri di problemi e rendono merito ai giochi che propongono. Da lì, la palla passa al valore dei giochi in sé e Konami, saggiamente, si sta avvantaggiando del fatto che Metal Gear sia sempre stata una serie fuori dal tempo: è per questo che, anche con interventi minimi e un'operazione di pura riproposizione, funziona ancora così bene. E sarà vero che si tratta di titoli indimenticabili, ma era necessario fare in modo che rimanessero accessibili, per assicurarsi anche nei fatti che non cadessero nell'oblio. Snake può sorridere: anche questa missione, adesso, è compiuta.
PRO
- La liberazione di MGS4 da PS3 è inestimabile
- MGS4 era avanti di vent'anni per design, tecnologie e tematiche
- Peace Walker ha una progressione ancora magnetica
- Gradita l'inclusione di Ghost Babel
CONTRO
- Valore inferiore rispetto al Volume 1
- Niente particolari accorgimenti tecnici per MGS4
- MGS4 Database oggi è obsoleto (e ancora pieno di errori)