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Metal Gear Solid: la storia completa della saga che ha cambiato i videogiochi

In questo speciale riassumiamo quasi quarant'anni di storia, quella di una saga che è stata in grado di inventare un genere. Dalla sua ascesa alla sua caduta: ecco la storia di Metal Gear Solid.

SPECIALE di Fabio Di Felice   —   18/08/2026
Solid Snake in Metal Gear Solid 4: Guns of the Patriots
Metal Gear Solid: Master Collection Vol.2
Metal Gear Solid: Master Collection Vol.2
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La storia di Metal Gear Solid inizia da un divano, una famiglia e una televisione su cui sta passando un film: La grande fuga. Chi conosce Hideo Kojima sa della sua passione per la settima arte. Ecco, quella storia, quella passione, quel bisogno, quella promessa, tutto inizia lì: a casa Kojima, forse a Tokyo, forse a Kawanishi, perché Kingo, il papà, è un rappresentante farmaceutico e, per lavoro, è costretto a spostarsi per il Giappone. Così, gli unici punti fermi della vita di Hideo Kojima sono suo padre, la sua famiglia e il cinema.

Hideo ci penserà e ripenserà anni dopo, da novellino di Konami, quando avrà occasione di realizzare il suo grande videogioco contravvenendo a una richiesta molto specifica da parte dei piani alti: un gioco di guerra. Gli anni '80 sono quelli dei grandi action hero hollywoodiani come Arnold Schwarzenegger e Sylvester Stallone, è il momento in cui il presidente Ronald Reagan dichiara che Rambo è il soldato di cui avevano bisogno per vincere la Guerra in Vietnam. Ecco, Metal Gear nasce da un tradimento: un videogioco di guerra in cui passi tutto il tempo a evitare lo scontro. Negli anni è diventata una serie iconica, è stata la benedizione, l'inizio e l'opera magna di Hideo Kojima, ma anche la sua maledizione, una prigione dorata da cui ha fatto fatica a liberarsi. La storia di padri e di figli che si scontrano, che si affrontano sul campo di battaglia senza mai riuscire a parlarsi davvero.

Pelle di serpente

Dicevamo, alla base di Metal Gear c'è una grande bugia, quella che Kojima raccontò al board di Konami che gli chiese di realizzare un videogioco di guerra per MSX2. A Hideo venne questa idea assurda: capovolgere la situazione. Un titolo in cui sei debole e in inferiorità numerica e quindi devi scappare dai nemici, nasconderti. È lui a contribuire a rendere mainstream il genere stealth che, fino a quel momento, non ha mai raggiunto il grande pubblico. Il suo protagonista, Solid Snake, ispirato al personaggio di Snake Plissken di 1997: Fuga da New York, è un soldato speciale della FOXHOUND che deve infiltrarsi a Outer Heaven per sabotare un'arma nucleare: il Metal Gear. L'idea è originale, il gameplay inedito e in Giappone, quando esce nel 1987, ha un grande successo. Ma gli sgambetti tra Kojima e Konami iniziano già ora.

Konami affida la conversione americana per NES a uno studio interno senza coinvolgere Kojima. Il gioco va incontro a una serie di cambiamenti profondissimi che minano lo spirito pacifista del gioco. Per esempio, la scena d'infiltrazione iniziale cambia: Snake si paracaduta nel bel mezzo della giungla insieme ad altri due soldati che, tra l'altro, spariscono dalla storia e non vengono mai più menzionati. L'esplorazione viene resa più semplice, provocando enormi problemi con le comunicazioni del centro di comando che risultano tutte sbagliate. E poi c'è il cambiamento più assurdo: il Metal Gear non c'è. Viene sostituito da un super computer. L'ultima beffa? Il gioco vende benissimo in America.

A questo punto, come se la storia non fosse già abbastanza grottesca, vengono messi in lavorazione due sequel: uno diretto da Kojima, Metal Gear 2: Solid Snake, e destinato solo al Giappone; l'altro esclusivamente per l'occidente, intitolato Metal Gear: Snake's Revenge, realizzato da Ultra Games, l'etichetta della versione americana del primo capitolo.

Un videogioco di guerra dove ci si nasconde?
Un videogioco di guerra dove ci si nasconde?

Due filosofie agli antipodi: Snake's Revenge spinge sul militarismo, la violenza e il machismo che Kojima voleva evitare del tutto. Metal Gear 2, invece, è un videogioco avanti sui tempi: Kojima parla di Guerra Fredda, di Unione Sovietica, di Afghanistan, della crisi del petrolio che sta mettendo in ginocchio l'economia mondiale. Snake si infiltra a Zanzibar Land dove viene sviluppato un Metal Gear ancora più avanzato e qui riappaiono diversi personaggi legati al suo passato, tra cui il suo mentore, arcinemico e - scopriamo - padre genetico, Big Boss. Il gioco è zeppo di idee che la serie sfrutterà in seguito: Snake cambia postura, striscia, fa rumore per attirare le guardie, fuma sigarette per fare in modo che il fumo renda visibili i laser degli esplosivi. In Giappone Kojima si fa un nome; nel resto del mondo è un fantasma.

Il meglio deve ancora arrivare

Tutti sanno che il suffisso Solid nel titolo Metal Gear Solid è lì per diversi motivi. Uno di questi è il passaggio alle tre dimensioni, una grafica più tangibile, più solida per l'appunto. L'altro è che Kojima voleva eliminare la numerazione, dal momento che quella era l'occasione per riprendersi la paternità dell'opera anche nel resto del mondo: il gioco sarebbe uscito quasi in contemporanea ovunque. Paradossalmente sarebbe stato il primo videogioco di Kojima a uscire in occidente, se escludiamo la maldestra manomissione del primo Metal Gear. Non avrebbe avuto senso metterci un 3 e lasciare il pubblico occidentale con una miriade di domande che non avrebbero avuto risposta.

Metal Gear Solid rivoluziona la saga passando alle tre dimensioni
Metal Gear Solid rivoluziona la saga passando alle tre dimensioni

Nelle intenzioni di Kojima, Metal Gear Solid deve essere il videogioco più cinematografico mai realizzato. Le telecamere, le animazioni, il doppiaggio, ogni aspetto viene seguito dall'autore giapponese fin nei minimi dettagli. Tant'è che nel bel mezzo della lavorazione è talmente preso dalla quantità infinita di compiti da portare a termine da essere costretto a portare suo figlio in studio per trascorrere finalmente del tempo insieme. Lo fa assistere quando usano una microcamera su un modellino costruito con i LEGO per simulare le inquadrature del gioco. Nella sua squadra Kojima recluta dei talenti cristallini che lo aiutano a rendere vivida la sua visione del videogioco. Per esempio Tomokazu Fukushima, il suo aiuto scrittore, che si occupa di tutti i dialoghi di contorno di Metal Gear Solid. Il suo braccio destro, che imprimerà la sua visione estetica a tutta la saga, ovvero Yoji Shinkawa, che si presenta al colloquio con un portfolio che contiene illustrazioni in quattro stili differenti, che vanno dal manga al fumetto francese. Motosada Mori, consulente militare, l'equivalente giapponese di John Rambo, che insegnerà al team le vere tattiche di guerra adottate dagli eserciti di tutto il mondo. E poi Rika Muranaka, che comporrà e arrangerà numerosi pezzi per la serie.

Metal Gear Solid è un videogioco anche sfortunato: gli studi principali di Konami sono a Kobe e vengono danneggiati dal terremoto del 1995. Il progetto, inizialmente previsto per 3DO, viene dirottato su PlayStation e, nonostante le enormi difficoltà, riesce a uscire nel 1998. La storia è semplice: Solid Snake viene assoldato dal governo americano per sventare il piano di un gruppo di terroristi rintanato in una base di stoccaggio nucleare in Alaska. I terroristi sono in possesso di un Metal Gear e, a guidarli, c'è nientemeno che Liquid Snake, il gemello cattivo di Solid.

Una volpe in difficoltà è più pericolosa di uno sciacallo
Una volpe in difficoltà è più pericolosa di uno sciacallo

Metal Gear Solid è un videogioco ambizioso, che parla di guerra, di genetica, del tentativo di comprendere cosa ci rende così simili eppure così diversi dai nostri genitori. Parla di cos'è scritto nei nostri geni attraverso i personaggi tragici di Solid e Liquid Snake, di Psycho Mantis, di Otacon. Fa breccia ovunque, senza limitarsi al pubblico dei videogiocatori. Ancora oggi è uno dei videogiochi PlayStation più apprezzati di sempre. È universalmente riconosciuto come un capolavoro indimenticabile.

Figli della libertà

Tutto è andato per il meglio, ma questo è il momento in cui a Konami appare chiaro che Metal Gear Solid sarà una gallina dalle uova d'oro. L'azienda mette in cantiere un nuovo capitolo per Game Boy Color, diretto da Shinta Nojiri. Kojima non vuole essere coinvolto. Il gioco esce in Giappone con il titolo Metal Gear: Ghost Babel; da noi, in occidente, invece, il titolo è Metal Gear Solid, come il videogioco originale. E questo nonostante non abbia niente a che vedere con il capitolo su PlayStation.

Raiden giocherà un brutto scherzo a milioni e milioni di videogiocatori
Raiden giocherà un brutto scherzo a milioni e milioni di videogiocatori

Proprio in quegli anni, Hideo Kojima comincia a pensare a come sarà Metal Gear Solid 2. Un po' con rabbia, a dire il vero. Uno strano desiderio gli nasce dentro: quello di sabotare la serie. Intendiamoci, non è che voglia realizzare un brutto sequel, vuole solo mettere in chiaro di essere lui l'autore dell'opera, e che molti hanno frainteso le tematiche del gioco. Così comincia a mettere su il suo grande scherzo: un seguito del suo più grande successo commerciale nel quale, proprio all'inizio, il personaggio protagonista cambia. E il tutto senza che nessuno lo sappia prima.

Chiaramente non è un'idea semplice da comunicare al team e men che meno a Konami. Soprattutto si tratta di un segreto difficile da tenere taciuto così a lungo. Ma l'ambizione di Kojima è proprio quella di realizzare un videogioco che parli di quanto sia semplice manipolare le informazioni nell'epoca del digitale e, per farlo, le manipolerà in prima persona. Nasce così Raiden: un personaggio che è l'antitesi di Solid Snake. Un novellino con la faccia da pop star, i capelli lunghi e biondi, androgino. È il contrario di Snake: la sua immagine fu accostata a quella di Gackt, idol giapponese del J-Pop scelto per la campagna promozionale del gioco in Giappone; quella di Snake, invece, viene da Kurt Russell, da Jean Claude Van Damme e da Christopher Walken.

Il salto tecnologico dal primo capitolo fu impressionante
Il salto tecnologico dal primo capitolo fu impressionante

L'inganno è raffinato: Kojima e i suoi confezionano due trailer lunghissimi, di oltre nove minuti l'uno, dove l'unico e solo protagonista è Snake. Anche sulla copertina della versione occidentale mettono solo Snake. Esce inoltre una demo che contiene quasi tutta la prima parte del videogioco, quella in cui si controlla effettivamente il vecchio protagonista. Lo scherzo inizia il 12 novembre 2001, quando milioni di giocatori mettono il disco nella loro PlayStation 2 e scoprono l'inganno. La reazione è violenta e, per molto tempo, i videogiocatori si sentiranno traditi da Kojima e dalla serie, salvo poi riconoscere Metal Gear Solid 2: Sons of Liberty per ciò che è a tutti gli effetti: un capolavoro senza tempo, capace di anticipare tematiche che, ancora oggi, risultano attuali.

Operazione virtuosa

Questo è anche il momento in cui Metal Gear Solid diventa un fenomeno commerciale. Ed è ovviamente il momento del florilegio di opere che non contano sul diretto coinvolgimento di Kojima. È il caso di Metal Gear Solid: The Twin Snakes, che arriva su GameCube nel 2004 e rappresenta il remake del primo capitolo. Oppure della serie nata su PSP: Metal Gear Ac!d, con due capitoli che arrivano uno nel 2004 e uno nel 2005 e spezzano le regole stealth della serie con un sistema a turni basato sulle carte.

Nel terzo capitolo di Metal Gear Solid seguiamo le vicende di un giovanissimo Big Boss
Nel terzo capitolo di Metal Gear Solid seguiamo le vicende di un giovanissimo Big Boss

In realtà Kojima si trova in un momento di grande crisi nel rapporto con la saga. Una parte di lui vorrebbe allontanarsi dalla direzione del successivo - e inevitabile, visto il successo - capitolo. Un'altra parte sa di non essere ancora pronto a passare il testimone. Inoltre, le sue intenzioni iniziali sono di aspettare una nuova generazione di console prima di mettersi al lavoro sul nuovo capitolo. Kojima pensa di aver spremuto l'hardware attuale con Metal Gear Solid 2 e la sua volontà è di imporre un nuovo standard per quella successiva. Ma PlayStation 3 non arriva, i fan scalpitano, la lotta interna in Kojima è ormai un incendio indomabile. Non c'è altro da fare che rimettersi al lavoro. Il nuovo capitolo però esige qualcosa: che tutto cambi, ancora una volta.

Metal Gear Solid 3: Snake Eater si sposta indietro nel tempo, fino agli anni '60, per raccontare le origini di Big Boss, il soldato leggendario, il padre genetico di Solid Snake e di Liquid Snake, nonché il super cattivo dei primi videogiochi. Nonostante Big Boss sia destinato a diventare il più grande guerrigliero di tutti i tempi, in Snake Eater ne ripercorriamo gli inizi: il suo nome in codice è Naked Snake. Kojima dà indicazione a Shinkawa di disegnarlo tale e quale a come sarà Solid Snake nel futuro, poi lo spoglia di quasi tutte le sue abilità e dei gadget. Lo lancia nel bel mezzo di una foresta russa, per la quale il team si ispira alle isole giapponesi di Yakushima, Amami Oshima e ad alcune località del Canada. Quindi costruisce una spy story con grandi echi bondiani, fatta di storie d'amore improbabili, sotterfugi politici e grandi tradimenti.

Snake Eater di nome e di fatto
Snake Eater di nome e di fatto

Anche Snake Eater va incontro a una serie di difficoltà che vengono superate grazie a dei veri e propri colpi di genio. Kojima prova a coinvolgere Kurt Russell nel doppiaggio del suo eroe, la sua ispirazione primaria per il personaggio, ma l'attore rifiuta. Nel tentativo di offrire una visione più realistica, con Snake che deve guadagnarsi l'accesso alla base nemica e sopravvivere nella giungla, il motion capture e il motore fisico diventano un incubo, perché le aree sono geometricamente molto più complesse di quelle degli altri capitoli.

Per rendere tutto più credibile chiama di nuovo Motosada Mori, che insegna al team le basi del mimetismo nella giungla e mette a punto un nuovo stile di combattimento, il CQC. Kojima decide inoltre di realizzare delle battaglie con i boss in totale controtendenza: niente più scontri semplici, in aree delimitate. L'emblema di questo nuovo modo di intendere gli scontri con l'Unità Cobra è The End, il cecchino leggendario. Una mappa immensa e uno scontro che può durare ore. Giorni, forse.

The Boss, uno dei personaggi più iconici usciti dalla penna di Kojima
The Boss, uno dei personaggi più iconici usciti dalla penna di Kojima

Metal Gear Solid 3: Snake Eater esce in Giappone alla fine del 2004 e viene salutato come un capolavoro assoluto. Nonostante le vendite siano considerevolmente più basse di quelle di Sons of Liberty, si può dire senza timore di smentita che questo capitolo rappresenti tutto ciò che i fan traditi da Metal Gear Solid 2 avevano desiderato e che gli era stato strappato via. Nelle intenzioni di Kojima questo sarebbe stato l'ultimo capitolo, ma invece si dimostrerà perfetto per riscrivere le basi dell'intera saga, dando nuova linfa vitale al personaggio di Big Boss e di fatto instaurando una doppia linea temporale per i capitoli successivi.

La guerra non cambia mai

Infatti Big Boss torna in uno spin-off del 2006 intitolato Metal Gear Solid: Portable Ops, ambientato sei anni dopo gli eventi di Snake Eater. Non è Kojima a dirigerlo, perché l'autore giapponese sta perdendo la testa sul capitolo principale. Perché poi, alla fine, la PlayStation 3 è arrivata davvero e Metal Gear Solid 4 si deve fare. Poco importa la sua volontà di slegarsi dalla saga per fare altro. I fan glielo chiedono a voce alta; l'azienda glielo chiede in ginocchio. E Kojima decide di scriverlo come fosse la resa dei conti finale. Non solo di Solid Snake, ma dell'intero universo narrativo che ha messo in piedi nel corso di circa vent'anni. Alla difficoltà oggettiva di condensare e chiudere tutte le parentesi si unisce anche la complicazione dell'hardware di PlayStation 3. L'ambizione di Kojima è tale che perfino il nuovo supporto, il Blu-Ray doppio strato che contiene ben 50 GB di dati, gli sta stretto. D'altronde, quando vuoi inserire cutscene come quella finale che dura più di un'ora, lo spazio ti serve.

Raiden si prende la sua rivincita in Metal Gear Solid 4
Raiden si prende la sua rivincita in Metal Gear Solid 4

Guns of the Patriots è ambientato cinque anni dopo Sons of Liberty. Snake appare però incredibilmente più anziano: sono gli effetti del collasso cellulare previsto dal programma Les Enfant Terribles. In quanto clone di Big Boss e guerrigliero creato in laboratorio, Snake è stato messo al mondo per essere al massimo della sua forma negli anni centrali della sua vita per poi deteriorarsi fino a una morte prematura. Questa trovata di sceneggiatura è assai intelligente perché permette a Kojima di chiudere definitivamente il personaggio di Snake, ma anche di dargli un'occasione concreta di interrogarsi sul senso della nostra esistenza, sul rapporto con i nostri geni e sulla possibilità di dialogare con il nostro passato. Di liberare una volta e per tutte le tematiche che sono state importanti per la saga. Tutte insieme.

Nessun altro capitolo chiude così tanti conti in sospeso contemporaneamente: il destino di Solid Snake, quello di Big Boss, quello dei Patriots, quello di Ocelot e di tutti gli altri personaggi incontrati nei capitoli precedenti. È il capolinea di un'epoca, una resa dei conti crepuscolare e non è un caso che Kojima sposi atmosfere da western per mettere in scena i momenti salienti del suo videogioco. Il suo è un mondo in cui il conflitto è diventato l'economia principale; il sogno di Big Boss è stato realizzato: le compagnie militari private superano le forze armate governative. Ma è veramente quello che desiderava il più grande guerriero di tutti i tempi?

Solid Snake è invecchiato prematuramente
Solid Snake è invecchiato prematuramente

Metal Gear Solid 4: Guns of the Patriots esce il 12 giugno 2008 e viene accolto con un grande plauso dalla critica per il modo in cui chiude il cerchio, ma anche per le novità inserite a livello di gameplay. Qualche critica gli arriva per la storia, specialmente per l'equilibrio tra gioco e cutscene, e anche per qualche limitazione tecnica dell'hardware: PlayStation 3 costringe a lunghe installazioni dei capitoli alla fine e all'inizio di ogni atto di gioco per sopperire alla velocità di lettura del disco Blu-Ray e ai limiti di spazio dell'hard disk. Nonostante i difetti, però, era una chiusura. Definitiva. O forse no?

Il dolore fantasma

Prima di dire addio alla sua saga, in effetti, Kojima dovrà averci ancora a che fare per qualche anno. Nel 2010, appena due anni dopo Metal Gear Solid 4, dirige in prima persona Metal Gear Solid: Peace Walker, capitolo per PSP che rappresenta un episodio principale della saga a tutti gli effetti. È ambientato nel 1974, dieci anni dopo Snake Eater, e racconta la nascita dei Militaires Sans Frontières, l'esercito privato di Big Boss. Sarà la base narrativa di Metal Gear Solid V. Inoltre, nel 2013, dopo una gestione fallita all'interno di Kojima Productions, nasce Metal Gear Rising: Revengeance, spin-off dedicato a Raiden che viene affidato a Platinum Games.

The Phantom Pain racconta la parabola discendente di Venom Snake
The Phantom Pain racconta la parabola discendente di Venom Snake

Per Metal Gear Solid V, l'ultimo capitolo diretto da Kojima (e questa volta davvero), l'autore giapponese mette su un altro scherzo. Agli Spike Video Game Awards del 2012 viene mostrato un trailer di un videogioco intitolato The Phantom Pain. A realizzarlo è uno sviluppatore svedese, Moby Dick Studio, e l'autore è un certo Joakim Mogren. Durante le interviste, Mogren appare completamente ricoperto di bende, la sua identità è impossibile da stabilire. Kojima mantiene la pantomima fino alla GDC del 2013, quando si presenta sul palco ricoperto di bende e poi comincia a sbendarsi, rivelando la sua identità. The Phantom Pain è il sottotitolo del quinto capitolo di Metal Gear Solid. Arriverà in una forma davvero inusuale: nel 2014 un prologo di appena un'ora di gioco intitolato Ground Zeroes che funge da prova del nuovissimo Fox Engine e poi, nel 2015, la portata principale.

Il videogioco è ambientato nel 1984, e l'intenzione è di chiudere il cerchio su quel periodo di tempo che separa la storia del soldato leggendario, Big Boss, e il primissimo capitolo di Metal Gear, dove il nostro appariva ormai malvagio, consumato, il nemico giurato di Solid Snake. Si tratta di uno stealth ma in un contesto open map, in grado di portare le meccaniche tipiche della serie su una scala mai vista prima. Tutte ambizioni che, incredibilmente, Kojima riesce a mantenere. La vera storia, però, si svolge dietro le quinte del videogioco: durante lo sviluppo le tensioni tra Kojima e Konami diventano insanabili. L'azienda sta spostando sempre più risorse verso il mobile gaming, allontanandosi dai progetti grandi e costosi come The Phantom Pain.

Venom Snake si muove in una serie di grande mappe dove può applicare ogni tattica di guerra dei capitoli precedenti
Venom Snake si muove in una serie di grande mappe dove può applicare ogni tattica di guerra dei capitoli precedenti

L'anno decisivo è il 2015: The Phantom Pain arriva in tutto il mondo e, quasi contemporaneamente, vengono alla luce gli scontri tra Kojima e Konami. Sono questi ultimi la chiave di lettura per spiegare alcune scelte nelle fasi finali del videogioco, che esce narrativamente incompiuto, con un intero capitolo (la famigerata missione 51) tagliato e un finale che lascia aperte diverse parentesi. È forse questo il "dolore fantasma" che suggerisce il titolo? L'idea che manchi un pezzo dove doveva essere, per chiudere compiutamente un lavoro durato quasi trent'anni. Il lavoro di una vita intera.

Ci sono diversi "dopo" alla fine di questa lunga storia. Un "dopo" coinvolge Konami, l'azienda presso cui Kojima è cresciuto e che ha messo la firma su tutti i Metal Gear Solid, che di questa epopea non sa più bene cosa farsene. Nel 2018 ha provato a realizzare uno spin-off di scarso successo intitolato Metal Gear Survive. Un altro "dopo" è quello di Hideo Kojima che, seduto su quel divano con i suoi, immagina la sua carriera nel mondo dei videogiochi, guardando sempre e comunque al cinema, e che continuerà a mettere un pezzetto di Metal Gear Solid nelle sue opere. Per sempre. L'ultimo "dopo" è proprio quello di questa saga, che negli ultimi mesi ha già iniziato a rispondere: il remake Metal Gear Solid Δ: Snake Eater è tornato in azione nel 2025, e il prossimo passo si chiama Metal Gear Solid: Master Collection Vol.2, in arrivo il 27 agosto 2026 con Guns of the Patriots, Peace Walker e Ghost Babel finalmente su hardware moderno. Perché di eroi come Solid Snake il mondo ha un disperato bisogno.

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