Il dibattito videoludico di fan e addetti ai lavori è spesso teso tra due poli opposti: il pieno rispetto della tradizione e la costante ricerca di innovazione. La riproposizione di formule classiche e rodate è una strategia apprezzata dagli amanti di un genere o di una saga specifica, ma sul lungo periodo porta inevitabilmente ad un appiattimento e a una stagnazione che possono rivelarsi controproducente. Allo stesso tempo, la ricerca di soluzioni originali contribuisce all'evoluzione del gameplay e infonde nuova energia vitale nell'intero panorama videoludico, ma può tradursi in produzioni poco focalizzate che scontentano appassionati di lungo corso e potenziali neofiti.
La serie di Ace Combat, su questa linea immaginaria, ha quasi sempre optato per un approccio conservativo. A ben vedere, con le dovute differenze sul piano tecnologico, ciò che facevamo già ai tempi di Air Combat sulla prima PlayStation, nel lontanissimo 1995, ci è stato riproposto anche nel pur entusiasmante Ace Combat 7: Skies Unknown pubblicato sette anni fa. Fatta eccezione per alcuni spin-off e per l'esuberante Assault Horizon, la struttura di gameplay è rimasta cristallizzata attorno a cardini sostanzialmente immutati, indifferenti all'alternarsi delle generazioni di hardware.
Lo scontro filosofico tra tradizione e innovazione torna a proporsi anche oggi con Ace Combat 8: Wings of Theve, nuovo episodio di una serie che, rispetto ai tempi di PlayStation 2, si propone con una frequenza molto più rarefatta, in parte anche per evitare che l'assenza di sostanziali cambi di direzione sul piano prettamente ludico diventi troppo evidente.
Eppure, di fronte alla possibilità di mettersi ai comandi di un potente aereo da combattimento, pur in assenza di reali concorrenti, anche il più strenuo amante delle novità a tutti i costi sospende il giudizio e si pone un'unica domanda: abbattere nemici a suon di missili in emozionanti dogfight è ancora divertente?
La guerra con l'AI
Per chi non conoscesse la serie, Ace Combat 8: Wings of Theve è un action incentrato sui combattimenti aerei. Per quanto le principali leggi della fisica vengano sommariamente rispettate, nell'intera serie non c'è mai stata alcuna intenzione simulativa. Le manovre aeree, l'aggancio dei missili, la quantità di munizioni e carburante trasportati dal velivolo sono caratteristiche che rivelano l'approccio assolutamente arcade dell'esperienza. L'obiettivo degli sviluppatori è sempre stato quello di confezionare missioni spettacolari e adrenaliniche, non la certosina riproposizione delle reali capacità aeree di un pesante A-10 Thunderbolt.
Il contesto narrativo in cui si sviluppa questo capitolo è figlio degli avvenimenti politici e bellici narrati in buona parte dei capitoli precedenti. La conoscenza degli eventi pregressi è certamente utile per comprendere più facilmente il contesto. L'aver perso le puntate precedenti, allo stesso tempo, non rappresenta di per sé un ostacolo insormontabile visto che, tagliando molto corto, il gioco inscena semplicemente una guerra tra due fazioni opposte. Il mondo è sempre quello di Strangereal. Le principali entità coinvolte nello scontro, questa volta, sono la Federazione dell'Usea Centrale e la Repubblica di Sotoa, che in questo episodio veste i panni del violento invasore da combattere.
Parlando della trama, siamo indubbiamente di fronte all'aspetto meno riuscito di Ace Combat 8: Wings of Theve. Nonostante i proclami e le promesse degli sviluppatori, l'intreccio narrativo riesce a coinvolgere davvero solo in momenti circoscritti. Non che la serie sia mai stata particolarmente lodata per la complessità dei personaggi coinvolti, ma viste le premesse era lecito aspettarsi qualcosa in più.
Se Skies Unknown proponeva come tema principale la guerra condotta tramite i droni, in questo nuovo capitolo l'attenzione si sposta su come e quanto la manipolazione delle informazioni possa influenzare l'opinione pubblica e la percezione dell'andamento di un determinato conflitto. Il desiderio degli sceneggiatori di Bandai Namco di cavalcare l'attualità è certamente lodevole. Basti guardare alla guerra tra Ucraina e Russia e all'utilizzo dell'intelligenza artificiale per alterare video e fotografie. Alcune scene d'intermezzo che calcano su questo punto, senza alcun eccesso sul piano ideologico, toccano con la dovuta efficacia certe corde e stimolano una riflessione sul futuro del nostro mondo, sempre più dipendente da determinate tecnologie.
I protagonisti, dal canto loro, si dimostrano ben caratterizzati, perfettamente in grado di sostenere piccoli siparietti comici, di esibirsi in monologhi motivanti, di reggere con il dovuto pathos i momenti più drammatici. D.D. è il classico imprenditore apparentemente senza scrupoli che cerca, attraverso la sua azienda tecnologica, di tenere alto l'umore e la speranza del popolo e dei militari della Federazione della Usea Centrale. Baxter, membro della squadriglia Joker Flight di cui fa parte l'eroe di cui il videogiocatore veste i panni, è a tutti gli effetti un mentore, figura di riferimento capace di mantenere la calma anche nelle situazioni più disperate. Tasha è un'entusiasta pilota acrobatica, suo malgrado costretta a combattere nonostante le sue resistenze etiche. Coster è di poche parole, ma è pronto a sacrificare sé stesso per proteggere i suoi compagni d'armi.
In termini narrativi, la campagna principale regala innegabilmente momenti emozionanti e adrenalinici, ma non riesce ad essere interessante lungo tutto il suo arco. Il problema principale ha a che vedere con il protagonista assoluto di Wings of Theve, ancora una volta privo di parola, ennesimo asso dei cieli da cui dipende l'andamento della guerra, ma impossibilitato a esprimersi anche quando tirato in ballo direttamente da compagni e nemici. L'idea di un avatar nel quale il videogiocatore possa immergersi completamente ha il suo senso, certo, ma la sua presenza evanescente mortifica l'impatto emotivo di tante, troppe sezioni. D'altro canto, la narrazione è fin troppo sincopata, costretta in un montaggio che alterna didascalie, fasi di briefing in voice over e scene d'intermezzo a volte fin troppo brevi. Questa narrazione eterogenea e frammentata spesso diventa alienante, soprattutto quando la regia virtuale si limita al compitino, costringe l'utente ad assistere agli eventi attraverso una prima persona poco incisiva e alcune sequenze finiscono per dilungarsi inutilmente.
Il risultato è insomma una trama che svolge il suo ruolo e solo in rarissime occasioni lascia il segno. La prospettiva di un Ace Combat estremamente curato narrativamente, come promesso in alcuni trailer, è però stata largamente disattesa.
Un tragitto noto, ma particolarmente piacevole
Difficilmente, tuttavia, ci si approccia a un Ace Combat per la storia. I veterani della serie impiegheranno meno di un secondo per sentirsi a casa. Gameplay, ritmo di gioco, lo stesso HUD: è tutto al suo posto come ormai da anni. La riproposizione del già noto è tale che è quasi possibile anticipare obiettivi e modalità di approccio alla missione successiva ancora prima che questa venga introdotta dal classico briefing. Chiaramente, questo rappresenta già di per sé un fattore da tenere in considerazione nel valutare la produzione. Non è questo il regno dell'innovazione, come già anticipato. Tutto segue un familiare e rassicurante schema, che proprio per la sua ricorsività farà la gioia di chi ha ancora voglia di dogfight e deluderà chi auspicava qualcosa di leggermente diverso dal solito.
In termini quantitativi, Ace Combat 8: Wings of Theve rappresenta un netto passo avanti rispetto al predecessore. La campagna mette a disposizione circa trenta velivoli e trenta missioni, per una durata che si attesta intorno alle 20 ore. I livelli propongono situazioni e compiti da svolgere arcinoti. C'è la battaglia tra i cieli, la base da distruggere, la portaerei da difendere, la gigantesca macchina da guerra da abbattere missile dopo missile e la missione in cui bisogna volare bassi per non farsi scoprire dai radar nemici. Sono tutte cose che abbiamo già fatto una decina di volte, sempre con grande gusto, ma in questo caso, se possibile, Bandai Namco è riuscita a farle leggermente meglio che in passato.
Tanto per cominciare, non mancano piccole evoluzioni, accanto ad altri sistemi ereditati direttamente da Ace Combat 7: Skies Unknown. L'Albero degli Aerei è il menù che vi consentirà di sbloccare progressivamente nuovi aerei, armi speciali e parti da installare, spendendo i crediti accumulati nelle varie missioni. I velivoli, questa volta, sono divisi in quattro tipologie diverse: Caccia, specializzati nei dogfight; Assalto, dotati di buona difesa ed efficaci contro bersagli terrestri e navali; Multiruolo, versatili e adatti a varie situazioni senza eccellere in nessuna; Guerra elettronica, novità di questo episodio e capaci di migliorare le prestazioni degli aerei alleati.
Escludendo il multiplayer, di cui parleremo meglio poco sotto, i velivoli di questa ultima categoria sono purtroppo quasi inutili nella campagna. Per quanto siano perfettamente in grado di abbattere i nemici e distruggere bersagli a terra, le loro armi speciali, votate soprattutto a fornire bonus offensivi ai compagni, risultano spesso poco incisive visto che il grosso del lavoro toccherà a voi, soprattutto quando si paleseranno squadriglie avversarie particolarmente arcigne o gigantesche basi da abbattere pezzo dopo pezzo. Inoltre, valutando nel complesso tutti i livelli della campagna principale, in questo capitolo utilizzerete soprattutto gli aerei d'assalto. Le missioni, difatti, sono lievemente più concentrate sulla distruzione di navi, basi, unità antiaeree. Non si tratta di un vero e proprio difetto, beninteso, ma ciò influenzerà in modo determinante il modo in cui procederete nello sblocco dei rami dell'Albero degli Aerei.
Interessante, invece, la personalizzazione dei vari velivoli che acquisterete. Oltre alle decalcomanie che sbloccherete progressivamente, esattamente come nel capitolo precedente otterrete varie parti, divise in tre tipologie, che migliorano le varie statistiche del mezzo prescelto. Da chip che aumentano la gittata dei missili a componenti che migliorano il controllo dell'imbardata, spenderete diverso tempo nella messa a punto di ogni aereo, al fine di ottimizzarne il più possibile le prestazioni, adattandolo eventualmente agli obiettivi della missione di turno.
Come fu per Ace Combat 7: Skies Unknown, le nuvole giocheranno anche questa volta un ruolo attivo nelle missioni. Oltre a essere splendidamente riprodotte, sono un elemento naturale che alleati e avversari possono sfruttare a proprio vantaggio. I missili guidati, infatti, attraversandole perdono più facilmente la traiettoria. Le si può sfruttare per nascondersi alla vista dell'avversario. Quelle ad alta quota, inoltre, causano il congelamento dei propulsori, aumentando il rischio di stallo. Purtroppo, a differenza del capitolo precedente, sono del tutto assenti le nuvole cariche di energia elettrostatica, capaci di mandare in tilt il computer di bordo.
Lo scarto maggiore con Ace Combat 7: Skies Unknown lo si percepisce nelle missioni vere e proprie. Soprattutto nella parte finale della campagna, il ritmo dell'azione si alza notevolmente, con un paio di livelli zeppi di obiettivi da abbattere e conseguenti manovre ai limiti del possibile necessarie sia per avere la meglio sugli avversari, sia per sopravvivere alla raffica di missili che vi pioverà addosso. In termini di varietà e qualità percepita, siamo probabilmente di fronte al miglior capitolo della serie. Non mancano un paio di missioni sottotono, l'ultima, purtroppo, rientra in questo gruppo, ma in linea generale la campagna disegna una curva perfetta sia sul piano dell'adrenalina e del coinvolgimento sia su quello della difficoltà.
A questo proposito, Ace Combat 8: Wings of Theve cerca di essere il più possibile trasversale. Innanzitutto, sono presenti ben quattro livelli di difficoltà crescente, così da consentire a chiunque di finire il gioco piuttosto tranquillamente, pur fornendo al tempo stesso il giusto grado di sfida a chi la cerca. Secondariamente, è presente un duplice sistema di controllo. A quello classico se ne affianca uno per neofiti che rende il controllo del caccia meno complesso bloccandone il rollio, una modalità pensata per chi è alle prime armi, ma che per forza di cose mostra presto i suoi limiti nelle missioni più impegnative e, soprattutto, nel multiplayer.
Un hub per i piloti di tutto il mondo
Ad accompagnare la campagna, ci sono altre modalità più o meno di contorno. Volo Libero consente la libera esplorazione degli scenari dei livelli sbloccati, senza nemici o obiettivi da soddisfare. Missione Libera propone una struttura simile, ma includendo avversari e compiti da svolgere. Addestramento si spiega praticamente da solo e consiste in esercitazioni che aiutano a sviscerare ogni comando e meccanica ludica.
Chiude il pacchetto il multiplayer online. A differenza di Ace Combat 7: Skies Unknown, ad attendere gli utenti collegati alla rete ci sarà un hangar che funge da hub di gioco. In questo ambiente virtuale si può comunicare con gli altri giocatori, personalizzare il proprio avatar e preparare il proprio aereo in vista delle sfide vere e proprie. La prova del multiplayer, per motivi tecnici, è durata solo una manciata di ore, torneremo quindi a sviscerarla nelle prossime settimane, ma ci è subito parso chiaro che da questo punto di vista i lavori siano ancora in corso e che il servizio sia destinato a svilupparsi nei mesi a venire.
La sovrastruttura dell'online comprende ovviamente un pass stagionale, con ricompense gratuite e altre legate al pass a pagamento che vengono elargite progressivamente a seconda dei punti esperienza accumulati. Da capi d'abbigliamento per il proprio avatar a nuovi velivoli, gli elementi sbloccabili sembrano davvero numerosissimi. Non manca ovviamente un negozio, dove spendere valuta virtuale e reale per ottenere nuove decalcomanie e ulteriori contenuti con cui personalizzare aerei e personaggio. Nell'ambiente virtuale erano poi presenti anche altre sezioni attualmente non disponibili, segno della volontà di Bandai Namco di espandere poco alla volta le potenzialità della modalità.
Attualmente, tuttavia, il problema principale dell'online riguarda la scarsezza delle modalità presenti. Al classico deathmatch fino a otto giocatori, si aggiungono infatti due modalità PvE in cui due squadriglie collaborano nell'abbattimento di un certo numero di obiettivi entro un certo lasso di tempo, ma al contempo sono in lotta tra loro per accumulare più punti. Le differenze tra le due modalità sono minime e, a conti fatti, dopo la terza partita con le poche mappe a disposizione, si perde interesse piuttosto in fretta.
Certo, sbloccare nuovi aerei e capi d'abbigliamento è certamente un incentivo efficace per convincere i videogiocatori a darsi battaglia nell'online, ma al momento, al di là del sempre efficace deathmatch in cui i migliori piloti del mondo possono sfidarsi tra loro, l'online offre davvero poco in termini prettamente ludici. Come detto, tuttavia, è ancora presto per dare un giudizio definitivo su questo ambito che, almeno sulla carta, si espanderà molto nelle prossime settimane.
Un'ultima nota la meritano il comparto grafico e quello sonoro. Visivamente, Ace Combat 8: Wings of Theve è uno spettacolo per gli occhi, pur considerando i soliti trucchetti che Bandai Namco utilizza da sempre per rendere il colpo d'occhio estremamente efficace. La resa delle nuvole è ancora una volta spettacolare. I modelli degli aerei vantano una quantità incredibile di dettagli. Esplosioni e altri effetti speciali rendono giustizia all'attuale generazione di hardware. A ben vedere, anche gli scenari godono di texture ben definite e sono ricchi di palazzi, foreste e strutture che, per quanto certamente più rozze del resto, non sfigurano eccessivamente. Rarissimi, infine, i rallentamenti davvero ridotti all'osso e in alcun modo capaci di influenzare negativamente la partita.
Ottima la colonna sonora, ricca di temi riarrangiati e inediti che accompagnano magnificamente le sortite e la navigazione tra i menù. Di pari livello il doppiaggio in inglese.
Conclusioni
Ace Combat 8: Wings of Theve è il solito Ace Combat di sempre. Qualche novità in più avrebbe fatto bene? Sicuramente. La trama poteva essere scritta meglio? Certamente, per quanto svolga il suo compito degnamente. L'online funziona? Solo il tempo potrà dirlo, sebbene la sovrastruttura prometta bene. Le incertezze non mancano in questo nuovo capitolo della serie di Bandai Namco, eppure ciò che funziona, funziona talmente bene da rendere Wings of Theve una delle migliori incarnazioni di Ace Combat di sempre. La longevità è superiore agli standard della serie, gli aerei da sbloccare sono molti e la qualità media delle missioni è elevatissima, con picchi davvero notevoli nella parte finale della campagna. I fan della prima ora sanno a cosa vanno incontro. Tutto è prevedibile, certo, ma allo stesso tempo divertente, adrenalinico, appassionante. I neofiti avranno a che fare con un gioco di combattimenti aerei semplicemente esaltante. Se non vedevate l'ora di pilotare un velocissimo F-22, insomma, l'attesa è finalmente finita.
PRO
- Il solito, caro e vecchio Ace Combat
- Livello medio delle missioni molto alto
- Campagna longeva
CONTRO
- Praticamente zero reali novità
- Trama non particolarmente riuscita
- Online ancora da valutare