State of Decay 2: il provato in attesa della recensione 94

L'apocalisse zombie sta per tornare su PC e Xbox One: ecco le nostre impressioni dopo le prime ore di gioco

PROVATO di Rosario Salatiello   —   14/05/2018

Nonostante The Walking Dead possa contare su tutta una serie di trasposizioni videoludiche, a parere di molti il gioco che riesce a riprodurre al meglio l'opera di Robert Kirkman resta ancora oggi State of Decay. Nel suo genere Telltale Games ha svolto senza dubbio un ottimo lavoro, ma a livello simulativo il titolo targato Undead Labs ha permesso ai giocatori di entrare realmente nei panni di un gruppo di sopravvissuti all'apocalisse zombie, alle prese con tutti gli aspetti legati alla necessità di trovare un posto sicuro in cui vivere e reperire risorse. Non è quindi affatto un caso che dopo essere uscito un po' in sordina State of Decay si sia imposto come "sleeper hit" dell'annata 2013, arrivando prima su Xbox 360 e poi su PC, dove è tornato poi ad affacciarsi in combinazione con Xbox One grazie alla Year One Survival Edition nel 2015. Gli ultimi tre anni hanno visto il team Undead Labs lavorare sull'atteso sequel, in arrivo proprio in questi giorni: in attesa di potervi raccontare tutto nell'imminente recensione, ecco le nostre prime impressioni su State of Decay 2.

Come prima, più di prima

State of Decay 2 è un seguito a tutti gli effetti, sia nell'ambientazione che nelle dinamiche di gioco. In entrambi i casi gli sviluppatori hanno infatti lavorato sulla base rappresentata da quanto realizzato in precedenza, andando ad ampliare aspetti già noti a chi ha avuto modo di giocare al primo State of Decay. Sono adesso disponibili tre diverse collocazioni geografiche tipicamente americane, tra le quali il giocatore può scegliere dopo aver completato il tutorial iniziale: la prima corrisponde a un'area collinare simile al Monte Tanner visto nel 2013, la seconda si trova su un altopiano, la terza e ultima in pianura. Ognuna di esse offre un'estensione paragonabile alla mappa del primo State of Decay, promettendo così ore e ore di gioco anche grazie a quanto di nuovo realizzato in termini di gameplay. Chi ha avuto modo di provare il titolo precedente riesce a sentirsi a proprio agio in modo immediato, a conferma dell'intenzione di Undead Labs di dare ulteriori contenuti a chi ha apprezzato l'originale, invece di tentare di conquistare chi non lo aveva gradito.

A beneficio di tutti State of Decay 2 comprende comunque una prima parte introduttiva, passata la quale ci ritroviamo alle prese con la gestione della casa che il gruppo di sopravvissuti ha deciso di rendere il proprio quartier generale. Ciò che ne consegue va dalla ricerca di cibo in quantità sufficiente per sfamare le bocche di tutto il gruppo, al reperimento di materiali per mettere in piedi le varie strutture, simili al passato ma come vedremo arricchite. È importante notare che i componenti del team di partenza vengono generati dinamicamente dalla CPU all'inizio di ogni partita, con tratti e abilità casuali: in questo modo Undead Labs intende garantire che tra due campagne di State of Decay 2 non ci siano punti in comune. Come nel primo capitolo un filone di trama esiste ma è secondario, anche alla luce della presenza della morte permanente: una volta deceduto, qualsiasi personaggio scompare dalla partita, anche se si tratta di quello che fino a qualche secondo prima nella nostra mente ritenevamo il "protagonista". Rispetto al passato Undead Labs ha rimosso il proseguimento offline della partita: un'idea carina ma di difficile attuazione, che portava spesso allo sconquasso del gruppo a console spenta nonostante gli sforzi del giocatore.

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Al cuore dell’infezione

A livello generale, le azioni da svolgere in State of Decay 2 restano dunque le stesse del passato: si gestisce la casa, si va alla ricerca dei generi di prima necessità e si fronteggiano le problematiche che inevitabilmente vengono fuori. Il tutto viene amplificato dalla rinnovata dimensione del gioco, che mette anche il giocatore nella condizione di dover scegliere come gestire i rapporti con gli altri esseri umani, creando valide alleanze su cui poter contare o viceversa altri nemici oltre agli zombie. Tra le novità troviamo la presenza di un'infezione del sangue, curabile solo dopo aver prelevato dei campioni organici da creature a loro volta infette, più pericolose di quelle normali proprio perché in grado di trasmettere la malattia letale. Eventuali membri del gruppo infetti vanno curati con il dovuto tempismo, per evitare che si trasformino a loro volta in zombie o comunque di doverli eliminare per evitare che ciò accada. Esistono zone da cui l'infezione ha origine: una volta individuato il cuore, il giocatore può decidere di attaccarlo per distruggerlo e bonificare così la zona circostante. Per farlo occorre fronteggiare una serie di miniorde, richiamate sul luogo proprio dal danno effettuato all'ammasso di carne infetta. Dal punto di vista tecnico, State of Decay 2 si conferma lontano dai cosiddetti titoli tripla A, badando alla sostanza più che alla forma: il passaggio da CryEngine 3 a Unreal Engine 4 apre senza dubbio a una maggiore pulizia generale rispetto al predecessore, ma la grafica in alcuni casi continua a essere un po' rozza, soprattutto per quanto riguarda le animazioni.

Le prime ore passate in compagnia degli zombie di State of Decay 2 ci hanno senza dubbio invogliato ad andare avanti, da estimatori del primo capitolo quali siamo. Non ci resta che fissare l'appuntamento per giovedì con la recensione e tutte le valutazioni finali, compresa quella della modalità multigiocatore che per il momento non abbiamo avuto modo di provare.

CERTEZZE

  • Più vario e dinamico rispetto al precedente
  • Le partite non sono mai uguali tra loro
  • La modalità cooperativa sembra ben integrata...

DUBBI

  • ...ma non ci è ancora stato possibile provarla
  • Tecnicamente un po' grezzo