Quando GTA VI è entrato in sviluppo, il mondo era ancora convinto di avere il controllo. Si lavorava in ufficio, i social erano un gioco di specchi, la tecnologia prometteva progresso e non ansia. Poi è arrivato il Covid e tutto questo è diventato improvvisamente vecchio.
Parodie scariche?
Il problema di GTA VI sono proprio gli ultimi sei anni. Dalla pandemia in poi il mondo è andato avanti al doppio della velocità, si sono susseguiti avvenimenti straordinari uno dopo l'altro e la realtà ha iniziato addirittura a parodiare sé stessa. Viviamo un quotidiano dove il Presidente degli Stati Uniti si può dichiarare presidente ad interim del Venezuela, minacciare di attaccare la Groenlandia, senza contare l'intelligenza artificiale, la robotica spinta, tecnologie così dirompenti che stanno cambiando profondamente la nostra visione del futuro.
Ma cosa ha a che fare tutto questo con il nuovo gioco Rockstar? Da Vice City in poi, la serie ha lavorato molto sul contesto storico, nel parodiare vizi e virtù di plastica della società a stelle e strisce; ma se prima riusciva a tenere testa ai cambiamenti con tempi di sviluppo più o meno contenuti, questo sesto gioco rischia di uscire in un contesto completamente diverso da quello in cui è stato concepito. Tecnicamente sarà anche avveniristico, ma le tematiche trattate sapranno risuonare come un tempo?
Il bene e il male
GTA III fotografa la paranoia degli anni novanta, GTA IV ci ha messo nei panni di Niko Bellic in fuga dai Balcani come tanti ne vedevamo, anche in Italia, nei primi anni duemila. GTA V fotografa un mondo di start-up, la crisi abitativa californiana, l'arrivo dei social network e anche lui, ben più recente degli altri, sembra oggi una sorta di capsula del tempo. GTA VI che mondo può raccontare se negli ultimi cinque anni ne sembrano passati venti? Il rischio è che i protagonisti vadano a rubare gli NFT delle Bored Apes e una missione in cui si rubano NFT oggi non sarebbe satira, bensì paleontologia digitale. Pensate, per esempio, a dover salvare un miliardario hi-tech visionario, o discutere con un personaggio di qualche forma distorta di metaverso.
Anche l'ironia tipica di GTA potrebbe non funzionare più, specialmente se legata a temi di cui oggi si ha una percezione completamente diversa. Ciò che prima ci faceva ridere oggi potrebbe apparire datato, ingenuo o perfino fuori luogo. La stessa Miami è cambiata radicalmente negli ultimi anni, la città della Florida è stata una sorta di capitale delle crypto mentre oggi è la disillusione a comandare e le cicatrici economiche sono profonde. Il vero rischio di GTA VI non è uscire in ritardo, ma uscire nostalgico. Raccontare di una Miami che balla, ostenta e provoca, mentre quella reale investe, tace e si protegge. La società americana non è più quella urlata: è fatta per essere gestita, sorvegliata, monetizzata.
Dieci lunghissimi anni
Avere la libertà di lavorare a un videogioco per tutto questo tempo è un lusso che comporta molti vantaggi, è innegabile e il tempo speso si vede in ogni produzione Rockstar, ma ha anche dei risvolti negativi. A un gioco straordinario gli si perdona tutto, e speriamo che GTA VI lo sia davvero, ma il bello della serie almeno nelle sue ultime iterazioni è anche lo specchio magico con il quale ha deformato grottescamente il nostro quotidiano.
Ma se il mondo è cambiato, Rockstar non si è fermata: Leslie Benzies e Dan Houser se ne sono andati e forse proprio questo ha aperto la porta a un GTA VI più fresco, audace e sorprendente che mai. Sempre se ci sia stato davvero il tempo necessario...
Per il momento GTA 6 è ancora previsto per il 19 novembre 2026.