Il futuro dei brand Nintendo – La Bustina di Lakitu 90

Su Nintendo Switch sono già apparsi molti brand Nintendo, e altri ne arriveranno nel 2019: cosa ci aspetta in futuro?

RUBRICA di Alessandro Bacchetta   —   15/12/2018

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L'arrivo dell'ibrido Nintendo Switch si è rivelato un successo, ha rappresentato una scelta azzeccata e, contemporaneamente, una necessità premiata dal pubblico. Una necessità perché a Kyoto non erano più in grado di sostenere due piattaforme durante la stessa generazione, coi titoli portatili sempre più simili a quelli casalinghi, e quelli casalinghi sempre più costosi. Una delle pericolose conseguenze di una simile scelta è che non avrebbe previsto, mantenendo la vecchia impostazione aziendale, un salvagente in caso di emergenza. Nonostante i maggiori investimenti in passato siano andati verso le home console, per Nintendo il vero mercato indispensabile era quello portatile: l'emblema di questa situazione è stato Nintendo 3DS che, dopo una partenza a rilento, è stato subissato di grandi giochi e offerte del tutto eccezionali. Cosa mai fatta per GameCube o Wii U, nonostante le circostanze poco favorevoli. Con l'arrivo dell'ibrido queste due dimensioni si sono fuse, ed era necessario, come previsto da Iwata, creare altri pilastri che potessero garantire introiti a prescindere dall'andamento del "dedicated game system".

Queste altre due colonne sono state individuate, una volta eliminato il nebuloso progetto Quality of Life, nel mobile gaming e nella valorizzazione dei propri brand storici. Molto probabilmente Furukawa spingerà maggiormente, rispetto al passato, sui giochi per smart device: se Iwata li considerava principalmente delle pubblicità interattive, così da avvicinare giocatori occasionali alle console tradizionali, il nuovo presidente punterà su dei titoli più ricchi e completi. Ma quello che ci interessa oggi è il terzo pilastro, quello che prevede la valorizzazione dei brand: non tanto coi futuri parchi a tema, che comunque ci saranno, e nemmeno parlando dei futuri lungometraggi, che per ora comprendono Detective Pikachu e Super Mario. In questo articolo tenteremo di capire quali brand sono utilizzati al massimo delle loro possibilità ludiche, quali potrebbero essere ideati ex novo, e quali - soprattutto - potrebbero essere sfruttati meglio.

Super Mario Bros.

Viste le vendite è paradossale scriverlo, ma il brand che Nintendo ha sfruttato peggio negli ultimi decenni è, almeno a nostro giudizio, Super Mario Bros. Non tanto per i tanti spin-off, da molti considerati eccessivi, quanto per l'evolversi della serie principale... e sulla concezione della stessa. Lo abbiamo scritto varie volte, ma Miyamoto ha sempre forzato la mano per far sì che Super Mario, da tutto il mondo, venisse associato ai platform 3D. Ai tempi del Nintendo 64 era fermamente convinto che quella sarebbe stata la sua nuova natura ideale, e a Kyoto hanno speso tanto, e lavorato tanto, per far sì che tutto ciò divenisse realtà. E in parte, naturalmente, ci sono riusciti: Super Mario 64 è uno dei giochi più importanti della storia, Super Mario Galaxy uno degli indiscutibili capolavori dello scorso decennio, Super Mario Odyssey è stato un gran successo commerciale, eccezionale nel divulgare la figura dell'idraulico alle nuove generazioni. Tutti questi risultati sono stati ottenuti non badando a spese, e confinando il maggior talento della nuova generazione, Yoshiaki Koizumi, allo sviluppo di questa serie. Il tutto con la missione, resa palese e in parte grottesca da Super Mario 3D Land e 3D World, di sovrapporsi definitivamente alla saga bidimensionale. Con un grosso inconveniente: quella stessa saga bidimensionale, parcheggiata in garage per quindici lunghi anni, nel frattempo era stata rivitalizzata su Nintendo DS e Wii. Con un team inferiore e meno talentuoso, con scarsa ambizione creativa e con l'obbiettivo di rivolgersi, per stessa ammissione degli sviluppatori, a un pubblico nostalgico e conservatore. Nonostante questo, e nonostante gli evidenti limiti, New Super Mario Bros. ha triturato, letteralmente, le vendite di qualsiasi episodio tridimensionale.

È il bello e il brutto di Nintendo: ascoltare così tanto i creativi, e metterli in posizione di potere, porta a delle scelte geniali, ma anche a delle decisioni difficilmente comprensibili. Non realizzare un Super Mario Bros. (quindi 2D) al massimo delle proprie possibilità, equivale a non valorizzare il proprio gioco di maggior successo. Come se Apple smettesse di creare iPhone, con le dovute proporzioni, perché convinta che siano meglio gli iPad. La prossima pubblicazione della versione Deluxe di New Super Mario Bros. U non ci dà indicazioni definitive: per ora qualsiasi saga abbia avuto un remake/remaster su Switch, non è arrivata con un nuovo capitolo. Tuttavia abbiamo una certezza: con l'uscita di Super Mario Maker, Nintendo ha decretato "vecchia" quella skin. Appartenente al passato come quella di Super Mario Bros. 3, o di Super Mario World. Quindi, se ci sarà un nuovo episodio, speriamo sia finalmente creativo, ambizioso e contemporaneo, al massimo delle possibilità, sfruttando tutto l'enorme talento che c'è in EPD: non dovesse succedere sarebbe folle. Ma, del resto, non sarebbe la prima volta.

I successi e Star Fox

Prima di proseguire nella nostra disamina, dedichiamo qualche riga a quei brand che, al contrario di quelli di cui parleremo tra poco, sono gestiti in maniera perfetta. Ci riferiamo a Super Mario 3D, per i motivi precedentemente detti: non solo tiene in piedi un genere, ma spesso riesce a vendere più di dieci milioni di copie, ottenendo anche ottime valutazioni. Mario Kart, anche grazie allo straordinario ottavo episodio, uno dei pochi autentici successi su Wii U, sta vivendo uno dei suoi periodi migliori; in generale è un brand che è sempre stato valorizzato al massimo, e l'episodio mobile che arriverà tra poco potrà solamente migliorare le cose. Lo stesso discorso vale per Super Smash Bros., che con Ultimate pare destinato a superarsi per vendite e accoglienza della critica, e per Splatoon, una serie recente, ma capace di farsi largo tra quelle principali. Per i calamari ci aspettiamo un terzo episodio che faccia compiere il definitivo salto di qualità, un po' come accadde a Super Smash Bros. con l'uscita di Melee. Tra i brand positivi, grazie a Breath of the Wild, non possiamo che inserire anche The Legend of Zelda: è tornato al vertice delle produzioni Nintendo, e non aveva così tanto fascino nei confronti del grande pubblico dai tempi di Ocarina of Time. Lo stesso Pikmin è gestito alla grande: esce raramente, ma è un titolo di nicchia e con obbiettivi ben precisi, e la qualità rimane sempre alta.

Quello che, secondo noi, è il brand Nintendo con più potenziale inespresso, è Star Fox: il che è strano da dire, visto che il capitolo per Super Nintendo ha venduto tre milioni di copie, e quello per Nintendo 64 più quattro. Non si tratta nemmeno di riportare la serie ai vecchi standard, perché quello di Star Fox è ormai un genere per pochi, se non addirittura morente, che difficilmente potrebbe ambire a un vasto pubblico. Molto semplicemente, l'immaginario di Star Fox è ben costruito. I suoi personaggi sono carismatici, buffi e magnetici. Se Rare fosse rimasta con Nintendo, forse avrebbe dato seguito al suo tentativo, comunque parzialmente riuscito (due milioni di copie vendute e ottimi voti ricevuti), di fare della saga un serie d'avventura. Non immaginiamo come Nintendo possa far emergere questo valore nascosto, ma sicuramente deve provarci: anche per questo speriamo che le voci su Retro Studios siano vere. Un gioco di corse con navi spaziali e sparatorie, e con un'impostazione vagamente simile a Diddy Kong Racing, potrebbe essere davvero devastante: nell'evolvere le meccaniche di gioco senza tradirle, e nell'esaltare il carisma dei protagonisti. Il terreno è fertile: senza un nuovo Mario Kart in uscita, Nintendo avrebbe anche bisogno di un altro grande racing game. Che, ahinoi, non può essere F-Zero: troppo hardcore per generare grossi numeri, troppo legato - nell'immaginario - a una fantascienza ormai vetusta, troppo anonimo nei suoi rozzi personaggi. Non ci lamenteremmo comunque se dovessero arrivare entrambi.

Metroid, Donkey Kong e gli altri

Metroid naturalmente fa parte delle serie Nintendo più celebrate dalla critica, seppur non abbia mai raggiunto un enorme successo commerciale. La gestione di questo brand è stata molto strana, e la questione meriterebbe un articolo a parte (che in realtà avevamo scritto anni fa, eccolo qui... è ancora attuale). In breve, l'ascesa di R&D4 e il calo di R&D1, nonché il coincidente salto di qualità di Miyamoto, hanno fatto sì che i giochi di quest'ultimo team, per un lungo periodo, venissero trascurati o, nella migliore delle ipotesi, relegati alla dimensione tascabile. Metroid sembrava aver imboccato la strada giusta attraverso Retro Studios, ma i mutamenti interni della società, oltre alla malcelata avversità di Sakamoto, hanno fatto sì che, dopo sei anni di gloria, il brand tornasse in un fastidioso limbo. Per quanto concerne le home console, almeno. Nel 2019 probabilmente vedremo il quarto Prime, che forse uscirà anche entro l'anno, e potrebbe essere in sviluppo presso Bandai Namco Singapore. La storia di Donkey Kong è simile: in questo caso R&D1 c'entra poco, ma esattamente come Samus lo scimmione, da quando nelle gerarchie di Miyamoto è stato sopravanzato da Mario, è in continua ricerca di una nuova casa. Da Rareware a Retro Studios, con qualche breve ritorno in Giappone (vedasi Donkey Kong Jungle Beat). Al momento la sua presenza su Switch è limitata alla conversione di Tropical Freeze, e non è detto che le cose evolvano in meglio.

Per quanto riguarda gli altri brand, sicuramente nel 2019 arriveranno Fire Emblem, Animal Crossing e Luigi's Mansion. Di questi tre, per certo i primi due saranno sviluppati o co-sviluppati dagli studi interni Nintendo, mentre Luigi potrebbe essere in mano, come già successo col secondo episodio, a Next Level Games. A proposito di Animal Crossing, non lo abbiamo inserito tra i brand di successo solamente perché da troppo tempo non esce un episodio principale: tuttavia in questo senso è lodevole l'aver compreso che ormai era una serie da destinare alla piattaforma portatile (e/o ibrida). Come avrete intuito, entro fine 2019 quasi tutti i brand più importanti avranno fatto la loro comparsa - con seguiti o adattamenti - su Switch. Questo implica che i team interni potranno utilizzare il tempo rimanente per creare altri seguiti, o ideare nuovi titoli. Il team di Mario Kart in questo è avanti a tutti, avendo pubblicato due giochi nel solo 2017: oltre all'edizione Deluxe dell'ottavo episodio, è arrivato Arms. Una volta che avranno finito di lavorare all'iterazione mobile, potranno dedicarsi a qualcosa di nuovo - Arms non ha venduto così tanto da dedicargli un seguito. Il team di Splatoon ha vari membri condivisi con quello di Animal Crossing, quindi, una volta terminato quest'ultimo, probabilmente si metteranno a sviluppare il terzo episodio degli Inkling. Il gruppo che si occupa di Super Mario 2D è quasi coincidente con quello di Pikmin (e di Super Mario Maker), quindi da loro non attendiamoci sorprese. Paradossalmente, oltre al team Mario Kart/Arms, le due incognite più grandi sono rappresentate dai gruppi di Aonuma e Koizumi, quelli più prestigiosi, quelli responsabili di Breath of the Wild e Super Mario Odyssey. Quando verranno annunciati i loro nuovi progetti, capiremo meglio come Nintendo affronterà i prossimi anni di Switch. Ovvero se preferirà dare spazio a più seguiti, oppure se avrà il coraggio di osare con IP originali. Auspicabilmente single player. Mancano davvero da troppo tempo.