Judge Eyes: provato il nuovo gioco dagli autori di Yakuza 35

Dopo la presentazione alla conferenza Sony pre-TGS 2018, abbiamo provato la demo di Judge Eyes, nuovo titolo dagli autori di Yakuza

PROVATO di Tommaso Pugliese   —   11/09/2018

Indice

Judge Eyes è il titolo provvisorio del nuovo progetto realizzato dal Ryu Ga Gotoku Studio, il team di sviluppo dietro la serie Yakuza. Presentato nel corso della tradizionale conferenza che Sony tiene ogni anno prima del Tokyo Game Show, il gioco arriverà nei negozi nipponici il 13 dicembre ed è già disponibile sul PlayStation Store giapponese con una demo che abbiamo provato al fine di comprendere che tipo di esperienza ci troveremo di fronte anche noi utenti occidentali, quando il prodotto verrà distribuito in Europa l'anno prossimo. La trama del gioco ruota attorno a Takayuki Yagami, avvocato presso uno studio legale che decide di abbandonare la professione dopo che un cliente che ha difeso e fatto prosciogliere si macchia di un orribile omicidio e viene colto in flagrante.

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Tre anni dopo, lo ritroviamo nei panni dell'investigatore privato: un mestiere meno legato alle procedure burocratiche, con pochi vincoli e la possibilità di valutare personalmente casi e indizi. Muovendosi in una zona grigia, Takayuki si occupa di affrontare casi di corruzione, scandali, truffe e finanche omicidi. A quanto pare la storyline principale ruoterà attorno proprio a una serie di delitti su cui il protagonista dovrà cercare di far luce, utilizzando non solo la propria fisicità ma anche una serie di dispositivi elettronici che aggiungeranno all'esperienza un certo grado di varietà, come fotocamere e droni.

Sistema di combattimento

Il trailer di Judge Eyes si limitava a mostrare le sequenze cinematiche del gioco, facendo passare il messaggio che si trattasse di un titolo simulativo, cinematografico: uno "Yakuza senza gli schiaffi", come ha giustamente suggerito qualcuno. In realtà la demo chiarisce molto bene come, alla fine dei conti, questo nuovo progetto supervisionato da Toshihiro Nagoshi sia in realtà un vero e proprio spin-off di Yakuza, ambientato nello stesso universo, nello stesso quartiere fittizio di Kamurocho e dotato di meccaniche e struttura praticamente identici rispetto alle avventure di Kazuma Kiryu, pur con qualche aggiunta interessante.

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Dopo l'introduzione, che narra di come il protagonista abbia deciso di abbandonare la professione di avvocato, la versione dimostrativa ci porta direttamente a tre anni dopo quegli eventi, con Takayuki travestito da senzatetto, intento a seguire una pista. L'intervento sguaiato di alcuni teppisti rivela subito la vocazione action del gioco, che utilizza lo stesso sistema di combattimento della serie Yakuza, con le heat action legate anche all'uso degli oggetti dello scenario (riciclando il grosso delle animazioni, bisogna dirlo) ma un utilizzo più fantasioso delle superfici, su cui il personaggio può "rimbalzare" durante le proprie combo per effettuare spettacolari attacchi volanti.

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Sono presenti anche gli stili introdotti con Yakuza 0, attivabili agendo sul d-pad: ce ne sono almeno due, che modificano le mosse di Takayuki per consentirgli di affrontare avversari speciali, come quello con cui dovremo misurarci al termine della demo. È interessante notare come sempre al d-pad siano assegnate azioni veloci, ad esempio il consumo di un oggetto curativo: una soluzione che evita di dover interrompere l'azione per accedere all'inventario nel caso in cui si sia rimasti con poca energia. Considerata la solidità delle fondamenta, è chiaro che il sistema di combattimento di Judge Eyes ha un suo perché: la resa dei colpi viene ben valorizzata, le heat action sono sempre spettacolari (pur essendo, come detto, in larga parte già viste) e ci sarà sicuramente spazio per una crescita del personaggio in termini di nuove manovre e attacchi speciali.

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Scenari e attività

La mappa disponibile nella demo di Judge Eyes è quella di Kamurocho, che i fan della serie Yakuza conoscono molto bene. Stilisticamente il quartiere fittizio di Tokyo appare in qualche modo diverso rispetto alle avventure del Dragone di Dojima, ma la versione del Dragon Engine impiegata è naturalmente la più recente e lo dimostrano non solo il frame rate di 30 fotogrammi al secondo (talvolta traballanti su PlayStation 4 Pro: sicuramente la cosa verrà sistemata da qui al lancio), ma anche il libero accesso a negozi, ristoranti e luoghi di intrattenimento, pur limitati in questa versione dimostrativa a un unico fast food in cui peraltro non è possibile ordinare nulla.

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La versione completa del gioco, ad ogni modo, includerà non solo le attività collaterali tipiche del franchise di Ryu Ga Gotoku, ma anche una serie di novità: sale per la realtà virtuale, flipper e la possibilità di utilizzare il già citato drone per esplorare dall'alto il suggestivo scenario nipponico, scattando eventualmente delle foto. Gli elementi inediti non si limitano però al contorno, e già la demo ne mette in campo alcuni: da buon investigatore, Takayuki Yagami giunge nella zona segnalatagli da un collaboratore e lì deve utilizzare la fotocamera per individuare un bersaglio sulla base di un'immagine segnaletica. Dopodiché comincia una sezione di pedinamento molto simile a quelle viste nei passati episodi di Assassin's Creed, con il sospetto che di tanto in tanto si guarda le spalle e ci costringe a trovare riparo dietro un cartellone o nel mezzo di un gruppetto di persone.

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Si tratta di un modo interessante per valorizzare alcuni scorci dell'ambientazione, ma non il più indovinato qualora si voglia mantenere coinvolgente il gameplay: speriamo che alla fine gli sviluppatori ricorrano poco a questo tipo di situazioni. Terminato il pedinamento, parte un nuovo minigame di identificazione dalla distanza e di attivazione del drone, ma qualcosa va per il verso sbagliato e il sospettato si accorge della nostra presenza, dandosi alla fuga. Comincia così un frenetico inseguimento a base di quick time event del tutto simile a quelli visti nel classico Shenmue, con un placcaggio conclusivo (anche questo preso in prestito da Assassin's Creed) che fa da preludio al combattimento finale, al cui termine ci faremo consegnare del denaro dal nostro avversario. Si trattava di una missione di recupero crediti? Possibile, ma essendo la demo tutta in giapponese è difficile dirlo.

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Impressioni preliminari

Il fatto che Judge Eyes (titolo fortunatamente provvisorio: ci auguriamo che gli autori trovino qualcosa di meglio) sia uno spin-off di Yakuza costituisce da una parte motivo di entusiasmo, dall'altro desta qualche perplessità. Lo scenario di Kamurocho risulta infatti ampiamente già visto, finanche abusato, e un mero cambiamento stilistico potrebbe non essere sufficiente per rinfrescare l'esperienza dal punto di vista dell'esplorazione: speriamo che nel prodotto finale trovino posto anche altre mappe. È certamente interessante il mix proposto per il gameplay, che unisce un sistema di combattimento molto ben collaudato e sempre piacevole (ma anche qui in larga parte privo di sorprese) a meccaniche inedite legate alla professione del protagonista, che se approfondite a dovere potrebbero effettivamente fare la differenza.

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Non i pedinamenti, però: di tutte le cose che si potevano "copiare" da Assassin's Creed è probabilmente la meno brillante, e speriamo che come elemento venga impiegato solo lo stretto necessario, anche se si tratta in effetti di situazioni perfettamente compatibili con il mestiere dell'investigatore privato. Non abbiamo dubbi sulla qualità della trama e dei dialoghi: da questo punto di vista il Ryu Ga Gotoku Studio ci ha sempre molto ben abituati. È piuttosto la natura stessa del progetto a farci porre qualche domanda: benissimo un arricchimento dell'universo di Yakuza, ma con un nuovo capitolo della serie regolare in lavorazione (con un protagonista, peraltro, che al momento non ci fa impazzire) e la condivisione di struttura, meccaniche e location non si rischierà un eccessivo effetto deja vu?

CERTEZZE

  • Sarà un'altra bella storia
  • Le basi sono quelle di Yakuza
  • Interessanti novità, scenario affascinante...

DUBBI

  • ...ma ampiamente già visto
  • Alcuni elementi del gameplay destano perplessità
  • Diverse animazioni riciclate, vedi le heat action