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Resident Evil Veronica, perché il remake di Code: Veronica è la scelta giusta per Capcom

Annunciato alla Summer Game Fest 2026, il remake di Code: Veronica riporta Claire e Chris Redfield: ecco perché è il tassello mancante della saga moderna.

SPECIALE di Fabio Di Felice   —   27/06/2026
Claire torna a essere protagonista in Resident Evil Veronica
Resident Evil Veronica
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Galeotta fu quell'intervista del 2020 ad Archipel, quando Shinji Mikami si lasciò sfuggire che Code: Veronica, il capitolo di Resident Evil uscito in esclusiva temporale su SEGA Dreamcast, avrebbe meritato di avere il numero nel titolo più di Resident Evil 3. Erano già passati vent'anni dall'uscita del videogioco, ma la questione era stata dibattuta a lungo e aveva accompagnato tutta la vita editoriale del gioco. Quelle parole, che uscivano dalla bocca del padre della saga, sono uno di quei momenti che definiscono una storia: il prima, il dopo e anche il molto dopo. Il prima, in effetti, era semplice: Mikami e il suo team volevano semplicemente portare su SEGA Saturn Resident Evil 2, ma non riuscendoci per limitazioni hardware avevano finito per ripiegare realizzando un nuovo capitolo. Avevano a disposizione una tela bianca: la nuova console SEGA, il Dreamcast, sarebbe stata ancora più potente e avrebbe permesso di abbracciare idee che la prima PlayStation non avrebbe potuto gestire.

Anche il molto dopo della storia è semplice da fotografare: Code: Veronica è stato a lungo uno dei capitoli più amati dai fan di Resident Evil, oltre che protagonista di un lungo dibattito che lo voleva dentro o fuori dal canone dei capitoli principali. Era più vicino a uno spin-off oppure a uno dei videogiochi "grandi", quelli importanti, quelli con il numero? Quell'intervista a Mikami è una risposta a questa annosa questione: Veronica era più "degno" di portare il numero di molti altri videogiochi. E, alla fine, potremmo quasi dire che quel numero se l'è conquistato. Non è una novità che la saga stia lentamente abbandonando la numerazione classica; già gli ultimi due capitoli, Resident Evil Village e Resident Evil Requiem, hanno perso i numeri, ma nel trailer del remake che abbiamo visto Veronica ha una sigla ben poco fraintendibile: RE V.

Pronti ad affrontare nuove orde di zombie?
Pronti ad affrontare nuove orde di zombie?

Il progetto è, a tutti gli effetti, il quinto remake della saga e senz'altro un sequel diretto di Resident Evil 2 che procede in un'altra direzione rispetto a Resident Evil 4. Se in quest'ultimo vediamo il percorso che trasformerà Leon Kennedy nell'agente governativo numero uno al mondo, in Veronica seguiamo le indagini di Claire e Chris Redfield. Inoltre, quel V sembra anche un occhiolino a uno dei capitoli più controversi della saga, ovvero il quinto. Di quest'ultimo si vocifera da tempo un remake, ma forse oggi avrebbe bisogno di tanti interventi, soprattutto sulla sceneggiatura, dal momento che la sensibilità del pubblico è assai differente e che alla fine di Requiem alcune cose sono cambiate molto. Così tanto che forse bisogna partire prima proprio da Code: Veronica.

Un capitolo rivoluzionario

Code: Veronica è un capitolo così importante perché, all'epoca della sua uscita nel 2000, fu senza ombra di dubbio in grado di scardinare molte delle certezze della serie, al punto da introdurre novità e caratteristiche che sarebbero poi entrate a far parte dei capitoli successivi. Tanto per iniziare, allargava improvvisamente il tiro della storia: dopo essere stata a Raccoon City per cercare suo fratello, Claire lasciava gli Stati Uniti e si recava in Europa, a Parigi, in una base della Umbrella. Qui veniva catturata e portata in Antartide prima e a Rockfort Island successivamente. Code: Veronica sceglieva immediatamente di discostarsi dall'estetica da b-movie e cercava di abbracciare invece un'ambientazione dall'estetica più raffinata, europea, principalmente gotica, sia a livello artistico che di scrittura.

Per raccontare la storia di Code: Veronica, Capcom e Mikami si appoggiarono a una neonata società chiamata Flagship, che lavorava con talenti che solitamente prestavano le loro penne al settore televisivo. Già nella premessa era chiara l'intenzione di alzare il livello della scrittura di Resident Evil. Un bel cambiamento rispetto al passato e anche una promessa per un futuro nel quale la storia e i rapporti tra i personaggi avrebbero assunto un ruolo sempre più centrale. Tra l'altro Yoshiki Okamoto e Noboru Sugimura, i due fondatori di Flagship, non erano per nulla estranei alla saga e avevano lavorato già alla sceneggiatura di Resident Evil 2. L'idea alla base di questo nuovo capitolo era una vera e propria rottura con il passato: Jill Valentine si era messa sulle tracce della Umbrella e dei suoi fondatori. Aveva scoperto la verità dietro al Virus Progenitore, il precursore del Virus T che i giocatori avevano incontrato in Resident Evil. Gli antagonisti della storia sarebbero stati Hilbert e Hilda Krueger, due fratelli gemelli figli di un ufficiale della Wehrmacht fuggito dalla Germania nazista.

Le cose cambiarono parecchio nei mesi successivi: Jill diventò Claire, per dare un seguito al successo di Resident Evil 2, e i figli del nazista diventarono dei nobili inglesi per non danneggiare le vendite in Europa. L'idea però restò squisitamente gotica: due fratelli gemelli, il maschio ossessionato da sua sorella, Alexia, al punto che alcuni particolari avrebbero suggerito perfino una relazione incestuosa tra i due. Un cambiamento enorme per la serie, che in qualche modo avrebbe lasciato un'impronta di lì in avanti, sia per le ambientazioni europee e gotiche, sia per l'intenzione di spostare la lente della paura dagli zombie ai responsabili, agli esseri umani, con le loro perversioni e le loro fragilità.

I due gemelli Ashford: Alfred e Alexia
I due gemelli Ashford: Alfred e Alexia

Altre caratteristiche sarebbero tornate in seguito: la telecamera diventava molto più dinamica rispetto ai giochi precedenti. Niente più schermate fisse, con telecamere che inquadravano in maniera univoca i personaggi, ma carrellate e zoom in ambienti tridimensionali. Sarebbero tornati nuovamente i due personaggi giocabili, ma alternati in maniera differente: da una parte Chris, che arrivava sull'isola dell'Oceano Indiano dopo aver ricevuto una soffiata da parte di Leon Kennedy; dall'altra Claire, che nel frattempo aveva fatto irruzione a Parigi in una scena action ispirata a John Woo, che non vedremo nel remake.

Il tassello mancante

Ecco, partiamo da qui. Quante volte vi capita che la storia di un remake cominci a cambiare già dal primo secondo del primo trailer mostrato? Mica tante. Di solito, davanti a operazioni di questo tipo, si alza un'ondata di indignazione da parte dei fan più integerrimi. Nel trailer di Resident Evil Veronica che abbiamo visto, Claire non viene catturata mentre assalta da sola la base della Umbrella saltando a destra e a manca come una cavalletta. No: arriva a Parigi, citofona a una vecchietta che abita in un bell'appartamento cittadino, viene scortata in una stanza e poi, lì, viene addormentata e portata via.

In Code: Veronica Claire affrontava la Umbrella armi in mano, prima di essere catturata
In Code: Veronica Claire affrontava la Umbrella armi in mano, prima di essere catturata

Perché questo cambiamento? Resident Evil Veronica, secondo le parole di Yoshiaki Hirabayashi, il producer del gioco, ha anche lo scopo di assecondare le scelte narrative che sono state prese in seguito. Chiaramente, l'originale arrivava molto prima degli sconvolgimenti visti soprattutto in Resident Evil 5 e 6. Proveniva da un tempo in cui Capcom non aveva ancora pianificato del tutto la direzione della serie.

È un altro dei motivi per i quali Resident Evil Veronica è la scelta giusta a questo punto della storia del brand. Si tratta senz'altro del tassello mancante della saga moderna: Claire Redfield, e soprattutto Chris Redfield, appaiono in seguito, ma per chi ha scoperto la saga con i remake oggi è molto difficile recuperare Code: Veronica, benché sia molto importante, sia per il destino dei due protagonisti sia per quello di uno dei villain più iconici della saga. Inoltre, è un capitolo importante per il Virus, perché il T-Veronica contribuirà alla creazione del Virus C, quello che i protagonisti della saga affronteranno in Resident Evil 6. Probabilmente sarà un'occasione d'oro per cominciare a inserire l'organizzazione The Connections anche in altri momenti chiave della storia di Resident Evil.

In Resident Evil Veronica, la colpa è invece di questa signora qui
In Resident Evil Veronica, la colpa è invece di questa signora qui

Code: Veronica rappresenta anche il cavallo di Troia perfetto per un eventuale remake di Resident Evil 5, qualora ci fosse davvero l'intenzione di realizzarlo. Personalmente penso che ci sarà: Veronica ne è un prequel perfetto, e Requiem - attraverso una delle scelte narrative più sorprendenti e controverse emerse nel finale - ha reso necessario sistemare delle cose che ora si incastrano un po' a fatica con il capitolo del 2009.

Non svegliare il cane (zombie) che dorme

Bisogna però considerare una verità scomoda: Resident Evil 5 non è affatto un capitolo semplice da ripensare. L'ambientazione e alcune delle sue rappresentazioni sono state oggetto di dibattito sin dall'uscita e renderebbero un eventuale remake un progetto molto delicato da reinterpretare per il pubblico contemporaneo. Capcom affrontò con leggerezza anche le critiche all'estrema virata action di quel videogioco, che ormai aveva deciso di sacrificare in tutto e per tutto l'horror. Spostava tutto in pieno giorno, inseriva sequenze d'azione esagerate e una modalità cooperativa che spezzava la tensione. In un momento storico in cui l'horror sta tornando con prepotenza nei videogiochi - e anche Resident Evil sembra non essere più intenzionato a rinunciare ai brividi - Resident Evil 5 rappresenta una grossa sfida e rischia di aprire delle ferite che non si sono mai rimarginate del tutto.

Veronica è fondamentale per il destino di alcuni dei personaggi più importanti della saga
Veronica è fondamentale per il destino di alcuni dei personaggi più importanti della saga

Perché disturbare il cane (zombie) che dorme, quindi? Code: Veronica, invece, ha tutte le carte in regola: è un capitolo difficile da recuperare, ormai non più recente, meno chiacchierato rispetto ai capitoli numerati, e questo permetterà a Capcom di metterci le mani per cambiare ciò che oggi è difficilmente comunicabile e ciò che nel prosieguo della saga è andato in un'altra direzione. Il tutto senza fare troppi danni. Forse quell'incipit già diverso è una dichiarazione d'intenti, o magari un test: quanto possiamo spingerci a riscrivere Code: Veronica senza far arrabbiare nessuno? Vista la risposta entusiasta all'annuncio, direi che Capcom può tranquillamente smussare alcune delle questioni più controverse del titolo. Mikami parlò in un'intervista di un bacio incestuoso tra i due gemelli che era stato tagliato dal filmato originale e che sicuramente non troveremo in questo remake. E scommetto anche che qualche commento piccato di Claire su Alfred sarà ammorbidito.

Magari, però, il remake di Code: Veronica arriva per una ragione molto più semplice: è il momento di riconoscere il ruolo che questo capitolo ha sempre avuto all'interno della saga. Per più di vent'anni è rimasto in una sorta di limbo: era troppo importante per essere considerato uno spin-off ed era troppo laterale per essere trattato come uno dei capitoli numerati. Eppure è qui che Claire e Chris diventano personaggi più rotondi, e che perfino Resident Evil come saga inizia una mutazione che la allontana definitivamente dagli horror di serie B per avvicinarla a una mitologia più ampia. Perché, come diceva Mikami qualche anno fa, questa è l'occasione per dimostrare che Code: Veronica non aveva bisogno di un numero nel titolo per essere considerato uno dei capitoli più importanti della saga.

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