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Svilupparty 2026: una festa di giochi e sviluppatori

Anche quest'anno, Svilupparty ha portato a Bologna un fiume di game developer e videogiochi da provare: ecco cosa abbiamo scoperto.

SPECIALE di Vincenzo Lettera   —   13/05/2026
I partecipanti di Svilupparty 2026

StoneFeather è uno dei primi giochi che ho provato allo Svilupparty di Bologna. Finita la demo e posato il pad inizio a chiacchierare con Matteo, uno degli sviluppatori di ACGames, che mi chiede cosa mi è piaciuto e cosa no della sua avventura "volante" ispirata a giochi d'atmosfera come Flower e Journey. Mentre parliamo tira fuori degli appunti e comincia ad annotare dei promemoria in una lista che, la mattina del primo giorno, mi sembra già parecchio lunga.

Non è il solo, anzi tutti gli sviluppatori che hanno esposto i loro giochi all'evento emiliano sono attrezzati. C'è chi memorizza contatti e feedback sul cellulare, chi riempie le pagine di un quadernino, e chi ha portato mezza risma di fogli con dei questionari da compilare dopo aver provato il loro gioco. C'è pure chi si manda dei vocali da solo, anche se nella sala dello Svilupparty c'è talmente tanto casino che buona fortuna a riascoltarli dopo.

Svilupparty - un evento di sviluppatori di videogiochi nato nel 2010 e organizzato dall'associazione IPID (Italian Party of Indie Developers) - ha sempre avuto la particolarità di far ritrovare per un intero weekend appassionati di ogni tipo. Ci sono hobbisti, studenti al primo progetto, semplici giocatori, ma anche sviluppatori professionisti che, rispetto agli Sviluppselfie di qualche anno fa, hanno oggi qualche capello bianco in più. È insomma un'ottima occasione per presentare il proprio gioco e ricevere opinioni, critiche e consigli di ogni tipo, dalle sensazioni del gamer occasionale ai consigli più tecnici e mirati di chi a sua volta crea i giochi per passione o per lavoro.

Per questo al TPO di Bologna si trovava un po' di tutto durante lo scorso fine settimana, a partire dai tanti progetti realizzati dai "solo dev" che decidono in totale autonomia di lanciarsi nello sviluppo di un gioco. A volte per mesi, altri per svariati anni. Evolvania è un gioco dichiaratamente ispirato a Hollow Knight, pieno di occhietti, denti e altre mostruosità body horror da affrontare e poi usare come arma contro i nemici. Hear my Cult è una miscela di Diablo e Vampire Survivors, con una disturbante metanarrativa horror: l'autore, Stefano Artuffo, lo porta avanti da quattro anni nel tempo libero e pensa ce ne vorranno almeno altri due per finirlo.

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Splatchinko è, citando il suo sviluppatore Fabio Taurisano, "un roguelike flipperoso a turni, dove sei un mostro che lancia gli occhi e distrugge i pianeti. Una figata pazzesca". Allo Svilupparty Taurisano racconta che la demo del gioco (attualmente anche su Steam) ha ricevuto inaspettate attenzioni in Giappone... ma per i motivi sbagliati. Splat-Chinko a un giapponese potrebbe infatti suonare come "peni esplosivi", perciò sarà interessante vedere la reazione del pubblico quando il gioco sarà presentato al prossimo Tokyo Game Show. In mezzo alle tante postazioni c'è anche un minuscolo TV CRT portatile dei primi anni 90: Daniele Spadoni lo ha portato per far provare PICO-8 Showcase Vol.1, una raccolta di tre piccoli giochi dallo stile retrò realizzati nell'arco di un anno (di cos'è il Pico-8 avevamo già parlato).

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A Svilupparty c'erano anche progetti studenteschi oppure giochi nati come esami di scuola e poi portati avanti anche dopo gli studi. Echoes of the Bayou (Blue River Studio) è una sorta di puzzle investigativo in cui ricostruire cos'è successo in un villaggio maledetto della Louisiana, con una meccanica che sembra strizzare l'occhio a giochi come The Case of the Golden Idol e Return of the Obra Dinn.

Chi apprezza i giochi di carte, poi, aveva tanto da scoprire e provare in quest'edizione dello Svilupparty. Per esempio, Paintfool è un gioco di carte ispirato all'arte classica in cui esplorare le stanze di un museo, ognuna con un nuovo avversario; Rush è un card game originale ma è anche una frenetica serie di combattimenti in tempo reale dove non si può esitare un secondo. Midgardr (Holy Radish) usa invece le carte in un city builder medievale con una forte componente narrativa, un'estetica parecchio curata e una parte "oltre il gioco" che sembra rifarsi chiaramente a Inscryption.

Se però non piacciono i giochi di carte, tra i progetti presenti non manca di sicuro la varietà. Dumpyland è una specie di Hades multigiocatore, in cui affrontare i livelli in cooperativa (fino a 4 giocatori) o sfidarsi in minigiochi che sembrano usciti da Mario Party. C'è poi Feed It che è un horror spaventoso e psichedelico con uno stile ispirato ai giochi della prima PlayStation, in cui si convive con un mostro che non è mai sazio.

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Oppure Time Breaking: Dino Breach, che è praticamente un gioco d'azione survival nello stile dei più classici Dino Crisis ma con una visuale isometrica. Le postazioni di gioco sono talmente tante e una vicina all'altra, che nei momenti più affollati si fatica a camminare. Per quello le chiacchiere tra i partecipanti si spostano spesso nel cortile all'aperto, magari davanti a una birretta. Con 120 giochi presentati e, stando alle stime degli organizzatori, circa 800 visitatori, lo Svilupparty 2026 è stato senza dubbio tra le edizioni con la partecipazione maggiore da quando esiste l'evento bolognese.

Dopo un finesettimana allo Svilupparty si torna a casa con un bel po' di giochi in più nella Lista Desideri di Steam: quelli menzionati in queste righe sono soltanto alcuni dei tanti progetti presentati, e l'invito è perciò quello di visitare la pagina ufficiale dell'evento per dare un'occhiata agli altri. Oppure esserci di persona alla prossima edizione: gli organizzatori hanno infatti già annunciato che nel 2027 Svilupparty si terrà dal 7 al 9 maggio, nuovamente al TPO di Bologna.

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