Zelda e Radiohead, i parallelismi - La Bustina di Lakitu 60

Il cammino comune di Miyamoto e Thom Yorke, di Zelda e dei Radiohead

RUBRICA di Alessandro Bacchetta   —   08/09/2018

Indice

Avessimo pubblicato questo articolo su una rivista generalista, molto probabilmente avremmo dovuto presentare nel dettaglio entrambi i protagonisti. Essendo su un sito dedicato ai videogiochi, diamo per scontato che tutti voi conosciate The Legend of Zelda, l'aurea saga Nintendo nata nel 1986 dalla mente di Shigeru Miyamoto (e, non l'aveste mai sentita dire, questo pezzo potrebbe essere un buon punto di partenza). Per lo stesso motivo invece riteniamo necessario presentare i Radiohead, sperando di non risultare pedanti. Etichettare questo gruppo non è affatto facile, e genericamente potremmo definirlo una rock band composta da cinque elementi, una formazione che è rimasta sostanzialmente inalterata negli oltre trent'anni di attività. I membri provengono tutti dall'Oxfordshire, si sono conosciuti perlopiù a scuola, e suonano insieme dal 1985 (quando si chiamavano ancora On a Friday); nel 1992 hanno cambiato il loro nome in Radiohead, ispirandosi a una canzone dei Talking Heads, e hanno pubblicato il singolo Creep.

Da lì, con un cammino piuttosto graduale, hanno iniziato la loro scalata verso l'olimpo della musica pop/rock, consacrandosi nel 1997 con l'uscita di Ok Computer. Nella loro carriera hanno venduto più di trenta milioni di dischi, tanto per dare qualche numero, ma non è certo per questo che sono considerati tra le band migliori del pianeta. Nel loro percorso estetico hanno abbracciato tanti generi diversi, mutando costantemente forma, pretendendo molto dall'orecchio dei propri fan, tanto che difficilmente troverete un singolo appassionato del gruppo che ami tutti e nove i dischi pubblicati. Nonostante la posizione raggiunta, i Radiohead hanno sempre fatto il possibile per non ostentare l'etichetta di "miglior band del mondo", una definizione che non hanno mai apprezzato. Il leader, Thom Yorke, è un (ex?) nerd schivo, una persona decisamente atipica, dal timbro tutt'altro che virile, in poche parole il contrario di quello che, almeno fino a qualche decennio fa, era il prototipo di una rockstar. Per essere apprezzati i Radiohead richiedono attenzione, cervello e buon gusto: un po' come Zelda. Ma i parallelismi, naturalmente, non finiscono qui.

1997-1998

In realtà non c'è un contatto diretto tra la serie Nintendo e i Radiohead, se non attraverso un post del musicista (compositore e polistrumentista) Jonny Greenwood, principale mente del gruppo assieme a Thom Yorke, che qualche anno fa nel blog del gruppo ha inserito due The Legend of Zelda tra i suoi dieci videogiochi preferiti (Ocarina of Time e Twilight Princess), pur eleggendo a numero uno il magnifico Ico. Le vicinanze tra Radiohead e Zelda tuttavia sono state notate da più di un fan: sia in relazione alle date di uscita, con tempi di lavorazione stranamente assimilabili, sia in relazione alla qualità dei singoli dischi/episodi. Precisiamo una cosa, che finora non avevamo evidenziato: questo cammino parallelo, se così possiamo definirlo, inizia coi The Legend of Zelda tridimensionali. In particolare alla fine degli anni '90, quando sia Nintendo che Radiohead pubblicano l'opera simbolo, nei rispettivi ambiti, dell'ultimo quinquennio (se non addirittura decennio) del secolo scorso: nel giugno del 1997 esce Ok Computer, a fine 1998 arriva Ocarina of Time. Entrambi si rivelano degli instant classic, ottenendo un clamoroso successo di critica e pubblico.

Il gioco diretto da Miyamoto è tuttora quello con la media Metacritic più alta della storia, è stato collocato in cima a tante classifiche come videogioco del secolo, ma soprattutto ha rappresentato una pietra miliare per le avventure tridimensionali: non c'è un gioco action, open world o d'avventura che non abbia un pizzico di Ocarina of Time al suo interno. Era semplicemente un'opera mastodontica, che ha cambiato il mondo di fare - e pensare - i videogame. Di Ok Computer, pur parlando di un mondo artisticamente più complesso e maturo, quindi declinando il contesto, potremmo scrivere cose molto simili. Basti dire che sull'aggregatore online Rate your music è in testa, primo di fronte a Dark Side of the Moon dei Pink Floyd, e seguito a breve distanza da Kid A, sempre dei Radiohead, di cui parleremo tra poco. Sebbene abbia assunto un valore quasi leggendario, Ok Computer è un album dalle tematiche atipiche tra quelli di pari rango: triste, malinconico, ricolmo di suoni metropolitani di fine anni '90, titolato così in omaggio alla Guida Galattica per Autostoppisti, il cui protagonista, Marvin, è omaggiato nel titolo (e nel testo) di uno dei pezzi più belli del disco, Paranoid Android. Dai Griffiths ha osato scrivere che Ok Computer "è" gli anni '90: un assunto probabilmente esagerato, ma che palesa bene il peso di quest'opera.

2000

Come si reagisce dopo un capolavoro del genere? Cosa si può creare ancora per non sfigurare, o per non apparire banali? Incredibilmente, Nintendo e Radiohead hanno avuto reazioni molto simili, pur con esiti diversi. In entrambi c'è stata la volontà di spostarsi, di fare "altro", qualcosa di molto diverso, che potesse giocare su un altro piano rispetto all'opera precedente. Come detto gli esiti sono stati differenti, ma forse anche a causa della diversa maturità del pubblico (e della critica) di riferimento. Perché Majora's Mask, pubblicato nel 2000 come Kid A, è un titolo eccezionale.

Una perla apprezzata ma ai tempi poco compresa, che prendeva gli elementi contenutistici di Ocarina of Time e li ordinava al contrario, all'interno di una struttura unica e un game design dal ritmo serrato, fondato sull'eterna ripetizione degli stessi tre giorni, quelli che anticipano l'apocalisse. È l'Alice nel Paese delle Meraviglie dei videogiochi, un'opera oscura dalle tinte esoteriche, assolutamente atipica per The Legend of Zelda e per le grandi produzioni in generale. Del resto, pensateci bene, è quasi impossibile che oggi di ripeta una cosa del genere: coi costi attuali dei titoli "AAA", è del tutto improbabile che qualcuno si prenda il rischio di creare un'opera così grande e così strana. Eppure Majora's Mask era questo: originale come il più sperimentale titolo indie, ma anche grosso e opulento come le grandi produzioni dell'epoca. Non è da escludere che in futuro possa assumere un ruolo paragonabile a quello che Kid A, successore di Ok Computer, riveste nella musica rock. Come scrivevamo prima, questo album è terzo nella classica all-time di Rate your music, ed è stato premiato disco del decennio da tante testate, tra cui Times e Rolling Stones. Ok Computer e Kid A sono distantissimi a livello musicale, appartengono a due secoli diversi, ma sono entrambi figli del periodo d'oro dei Radiohead: in fondo sono stati pubblicati nell'arco di quattro anni. Kid A è un progetto ancora più atipico di Majora's Mask, ma in fondo sostanzialmente simile: è un album che si rotola tra gli anfratti della musica elettronica, imperniandosi di quegli odori e restituendoli essiccati, e maggiormente accessibili, in una veste ai confini estremi del pop-rock. È un disco ostico, ma unico e irripetibile, che ha segnato un'epoca.

2001-2007

Il 2001 segna l'inizio di una fase turbolenta, in cui tutti ormai si aspettano il massimo sia dai Radiohead che da The Legend of Zelda. Ed entrambi non sempre trovano le risposte giuste. Nel 2001 la band di Oxford pubblica il gemello di Kid A, Amnesiac. Un disco da alcuni ritenuto il migliore della band, da tanti inserito sul podio, da altri ancora considerato addirittura incompiuto: per certo è il più eclettico di tutta la produzione, sposa generi tra loro molto diversi, propone alcuni pezzi di pura elettronica, affiancati da composizioni jazzy. Al suo interno, e questo è fuor di dubbio, contiene vari capolavori, tra i più sperimentali e ostici elaborati dalla band: semplicemente è un disco più eterogeneo e meno compatto di Kid A, con alcuni passaggi meno ispirati, e questa mancanza di unitarietà - o di eccessiva varietà - ha dato fastidio a certi ascoltatori. Wind Waker è un titolo decisamente più tradizionale, ma le reazioni dei fan sono state simili: il suo stile grafico estremo ha diviso l'utenza, e ha celato un level design più tradizionale di quanto si possa credere. La parte finale dell'avventura è considerata da molti, e probabilmente a ragione, avara di contenuti. Eppure anche qui, nonostante i passi falsi, non possiamo che esaltare la meraviglia visiva del gioco, che rimane tuttora, a sedici anni dall'uscita, uno dei più belli - e particolari - che ci siano. Ed è anche l'ultimo Zelda, prima di Breath of the Wild, ad aprirsi (pur frammentariamente) verso l'open world. Come Amnesiac da tanti è ritenuto sopravvalutato, mentre alcuni altri, sicuramente meno numerosi, lo considerano l'apice della serie.

Qui i due cammini si separano un po', nel senso che i Radiohead, forse anche per divorziare in fretta dall'etichetta discografica EMI, registrano e pubblicano in poco tempo Hail to the Thief (2003). È un disco oscuro, cupo, politicizzato, ricco di intuizioni eccellenti, ma poco rifinito e ancor meno "pensato". Dopo questo lavoro, i cinque di Oxford si prendono una pausa, e quando ritornano assieme sono ormai indipendenti, senza contratto discografico. In molti si aspettavano che, liberi da ogni vincolo, avrebbero accelerato sullo sperimentalismo, e invece privilegiano il sentiero opposto: forse per non perdersi, realizzano un disco molto tradizionale, il loro album maggiormente "pop". In Rainbows (2007) è elegante, bello, con meno intuizioni geniali dei dischi precedenti, ma estremamente raffinato. Un po' manierista, sicuramente conservatore, e forse proprio per questo si rivela un enorme successo (anche grazie alle atipiche strategie commerciali, che qui non abbiamo lo spazio di trattare a fondo). Twilight Princess (2006) è una via di mezzo tra Hail to the Thief e In Rainbows. Del secondo imita il successo commerciale, perché si rivela lo Zelda più venduto dai tempi di Ocarina of Time (idem per In Rainbows, il maggior successo dopo Ok Computer). Allo stesso tempo è fin troppo scevro di sperimentazioni, è lo Zelda più classico e manierista che sia mai stato creato, e in tanti comprendono che, se non è già vecchia, quella formula su cui è basato andrebbe ormai archiviata. Di Hail to the Thief ha, molto più semplicemente, i temi: Twilight Princess è lo Zelda più cupo e tetro, a volte al punto da sfiorare il ridicolo.

2008-2017

Nonostante vengano da due grandi successi commerciali, sia Radiohead che Nintendo sanno che, in modo simile al post-Ok Computer/Ocarina of Time, non potranno ripetersi: In Rainbows e Twilight Princess sono entrambe opere manieriste, entrambe "giocano in casa", quindi entrambi i creatori, per non sporcarsi di banalità, devono cambiare rotta. Tutti e due sperimentano tanto, tutti e due sostanzialmente non centrano appieno l'obbiettivo. I Radiohead dopo una lunga pausa si ritrovano in studio e, consci di dover cambiare, tentano un'altra sterzata in stile Kid A, stavolta concentrandosi sulla stratificazione ritmica. The King of Limbs, un disco di sole otto tracce, idealmente doveva essere il loro Remain in Light; eppure, nonostante alcuni momenti eccellenti, il disco è poco coeso, e molto altalenante. La parte ritmica si esaurisce molto presto, per lasciare spazio, nella seconda metà dell'album, a pezzi decisamente più tradizionali. È una svolta che funziona solo in parte, in sostanza. La stessa cosa accade a Skyward Sword, che esce durante lo stesso anno, ovvero nel 2011: basato sui motion control, che gestiscono tutti gli strumenti, dalla spada all'arco, non riesce a convincere appieno. Questo perché, oltre al sistema di controllo atipico (la cui rilevanza andrà giudicata tra diverso tempo), rinuncia quasi completamente all'azione e all'esplorazione, focalizzandosi su percorsi lineari ed enigmi.

A questo punto le strade dei nostri protagonisti stanno per separarsi, e per un motivo poco complicato: Nintendo è un'azienda, i Radiohead sono un gruppo. Nintendo ha passato Zelda da Miyamoto a Tezuka, da Tezuka ad Aonuma, da Aonuma a Fujibayashi. Nuovi talenti, nuove idee, nuove competenze: i Radiohead, nonostante il dna cangiante, sono sempre gli stessi cinque da trent'anni. A Moon Shaped Pool vede la luce nel 2016, e viene accolto molto positivamente: è forse il disco più maturo e signorile dei Radiohead, con l'aiuto di un'orchestra gestita magistralmente da Jonny Greenwood. Al suo interno accoglie Daydreaming, una delle composizioni più delicate, levigate e rappresentative del gruppo. Ma i guizzi sbalorditivi sono pochi, e la carica innovativa quasi nulla. D'altro canto, Nintendo nel 2017 pubblica Breath of the Wild, uno dei grandi capolavori del decennio: Zelda sposa l'open world moderno, come testimoni porta motore fisico e motore chimico, e la cerimonia si celebra come meglio non si potrebbe. Il futuro della serie appare radioso, come nel post Ocarina of Time. Ma, prima di separarsi, Radiohead e Nintendo hanno avuto un'ultima intuizione comune. Breath of the Wild e A Moon Shaped Pool sono entrambe opere melanconiche, ricche di nostalgia. I Radiohead, oltre a proporre alcuni pezzi nuovi, ne hanno arrangiati alcuni - tanti - che avevano tra le mani da anni, in alcuni casi decenni. L'Hyrule di Breath of the Wild invece è piena di ruderi, monumenti distrutti, residui marmorei di una gloria passata. Sono due lavori che devono tanto alla memoria, alla consapevolezza di cosa si è fatto, di quanto sia stato grande, ma anche di quanto sia ormai lontano. Link su quei ruderi si arrampica e giunge a nuova vita. I Radiohead invece hanno deciso di viverci dentro.

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