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Final Fantasy 7 Remake è stato il più difficile da realizzare: il team iniziale contava appena 30 persone

In un'intervista, Naoki Hamaguchi ha spiegato perché Final Fantasy VII Remake è stato il più difficile da sviluppare: il team ha dovuto costruire tutto da zero, partendo da appena 30 persone.

NOTIZIA di Stefania Netti   —   03/11/2026
Final Fantasy 7 Remake
Final Fantasy VII Remake
Final Fantasy VII Remake
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Final Fantasy Revelation sarà il capitolo conclusivo della trilogia di Final Fantasy VII Remake e, con ogni probabilità, anche il più imponente dell'intera serie. Eppure, secondo quanto raccontato dal director Naoki Hamaguchi, il gioco più difficile da realizzare è stato proprio il primo. Lo sviluppo di Final Fantasy VII Remake ha infatti rappresentato una sfida particolarmente impegnativa, soprattutto a causa delle dimensioni inizialmente ridotte del team e della necessità di costruire da zero un'intera struttura di sviluppo.

Le difficoltà del primo remake

Le informazioni sono state rivelate in un'intervista con il content creator francese mistermv, poi tradotte dall'utente Genki su X. Durante la conversazione, ad Hamaguchi è stato chiesto quale fosse stata la sfida più grande nello sviluppo dell'intera trilogia. Il director ha quindi ripercorso le prime fasi del progetto, spiegando come la realizzazione del capitolo iniziale sia stata particolarmente impegnativa. All'epoca, infatti, il team era composto da appena 30 persone e si è trovato a dover costruire da zero sia il gruppo di lavoro che l'intera struttura di sviluppo.

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Una situazione ben diversa da quella di Rebirth e Revelation, che hanno potuto contare sulle solide basi gettate dal primo episodio. Gli sviluppatori hanno dovuto quindi definire anche gli standard qualitativi da raggiungere per offrire un'esperienza all'altezza delle aspettative dei giocatori. Abbiamo riportato le dichiarazioni di Hamaguchi "tradotte", ma per chi conosce il francese è disponibile anche l'intervista originale nel video qui sotto, a partire dal minuto 1:20:32.

Il primo capitolo ha quindi rappresentato il punto di partenza per lo sviluppo dei successivi, ponendo le basi sia dal punto di vista visivo che della qualità tecnica generale. Non si tratta di un aspetto del tutto nuovo: in passato, infatti, sia Hamaguchi che altri membri del team hanno sottolineato l'importanza del Remake per la costruzione dell'intera trilogia, anche grazie ai feedback raccolti dai giocatori e utilizzati per migliorare progressivamente i capitoli successivi.

Una trilogia da recuperare

In ogni caso, Final Fantasy VII Remake è un'opera profondamente diversa dal leggendario JRPG del 1997, ma Square Enix è riuscita a riproporne la storia sfruttando la tecnologia per valorizzare la narrazione. Il risultato è un'avventura dal taglio fortemente cinematografico, capace di rendere alcuni momenti ancora più memorabili. A contribuire sono anche gli elevati valori produttivi e un sistema di combattimento vario e divertente, sebbene alcune scelte narrative abbiano diviso i fan più appassionati, come vi abbiamo raccontato nella nostra recensione di Final Fantasy VII Remake.

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Resta ora da vedere come si comporterà Revelation, soprattutto sul fronte del sistema di combattimento, che dovrà trovare il giusto equilibrio tra meccaniche a turni e azione in tempo reale. Hamaguchi ha comunque precisato che non è necessario aver giocato l'originale per godersi la trilogia, anche se conoscerlo può rendere l'esperienza ancora più interessante.

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