Sony contro Microsoft su Activision Blizzard: la console war passivo-aggressiva passa per l'antitrust

Le dichiarazioni di Sony e Microsoft su Activision Blizzard celano il classico gioco delle parti per le due compagnie.

NOTIZIA di Giorgio Melani   —   02/08/2022
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Stiamo assistendo in questi giorni a uno spettacolo ben strano ma anche piuttosto esilarante, con Sony e Microsoft che sembrano impegnate a darsi battaglia in una rinnovata console war d'altri tempi ma con un tono molto particolare, il tutto atto a cercare, essenzialmente, di portare acqua al proprio mulino alle prese con l'antitrust sulla mastodontica acquisizione di Activision Blizzard.

Call of Duty non ha rivali, dice Sony, impossibile che un qualsiasi publisher third party possa creare un gioco di tale portata e con una popolarità di pari livello. I giochi di Activision Blizzard non hanno nulla di unico o imprescindibile, ha risposto Microsoft, dando vita a uno scambio alquanto bizzarro. Xbox Game Pass è cresciuto talmente tanto da costituire una minaccia, sostiene la compagnia di PlayStation, ma si figuri signora mia, PlayStation Plus è uguale a Xbox Game Pass, dunque non c'è nulla da temere, ha risposto Microsoft.

Sembra di assistere a una sorta di console war passivo-aggressiva, in cui Sony e Microsoft cercano di far valere le proprie ragioni sminuendo il più possibile la propria posizione: da una parte la casa di PlayStation cerca di dimostrare ai vari organismi di vigilanza sul mercato internazionale che l'acquisizione di Activision Blizzard da parte di Microsoft creerebbe un forte squilibrio nel panorama videoludico.

Un esempio dei vari fotomontaggi emersi dopo le dichiarazioni tra Sony e Microsoft
Un esempio dei vari fotomontaggi emersi dopo le dichiarazioni tra Sony e Microsoft

Le affermazioni di Sony vanno ovviamente lette in questo modo, come un tentativo di dare man forte ai dubbi sulla regolarità dell'operazione da 70 miliardi di dollari, sostenendo che questo potrebbe trasformare il conglomerato Microsoft in una sorta di monopolio, effettivamente. In quest'ottica rientra anche il presunto timore di Sony sulla grande crescita di Xbox Game Pass, che non sembrerebbe più di tanto giustificato anche guardando i numeri globali dei vari servizi su abbonamento, ma rientra comunque nel gioco delle parti messo in piedi dalle due compagnie.

Dall'altra parte, Microsoft sta cercando in tutti modi di sminuire la portata dell'operazione, con diverse considerazioni che sono anche sensate, visto che l'acquisto di Activision Blizzard non la metterebbe certo in una posizione monopolistica, anche se risultano veramente strane, visto che si ritrova a sostenere come i giochi della compagnia per cui sta spendendo 70 miliardi di dollari alla fine "non hanno nulla di unico né imprescindibile". Il senso di questo atteggiamento va trovato, ovviamente, nella volontà di dimostrare l'impossibilità di uno stravolgimento negli equilibri attuali, peraltro sostenuto anche dalla volontà già affermata di mantenere Call of Duty come serie multipiattaforma. In tutto questo, è curioso notare come tutte le altre compagnie siano sostanzialmente indifferenti all'operazione, come dimostrato dal parere rilassato di Ubisoft, Google e altri, oltre a Nintendo che praticamente ha una posizione totalmente defilata sulla questione.

Questo perché chiaramente è Sony la compagnia che avrebbe da perdere più di tutti gli altri da un'acquisizione di Activision Blizzard da parte di Microsoft, vista la massa di pubblico di Call of Duty e altri giochi della compagnia che si trovano attualmente su PlayStation e le varie partnership economiche instaurate tra le due etichette. È dunque tutto un gioco di iperboli da una parte e understatement dall'altra, che mette in scena un teatrino alquanto bizzarro, che ricorda un po' la console war diretta dei bei vecchi tempi tra due rivali sul mercato ma in una chiave totalmente nuova, dovendo sostanzialmente passare attraverso il vaglio di organismi terzi che dovrebbero controllare in maniera imparziale l'andamento del mercato.