Che cos'è Final Fantasy? Questa è una domanda a cui molti hanno tentato di rispondere negli ultimi trentotto anni, dai giocatori più casual agli appassionati, passando ovviamente per artisti e sviluppatori. La risposta più asciutta potrebbe essere che Final Fantasy è un insieme di codici audiovisivi e narrativi ricorrenti che distinguono la serie Square Enix da tutte le altre, ma la verità è che ogni opera ha un significato particolare per ciascuno di noi e lo stesso Hironobu Sakaguchi non poteva immaginare che cosa sarebbe diventata la sua Fantasia Finale nel lontano 1987.
Final Fantasy Resonance, però, è figlio di una strategia che Square Enix ha già applicato con Octopath Traveler 0: prendere un gioco mobile apprezzato per la sua narrativa - in questo caso Final Fantasy Brave Exvius, che ha chiuso i battenti nel 2025 - e trasformarlo in un JRPG classico fatto e finito, rimaneggiandolo, dove possibile, per garantirgli un pubblico più ampio. Il risultato è la prova del nove che il meccanismo funziona e che spesso la grafica HD-2D è la soluzione migliore per tentare questi esperimenti che strizzano l'occhio ai nostalgici senza rinunciare a una propria identità.
La storia: una nuova risonanza
Rain e Lasswell sono rispettabili cavalieri di Grandshelt, uno dei regni nel mondo di Lapis: costituito da varie isole e continenti, questo pianeta è sostenuto dal potere elementale dei cristalli che, in misura maggiore o minore, sono venerati e protetti in ogni nazione. Chiamati a proteggere il cristallo della terra da un misterioso individuo in armatura che si fa chiamare Umbra e che li sbaraglia completamente, i due cavalieri s'imbattono in Fina, una fanciulla dai poteri straordinari che non ricorda niente del proprio passato e che si unisce a loro in un viaggio alla ricerca degli altri cristalli, nel tentativo di raggiungerli prima dei loro nuovi nemici.
Questo è solo l'inizio di una lunga avventura che spunta da un elenco immaginario praticamente tutti gli stilemi cari a Final Fantasy: abbiamo il mondo un po' steampunk e un po' medievale, le sfumature orientaleggianti, i moogle e i chocobo, i nani e gli elfi, gli Esper e le aeronavi, ma anche rimandi e omaggi più chirurgici, dal Phantom Train a Gilgamesh e al suo Big Bridge, passando per tutta una serie di nemici iconici che includono malboro, cactuar, goblin, tonberry e molto altro. È un trionfo di citazioni perfettamente integrate nell'ecosistema di un titolo che vuole ricordare più i Final Fantasy d'antan che le loro iterazioni poligonali moderne.
Lo stile grafico impiegato non a caso è l'HD-2D inaugurato proprio da Square Enix con Octopath Traveler nel 2018 e poi cavalcato da altri sviluppatori, soprattutto indie. Esso richiama profondamente l'estetica retrò dei Final Fantasy a 16-bit, in un mix di nostalgia e attualità che pensavamo non avesse più nulla da dire, finché non è arrivato Final Fantasy Resonance a superarne i limiti. Team Asano e Lancarse hanno usato la pixelart per disegnare degli pseudo filmati d'intermezzo che ricordano quelle scene in computer grafica che enfatizzavano i momenti più importanti nei giochi di una volta e hanno lavorato sulla regia dinamica delle scene in 2D, approfittando degli scenari tridimensionali in cui si svolgono. In barba allo strano effetto che possono fare nei primi minuti, queste sequenze restituiscono un senso di profondità, spettacolarità e grandiosità che mancava ai titoli HD-2D precedenti: ci sono ancora margini di miglioramento, soprattutto per quanto riguarda le animazioni, ma l'esperimento è riuscito e la sua goffaggine, forse anche voluta, rievoca i giochi di trent'anni fa.
Ed è qualcosa che impreziosisce una narrativa insospettabilmente sfaccettata e coinvolgente. La trama di Final Fantasy Resonance raggiunge luoghi molto più bui di quanto possano far pensare le prime ore, raccontando eventi tragici che sono però compensati da momenti di genuina leggerezza, mai forzati o fuori posto, e perfettamente complementari al racconto e alla caratterizzazione dei personaggi. Tra questi ci sono rimasti impressi praticamente tutti i protagonisti eccetto forse lo stesso Rain, il classico eroe benintenzionato e un po' superficiale delle storie nipponiche "shonen", che tuttavia conquista il giocatore per la sua audacia, la sua temerarietà e il suo ottimismo incrollabile.
Il cast, tuttavia, include diversi comprimari per nulla banali, ma vince su tutta la linea in fatto di antagonisti: i minacciosi Six Sworn di Palladia sono una palla curva incredibilmente ben tirata, a dimostrazione che bastano pochi dialoghi ben scritti a delineare dei personaggi memorabili. Nella seconda metà dell'avventura, Final Fantasy Resonance imbocca strade già esplorate nella serie, ma lo fa con un piglio da tragedia teatrale che resta impresso proprio per la scrittura e la complessità dell'intreccio. Purtroppo il gioco non è stato localizzato in italiano e raggiungerà nel nostro paese un bacino limitato di fan, ma l'inglese impiegato è abbastanza scolastico e non dovrebbe mettere in difficoltà i giocatori che conoscono mediamente la lingua.
Nonostante questo, bisogna sottolineare che in Final Fantasy Resonance si legge parecchio, anche perché alcune missioni secondarie sono abbastanza lunghe e fortemente incentrate sulla narrativa. Strutturate per integrare nel gioco i personaggi originali creati per il gacha mobile che non hanno spazio nella trama principale, le missioni secondarie servono a sbloccare oggetti, potenziamenti e altre ricompense e, sebbene spesso si risolvano in un andirivieni di teletrasporti e spostamenti in località già esplorate, risultano scritte bene e spesso aiutano a comprendere meglio il mondo del gioco e i suoi protagonisti.
L'attacco delle Visioni
Final Fantasy Resonance non è solo graziato da una splendida commistione di 2D e 3D, dalle musiche memorabili composte da Noriyasu Agematsu, che includono brani cantati e un'ottima varietà strumentale, e da un buon doppiaggio in inglese e in giapponese, ma anche da una cura per i dettagli che non sono necessariamente solo quelli grafici. Per esempio, quasi tutti gli abitanti del mondo di gioco dicono sempre qualcosa di curioso o interessante, e alcuni addirittura cambiano battute in base ai nostri progressi nella storia o nella risoluzione di certe secondarie.
Siamo rimasti sorpresi quando un personaggio completamente anonimo ha commentato l'antica katana che abbiamo ottenuto superando una difficile prova di forza opzionale e abbiamo adorato il fatto che alcune interazioni insospettabili sblocchino nuovi luoghi da visitare o facciano progredire delle secondarie "nascoste" come succedeva in alcuni JRPG del passato, prima delle guide e dei suggerimenti a ogni passo. Il titolo Square Enix, che praticamente ricostruisce da zero il gacha Brave Exvius per trasformarlo in un JRPG completo e raffinato, alimenta la curiosità del giocatore, indotto a esplorare, a interagire con i personaggi incontrati anche più volte e a setacciare ogni schermata in cerca di passaggi nascosti che puntualmente conducono a forzieri o altre ricompense.
La composizione degli scenari, specialmente dei dungeon, è sopra la media. Non sono mai banali né, soprattutto, odiosamente lunghi, anche perché Final Fantasy Resonance impiega i cari, vecchi incontri casuali, preceduti da un ping sulla minimappa che ci avverte della loro imminenza. Non è possibile cambiarne manualmente la frequenza (esistono però accessori che possono dimezzarla o raddoppiarla), ma il titolo Square Enix sembra essere stato pensato per rispettare il tempo del giocatore: nei dungeon il "backtracking" è minimo, si sbloccano teletrasporti dall'ingresso alla fine dello scenario e scorciatoie in quelli più complessi, dove i disegnatori si sono divertiti a giocare con la prospettiva per occultare passaggi e stanze segrete che vale sempre la pena trovare.
La difficoltà del gioco è ben calibrata: all'eventuale Game Over si può scegliere se riprovare lo scontro o caricare un altro salvataggio, ma è comunque possibile cambiare il livello di difficoltà in qualsiasi momento tra i tre disponibili, che vanno a influenzare la resistenza dei nemici, i danni che infliggono e quelli che ricevono. In tal senso, dobbiamo dire di non aver incontrato troppe difficoltà per buona parte del gioco a difficoltà predefinita, ma le boss fight finali, e in particolare i super boss nell'endgame, ci hanno fatto sudare le proverbiali sette camicie. I combattimenti a turni di Final Fantasy Resonance, infatti, sono piuttosto tradizionali, ma il sistema di Stagger e le Visioni garantiscono una complessità apprezzabile, specialmente per chi è abituato ai JRPG pieni di abilità da imparare e mescolare.
Il gioco ci permette di schierare fino a quattro personaggi che possono lanciare incantesimi e attacchi speciali consumando i soliti Punti Magia. Ogni personaggio è fondamentalmente un archetipo a sé stante: Rain è una specie di guerriero, Fina una curatrice, Sakura una maga, Nichol un supporto e così via, ciascuno dotato di abilità peculiari e immancabili Limit Break. Un sistema di resistenze e debolezze elementali permette di infliggere più danni e stordire i nemici azzerando un indicatore Stagger, una soluzione di gameplay che va di moda da diversi anni nel campo dei JRPG nipponici. È a questo punto, però, che entrano in gioco le Visioni, praticamente un Job System incentrato sul fanservice sfacciato.
Le Visioni sono gli spiriti, per così dire, dei personaggi dei vari Final Fantasy che si manifestano come gli Stand de Le bizzarre avventure di JoJo alle spalle dei combattenti. Se di base le Visioni conferiscono nuovi poteri, incantesimi e abilità ai personaggi cui sono associate, i punti maestria ottenuti a fine combattimento servono a sbloccare nuove passive che, una volta apprese, possono essere equipaggiate a certe condizioni anche dopo aver cambiato Visione. Se all'inizio l'abbondanza di Visioni può apparire spiazzante, specie se si cercano ogni volta che è possibile, nel giro di qualche ora si prende la mano col sistema e si cominciano a ruotare le Visioni tra i personaggi del gruppo per colmare le loro lacune o migliorare ulteriormente i loro punti di forza con passive sinergiche.
È letteralmente un Job System che si riflette nella natura fanservice delle abilità e dei personaggi di Final Fantasy. Guerrieri come Cloud Strife custodiscono abilità che migliorano gli attacchi fisici, utili soprattutto a personaggi come Lasswell o Rain, mentre eroine come Terra o Y'shtola possiedono passive più utili ai maghi e ai curatori, ma il gioco invoglia a ruotare le Visioni per sbloccare sempre più bonus, andando ad ampliare il repertorio di passive che ogni personaggio può equipaggiare. L'abbondanza di armi contrassegnate da bonus speciali, inoltre, permette di provare combinazioni e sinergie diverse.
Gli amanti di JRPG come Octopath Traveler, Bravely Default e, naturalmente, Final Fantasy Tactics, riconosceranno subito alcune abilità iconiche come Jump, Mug o Mimic, e probabilmente individueranno presto quelle più ridondanti e di scarsa utilità, ma si divertiranno comunque a trovare i modi per aggirare i nemici più ostici, soprattutto in endgame, mettendo insieme delle strategie basate sull'ingegno più che sulla forza bruta, anche se aumentare di livello è sempre una soluzione efficace, e infatti in Final Fantasy Resonance ci sono dei cactuar più rari che elargiscono grandi quantità di punti esperienza o punti maestria, un po' come le slime metalliche di Dragon Quest.
L'ascesa di Brave Exvius
Final Fantasy Resonance è un pastiche di JRPG nel senso più positivo del termine. Giocarlo significa fare un tuffo nel passato di questo genere, quello con cui sono cresciuti molti giocatori che ritroveranno se stessi in tanti piccoli tocchi di classe. Le cosiddette risonanze delle Visioni e le invocazioni degli Esper sono un richiamo a quei combattimenti che affrontavamo su PlayStation, quando lanciare la "summon" di turno significava innescare una scenetta che una volta non si poteva saltare e che, soprattutto, non si voleva saltare, perché era una sorta di piccolo evento cinematografico in giochi fatti con una manciata di poligoni dove la fantasia riempiva gli spazi vuoti. Final Fantasy Resonance fa praticamente la stessa cosa: risonanze e invocazioni si esprimono sotto forma di scene in computer grafica che si intersecano abilmente con la pixelart, uno stacco un po' strano ma efficace.
Va da sé che queste soluzioni sono pensate soprattutto per i fan della serie Square Enix - e infatti le Visioni di alcuni personaggi inventati in Brave Exvius non hanno sequenze in CGI - ma sarebbe sbagliato concludere che Resonance si rivolga solo agli ammiratori più appassionati di Final Fantasy. La verità è che è un JRPG estremamente piacevole da giocare perché il gameplay è rapido, intuitivo e preciso come un orologio svizzero, mentre la storia incalzante, che usa in modo brillante un escamotage neanche troppo originale, fa venire voglia di proseguire per scoprire il prossimo colpo di scena.
Vale la pena sottolineare che Final Fantasy Resonance segue pedissequamente la sceneggiatura originale della prima stagione di Brave Exvius, pur arricchendola in alcuni momenti grazie a dialoghi più scorrevoli e scene d'intermezzo completamente nuove, ma sul finale diverge in modo importante, garantendo al gioco un'autonomia più che soddisfacente che parrebbe escludere la possibilità che la storia prosegua con un adattamento degli archi narrativi successivi, compreso il secondo, che peraltro i fan del gacha avevano molto apprezzato. È tuttavia incredibile pensare che uno dei migliori JRPG degli ultimi anni sia derivato da un semplice titolo mobile, ma Team Asano e Lancarse hanno trovato una cifra stilistica efficace per trasformare quel materiale in un gioco capace di guardare al passato senza limitarsi a copiarlo.
Conclusioni
Final Fantasy Resonance partiva già avvantaggiato dall'ottima narrativa di Brave Exvius, e la demo era già apparsa promettente, ma non potevamo immaginare che questa trasposizione del gacha mobile originale ci avrebbe conquistato per oltre 70 ore in cui abbiamo ritrovato il senso di meraviglia dei JRPG degli anni d'oro, quelli pieni di segreti, boss opzionali, armi nascoste, invocazioni spettacolari e momenti emozionanti sulle note di musiche memorabili. L'ultima fatica di Team Asano e Lancarse è un'autentica lettera d'amore agli appassionati di giochi di ruolo giapponesi e naturalmente di Final Fantasy, un marchio qui rappresentato con amore, rispetto e devozione in ogni pixel.
PRO
- Probabilmente il miglior HD-2D di Team Asano
- Storia coinvolgente con un ottimo cast di eroi e avversari
- Sistema di combattimento immediato, stratificato e appagante
- Tanti segreti, boss opzionali e missioni secondarie
CONTRO
- Avrebbe meritato una localizzazione in italiano
- Lo stile retrò della grafica e del gameplay potrebbe non piacere a tutti
- Bisogna amare Final Fantasy per apprezzarlo al 100%