"Dai creatori di": promuovere un prodotto d'intrattenimento con questo slogan pubblicitario è un'arma a doppio taglio, dato che tutto dipende da quanto le aspettative settate vengono mantenute. Highguard, sparatutto free-to-play realizzato da Wildlight Entertainment, è stato spinto sin dalla sua prima apparizione agli ultimi The Game Awards proprio in questo modo, visto che il team di sviluppo è composto da ex dipendenti di Respawn Entertainment, lo studio dietro ai successi di Apex Legends e Titanfall.
Presupposto che ha generato grande hype tra gli appassionati di sparatutto e che poi ha portato a lunghe discussioni online, tra gli schieramenti dei detrattori e i sostenitori di Highguard. La verità a cui ci siamo trovati davanti giocando è che la bagarre avvenuta a colpi di thread Reddit e review bombing è molto più esaltante di Highguard stesso. Abbiamo affrontato numerose partite prima di esprimere un giudizio, provando anche gli aggiornamenti introdotti dall'Episodio Due; il fatto che la nostra recensione arrivi quando il corpo del reato è già freddo è di per sé un fatto eloquente, anche se non possiamo dire che Highguard sia un brutto gioco.
Un avvertimento prima di iniziare
Prima dell'uscita abbiamo pubblicato un dettagliato provato dedicato ad Highguard, che consigliamo come lettura propedeutica a coloro che non hanno ancora avviato il gioco. Per riassumere brevemente, parliamo di uno sparatutto 3v3 o 5v5 in cui le partite sono scandite da diverse fasi. La prima di preparazione della propria base mentre quella successiva prevede looting in un'area aperta della mappa; segue un primo scontro diretto con la squadra avversaria per contendersi il Breaker, oggetto magico che serve per avviare le incursioni e che deve essere ottenuto e portato alle porte della base avversaria. Da lì inizia l'ultima fase, in cui gli attaccanti devono piazzare delle bombe nei punti nevralgici della base avversaria, e gli invasi difendere. Se l'incursione si conclude con un nulla di fatto si ricomincia da capo, fino ad un massimo di tre "round".
Nonostante sia trascorso meno di un mese, Highguard ha fatto numerosi progressi in termini di giocabilità grazie a due grosse patch, l'ultima uscita in concomitanza con l'Episodio Due. La prima ha aggiunto la modalità 5v5, mentre la più recente introduce una mappa, un nuovo personaggio, una nuova cavalcatura, la modalità classificata (disponibile solo per il 3v3) e una lunghissima serie di correzioni e migliorie per sostenere il bilanciamento. Le potete trovare di seguito a questo indirizzo. Il nuovo personaggio, Ekon, si amalgama bene nel roster dei Guardiani disponibili e risulta essere attualmente il migliore tra i ricognitori.
Questo è il pro, ma anche il contro dei giochi in costante evoluzione: c'è sempre un margine di miglioramento, ma quando si tratta di giudicare il prodotto che quello che è, specialmente sotto data di lancio, il verdetto è inevitabilmente penalizzante. Basta andare a vedere lo storico dei voti di giochi come Fortnite o Valorant, accolti con una certa diffidenza da pubblico e critica.
Un altro elemento che è stato tenuto in conto in sede di recensione è la qualità dei giocatori online. Nei primi giorni di lancio, Highguard restituiva un'esperienza decisamente spiacevole: la quantità di utenti casuali che si incontravano durante i match, totalmente persi e privi di direzione (e anche poco inclini ad ascoltare i compagni di squadra) era massiccia. E giocare in trio con due compagni che non sanno quello che devono fare e non vogliono saperne di ascoltare è davvero frustrante. Il tempo, fortunatamente e sfortunatamente, ha falciato giorno dopo giorno la popolazione dei server, nei quali sono rimasti solo coloro che veramente volevano giocare "per bene": da quel momento Highguard è cambiato totalmente, diventando divertente, così come gli sviluppatori l'avevano pensato.
Lezioni virtuose
Fatte queste precisazioni, necessarie parlando di un gioco nato, come filosofia di sviluppo per evolversi velocemente, andiamo a vedere i punti di forza e debolezza di Highguard. Che Wildlight Entertainment sia composta da ex Respawn si sente pad alla mano. I Guardiani funzionano esattamente come le Leggende di Apex Legends, ognuno diviso per archetipo e dotato di un'abilità Passiva, una Tattica e una Ultimate.
Le migliori lezioni che gli sviluppatori hanno imparato, fatto loro e portato su Highguard riguardano il sistema di ping dinamico e, più in generale, tutti quegli elementi di interfaccia volti a fornire informazioni. Una voce fuori campo parlerà sempre al giocatore per informarlo delle varie fasi della partita, chi è in vantaggio e cosa sta succedendo attorno a lui. L'esperienza del team di sviluppo la si riscontra anche nella piacevolezza dello shooting, che noi abbiamo testato con un DualSense di PlayStation 5. I server sono stabili, tutti i dettagli ben rifiniti, il titolo completamente localizzato in italiano.
L'elemento che gioca maggiormente a favore di Highguard è la sua versatilità, che lo rende estremamente casual come esperienza. Durante una partita, ai giocatori viene chiesto di fare numerose cose, tutte molto diverse. Questa è la più grande forza del gioco, perché permette alle squadre, da tre o cinque partecipanti a seconda della modalità, di elaborare numerose strategie e di investire sul proprio punto forte. C'è chi gioca per sfinimento, chi difende in modo tattico o attacca con aggressività. Da questo punto di vista anche i Guardiani sono pensati con kit abilità flessibili e permettono di variare la scelta in termini sia di comfort individuale che abilità generali del team.
I cecchini troveranno il loro posto nella difesa della base prima dell'incursione, chi ama gli scontri ravvicinati si divertirà molto a rivendicare il breaker o nelle basi, e chi sta nelle retrovie avrà numerosi modi per fornire supporto e aiuti tattici alla squadra. Highguard è un titolo in cui ognuno trova il suo posto perché le abilità del giocatore non devono specializzarsi in uno specifico contesto, ma possono essere sfruttate in modo diverso a seconda della situazione.
Il limite della flessibilità
Se Highguard è il coltellino svizzero degli shooter, perché non è esploso sin dal lancio? Secondo noi per due motivi: il primo legato proprio a quella versatilità che dovrebbe essere il suo punto di forza. Non ci sono molti modi per girare attorno al concetto che stiamo per esprimere quindi lo diremo con il massimo rispetto possibile: Highguard non è un gioco difficile o confusionario, ma è un gioco che vuole e deve essere capito. Non è un caso che il tutorial sia obbligatorio prima di disputare la prima partita e lì ci sono tutte le informazioni che servono. Se si affronta l'introduzione velocizzando dei passaggi solo per soddisfare la smania di voler sparare, è perfettamente inutile giocarlo.
Questo non vuol dire che i giocatori più aggressivi non possano trovare pane per i propri denti, di Guardiani che giocano duro in prima linea ce ne sono diversi, ma vanno rispettati i termini e ritmi delle partite. Più di qualsiasi altro gioco Highguard si porta dietro una riflessione che è stata per anni la spina nel fianco di Apex Legends e su cui è andata inesorabilmente a sbattere anche Wildlight: non si può sparare spegnendo il cervello. O meglio: se si vuole fare solo quello, senza coordinarsi con la squadra, senza elaborare strategie, senza cooperare, sparare per il gusto di farlo, esistono altre tipologie di sparatutto PvP, oppure infinite campagne in single player. È proprio per questo che il mercato si è evoluto in diverse tipologie e sotto generi di FPS, e menomale aggiungeremmo.
Apex Legends ha trovato la sua dimensione dopo anni di aggiornamenti, stagioni e contenuti extra, trasformando quell'inferno di Kings Canyon, pieno di Wraith armate di Wingman a Skull Town, in un gioco bilanciato e apprezzabile a prescindere dalla dimestichezza con il genere.
Anche se all'inizio del suo percorso, la formula alchemica di Highguard è perfettamente sensata, sulla carta. Perché evolvere il prodotto inseguendo spasmodicamente i trend quando si può creare fin da subito un'unica struttura, con un ritmo crescente e una versatilità in cui tutti i giocatori possono trovare facilmente un posto? Abbiamo detto sulla carta perché gli sviluppatori forse non hanno messo in considerazione la pigrizia e la superficialità del pubblico di massa. O magari avevano aggiunto questa variabile nei conti e sta andando tutto secondo i piani... però nel momento in cui stiamo scrivendo la recensione, secondo SteamDB, Highguard ha poco più di tremila giocatori attivi, contro i 157,3K di ARC Raiders o i 14,5K di Peak.
Altro aspetto che secondo noi non aiuta per niente il prodotto a distinguersi nel mercato è l'aspetto prettamente estetico: il mix tra medioevo fantasy e high-tech risulta estremamente insipido e non ha niente di distintivo. Presi singolarmente, il design delle armi o dei Guardiani è curato e si vede il talento degli artisti del team, ma nell'insieme non riescono a creare un immaginario d'impatto.
Conclusioni
Highguard non è un brutto sparatutto, ma ad oggi è sicuramente una creatura incompresa. Le scelte di design fatte dal team sono sensate e rispondono ad esigenze specifiche ma non hanno saputo ancora catturare l'attenzione del pubblico. Invece di iper-specializzarsi in un sottogenere, Highguard seleziona sapientemente diverse meccaniche amalgamandole in un ritmo di gioco che si costruisce minuto per minuto e che trasmette quel senso di escalation e suspense che deve tenere il giocatore in tensione durante la partita. Questo però richiede al giocatore un minimo di concentrazione nella prima fase di apprendimento del gioco e una minima soglia di attenzione durante le partite, che, va detto, è davvero bassa perché l'azione è sempre chiara e leggibile. Tutto questo, ad ora, pare non aver trovato interessato abbastanza il pubblico, vuoi anche per un impatto estetico un po' anonimo. La formula di Highguard è vincente, ma per il futuro Wildlight Entertainment deve capire su che tipo di pubblico vuole puntare e investire su di esso.
PRO
- Facile da comprendere nonostante le diverse fasi di gioco
- Sempre chiaro e leggibile
- Massima versatilità
CONTRO
- Esteticamente anonimo
- Va capito per essere apprezzato