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Sword of the Sea, la recensione su Switch 2 tra bellezza intatta e cali in portatile

Colonna sonora e acrobazie reggono il passaggio a Switch 2: l'abbiamo finito in portatile, la modalità più incerta, mentre il dock se la cava meglio.

RECENSIONE di Mattia Pescitelli   —   03/11/2026
Lo Spettro mentre cavalca l'onda
Sword of the Sea
Sword of the Sea
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Poco più di un anno fa, Sword of the Sea ci ammaliava come pochi altri titoli prima d'allora, la maggior parte di essi proveniente dallo stesso studio di sviluppo che lo ha realizzato, Giant Squid, fondato da Matt Nava, già art director di Flower e Journey in thatgamecompany, e autore di The Pathless e ABZÛ.

L'eredità e l'esperienza maturata grazie a questi pilastri di narrazione audiovisiva ha permesso loro di realizzare forse il titolo più a fuoco (finora) della loro carriera, che proprio in questi giorni è approdato anche su Nintendo Switch 2 (e Xbox Series X/S) e che noi abbiamo divorato una volta di più.

Una canzone di acqua e fiamme

Esattamente come i suoi antenati, Sword of the Sea è un videogioco fortemente narrativo che utilizza l'ambiente e l'atmosfera per raccontare una storia universale di conflitto e resilienza, aiutato qua e là da alcune stele con su incisi dei canti poetici che narrano gli eventi di un tempo lontano e primigenio. Noi impersoniamo uno Spettro che, con la sua spada, ha il compito di riportare l'acqua e, di conseguenza, la vita, in questo mondo deserto, tra dune di sabbia e picchi gelidi.

La peculiarità alla base di quest'avventura la si nota sin da subito. Infatti, l'utilizzo che il guerriero fa della sua arma non è esattamente tradizionale, dato che la sfrutta a mo' di mezzo di locomozione. Come su uno snowboard o uno skateboard o un surf, che dir si voglia, dobbiamo sfrecciare sulle terre aride per riattivare le grandi fonti d'acqua e farle tornare a scorrere placide.

Il fascino innato sta nel fatto che il mondo è già di per sé un oceano, solo coperto da un sottilissimo strato di terra che non riesce a fermare l'incedere ondulatorio sottostante. Ciò significa venire catapultati in deserti che si comportano in tutto e per tutto come mari irrequieti, cosa che, se visivamente ammalia, ritrova il suo senso anche a livello di gameplay puro.

Acrobazie tra le dune

Facendo incontrare i due capisaldi dell'estetica dietro Sword of the Sea, ovvero ABZÛ e Journey, gli sviluppatori sono riusciti a trovare la quadra per proporre un gameplay che non sia unicamente navigazione della mappa da un punto all'altro inframezzata da scorci mozzafiato e "detto nel non detto", ma anche qualcosa che richieda al giocatore di prendere parte attiva all'azione. Entra in gioco, qui, la spada del mare, questa sorta di hoverboard che permette di sfrecciare tra le onde, compiere grandi salti e fare persino dei trick da manuale premendo una combinazione di tasti, il tutto con un sistema di punteggio che presenterà il conto alla fine della partita, quando il gioco ci dirà quanto siamo stati abili a portare a termine l'avventura.

Seguire il flusso sulle pareti
Seguire il flusso sulle pareti

Raggiunto il capolinea (ci vogliono all'incirca due ore abbondanti per godersi appieno l'arco narrativo dall'inizio alla fine) si sbloccano anche tutta una serie di elementi (tachimetro, calcolo del punteggio delle acrobazie a schermo) che spingono a rigiocare l'avventura per fare sempre meglio, ottenendo i collezionabili e tutte le abilità acquistabili dal vagabondo che ogni tanto si può trovare nelle varie mappe, in attesa che riempiamo il suo vaso con le monete sparse per il mondo.

Il sistema di movimento è una goduria anche su Switch 2, specie in modalità portatile, restando forse uno dei migliori impianti arcade del genere che possiamo trovare sul mercato ancora oggi. Pensiamo a un misto tra le discese movimentate di un SSX, la stravaganza triviale di un Jet Set Radio e le combinazioni di trick di un Tony Hawk's Pro Skater, ma con una cucitura d'alta sartoria tra le animazioni che non mostra praticamente mai quando finisce una e inizia l'altra. Il risultato è un'esplosione di dinamismo e reattività nei comandi che non è solo bello da vedere, ma anche divertente da giocare, introducendo quell'elemento ludico che era un pelo più affossato nelle precedenti produzioni dei suoi autori.

Serviva una spada per restituire una delle migliori esperienze arcade per quanto riguarda le discipline su tavola
Serviva una spada per restituire una delle migliori esperienze arcade per quanto riguarda le discipline su tavola

Lo spostamento non è più solo un mezzo, ma diventa sfida, tramutando ogni increspatura nel terreno in una possibile prova d'abilità che può essere presa con slancio o lasciata a esaurirsi al nostro passaggio verso l'obiettivo finale, a totale discrezione di chi sta vivendo l'avventura in quel momento. Vengono, quindi, consegnati nelle mani dei giocatori tutti gli strumenti per rendere la traversata estremamente personale, eliminando quasi completamente la sensazione di star seguendo un tunnel sapientemente diretto dai suoi ideatori.

Se ciò non bastasse e sentissimo ancora il bisogno di mettere alla prova le nostre capacità, saremmo felici di sapere che sono presenti in ogni area delle arene dove viene richiesto di far più punti possibile entro il tempo limite, un'aggiunta che pare superflua in un titolo che fa della narrazione il suo punto focale, ma che permette di dare risalto anche al sistema di movimento, l'altra fiamma che alimenta quest'esperienza videoludica.

Non solo alta velocità: capita spesso di fermarsi per ispezionare i dintorni
Non solo alta velocità: capita spesso di fermarsi per ispezionare i dintorni

Il flusso ininterrotto di animazioni che si susseguono senza soluzione di continuità (a meno che non decidiamo di fermarci un secondo per pianificare il prossimo percorso o per ammirare il panorama) mostra l'attenzione posta per realizzare la colonna strutturale del gioco, in un bilanciamento continuo tra sfida e crescita che permette veramente a tutti di impratichirsi con i comandi nel giro di qualche minuto e di padroneggiarli con scioltezza prima di completare l'avventura.

Crepe sul diamante

A livello audiovisivo, Sword of the Sea è tutto ciò che ci si potrebbe aspettare dalle menti artistiche dietro Journey e ABZÛ; un viaggio colorato, vibrante, pieno di contrasti e perfettamente consapevole dei suoi limiti e dei suoi punti di forza (su tutti il sistema di illuminazione). La colonna sonora firmata da Austin Wintory è la ciliegina sulla torta del comparto audio, già di per sé sublime, ma che, proprio grazie ai brani del compositore e collaboratore di lunga data del team, vive di un ritmo e di una flessuosità che ben si lega alle immagini.

Una sinfonia visiva
Una sinfonia visiva

L'unica nota che poteva far stridere questo magnifico componimento su Nintendo Switch 2 era la stabilità e, a malincuore, così è stato. Almeno in parte. Se la modalità dock si salva, in modalità portatile il risultato non è altrettanto roseo. Specialmente durante il primo atto, quello ambientato nel deserto di sabbia, siamo stati colti alla sprovvista da diversi cali di fotogrammi, nulla che renda impossibile leggere la scena o predire l'andamento dell'azione, ma comunque parecchio fastidiosi da trovare in un titolo che fa molto spesso dell'accuratezza e della precisione una gran componente.

Picchi lontani (specialmente di fotogrammi)
Picchi lontani (specialmente di fotogrammi)

Fortunatamente, come un motore che si deve scaldare, più si va avanti, più questi problemi di stabilità diminuiscono, scomparendo quasi completamente durante l'ultimo segmento di gioco (con tutta probabilità per la natura più contenuta del quadro).

In generale rimane comunque parecchio godibile, tanto che abbiamo preferito portarlo a termine in questa modalità, ma è una di quelle piccole sbavature che fanno storcere il naso in un prodotto tanto ben confezionato.

Conclusioni

Versione testata Nintendo Switch 2
Digital Delivery Steam, Epic Games Store, PlayStation Store, Microsoft Store, Nintendo eShop
Prezzo 29,99 €
Multiplayer.it
7.5
Lettori (38)
8.2
Il tuo voto

Sword of the Sea resta anche su Nintendo Switch 2 un'avventura degna di essere vissuta appieno, possibilmente più di una volta e con un passo sempre differente. Nonostante lo scivolone della stabilità in modalità portatile, l'avventura di Giant Squid dimostra una volta di più la sua versatilità audiovisiva, che sia su un televisore gigante o uno "schermino" a due palmi dal viso.

PRO

  • Audiovisivamente una perla anche su Switch 2
  • In portabilità il gameplay resta intuitivo e appagante

CONTRO

  • Qualche problema di stabilità in modalità portatile
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Abbiamo recensito il gioco grazie a un codice fornito dallo sviluppatore.
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