Cinque elementi che distinguono Red Dead Redemption 2 dal primo capitolo 35

Vediamo su quali punti Red Dead Redemption 2 supererà probabilmente il predecessore

SPECIALE di Giorgio Melani   —   07/05/2018

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Ci sono diversi validi motivi per attendere Red Dead Redemption 2 come uno dei prossimi eventi di enorme portata sul mercato videoludico, anche al di là dell'hype che un marchio così importante si porta appresso e delle aspettative di chi è già fan della serie dal primo capitolo. Si tratta del primo vero e proprio gioco "next gen" di Rockstar, sebbene la definizione sia quanto mai fuorviante a questo punto, visto che ci riferiamo con questo termine alla generazione di console attualmente in corso che, ironicamente, è destinata a lasciare il passo ai nuovi hardware nel giro di un paio d'anni. Tuttavia, Rockstar ha già dimostrato di muoversi con estrema prudenza nello sfruttamento delle nuove tecnologie, preferendo sganciare i suoi titoli di grosso calibro una volta che la conoscenza sugli hardware ha raggiunto la totale maturazione e presentandosi spesso e volentieri con lo stato dell'arte nella costruzione di mondi aperti ed estremamente credibili.


Considerando che il primo capitolo è uscito nell'ormai lontano 2010, che da un confronto diretto con quest'ultimo Red Dead Redemption 2 comporti un'evoluzione sostanziale non è certamente una sorpresa, ma il fatto è che per il suo posizionamento il gioco assume un'importanza strategica per tutte le future produzioni di Rockstar, fungendo da banco prova per la costruzione di un engine veramente ottimizzato per gli hardware attuali e fornendo probabilmente le fondamenta per le evoluzioni future, visto che dall'adozione dell'architettura standard x86 da parte di Sony e Microsoft dovrebbe essere garantita una certa stabilità strutturale e compatibilità del software anche in prospettiva, ed è dunque lecito aspettarsi che la programmazione del motore di gioco progredisca da qui in poi secondo una logica incrementale più che a sbalzi rivoluzionari.

Un mondo vivo

Il far west di Red Dead Redemption 2 si presenta come l'ultima frontiera dell'open world: se l'epoca dei pionieri è forse giunta al termine del suo percorso nella realtà storica rappresentata nel gioco, lo stesso non si può dire della tecnologia utilizzata per la sua messa in scena sullo schermo, evidentemente. Nello sviluppo durato otto anni, Rockstar ha cercato di costruire la sua idea più avanzata di mondo aperto e "seamless", un qualcosa che non sia semplicemente un'ampia e fascinosa scenografia per le scorribande del protagonista, ma la rappresentazione di un mondo realistico e vivido, in cui ogni aspetto appare curato e gestito da un sistema di intelligenza artificiale convincente. L'obiettivo era creare un mondo la cui vita si svolgesse in maniera anche indipendente dal giocatore: il primo capitolo metteva spazi enormi a disposizione ma l'ambiente intorno, per quanto meravigliosamente riprodotto, sembrava spesso arido, o con una vita posticcia come può esserla quella rappresentata in un videogioco di quasi dieci anni fa. Red Dead Redemption 2 vuole superare queste limitazioni e proporre un mondo in cui è possibile immergersi e perdersi in maniera convincente, stabilire relazioni e osservare una vita simulata che sembri quanto più possibile complessa e vera, al di là di semplici routine comportamentali di facciata.

Azioni e reazioni

Come conseguenza diretta dell'evoluzione sostanziale applicata all'intelligenza artificiale ma anche del maggiore studio dedicato alla strutturazione del game design, le azioni del giocatore sul mondo circostante avranno riflessi più netti e visibili. L'idea è di non avere a che fare con una sorta di teatro di posa in cui gli attori stanno fermi in attesa di recitare la propria parte in funzione delle azioni del giocatore: i personaggi vivono una loro vita, interagiscono tra loro anche a prescindere dalla presenza del protagonista, potranno discutere ed eventualmente comprendere il giocatore all'interno della discussione in corso, intraprendendo in questo modo delle pieghe diverse e magari aprendo a nuove opportunità di gioco con l'avvio di missioni secondarie. Avvicinandoci a un personaggio potremo ascoltare quello che ha da dire e possibilmente portare avanti qualche richiesta particolare, aiutandolo dunque o lasciandolo semplicemente perdere. Certo, le scelte restano spesso polarizzate tra un approccio aggressivo e uno amichevole all'incontro con altri personaggi, ma è possibile creare un tessuto di relazioni incrociate che si riflette anche nella composizione complessa della trama di quest e sub-quest che costruisce il gioco. Difficilmente ci troveremo dunque di fronte a scelte capitali che influenzano da sole l'intero svolgimento della storia e proprio questa è la rivoluzione di Red Dead Redemption 2, che propone una continua serie di scelte più sottili, determinate dal comportamento di Arthur in ogni singola situazione e in grado di influire per sommatoria nell'intero svolgersi degli eventi.

La gang e l'accampamento

La poetica del "cane sciolto" era un po' la caratteristica dominante nell'esperienza del primo Red Dead Redemption, ed è un elemento che possiamo ritrovare anche nel secondo capitolo, ma le premesse qui sono diverse. L'epopea di Arthur Morgan è strettamente legata alla gang di Dutch Van Der Linde e con questa ci troviamo a convivere come parte integrante del gameplay, salvo decidere di agire soprattutto per sé stessi come conseguenza di quella libertà d'azione di cui abbiamo parlato in precedenza. In ogni caso, la vita nella gang e l'accampamento rappresentano elementi caratterizzanti di Red Dead Redemption 2, innescando una serie di meccaniche peculiari che hanno quasi a che fare con le dinamiche tipiche di un gestionale: si tratta infatti di trovare risorse per garantire la sopravvivenza del gruppo attraverso la caccia, la raccolta di materiali e denaro o la ricerca di oggetti particolari, tutte cose che portano ovviamente a missioni secondarie e attività collaterali che arricchiscono il gioco. Anche in questi casi è possibile decidere come comportarsi e scegliere se far andare tutto per il verso giusto per il bene della gang e dell'accampamento oppure puntare a una disgregazione dei rapporti, con la micro-comunità che in questo modo riflette il sistema di scelte e conseguenze che caratterizza l'intero mondo di gioco e un sistema di morale che cambia il clima tra i vari personaggi a seconda del nostro comportamento.

Cavalli e armi

La cura nei particolari infusa in ogni aspetto di Red Dead Redemption 2 si riflette a vari livelli, anche nella realizzazione dei singoli oggetti o nel comportamento degli animali. Mettendo in scena un'epopea western, Rockstar ha giustamente dedicato una certa attenzione nella costruzione digitale dei cavalli, che appaiono in questo capitolo ben più convincenti di quanto visto in precedenza, anche nei particolari anatomici più inaspettati. I cavalli si differenziano a seconda della razza per varie caratteristiche che influiscono sulla resistenza, sulla docilità, sulla velocità o la capacità di andare su diversi tipi di terreno. È presente inoltre un sistema di "lealtà" del cavallo, che va alimentato accudendo l'animale sotto vari aspetti, dal fornire da mangiare alla cura con cui viene trattato e si riflette nel suo comportamento facendolo diventare a tutti gli effetti una sorta di compagno d'avventura. Un cavallo curato si comporta in maniera più corretta, rispondendo ai comandi più precisamente e velocemente, cose che assumono grande importanza nel corso delle missioni. Sono previste delle evoluzioni anche nell'ambito delle armi, che porteranno a un gunplay più avanzato, con una maggiore differenziazione tra le bocche da fuoco in termini di comportamento e utilizzo. Collegandosi alla questione dell'intelligenza artificiale, un altro elemento particolare è la possibilità di estrarre l'arma e puntarla sui personaggi per osservare reazioni alquanto diverse, anche in base al nostro comportamento, che possono sfociare in situazioni imprevedibili anche per eventuali iniziative degli NPC.

Esterni e interni

Tanto per dare un'idea delle dimensioni del progetto Red Dead Redemption 2, anche rispetto a quanto visto nel primo capitolo, bisogna pensare che si tratta di un titolo su cui hanno lavorato tutti i team Rockstar in una mastodontica opera d'equipe, necessaria per poter raggiungere il livello qualitativo ideale. È probabilmente il primo progetto dell'etichetta a richiedere uno spostamento di forze del genere e il tutto si riflette in una costruzione magistrale degli scenari e del game design. Le ampie scenografie aperte sono state una costante del primo capitolo e si trovano ulteriormente potenziate in questo secondo, con un'evoluzione grafica che rappresenta un vero e proprio salto generazionale, ma non c'è solo questo a testimonianza del grosso lavoro effettuato. Le missioni risultano particolarmente complesse e sfaccettate e tendono spesso a svilupparsi anche all'interno di edifici, che rientrano ora in maniera più frequente anche nelle fasi d'esplorazione. Questo si traduce in una riproduzione estremamente dettagliata anche delle scenografie interne e in un loro utilizzo più frequente: d'altra parte la costruzione delle missioni, pur rimanendo parzialmente aperta a sviluppi anche inattesi, richiede una certa perfezione formale anche nella sceneggiatura in molti casi e gli incontri al chiuso possono risultare particolarmente adatti all'uopo. Scartata l'idea di utilizzare una costruzione procedurale delle missioni, come era stato inizialmente pensato, Rockstar ha infatti deciso di virare su un design più rigoroso e complesso del gioco, altra caratteristica che ha richiesto ingenti investimenti in termini di sviluppo.