Le delusioni videoludiche del 2018

Il 2018 è stato un anno pieno di bellissimi titoli, ma anche di grosse e cocenti delusioni, che abbiamo provato a elencare evitando di piangere.

SPECIALE di Simone Tagliaferri   —   21/12/2018
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Tutta la nostra copertura sul meglio del 2018 e quello che ci aspettiamo nel 2019 può essere consultata nella pagina dedicata in costante aggiornamento.

Precisiamo subito: stiamo parlando delle delusioni del 2018, non dei giochi più brutti dell'anno in cui parleremo in un altro articolo. La differenza è sostanziale, perché qui sono finiti tutti quei titoli che avevano alimentato le speranze dei giocatori, ma che una volta arrivati sul mercato le hanno uccise tutte. L'esempio più calzante è la Devil May Cry HD Collection, che potete comprare a occhi chiusi se volete giocare ai primi tre Devil May Cry ma che è un'operazione complessivamente fallimentare per la qualità della rimasterizzazione. Altro esempio è Fallout 76, che non è certo il gioco più brutto dell'anno ma sicuramente è uno dei più deludenti, visto il brand cui appartiene e i numerosi errori di comunicazione commessi al lancio da Bethesda. Ovviamente non mancano giochi davvero brutti che ritroveremo anche nella worst 10. Ma ora bando alle ciance e vediamo quali sono le dieci più grandi delusioni per la redazione di Multiplayer.it.

Le delusioni videoludiche del 2018

Agony

Agony doveva essere un gioco spietato e blasfemo, capace di farci viaggiare fino ai più reconditi e bui anfratti dell'inferno e dell'animo umano. Promessa mantenuta: spietato lo è stato, soprattutto con chi lo ha comprato, che si è ritrovato in mano un prodotto incompleto e poco rifinito, con moltissimi problemi che ne hanno decretato il fallimento. Molti lo attendevano come il nuovo messia dei giochi horror splatter: una vivida rappresentazione dell'oltretomba come immaginato da tanti dischi metal. Invece si sono ritrovati tra le mani un'esperienza dimenticabilissima che lascia il tempo che trova e che è molto meno provocatoria di quanto si fosse inizialmente ipotizzato. Per amore di cronaca riportiamo che qualche mese dopo il lancio di Agony ne è stata pubblicata la versione non censurata, chiamata Agony Unrated, che ripristina alcuni dei contenuti tagliati e migliora leggermente il gioco. Se ancora ci credete, puntate su quella.

Devil May Cry HD Collection

La Devil May Cry HD Collection non è un prodotto pessimo. In fondo l'esistenza di una raccolta dei primi tre Devil May Cry non è una brutta cosa. Peccato che sia un'operazione pigrissima che non rende giustizia a questa storica serie action, di cui sta giusto per uscire il quinto episodio. Per quale motivo? Il lavoro di rimasterizzazione è di fatto nullo. Si tratta della stessa raccolta già pubblicata nel 2012 su PS3 e Xbox 360 con in più soltanto i 1080p, pubblicata oltretutto a un prezzo non proprio concorrenziale. Il desiderio dei fan di avere almeno qualche contenuto extra in più non è stata esaudita, così come quello di rivedere alcuni aspetti tecnici per adattarli alle nuove tecnologie. Non trattandosi di un prodotto di secondo piano, qualcosa in più ci si aspettare da Capcom. Sono comunque tre titoli da giocare, soprattutto il primo e il terzo, ma il valore aggiunto dall'operazione di rimasterizzazione è praticamente nullo.

Extinction

Vi ricordate che nel 2018 è uscito Extinction? Immaginiamo di no, visto che il titolo di Iron Galaxy Studio è passato praticamente inosservato e tutti quelli che lo seguivano lo hanno rimosso. Eppure era stato presentato come il nuovo Shadow of the Colossus, fatto di scontri spettacolari contro dei bestioni grossi come dei palazzi e tanta azione. Giocandoci, l'ispirazione al titolo di Fumito Ueda è evidente, così come i rimandi alla serie L'Attacco dei Giganti, soprattutto nella mobilità del protagonista. Peccato che le ottime premesse siano state tradotte in un titolo superficiale e senza peso dal prezzo fin troppo elevato per i contenuti offerti, ma che, nonostante la brevità, risulta ripetitivo sin da subito. Il sistema di combattimento è oltremodo semplificato, gli orchi giganti sono tutti troppo simili e non fa nemmeno il caffè. Insomma, è più divertente stare a guardare i mostri che distruggono il genere umano invece di salvarlo.

Fallout 76

Di Fallout 76 si possono dire tantissime cose, tranne che sia un prodotto riuscito. Anzi, probabilmente è il disastro dell'anno, soprattutto in termini comunicativi. La qualità del gioco è meno fetida di ciò che si dice in rete, ma rimane il fatto che se Bethesda lo avesse lanciato in accesso anticipato, per dargli il giusto tempo di rodaggio, invece di spacciarlo come un gioco fatto e finito, avrebbe avuto molti meno problemi e tanta comprensione in più. Del resto i problemi di lancio erano evidenti, così come i numerosi passi falsi fatti dal publisher che ha infilato una serie di gaffe da guinness dei primati, come quella della famosa borsa di tela della Collector's Edition sostituita con una borsa di plastica. Secondo noi è un titolo che può recuperare con il tempo e con un rilancio ben pianificato, un po' come successo a Final Fantasy XIV e a the Elder Scrolls Online. Per adesso però è solo una brutta storia che speriamo non abbia grossi strascichi.

Jurassic World Evolution

Jurassic World Evolution è semplicemente un gestionale mediocre. Molti si aspettavano che, forte del successo di Planet Coaster, Frontier Development realizzasse un titolo profondo e sfaccettato, con i dinosauri di sottofondo. I dinosauri ci sono, peccato però che manchi tutto il resto. La parte gestionale è stata letteralmente prosciugata per creare un titolo dall'impianto mobile dove il giocatore non ha altro da fare che costruire recinti per i dinosauri e ripararli, con il solo fastidio di dover chiudere il parco di tanto in tanto per recuperare i bestioni in fuga. Tecnicamente molto buono, soffre moltissimo sulla lunga distanza dove l'unico movente per continuare a giocare è vedere i nuovi dinosauri scoperti compiendo ricerche in giro per il mondo. Non è orrendo, nel frattempo è stato aggiornato con nuovi contenuti e ha venduto anche bene, ma non è il gestionale di Jurassic Park che volevamo.

Overkill’s the Walking Dead

Overkill's the Walking Dead è un fallimento da tutti i punti di vista. Molti speravano che visto il suo pedigree Starbreeze, forte dell'esperienza fatta con Payday 2, riuscisse a creare lo sparatutto cooperativo a tema zombi definitivo. Invece è uscito fuori un prodotto mediocre, con delle meccaniche semplicemente sbagliate e tanti, troppi problemi. La comunità, ovviamente, non ne è stata contenta e il gioco ha venduto molto meno di quanto previsto. Da segnalare la drammatica storia post lancio del gioco sul quale Starbreeze sembra aver puntato sin troppo visto che è finita in amministrazione controllata e addirittura alcuni dirigenti sono stati arrestati con un blitz improvviso delle forze dell'ordine di Stoccolma con l'accusa di insider trading.

PlayStation Classic

PlayStation Classic è semplicemente una mini console sbagliata. Sony sembra averla messa insieme in fretta per sfruttare la scia del successo di NES e SNES Classic, ma ha commesso talmente tanti errori da aver indispettito il pubblico potenziale. Il risultato è stato un lancio freddino, con vendite molto sotto alle aspettative, soprattutto considerando l'eccitazione con cui era stata accolta la notizia dell'esistenza della mini console. Difficile elencarne tutti i problemi in così poco spazio. Diciamo che il più evidente è la scelta dei venti giochi compresi nel prezzo, alcuni dei quali per nulla rappresentativi della prima PlayStation. Altro grosso limite è l'utilizzo di un emulatore open source mal configurato e personalizzato con il minimo sforzo. Anche la scelta di includere le versioni PAL di alcuni giochi, invece di quelle NTSC, è stata molto criticata. Insomma, va bene la nostalgia, ma così non ha davvero senso.

Secret of Mana

Il più grosso difetto del remake di Secret of Mana è che è semplicemente più brutto del Secret of Mana originale per SNES. Square Enix ha provato a riattizzare l'ardore dei fan con un titolo con grafica 3D brutta e mal animata, che fa rimpiangere la pixel art originale. Il risultato è un prodotto che ha un che di amatoriale, per via della brutta interfaccia e di un'inedita confusione dei combattimenti, soprattutto nelle situazioni più affollate. Nel suo complesso è un'operazione davvero poco riuscita che lascia con l'amaro in bocca. Purtroppo potrebbe essere anche la tomba definitiva della serie, visto che Square voleva utilizzarlo come banco di prova per sondare l'interesse del pubblico. Certo che poteva farlo con un gioco almeno decente.

The Inpatient

The Inpatient di Supermassive poteva essere l'Until Dawn per PlayStation VR. Più che altro molti speravano che lo fosse, visto che condivide lo stesso universo narrativo, ma si sono ritrovati ben altro tra le mani. Ambientato nel 1952, sessant'anni prima dei fatti raccontati nell'esclusiva per PS4 precedente, The Inpatient mette nei panni di un paziente del Blackwood Sanatorium che, in preda all'amnesia, deve riuscire a ricordare cosa gli è successo. Purtroppo la parte interessante della trama finisce qui, visto che nel gioco non succede davvero nulla di rilevante o degno di nota. La narrazione è così scialba che finisce per vanificare il pur ottimo lato tecnico, aumentando ancora di più il dispiacere per quella che poteva essere una grande avventura e invece si è rivelata un'esperienza mediocre capace solo di far rimpiangere Until Dawn.

Underworld Ascendant

Underworld Ascendant aveva alimentato un grande sogno: riportare in vita la serie spin off Ultima Underworld con un seguito spirituale degno degli originali, realizzato proprio da parte del team che realizzò quei piccoli e innovativi gioielli videoludici. Peccato che sia andato tutto storto e al lancio Underworld Ascendant sia risultato un gioco di ruolo mediocre e con una quantità di problemi difficilmente risolvibili in pochi mesi con aggiornamenti post lancio. Purtroppo la grande quantità di bug, la ripetitività delle missioni e il senso generale d'incompletezza che trasmette non vengono compensati da alcune interessanti meccaniche da gioco di ruolo che dovevano essere utilizzate meglio. Si spera che il fallimento commerciale di Underworld Ascendant non influisca in maniera negativa sul progetto successivo di Otherside Entertainment, ossia System Shock 3, che merita una sorte diversa.