Final Fantasy VII Remake, le nostre ipotesi sulla struttura 100

Quanti episodi? E quanto lunghi? Quanto costeranno? Ecco le nostre previsioni sulla struttura di Final Fantasy VII Remake, l'attesissimo remake Square Enix

SPECIALE di Christian Colli   —   17/05/2019

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Il nuovo trailer di Final Fantasy VII Remake ha polarizzato l'attenzione della critica e del pubblico - casomai ce ne fosse ancora bisogno - su tutta una serie di interrogativi che Square Enix ha sollevato con le sue dichiarazioni nel corso degli anni. Che Final Fantasy VII Remake sia uno dei titoli più attesi in assoluto nella storia del gaming, è risaputo. Il titolo originale, uscito nel 1996, ha rappresentato un intero passaggio generazionale non tanto da una fascia di console a un'altra, ma tra vere e proprie filosofie nel modo di fare i videogiochi. All'epoca Final Fantasy era già famoso, ma il settimo episodio ha contribuito a diffondere la sua popolarità anche nel resto del mondo.

Capirete, insomma, che Square Enix si ritrova per le mani una bella gatta da pelare, un gioco difficilissimo da rifare, una vera e propria bomba a orologeria che potrebbe scoppiare nelle mani del controverso director Tetsuya Nomura. Il primo problema, infatti, non sarà sviluppare il gioco da capo, aggiornando il comparto tecnico agli standard odierni, ma ristrutturarlo in una formula episodica che potrebbe avere importanti ripercussioni sulla sceneggiatura e sulla risposta del pubblico. Nelle prossime righe cercheremo di capire perché Square Enix ha compiuto questa scelta e come potrebbe implementarla, perciò vi avvertiamo: se non avete mai giocato Final Fantasy VII, potreste inciampare in qualche spoiler.

Perché a episodi?

La vera domanda è: perché no? Considerata la risonanza che ha un titolo come Final Fantasy VII Remake, suddividerlo in episodi a prezzo pieno con la sicurezza di un'entrata proporzionale non può che essere la scelta migliore, soprattutto in un momento in cui questo approccio è diventato molto diffuso: basti pensare alle nove ore della trilogia de Lo Hobbit di Peter Jackson, ricavata da un racconto di duecento pagine scarse, o alla suddivisione in due parti dell'ultimo romanzo nei cicli di Harry Potter o The Hunger Games per i rispettivi adattamenti cinematografici. C'è sicuramente uno scopo di lucro, insomma, ma bisogna anche rendersi conto che sviluppare da capo un titolo come Final Fantasy VII è estremamente complicato poiché il gioco si svolge in molteplici location che sfruttano asset estremamente diversi. Nel 1996 si potevano mettere insieme un mucchietto di poligoni per costruire qualunque tipo di nemico e dividere un unico gioco in tre o più dischi, ma oggi il mercato impone standard che si traducono in budget proibitivi.

La soluzione di suddividere Final Fantasy VII è quindi anche la più logica nell'ottica di preservare lo spirito e l'ambizione del gioco a fronte di un rifacimento totale. Square Enix avrebbe potuto semplicemente mutilare il titolo originale per riproporne i momenti essenziali in una sorta di bignami che non avrebbe fatto contento nessuno, questo è certo. Final Fantasy VII non è un JRPG particolarmente lungo: sapendo come muoversi, si completa in una quarantina di ore, anche meno, e un po' di più se si decide di sviscerarne ogni segreto o dedicarsi al leveling. Il Remake sarà però un'esperienza molto diversa anche nel gameplay e non sappiamo se il suddetto leveling sarà necessario: a dirla tutta, non sappiamo neppure se esisteranno ancora i livelli di esperienza. No, la soluzione di Nomura e del producer Yoshinori Kitase è quella più sensata: dividendo Final Fantasy VII Remake in molteplici episodi, Square Enix darà all'opera lo spazio e il rispetto che merita, ma soprattutto potrà espandere il gioco anche a livello contenutistico, oltre che narrativo.

Vi ricordiamo, infatti, che negli anni Final Fantasy VII ha generato una serie di spin-off come Crisis Core o Dirge of Cerberus che hanno esplorato e approfondito la mitologia del mondo in cui si svolge il gioco originale. Questo significa che Square Enix potrebbe approfittarne per integrare alcuni elementi dei titoli posteriori a Final Fantasy VII nel Remake. Il primo che ci viene in mente, neanche a dirlo, è Genesis, il villain di Crisis Core che ricompare nel finale segreto di Dirge of Cerberus. È un personaggio che non ha mai avuto una direzione precisa e che nel Remake di Final Fantasy VII potrebbe avere una sottotrama secondaria o magari anche soltanto un ruolo da boss segreto simile a quello rivestito da Sephiroth in Kingdom Hearts. Senza cadere troppo lontano dall'albero, possiamo fare un altro esempio più concreto con Yuffie Kisaragi e Vincent Valentine, due personaggi che nel titolo originale era facoltativo reclutare ma che nei giochi e nei lungometraggi successivi sono diventati ufficialmente parte del mythos di Final Fantasy VII. In questo senso, il Remake dovrà per forza dedicare loro uno spazio maggiore nella trama, arricchendo la storia di dialoghi e di cinematiche che approfondiscano i loro ruoli.

Quanti episodi?

Il problema ora è determinare il numero di episodi in cui Square Enix dividerà Final Fantasy VII Remake. Non sembra, ma è una questione molto delicata. Troppi rischierebbero di alienare il pubblico fin dall'inizio: come la prendereste se vi dicessero che state comprando il primo episodio di un'unica storia divisa in sette parti, per esempio? Certo, non sappiamo ancora quanto costerà ciascun episodio, e una serializzazione in sette parti sulle 10 euro ciascuna potrebbe anche essere accettabile. Il fatto è che Square Enix ha affermato e ribadito che ogni episodio sarà un titolo vero e proprio, un gioco a sé stante e non una specie di DLC: in altre parole, è facile ipotizzare che ogni capitolo di Final Fantasy VII Remake costerà più o meno quanto un gioco tripla A normalissimo, e a quel punto l'idea di dover spendere 70 euro moltiplicato sette volte smetterebbe di allettare persino il fan più sfegatato. Noi propendiamo per la trilogia. È un formato comune, e altisonante, che Square Enix ha già impiegato in passato con Final Fantasy XIII, senza contare che dividere Final Fantasy VII in tre parti, oltre a essere accettabile, ha anche un certo senso.

I più attenti, infatti, ricorderanno che Final Fantasy VII era diviso in tre Compact Disc. In realtà, la suddivisione non riguardava tanto l'aspetto narrativo o contenutistico, quanto una semplice questione di immagazzinamento dei dati, e il terzo CD ospitava principalmente la lunghissima cinematica finale. Dividere il Remake in tre parti, tuttavia, richiamerebbe la suddivisione originale e consentirebbe a Square Enix di rimaneggiare efficacemente la storia. Anche quello potrebbe essere un problema, in effetti, se si tiene conto di un aspetto molto importante di qualunque racconto: il ritmo. Prima abbiamo menzionato Final Fantasy XIII, ma è bene ricordare che Final Fantasy XIII non è nato come una trilogia e che ciascuno dei titoli che la componevano era effettivamente un gioco a sé stante con una storia predefinita. Final Fantasy VII Remake dovrà raccontare un'unica storia, peraltro già nota ai più, e dovrà farlo in modo da spingere i giocatori a comprare i vari episodi. Sarà dunque importante mantenere alto l'interesse dei giocatori, sfruttando escamotage narrativi come il meccanismo del cliffhanger: in questo senso, la morte di Aerith sarebbe un finale di episodio assolutamente perfetto.

La povera Aerith, tuttavia, moriva alla fine del primo disco nella versione PlayStation originale, e troviamo piuttosto difficile che il primo episodio del Remake arrivi fino allo scontro con Jenova nella città degli Antichi, anche perché i trailer pubblicati fino a questo momento da Square Enix ci hanno mostrato unicamente Midgar. Insomma, la suddivisione del Remake probabilmente non rispetterà quella originale nella sostanza, ma solo nella forma. Sotto questo punto di vista, ha perfettamente senso ambientare tutto il primo episodio soltanto a Midgar. La città è enorme e offre spunti contenutistici che la versione originale aveva soltanto sfiorato e che abbiamo intravisto meglio, seppur limitati, in Crisis Core per PSP. Se dovesse concentrare l'intero primo episodio su Midgar, fino alla rocambolesca fuga in moto che farebbe da perfetto cliffhanger, Square Enix potrebbe riempire il gioco di missioni secondarie legate alle attività terroristiche dell'Avalanche. A questo punto non possiamo fare altro che chiederci quanto potrebbe durare.

Gli altri episodi

Se Square Enix vuole veramente sviluppare ogni episodio come un gioco a sé stante, allora possiamo ipotizzare che, al netto dei nuovi contenuti, ciascuno di essi potrebbe durare almeno una ventina di ore. Il problema, tuttavia, è capire il tipo di gioco cui stiamo andando incontro. Guardando il trailer, è chiaro che Final Fantasy VII Remake non sarà un JRPG di stampo tradizionale come lo fu l'originale, ma un incrocio tra un'avventura in terza persona e un gioco di ruolo nipponico coi combattimenti che mescolano turni e tempo reale: la nostra impressione è stata quella di trovarci di fronte a un incrocio tra Parasite Eve - il primissimo - e Vagrant Story. È possibile che, una volta ingaggiato il nemico, l'esplorazione passi automaticamente a una configurazione da combattimento. In questo modo, il gioco manterrebbe un'impostazione simile a quella del titolo originale, adottando però un approccio più cinematografico e moderno allo storytelling.

Una volta lasciata Midgar, tuttavia, Final Fantasy VII si spalancava verso un mondo che, a un certo punto, il giocatore avrebbe potuto esplorare liberamente a piedi, in barca e persino in aeronave, come nei Final Fantasy più classici che lo avevano preceduto. Questa apparente libertà era tuttavia soggetta a una storyline lineare che prendeva il giocatore per mano e lo conduceva da una città all'altra, passando per i vari dungeon e i punti di interesse in cui si sviluppava l'intreccio. Era solo nel terzo disco, quando l'unica cosa rimasta da fare era praticamente soltanto l'ultimo dungeon e lo scontro finale con Sephiroth, che il giocatore aveva la completa libertà di andare dove gli pareva con l'obiettivo di potenziare il cast e scoprire tutti i segreti del gioco che comprendevano boss opzionali - le micidiali Weapon - e Materie speciali come la mitica Knights of the Round. Partendo da queste nozioni, è facile ipotizzare che Square Enix voglia adottare un'impostazione simile anche per il Remake.

E quindi, una volta completato il primo capitolo lasciando Midgar, il secondo potrebbe coprire la storia fino alla morte di Aerith oppure ancora oltre, fino al ritorno a Midgar e allo scontro con Hojo. Il secondo episodio si concentrerebbe quindi sul viaggio dei nostri eroi e sullo svolgimento della storia con meno contenuti secondari, quasi come un film interattivo, conducendoci a un punto d'arrivo che è anche un nuovo inizio: il terzo capitolo, completamente open world. A questo punto - e probabilmente saremo già nel 2021-2022, generazione PlayStation 5 - il giocatore si ritrova con il party al completo in un mondo totalmente esplorabile e ricco di obiettivi secondari che, volendo, può completamente ignorare per andare dritto allo scontro finale con Sephiroth. Vi sembra strano? È esattamente quello che ha fatto The Legend of Zelda: Breath of the Wild. Così Square Enix riuscirebbe ad accontentare i suoi fan, proponendo una struttura dinamica che cambia volto a ogni capitolo, senza snaturarsi, e che rende giustizia al kolossal che è Final Fantasy VII. Ma queste, sia ben chiaro, sono le nostre ipotesi - anzi, le nostre speranze - e per sapere se ci abbiamo azzeccato anche soltanto un minimo dovremo aspettare l'imminente E3.