Ghost of Tsushima: il Viandante - Racconti dal Sol Levante

In questo secondo capitolo di Racconti dal Sol Levante vi narreremo la storia di un viandante solitario che vaga per le terre di (Ghost of) Tsushima.

SPECIALE di Mattia Pescitelli   —   19/10/2020
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Dopo il primo capitolo di Racconti dal Sol Levante (la rubrica che trasforma i gameplay in racconti originali composti da parole e immagini) dedicato alla storia di un ronin feroce e senza pietà, vi raccontiamo la breve avventura di un viandante solitario che vaga senza meta per le selvagge terre di Ghost of Tsushima, invase dalle forze mongole.

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Il viandante

In sella alla sua fedele cavalcatura, un viandante percorreva una stretta via tra i campi dorati di Tsushima. In lontananza, una colonna di fumo si perdeva tra le basse e minacciose nubi temporalesche. Il sole calante illuminava sporadicamente il volto dell'uomo a causa delle fessure frastagliate del vecchio cappello di paglia che aveva in testa. L'acqua da poco caduta aveva reso il terreno morbido, creando anche delle piccole pozzanghere ai lati della strada.

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All'orizzonte, un gruppo di uomini stazionava nei pressi di un carro. Ai piedi di uno di essi si trovava una persona, in ginocchio. Un luccichio si intromise tra il viandante e le sagome umane, appena percepibili a occhio nudo. In un lampo, il luccichio scomparve e l'individuo in ginocchio si accasciò a terra. L'uomo a cavallo non mosse un muscolo; continuò a percorrere la via con la stessa andatura, fino ad avvicinarsi sempre più al gruppo di uomini. Non erano banditi, né assassini, né ladri. Anzi, forse erano ognuna di queste cose. I soldati mongoli, impegnati a rovistare nel carro, si accorsero dell'arrivo del viandante e sbarrarono la strada con i loro imponenti corpi e le loro armature pregiate.

"Ferma!"

Uno degli uomini, alzò la mano verso il cavaliere solitario, facendogli segno di arrestare la sua avanzata. Quella probabilmente era una delle poche parole che conosceva nella lingua del viaggiatore, in quanto non ne proferì più alcuna, continuando a comunicare per gesti. L'uomo smontò da cavallo e schioccò la lingua per far allontanare la cavalcatura. Poi si posizionò al centro della via e poggiò la mano sinistra sul fodero della spada. I soldati si guardarono tra loro per qualche secondo, sorridendo e sghignazzando. All'unisono, estrassero le armi. L'uomo col cappello di paglia strinse lentamente la mano destra sul manico dell'arma. Tutto tacque per qualche secondo. Si sentiva solo il vento che accarezzava dolcemente il manto dorato che ricopriva il terreno e, sporadicamente, un corvo che gracchiava sull'albero lì vicino. Poi il vento cessò di soffiare e il volatile si acquietò.

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Il fuggitivo

L'uomo che aveva intimato il viandante di fermarsi fece segno ai suoi compagni di attaccare. In un attimo, cinque soldati armati fino ai denti furono sul viandante, accompagnato solo dalla sua lama. Tanto bastava. Estrasse la sua arma dal fodero e con soli tre fendenti arrestò la funesta corsa di altrettanti avversari. Gli ultimi due rimasti si fermarono momentaneamente, ma nel giro di qualche secondo erano nuovamente pronti a scatenare tutta la loro furia in combattimento.

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Erano avversari temibili. I loro attacchi erano veloci, coordinati. Ma ciò non bastò a sopraffare il viaggiatore solitario. La sua lama era fulminea, capace di bloccare ogni attacco inferto dai due soldati. Con un possente colpo, disarmò entrambi gli avversari. Nell'atto, recise perfino un braccio a uno dei due, che cadde a terra, urlando. L'altro si pietrificò alla vista della lama che gli stava ormai trapassando il petto. Il viandante voltò lo sguardo verso l'ultimo uomo rimasto, quello che aveva mandato i suoi uomini a morire. Era ormai lontano, sul limitare dell'orizzonte, in sella alla sua cavalcatura ricoperta da un'armatura sgargiante. Il viandante continuò a guardarlo mente affondava la lama con decisone nel soldato senza un braccio, il quale smise di emanare le urla strazianti che squarciavano il cielo livido. Ripulita la lama dal sangue cremisi dei suoi avversari, si rimise in sella e continuò per la sua via. Non degnò di uno sguardo né il civile decapitato a pochi passi da lui, né il carro abbandonato, limitandosi a continuare per la sua via con la stessa, tranquilla andatura.

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Sul limitare della foresta

Qualche ora dopo, il viandante aveva abbandonato i campi dorati di Tsushima per immettersi in un fitto intrigo di rami e foglie. Il sole era ormai alla fine del suo ciclo vitale. Gli ultimi raggi riuscivano con difficoltà a trapassare il folto degli alberi. Un'altra pattuglia bloccò il suo cammino. Nuovamente, smontò da cavallo e lo fece allontanare con il medesimo suono, riposizionandosi al centro della via; la mano sul fodero. Tuttavia, qualcosa era cambiato.

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I suoi avversari erano più numerosi e contavano anche due soldati dalle bocche che sputano fuoco. Tra di loro si trovava lo stesso uomo che qualche ora prima era scappato dal campo di battaglia. Questa volta, intimò agli arcieri di tirare sul viaggiatore. Quattro frecce furono scagliate a tutta velocità sull'uomo. La lama, come animata da un demonio, le respinse, facendole tornare verso i loro mittenti. Questi caddero al suolo, lacerati dalle loro stesse armi. I guerrieri si avventarono sul combattente solitario. La sua lama era accompagnata dal vento, che sembrava favorirne il movimento.

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I soldati semplici furono i primi a essere messi fuori combattimento. Rimasero solo le due bocche che sputano fuoco. Le armi esplosive accendevano l'aria, le davano forma con le fiamme. La forza di uno di questi attacchi scaraventò il viandante lontano, facendolo caracollare a terra. Il suolo ancora bagnato si attaccò alla veste dell'uomo; lo avvolse nella sua stretta fangosa. Aiutandosi con la lama, che affondava nel morbido terreno, si rialzò con fatica.

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Il fuggitivo si avvicinò al viandante con un sorriso stampato sul volto. Pensava di potere avere la meglio ora che il suo avversario era affaticato e ferito. Un errore che pagò con la vita. La lama del viaggiatore seguì il solco del sorriso e andò oltre, fin dietro le orecchie. L'uomo cadde rovinosamente sulle ginocchia; lo spaventoso ghigno rimase incastonato sul suo volto. Le due bocche che sputavano fuoco cercarono di scappare. Ma, quella notte, solo il viandante e il suo destriero riemersero dal fitto intrigo della foresta.

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Questo era il secondo capitolo dei nostri Racconti dal Sol Levante di Ghost of Tsushima. Fateci sapere cosa ne pensate nei commenti e sentitevi liberi di condividere con noi e gli altri utenti i vostri scatti.

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