Ghost of Tsushima è il simbolo del successo di PlayStation

Ghost of Tsushima è il simbolo del successo di PlayStation: permette a Sucker Punch di dimostrare tutto il proprio valore e chiudere con stile la generazione PS4

SPECIALE di Nicola Armondi   —   14/12/2020
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I PlayStation Studios, come sono noti da qualche tempo, sono il più grande punto di forza di Sony Interactive Entertainment. Non è un'affermazione particolarmente strana o inaspettata, ne siamo certi, ma crediamo che spesso non venga sottolineato uno dei più grandi raggiungimenti di questi team "first party": la capacità di creare regolarmente nuove IP di successo, che riescano a farsi amare da milioni e milioni di giocatori sin dal primo capitolo. In questa generazione abbiamo visto la nascita di grandi nomi come Horizon Zero Dawn, Days Gone, Marvel's Spider-Man e, recentemente, Ghost of Tsushima.

Ghost of Tsushima è considerata un po' da tutti "l'ultima grande esclusiva PS4" prima dell'arrivo di PS5 (ignoriamo il fatto che molteplici esclusive sono e saranno cross-gen), ma è anche (e soprattutto) il grande riscatto di Sucker Punch. Il team di Bellevue, Washington, è ben noto ai fan PlayStation, ma dall'inizio della generazione PS3 non ha mai brillato come i "fratelli maggiori" - leggasi Naughty Dog e Santa Monica Studio -.

Dopo tre capitoli dedicati a inFAMOUS, opere divertenti ma che non sono mai riuscite a lasciare il segno, Sucker Punch ha "chiuso" la generazione PS4 con un nuovo titolo, così come i Cagnacci avevano fatto a fine epoca PS3 con The Last of Us. Il risultato finale è stato un enorme successo: con più di 5 milioni di copie vendute (tra il 17 luglio e il 12 novembre, dati di Hermen Hulst), il gioco è l'opera originale venduta più rapidamente su PS4 tra tutti i titoli first party di Sony. Quali sono gli ingredienti di questo successo?

Tra realtà e licenza poetica

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Ghost of Tsushima è rapidamente stato etichettato, nel senso più positivo del termine, come "l'Assassin's Creed giapponese" che i fan hanno richiesto per anni a Ubisoft, ma che mai è arrivato. Si tratta di una definizione semplicistica, ma tutto sommato non scorretta. Al pari delle opere della compagnia d'Oltralpe, Ghost of Tsushima ha sfruttato un'ambientazione ed eventi storici per creare un ampio mondo nel quale scorrazzare liberamente e divertirsi.

L'anno è il 1274 e ci ritroviamo nel mezzo dell'invasione Mongola dell'isola di Tsushima, che dà nome al gioco stesso. Nei panni di un (immaginario) Lord Sakai - Jin per gli amici -, subiamo una grande sconfitta militare. Moribondi, scopriamo che quasi ogni samurai è morto e che nostro zio, capo dell'isola, è prigioniero. Con l'aiuto di una ladra e una manciata di altri alleati, dovremo liberarlo e scacciare i mongoli invasori.

Durante il percorso, però, Jin si ritroverà in svantaggio numerico e dovrà rinunciare al proprio onore da samurai (che di norma non si affida a tattiche indirette) per poter avere la meglio sui nemici. Ghost of Tsushima ci vuole quindi accompagnare in un racconto bellico, ma anche in uno più introspettivo, dove i valori appresi nell'arco di un'intera vita si scontrano con la necessità di salvare chi ci è caro.

Le vie della spada e dell’inganno

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Jin Sakai, come abbiamo detto, è prima di tutto un samurai e, infatti, in Ghost of Tsushima il sistema di combattimento è principalmente legato agli scontri corpo a corpo. Non immaginate però la brutalità di un God of War o anche solo il piacevole caos di un DMC. Estratta la katana, dovremo esibirci in balletti coreografici, deviazioni dell'ultimo secondo e cambi di stile: Ghost of Tsushima ci invierà contro principalmente quattro tipi di nemici, infatti, e ognuno di loro sarà debole a una specifica arte della spada. Con una rapida combinazione di tasti, cambieremo il nostro moveset d'attacco per avere più facilmente la meglio sul nemico che stiamo fronteggiando. Sucker Punch ci impedisce quindi di attaccare a testa bassa, senza ragionare, ma ci chiede di rimanere concentrati e vigili come un vero samurai.

Affrontare interi eserciti faccia a faccia, però, non è mai consigliato. Ghost of Tsushima ci permetterà di (e ci invoglierà a) giocare anche in modalità furtiva. Anche in questo caso non siamo lontani da un classico Assassin's Creed, con la possibilità di eseguire eliminazioni da più direzioni. Non mancano poi una serie di strumenti come campanellini per attirare i nemici in punti vantaggiosi, fumogeni per attaccare i nemici storditi o per darsi alla fuga, ma anche bombe esplosive per fare piazza pulita di interi gruppi di avversari.

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L'approccio è libero durante gli scontri ma lo è ancora di più nell'esplorazione. Di fase in fase, Ghost of Tsushima ci sbloccherà una nuove sezione dell'isola: non dovremo avere troppa fretta di avanzare, però, perché ogni regione include una gran quantità di missioni secondarie, collezionabili, sfide extra e potenziamenti da recuperare. Nulla di innovativo per i fan dei giochi open world, ma Sucker Punch ha deciso di cambiare le carte in tavola modificando gli strumenti di navigazione.

Non avremo infatti a disposizione una minimappa e non ci saranno bussole od onnipresenti indicatori direzionali. Una volta scelta la destinazione tramite il menù, potremo attivare il Vento guida: scorrendo il dito sul touchpad di PS4, si attiverà un soffio di vento che ci indicherà la direzione da seguire e smuoverà la vegetazione che ci circonda. Inoltre, uccellini dorati potranno apparire attorno a noi: seguendoli, potremo raggiungere vari tipi di punti di interesse. A piedi o a cavallo, la nostra esplorazione sarà guidata dal mondo di gioco, più che da invadenti HUD: lo scopo finale (assolutamente raggiunto) è di rafforzare il senso di immersività.

Mai più soli

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Quanto raccontato, però, rappresenta solo una parte dell'offerta ludica di Ghost of Tsushima. Pochi mesi dopo il lancio, infatti, il gioco ha visto l'introduzione di Legends, una modalità multigiocatore cooperativa gratuita che ci allontana dal "realismo" della campagna principale e ci immerge invece nella mitologia giapponese.

Sucker Punch ha proposto, per Legends, una modalità con trama, per due giocatori, e missioni di sopravvivenza per quattro giocatori. L'ambientazione è sempre l'isola di Tsushima, ma invasa da Onibaba, Oni e spiriti di guerrieri caduti.

Le Leggende che danno il nome al multigiocatore altro non sono se non le classi che spaziano dal classico guerriero a combattenti con tattiche meno dirette. A cambiare è però soprattutto l'ambientazione e l'atmosfera dell'isola, tinta di rosso. Legends ci porta sul campo di battaglia in modo diverso rispetto alle avventure di Jin, facendoci vivere l'esaltazione e la tensione di combattere fianco a fianco con un altro samurai.

Vivere il Giappone

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Ghost of Tsushima punta però soprattutto sull'ambientazione e sul farci sentire parte integrante di questo mondo. Sucker Punch non vuole solo spingerci in una lunga sequela di scontri, ma cerca di farci vivere il Giappone tramite le sue più note peculiarità. Jin potrà ad esempio trovare delle fonti termali, utili sì a potenziare la sua Vitalità, ma anche per meditare su un argomento a scelta tra quelli resi disponibili. La meccanica di gioco è a servizio dell'immedesimazione e della narrazione, visto che le introspezioni di Lord Sakai ci forniranno nuovi dettagli su personaggi e mondo di gioco.

In modo simile, potremo comporre degli haiku (forma poetica tipica del Giappone), allenarci con degli spezza-bambù, pregare ai santuari Inari (divinità volpe) e affrontare onorevoli duelli all'ultimo sangue. Ogni meccanica è una fusione tra componente ludica e volontà di farci immergere completamente in una versione romanzata del 1274. Infine, non manca una modalità grafica unica, in bianco e nero, che riprende lo stile dei classici film di Akira Kurosawa.