It Takes Two, il provato del promettentissimo titolo di Josef Fares e di Hazelight

Sembra ormai evidente che gli Hazelight Studios e Josef Fares vogliano concentrarsi sui titoli cooperativi per il prossimo futuro. Con It Takes Two, però, il team potrebbe aver spinto il genere verso vette finora inesplorate

PROVATO di Aligi Comandini —   02/03/2021
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Josef Fares è senza ombra di dubbio uno dei personaggi più coloriti e riconoscibili nel fin troppo asettico mondo degli sviluppatori. Non che manchino director con atteggiamenti da rockstar o dotati di un carattere molto forte, ma Fares è un personaggio di tutt'altra pasta: scatenato durante interviste e presentazioni, privo di peli sulla lingua, e all'apparenza privo della benché minima capacità di trattenersi quando fa dichiarazioni (tanto da esser stato più volte estremamente critico delle pratiche usate con una discreta costanza dal suo publisher, Electronic Arts).


Un individuo così difficile da controllare che nella maggior parte dei casi viene ghettizzato o messo all'angolo dalle compagnie per cui lavora, ma Fares sembra disporre di due caratteristiche che rendono impossibile metterlo in panchina: talento vero e un notevole intuito. D'altronde si è tuffato di testa nell'industria dei videogiochi, riuscendo in pochi anni non solo a mettere in piedi un team più che competente, ma anche a sfornare due titoli molto ben accolti da critica e pubblico come Brothers e A Way Out (l'ultimo, peraltro, sembra sia stato un successo di vendite sensibilmente superiore alle aspettative).

Una mente creativa come quella del buon Josef non poteva però stare ferma a lungo, e non ci è quindi voluto molto perché EA iniziasse a mostrare anche il nuovo progetto degli Hazelight: un altro gioco incentrato sulla cooperativa chiamato It Takes Two. Le similarità con il buon A Way Out sono però stavolta legate solo all'ispirazione cinematografica (stiamo parlando pur sempre di una software house guidata da un regista...), poiché laddove il titolo appena citato si ispirava marcatamente ai buddy e agli action movies - con più di un interessante colpo di scena - It Takes Two prende a piene mani dai lungometraggi d'animazione Pixar e Dreamworks, con una storia più "scaldacuore" e uno stile marcatamente più fiabesco. Il risultato? Un videogame assolutamente imprevedibile con variazioni continue di gameplay e ambientazione, che potrebbe risultare una delle sorprese più eclatanti di quest'anno per gli amanti della co-op.

Una relazione burrascosa

La trama è piuttosto semplice e, come prevedibile, sembra cucita attorno a una produzione cinematografica adatta a grandi e piccini. Tutto parte da May e Cody, due genitori nel bel mezzo di una crisi relazionale, che decidono di informare la giovane figlioletta Rose della loro intenzione di separarsi. Comprensibilmente, la piccola non la prende bene, e invocando l'aiuto di un fantomatico "libro dell'amore" attiva involontariamente un incantesimo che intrappola la coscienza dei due all'interno di due bambole. Parte così una folle avventura che vede questa coppia scoppiata alla ricerca di un modo per tornare nel proprio corpo, con la personificazione del libro sopracitato sempre alle costole e intenzionata a farli riavvicinare (il tutto con la spiacevole tendenza ad esibirsi in continui movimenti pelvici non richiesti).

It Takes Two: il gioco cooperativo è al centro dell'esperienza
It Takes Two: il gioco cooperativo è al centro dell'esperienza

Detta così potrebbe sembrare una premessa da poco, ma la verità è che l'elemento fantasy ha dato agli Hazelight modo di sbizzarrirsi, e già nei primi due capitoli della demo da noi giocata abbiamo avuto modo di affrontare sezioni a dir poco brillanti, con mutamenti meccanici continui e vari boss.

Nel livello introduttivo, ad esempio, viene subito precisato come May e Cody dispongano sempre di abilità differenti, che vanno obbligatoriamente usate in combinazione per permettere ai due di avanzare (tanto che la visuale è quasi sempre in split screen anche se si gioca online, così da aver sempre chiara la progressione del proprio partner). Più precisamente nella prima ora abbiamo avuto modo di utilizzare una testa di martello parlante con May e una spara chiodi con Cody, da sfruttare continuamente per bloccare piattaforme, distruggere ostacoli, o superare elaborate fasi platform dove i chiodi sparati in precedenza permettevano a May di dondolarsi verso l'obiettivo.

Più da giocare che da vedere

Ancor più sorprendente, poi, la seconda ora, che ha visto i due protagonisti uscire dal capanno degli attrezzi per percorrere un grosso albero abitato da scoiattoli militarizzati e vespe estremamente aggressive. Qui i "gadget" da usare erano uno spara resina e un fucile da cecchino con cerini a per proiettili, attorno a cui gli sviluppatori sono riusciti a creare puzzle persino più interessanti di quelli basati su tempismo e posizionamento dei chiodi visti nel primo capitolo. La resina, per dire, non solo può venir fatta esplodere grazie ai cerini per eliminare le minacce - elemento centrale delle battaglie contro i boss - ma va anche usata per aumentare il peso di certi oggetti, così da smuovere ostacoli e piattaforme varie.

Detta così non parrà nulla di particolarmente innovativo o rivoluzionario, e in effetti non lo è: It Takes Two prende chiaramente a piene mani dalla storia dei platform tridimensionali e da svariati puzzle game già visti per elaborare i suoi capitoli, concedendosi anche citazioni illustri a determinati titoli (che non vogliamo spoilerare perché risultano davvero spassose in alcuni casi). Fatto sta che buona parte di queste strutture e meccaniche sono qui riportate alla grande, grazie a un gameplay veloce e spassoso, a comandi responsivi e precisi, a un gran bel level design, e a un ritmo serratissimo con un invidiabile equilibrio tra le fasi narrative e quelle giocate.

It Takes Two è anche una dichiarazione d'amore ai videogiochi
It Takes Two è anche una dichiarazione d'amore ai videogiochi

Vi sono, ad esempio, momenti sui binari dove il controllo del giocatore è abbastanza limitato, ma artisticamente il lavoro di Hazelight è così accattivante e spettacolare da far passare sopra alla semplificazione del giocato. Come già chiarito, poi, il resto dei livelli è talmente ben congegnato da rappresentare un'esperienza di tutto rispetto anche per giocatori di vecchia data, e ci siamo sorpresi più volte della capacità degli sviluppatori di creare enigmi abbastanza impegnativi da richiedere un po' di sano ragionamento, ma mai così eccessivi da risultare frustranti. C'è, insomma, della qualità vera qui, amplificata anche da alcune chicche quali elementi interattivi straordinariamente curati all'interno delle mappe, o "momenti sfida" in cui i giocatori possono darsele di santa ragione in brevi e divertentissime prove competitive del tutto facoltative.

It Takes Two: una scena di intermezzo
It Takes Two: una scena di intermezzo

Il bello è che abbiamo solo iniziato a cantare le lodi del gioco: graficamente l'opera di Fares e dei suoi è riuscitissima, ricca di location vibranti, memorabili e assolutamente a loro agio tanto su uno schermo di un pc quanto in una sala cinematografica; il sonoro è altrettanto curato, con ottimi doppiaggi e musiche che accompagnano alla perfezione l'avanzamento della campagna. Infine, è cosa buona e giusta elogiare i boss: in più fasi e capaci di sfruttare al meglio le meccaniche sperimentate nei vari capitoli. Non c'è che dire: il talento di Hazelight lo avevamo già notato nei loro precedenti titoli, ma qui sembra aver raggiunto davvero il culmine. Ah, e se siete impossibilitati a giocare in locale e non volete comprare due copie, tenete a mente che il titolo uscirà con un pass amici (valido solo per la stessa piattaforma, e per ora non è previsto cross play), che pare permetterà di hostare gratuitamente un compagno di gioco per l'intera campagna.

It Takes Two ci ha davvero impressionato. Parliamo di un titolo cooperativo tra i migliori che abbiamo mai avuto modo di giocare, curato in modo maniacale in ogni aspetto, dotato di un gameplay incredibilmente variegato e - conoscendo Fares - pronto con ogni probabilità a sorprendere anche dal punto di vista narrativo. E il bello è che abbiamo solo messo le mani sulle prime ore di un'opera che promette trasformazioni ancor più imprevedibili della sua struttura e delle sue meccaniche, in una campagna capace di catturare ogni tipo di giocatore a tutti i livelli. Se la qualità dovesse mantenersi al pari di quanto visto nei primi capitoli (o addirittura superarli) l'ultima opera di Hazelight avrebbe tutte le carte in regola per essere una sorpresa enorme. Tenetela d'occhio

CERTEZZE

  • Qualità eccelsa in ogni singolo elemento
  • Level design notevolissimo, con costanti variazioni di gameplay e ritmo serrato
  • Col friend pass un vostro amico può giocarlo gratuitamente con voi
DUBBI
  • Niente crossplay tra varie piattaforme per il momento
  • Bisogna ancora valutare se la campagna sia eccellente da inizio a fine