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Xbox cambia guida, l’industria perde la rotta

Dal sogno dell'ecosistema totale alla crisi di un modello che non regge più. La crisi di Xbox non è solo quella di Microsoft, ma l'ennesimo segnale di un'industria che sembra aver perso la rotta.

SPECIALE di Francesco Serino   —   21/02/2026
Sarah Bond

Negli ultimi dieci anni Xbox ha cambiato pelle più volte, passando dal disastro di Xbox One all'ambizione dell'ecosistema totale firmato Phil Spencer, fino alle acquisizioni miliardarie che hanno ridisegnato il mercato. Ma mentre Microsoft riorganizza i vertici, è l'intera industria a sembrare smarrita, prigioniera di un modello che non sa più in che direzione procedere.

La prima crepa?

Ho cominciato ad avere paura per i miei amati videogiochi verso la fine del 2016, quando molti prodotti, nel giro di nemmeno due mesi dal debutto, vennero brutalmente scontati. Tra questi c'era anche il seguito di Dishonored e l'anno successivo accadde al fantastico Prey. Ma i due giochi di Arkane Studios non furono i soli a soffrire di questa nuova e strana strategia commerciale: il trend si allargò a macchia d'olio, fino ad apparire ai miei occhi come un'inconfutabile sirena d'allarme.

Ci sarà ancora spazio per giochi come Pentiment e per sviluppatori come DoubleFine?
Ci sarà ancora spazio per giochi come Pentiment e per sviluppatori come DoubleFine?

In quegli anni il pubblico iniziava a prendere coscienza che comprare un videogioco al lancio - tra bug, patch correttive e server ballerini - stava diventando un'insostenibile prova di fede. Del resto, perché acquistare a prezzo pieno un gioco che non funziona come dovrebbe, quando posso comprarlo qualche mese dopo a metà prezzo, perfettamente sistemato e in alcuni casi persino arricchito di contenuti aggiuntivi? I nodi, prima o poi, sarebbero arrivati al pettine. Negli ultimi dieci anni i successi non sono mancati. Ci sono software house che hanno addirittura prosperato: FromSoftware, Rockstar Games, Epic Games, Larian Studios, CD Projekt. Ma all'ombra di questi fenomeni la mattanza degli sviluppatori non si è più fermata: centinaia di studi, grandi e piccoli, hanno chiuso i battenti, e dopo la pandemia la situazione è ulteriormente peggiorata.

A mali estremi...

Per contrastare questa spirale negativa e per riscattarsi dopo il fallimento cocente di Xbox One, che l'aveva messa in un angolo, Microsoft non poteva fare altro che scardinare il mercato, provando a imporre regole nuove. L'Xbox Game Pass è la soluzione di un'azienda sotto pressione: probabilmente non sarebbe mai esistito se i giochi avessero continuato a volare via dagli scaffali. Ma è anche una soluzione intrepida e coraggiosa, per quanto obbligata e dalla sostenibilità ancora incerta - tema sul quale abbiamo ragionato insieme, più volte, anche ascoltando sviluppatori ed editori. Io sono stato un abbonato soddisfattissimo a Game Pass Ultimate per anni, ora non più, oltre che sostenitore di un'idea di Xbox che smette di essere solo console e diventa ecosistema, si infiltra in ogni device. Una visione nata anche per necessità, certo, ma che ha anticipato trend ai quali, volenti o nolenti, si è piegata persino Sony: PlayStation Plus è stato rimodulato in una formula più vicina al Game Pass, e sono arrivate le prime conversioni prima su PC e poi su Xbox, con titoli come MLB The Show e Helldivers 2.

Addio Phil Spencer, Ash Sharma è la nuova CEO di Xbox
Addio Phil Spencer, Ash Sharma è la nuova CEO di Xbox

Tutto questo è avvenuto con Phil Spencer al comando, al quale va riconosciuta la capacità di guidare la nave in porto e, contemporaneamente, di rassicurare il pubblico con il suo fare bonario e la sua indiscutibile passione. Dopo anni tumultuosi, il brand Xbox aveva bisogno di una rinascita, e questa volta Microsoft aveva azzeccato anche l'hardware: Xbox Series S è una macchina sorprendente che ha permesso a molti di entrare nella next gen a un prezzo competitivo, mentre Xbox Series X è l'ammiraglia, potente e progettata con un'attenzione quasi maniacale all'ottimizzazione. Niente a che vedere con quel "VHS" spacciato per console che rispondeva al nome di Xbox One. Dopo gli anni bui di Don Mattrick, Phil Spencer era riuscito a imprimere al brand Xbox un rinnovato dinamismo, finalmente una prospettiva diversa.

13 ottobre 2023

Tutto cambia il 13 ottobre 2023 quando, a pochi anni dall'acquisizione di ZeniMax Media, casa madre di Bethesda Softworks, per 7,5 miliardi di dollari, Microsoft completa un'operazione monstre da 68 miliardi e si prende Activision Blizzard. Su questi due eventi si è parlato e scritto all'infinito, ma quasi sempre dal punto di vista dell'acquirente: Microsoft che vuole prendersi tutto, Call of Duty destinato ad Xbox Game Pass o forse sottratto a PlayStation, i tempi necessari per ammortizzare un investimento tanto mastodontico sotto la guida di Satya Nadella. Pochi, invece, si sono fermati a riflettere sull'altro lato della medaglia: perché Bobby Kotick decide di vendere quella che per anni è stata una gallina dalle uova d'oro? Il futuro non appariva più così roseo? Quando spendi 68 miliardi non sei più una voce trascurabile dentro un bilancio abnorme e tentacolare: sei una cifra che pesa, un rosso potenziale che va giustificato.

Il sorriso sornione dell'ex CEO di Activision Bobby Kotick
Il sorriso sornione dell'ex CEO di Activision Bobby Kotick

E qualcosa infatti cambia.
Ma non si tratta di una mutazione organica, con una direzione chiara. Tutt'altro. Xbox diventa ondivaga. Le parole di Spencer vengono sistematicamente contraddette da ciò che accade poche settimane dopo ogni sua apparizione pubblica: prima Xbox sembra destinata a dissolversi come hardware, poi torna centrale nel discorso; le esclusive sono fondamentali, ma al tempo stesso non sono più così necessarie.

Nel frattempo Xbox Series S e Xbox Series X vendono sempre meno, mentre il prezzo aumenta. Di questo passo, verrebbe da dire che a dicembre troveremo una sola Series X sugli scaffali a 10.000 euro - provocazione, certo, ma non del tutto scollegata dalla percezione del pubblico. Il punto più alto - o più basso - lo si raggiunge pochi mesi fa, quando dopo anni di narrazione su un Game Pass profittevole e dal futuro scintillante, il servizio viene ulteriormente frammentato in più livelli e rincarato in modo significativo. Se non fosse successo tutto questo, l'uscita di scena di Spencer e di Sarah Bond sarebbe stata molto più sorprendente.

Xbox Series aveva tutte le carte in regola: un servizio straordinario, due ottime console di cui una adatta ad ogni portafoglio, ma anche zero pubblicità e continui cambi di strategia...
Xbox Series aveva tutte le carte in regola: un servizio straordinario, due ottime console di cui una adatta ad ogni portafoglio, ma anche zero pubblicità e continui cambi di strategia...

Alla luce degli eventi, poteva davvero finire in modo diverso? Ora per Xbox è il turno di Asha Sharma, giovane e piena di vita, che ha già promesso di far tornare il brand quello di una volta senza però avere nessun tipo di credibilità. Col suo passato legato strettamente alla IA, Sharma ha il compito di recuperare la fiducia di un pubblico che la sta perdendo non solo nei confronti di Xbox, ma dell'intera industria. Le intelligenze artificiali possono davvero rivoluzionare il nostro hobby, ne sono certo, ma per il momento le abbiamo viste in azione soprattutto per abbassare i costi a discapito della qualità, per creare banner con sei dita con i quali riempire al volo fottuti season pass.

Problemi sistemici

Se fosse solo un problema di Microsoft, forse non sarebbe nemmeno un problema sistemico. Invece nulla sembra avere più senso nell'industria videoludica contemporanea: team in declino vengono acquisiti a peso d'oro, mentre altri chiudono senza aver mai avuto l'opportunità di dimostrare il proprio reale valore; software house celebri per i loro titoli single player vengono dirottate per anni su progetti game as a service con l'aspettativa di vita di un gatto in tangenziale; serie che parevano invincibili iniziano a sentire il peso di una serialità che soffoca qualsiasi tentativo di innovazione. Cosa c'è di logico in PlayStation che chiude Bluepoint dopo averla sprecata per anni su un capitolo online di God of War? Persino Nintendo commette errori grossolani come Kirby Air Riders subito dopo Mario Kart World Tour e l'ultimo Metroid.

Una cosa è sicura, i prossimi giochi Xbox sono davvero molto promettenti
Una cosa è sicura, i prossimi giochi Xbox sono davvero molto promettenti

Tra abbonamenti e riabbonamenti, season pass e microtransazioni, giochi costruiti come dispenser di metadone digitale, progettati per generare dipendenze gioiose e controllate sulle quali bruciare l'intera paghetta, sta diventando davvero difficile godersi l'hobby di cui ci eravamo innamorati un tempo. Il lessico si fa più pulito, i toni fin troppo morbidi, il cast è sempre calibrato al bilancino: guai a turbare qualcuno, a scontentare una fetta di pubblico, a rischiare che vada a giocare altrove. Senza contare le politiche DEI, che hanno prodotto svolte positive - penso alla maggiore varietà e all'affinità culturale nei doppiaggi, per esempio, ma che in alcuni casi hanno anche spinto verso scelte percepite come forzate o strategicamente miopi. Decisioni che un tempo sarebbero state affrontate con maggiore cinismo industriale, forse persino con più chiarezza commerciale.

Nessuno mi toglie dalla testa che Ubisoft sia stata a un mandaloriano di distanza dal trasformare Star Wars Outlaws in un successo. A volte sembra che l'industria abbia paura perfino delle proprie licenze più forti, come se la gestione del rischio avesse definitivamente sostituito l'ambizione. Tra i grandi publisher, lo spazio per creare prodotti col cuore - imperfetti, magari, ma sinceri - appare sempre più esiguo. E quando l'eccezione emerge, finisce per sembrare un miracolo statistico più che il risultato naturale di un sistema sano, logico.

Una luce in fondo al tunnel?

Ci rifugiamo nei prodotti di chi ci crede ancora. Negli sviluppatori fuoriusciti da Ubisoft che hanno dato vita a Clair Obscur: Expedition 33. Negli svedesi ribelli, ex DICE, oggi al lavoro su ARC Raiders. Nello sviluppo condiviso di Larian Studios con Baldur's Gate 3. Nei giochi di genere che sopravvivono grazie a un pubblico viscerale: Kingdom Come: Deliverance, Europa Universalis IV, i "Souls" di FromSoftware.

Ci rifugiamo negli indie, che stanno diventando sempre più grandi e sorprendenti: un magma creativo che continua a sputare fuori fenomeni inattesi, dal prezzo accessibile e senza intenti predatori. Ci allontaniamo dagli ecosistemi dal collare sempre più stretto e dai costi sempre meno trasparenti. Dai novanta euro a gioco. Dalle confezioni vuote. Dalle valute immaginarie moltiplicate all'infinito. Dalle loot box. Dalle promesse disattese. Dalle microtransazioni ovunque. Dall'online forzato e dalle registrazioni obbligatorie. Dal "non possiedi più niente". Dalle censure sui nomi scelti.

Xbox Game Pass, un servizio straordinario mai pubblicizzato, e mai arrivato al grande pubblico
Xbox Game Pass, un servizio straordinario mai pubblicizzato, e mai arrivato al grande pubblico

In fuga, insomma, da tutte quelle derive che stanno trasformando un medium straordinario in un'esperienza sempre più faticosa da amare.
Ed è qui che il caso Microsoft - e della sua Xbox - smette di essere una storia aziendale e diventa il simbolo di un'epoca. Perché se anche la piattaforma che aveva promesso accessibilità, ecosistema aperto e un nuovo patto con i giocatori finisce risucchiata nella stessa spirale di aumenti, frammentazioni e ambiguità strategiche, allora il problema non è più una singola dirigenza o un singolo bilancio: è il modello.

Xbox non è la causa di questa industria irriconoscibile. È il suo specchio più nitido. E forse il suo ultimo banco di prova.