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L'influenza culturale di Fortnite sta tramontando, secondo un esperto

Per un esperto, Fortnite sarebbe arrivato al capolinea dal punto di vista culturale, con i giochi infiniti che a quanto pare non lo sono.

NOTIZIA di Simone Tagliaferri   —   02/04/2026
Due personaggi di Fortnite
Fortnite
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Il "momento culturale" di Fortnite potrebbe essere sul viale del tramonto. È questa la tesi del ricercatore Joost van Dreunen, che in un'analisi recente collega le difficoltà di Epic Games alle trasformazioni dell'industria.

Secondo van Dreunen, i recenti licenziamenti annunciati da Epic rappresentano un segnale di un cambiamento strutturale: "possiamo osservare i segni di questo declino quando anche le aziende di intrattenimento più grandi, innovative e di successo iniziano a faticare". Per l'analista, Epic non sarebbe semplicemente vittima di un momento negativo, ma "l'esempio più chiaro di ciò che accade quando le condizioni strutturali rendono inevitabile il declino".

Niente è eterno

Al centro della riflessione c'è proprio Fortnite, il cui successo, pur ancora enorme, mostrerebbe segnali di stagnazione. L'utenza attiva, osserva van Dreunen, è rimasta "più o meno stagnante" negli ultimi anni, e le collaborazioni con colossi come Disney e LEGO non avrebbero prodotto una crescita rilevante e duratura. Da qui fa una constatazione lapidaria: "i giochi eterni, a quanto pare, non lo sono".

Gli stessi dati forniti da Epic confermano un rallentamento: il coinvolgimento dei giocatori è in calo dal 2025 e l'azienda sta spendendo "significativamente più" di quanto incassa. Tra le contromisure figurano tagli ai costi per circa 500 milioni di dollari e un aumento dei prezzi dei V-Bucks.

Nel confronto con Roblox emerge un diverso modello di crescita. Secondo van Dreunen, mentre Fortnite punta su contenuti e partnership, su Roblox sono gli utenti stessi a trainare l'ecosistema: i giocatori "creano cultura invece di consumarla". Un vantaggio che però non cancella le criticità della piattaforma, ancora non profittevole e al centro di polemiche sulla sicurezza dei più giovani.

Nonostante il quadro critico, l'analista mantiene fiducia nel CEO Tim Sweeney, definito "un costruttore, non un burocrate" e convinto sostenitore di "un futuro migliore per i videogiochi". Una fiducia non condivisa da tutti, soprattutto alla luce delle polemiche seguite ai licenziamenti, in particolare del dipendente malato di cancro terminale.