NieR: Automata Game of the YoRHa Edition, la recensione

Un ultimo ricordo per uno dei titoli più importanti di questa generazione: la nostra recensione di NieR: Automata Game of the YoRHa Edition

RECENSIONE di Emanuele Gregori   —   01/03/2019
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Sono ormai trascorsi due anni dall'uscita dell'ultimo capitolo della serie Nier. Opera cardine della cosmologia creata dall'autore Yoko Taro, fatta di videogiochi (che comprendono anche i tre capitoli di Drakengard), opere teatrali, fumetti, romanzi e quasi ogni forma di espressione autoriale presente su questo pianeta. Dopo un lungo periodo di scarso successo globale, complice anche la poca qualità con la quale l'ex sviluppatore Cavia realizzava i propri giochi, il connubio con Square Enix e Platinum Games è stato in grado di regalarci una delle esperienza più forti e riuscite di questa generazione. Per chi scrive, Nier: Automata è addirittura il titolo più importante di questo ciclo ormai in chiusura e tornare a parlarne ora, dopo due anni, non può che smuovere qualcosa dentro, rendendo il tutto un magico ricordo.

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La storia di come volevamo diventare umani

Dal punto di vista narrativo, Nier: Automata viaggia a stretto contatto con la sua struttura ludica. Siamo in un remoto futuro nel quale la razza umana ha ormai abbandonato la terra, totalmente lasciata a se stessa e sulla quale resistono solo un manipolo di androidi della resistenza. Ogni territorio è in decadenza, a totale uso e consumo di quelle macchine che ne hanno preso il controllo. Quella piccola parte di umanità ancora viva si è rifugiata in un luogo remoto della galassia, lontana da occhi indiscreti, demandando tutti i compiti più ignobili ad una nuova categoria di androidi: gli YoHRa. Potentissime e avanzate macchine antropomorfe, queste vengono gestite tramite una stazione orbitante dalla quale partono in missione per portare a termine i loro compiti sulla terra, il tutto nel nome della grandezza di quell'umanità di cui non hanno mai conosciuto l'esistenza. È difficile approfondire questo rapporto senza rischiare di rovinare una serie di colpi di scena che, a dispetto di quanto si creda, vengono svelati alla fine di una prima run che è solo la punta dell'iceberg. Questo perché una delle tantissime trovati geniali del gioco sta proprio nella sua struttura ciclica: completare un "primo giro" non è sufficiente per conoscere tutti gli avvenimenti, ma sarete chiamati a rigiocare il titolo ben tre volte. Per chi fosse all'oscuro di questo elemento, prima che chiudiate in preda alla noia generata da questa idea, sappiate che, se è vero che la seconda run ripercorre in un certo senso ciò che già abbiamo vissuto (ma da un diverso punto di vista, sia narrativo che di gameplay), la terza porterà avanti la storia fino alla sua definitiva e tragica conclusione. Nel corso della trentina di ore necessarie a compiere l'intero viaggio, difficilmente vi sentirete la stessa persona che ha iniziato, e questo è il miglior pregio che Nier: Automata si porta in dote. Basta il prologo, e la sua intrinseca dose di momenti riflessivi e filosofici, contrapposti ad un gameplay action che mischia armi bianche a bullet hell, per comprendere come ci si trovi di fronte ad un capolavoro comunicativo e di design. Non c'è dialogo, incontro, boss fight o ambientazione, che non rispecchino una crescita interiore dell'androide che state controllando, o un approfondimento di una cosmologia che affronta tematiche importanti: dal senso della vita, all'appartenenza ad un gruppo, passando per l'inconsistenza della menzogna e la tragicità del tradimento. Il consiglio è di immergersi totalmente in una delle esperienze più profonde e toccanti del panorama videoludico mondiale.

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Il gameplay e la GOTY edition

Parliamo brevemente di come si comporta Nier: Automata dal punto di vista prettamente ludico. Il gioco rispecchia i canoni dell'action puro giapponese in terza persona, seppur aggiunga a questo una serie di elementi che ne fanno un titolo unico ed irripetibile. A fianco agli scontri in un open world a dire il vero poco esteso e tecnicamente scadente si accostano una serie di trovate di design che lo innalzano enormemente. È così che senza soluzione di continuità, dalla classica telecamera in terza persona tramite la quale combattere con le proprie armi bianche (o sfruttando le abilità del pod che ci portiamo dietro), ci si trova improvvisamente a correre in una sorta di titolo a scorrimento orizzontale, o anche a combattere all'interno di un mech nello stile più amabilmente retrò possibile. Gli elementi fondamentali del gameplay possono essere ritrovati nella schivata (simile come gestione a quella di Bayonetta) e nell'inserimento di speciali chip all'interno degli slot di equipaggiamento dell'androide. Questi possono essere di molteplici tipologie e utilizzi: da quello riservato esclusivamente a vedere l'esperienza necessaria a salire di livello, a quelli che consentono di prolungare la durata dello slow motion dopo una schivata perfetta. Sono proprio i chip e la possibilità di equipaggiare e potenziare diverse armi a caratterizzare la componente RPG di Nier: Automata, non particolarmente profonda, ma utile a differenziare enormemente un androide dall'altro. La possibilità di spendere solo uno specifico numero di punti chip richiede al giocatore di compiere delle scelte nei confronti della propria specializzazione, che torneranno utili anche nelle situazioni più particolari. La presenza di missioni secondarie, in numero sufficiente a regalare una discreta longevità all'esperienza, risultano importanti anche nell'ottica dell'approfondimento di alcune linee narrative interessanti, che difficilmente lasceranno insoddisfatti gli amanti dei complotti e delle emozioni forti. La versione GOTY - Game of the YoHRa - aggiunge al pacchetto iniziale una serie di piccole aggiunte extra, oltre che l'ormai immancabile DLC. Quest'ultimo non brilla particolarmente per qualità e quantità di contenuti, dimenticandosi un po' per strada l'importanza di quella progressione di cui vive Nier. Ciò non toglie che rappresenti una discreta aggiunta, nella quale si fa largo un finale se possibile ancor più bello dell'arco principale. Raggiungerlo non è esattamente una passeggiata, ma vi assicuriamo che vi ripagherà dello sforzo.

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Budget mobile per un lato tecnico discutibile

Dal punto di vista tecnico, Nier: Automata vive una doppia natura, come spesso accade ai titoli giapponesi dal basso budget. Le ambientazioni sono spoglie e poco dettagliate, la mappa è molto piccola rispetto agli standard di oggi e l'intelligenza artificiale non fa gridare al miracolo. Come se non bastasse, il bilanciamento della difficoltà non è esente da difetti, rendendovi la vita ardua nella fase iniziale (soprattutto se giocato ad uno degli ultimi due livelli di difficoltà) e andandosi pian pian ad ammorbidire, fin quasi ad azzerare il grado di sfida una volta trovata una giusta build con i chip o sfruttando il mancato adattamento di livello per i nemici nelle zone già visitate. Le boss fight al contrario, seppure in numero minore del previsto, risultano appaganti e, in taluni casi - come la bambola - anche realizzate seguendo un'intuizione stilistica straordinaria. Questo perché il lato artistico e i dettagli dei modelli principali, rappresentano una delle punte di diamante della produzione, ai quali si aggiungono una colonna sonora talmente emozionante da non abbandonare più la vostra mente e una varietà nelle situazioni di gioco difficili da credere per il genere di appartenenza.

Commento

Versione testata PlayStation 4
Digital Delivery Steam, PlayStation Store, Xbox Store
Multiplayer.it

9.0

Lettori (46)

9.1

Il tuo voto

Nier: Automata è ancora oggi una perla indiscussa e lo resterà per tanti anni a venire. Al netto di una produzione certamente poco esosa, trova la sua massima espressione in una trama sconvolgente e toccante, un gameplay divertentissimo e una struttura e longevità da grandissimo titolo. In questi due anni, il successo meritato del gioco e la conseguente apertura del franchise al grande pubblico gli hanno permesso di superare i tre milioni e mezzo di copie vendute e convincere gli investitori a donare a Taro libertà creativa. Per questo non vediamo l'ora di scoprire cos'ha in serbo per noi il futuro della serie, con la speranza di poter presto mettere le mani so un nuovo capitolo, sia esso un ulteriore Nier, o un nuovo Drakengard.

PRO

  • Maestosa ed emozionante storia
  • Tre giochi in uno, diversi e profondi a modo loro
  • La costruzione della build tramite i chip è geniale
  • Colonna sonora con pochi eguali
  • Boss fight interessanti
CONTRO
  • Tecnicamente non è straordinario e il bilanciamento della difficoltà non è magistrale