Non importa quante volte la si guardi, se nel 2020 su PlayStation 4, o se l'anno successivo su PlayStation 5 e PC: ogni volta la cutscene iniziale di Final Fantasy VII Remake è una grande emozione. Specialmente per chi ha conosciuto quei personaggi e quei posti nel 1997, una vita fa. La sensazione di familiarità e di estraneità è dovuta al salto grafico abissale, ma anche alla voglia di reimmaginare, di ricostruire, di ampliare. E lo stesso succede con moltissime altre scelte di questo strano (e per certi versi ancora incomprensibile) esperimento di Square Enix di prendere l'esponente più amato della sua saga più famosa e di dividerlo in tre videogiochi. Una sfida che, già di per sé, chiede al pubblico tantissima attenzione e pazienza. Oggi Final Fantasy VII Remake arriva anche su Nintendo Switch 2 e noi abbiamo avuto modo di provarlo in anteprima.
Un po' fa sorridere: proprio l'originale Final Fantasy VII fu la pietra dello scandalo del rapporto tra Nintendo e SquareSoft, ai tempi. Le due aziende erano andate d'amore e d'accordo, con tutti i capitoli principali che erano usciti sulle console Nintendo prima che su ogni altra piattaforma. Poi, però, arrivò l'ambizione del 3D, i filmati, la grande quantità di dati che il CD-ROM di PlayStation dava la possibilità di inserire. Insomma, questioni tecniche, che probabilmente sono simili a quelle che, fino a questo momento, hanno tenuto lontano anche questo remake dalla precedente console Nintendo. Oggi fa impressione vedere Final Fantasy VII Remake sullo schermo di Nintendo Switch 2, con delle performance che avremmo fatto fatica a immaginare fino a qualche anno fa.
Chiaramente Final Fantasy VII Remake arriva nella sua versione definitiva: quella Intergrade, che ha già ricevuto nel 2021 enormi miglioramenti a livello di texture e di illuminazione, e che contiene il DLC Episode INTERmission, con protagonista Yuffie. Quasi una preparazione a ciò che sarebbe arrivato poi di lì a poco con Final Fantasy VII Rebirth, che, secondo i piani di Square Enix, dovrebbe a sua volta diventare un porting per console Nintendo.
Trent'anni e non sentirli
Con quasi un trentennio sulle spalle (Final Fantasy VII taglierà questo traguardo nel 2027), i temi principali di quest'avventura sono ancora tristemente più attuali che mai: le disuguaglianze sociali, la preoccupazione per la questione ambientale, lo strapotere delle grandi aziende, come le zaibatsu, i conglomerati industriali che hanno a lungo governato l'economia giapponese. Cloud Strife è un Ex Soldier, un militare che ora è passato dall'altra parte della barricata: fa il mercenario, e finisce invischiato con il gruppo Avalanche, bioterroristi che combattono contro la Shinra, la più grande delle aziende energetiche. La Shinra utilizza l'energia Mako, ovvero l'energia vitale del pianeta, per alimentare tutta la sua tecnologia. Le persone pensano che questa risorsa sia infinita, ma non è così: il pianeta sta morendo.
Per Cloud, Barrett, Tifa e Aerith, non è però solo la Shinra a rappresentare una minaccia concreta alla sopravvivenza del pianeta. Per quanto i ruoli degli avversari in questa prima parte tocchino sicuramente ai viscidi manager della Shinra, c'è anche un altro fantasma del passato che li tormenta: Sephiroth, un leggendario Soldier che ha dei conti in sospeso con tutti loro e, in un sovrapporsi di livelli di lettura unici in questo remake, perfino con il videogiocatore. Questa operazione di ricostruzione del mito di Final Fantasy VII, infatti, a volte sembra paradossalmente rivolgersi più ai vecchi videogiocatori che a quelli nuovi: balla consapevolmente tra remake, what if e sequel, con ambiguità. Forse è proprio questo suo passo di danza coraggioso e imprevedibile che lo rende un progetto più interessante di quanto non sembri su carta. Perfino più coraggioso nelle sue prese di posizione anti-nostalgiche.
L'idea nasce dalle superstar che Square Enix ha assegnato a quello che possiamo definire, senza ombra di dubbio, il progetto più grande e importante che l'azienda abbia intrapreso negli ultimi anni. Per narrare nuovamente questo capolavoro, sono stati coinvolti diversi membri del team originale che nel 1997 erano all'inizio della loro carriera, e che oggi forse cominciano a vederne la fine: Tetsuya Nomura, Yoshinori Kitase, Kazushige Nojima, Motomu Toriyama e perfino il maestro Nobuo Uematsu, che ha riarrangiato tutte le tracce musicali. Da loro arriva la decisione che sarebbe stato un peccato limitarsi a riproporre il videogioco com'era nel 1997, aggiornando semplicemente l'aspetto grafico. In questo caso, l'ambizione del progetto è molto più marcata.
A lungo si è discusso quindi di come sarebbe dovuto essere questo videogioco che non si poteva sbagliare. Un'idea che balenava nella mente dei membri chiave del team già da anni, ma che non aveva mai trovato compimento a causa delle risorse necessarie a realizzarla. Forse anche per via della difficoltà di immaginare Final Fantasy VII, oggi, in un'unica soluzione. Il remake era l'occasione ideale per andare in profondità, per offrire una visione differente del gioco: più moderna, che offrisse spazio anche a quei personaggi che nell'originale non emergevano nella prima parte. Tra tutti c'è sicuramente Sephiroth, che nel videogioco del 1997, in quest'arco narrativo, era poco più che un nome sussurrato dai personaggi. Nel 2020 non aveva senso tenerlo nascosto ai videogiocatori, perché rappresentava uno dei villain più amati e odiati del mondo dei videogiochi. Che tutti questi interventi nella sceneggiatura originale siano un bene o un male, ognuno lo sceglierà per sé, è interessante però il modo unico in cui si è deciso di affrontare questa sfida mastodontica.
Le prestazioni su Nintendo Switch 2
Final Fantasy VII Remake Intergrade su Nintendo Switch 2 ha gli stessi contenuti dell'edizione uscita nel 2021 su PlayStation 5 e su PC (e che arriva in contemporanea in questi giorni anche su Xbox), fatta eccezione per una nuova modalità chiamata "Modalità avventura con vantaggio". Questa scelta attiva una sorta di god mode, dal momento che permette ai nostri personaggi di essere immortali, di infliggere il massimo dei danni possibili con i loro colpi, di potenziare al massimo le proprie materia, e tutta un'altra serie di semplificazioni che è anche possibile attivare e disattivare singolarmente in ogni momento nel menù delle opzioni. Square Enix ha dichiarato che Final Fantasy VII Remake deve poter essere flessibile anche per quei videogiocatori che vogliono dedicarsi soltanto alla storia, e a chi non vuole avere a che fare con i sistemi da GDR. Questa modalità aggiuntiva - e completamente facoltativa - arriverà anche sulle altre piattaforme attraverso un update.
Dal momento che i contenuti sono identici a quelli della versione che abbiamo già analizzato (vi rimandiamo alla recensione di Final Fantasy VII Remake Intergrade), la parte che ci interessa di più è quella relativa alle prestazioni su Nintendo Switch 2. È importante specificare che non c'è alcuna scelta tra diverse modalità grafiche, come avviene invece su PlayStation 5: ce n'è una sola, 30 FPS con una risoluzione di 1080p, che in modalità portatile viene ottenuta tramite upscaling DLSS. Il colpo d'occhio è ottimo, e fa impressione vederlo girare sulla console portatile con questa qualità grafica, soprattutto senza lesinare sui particolari: l'azione di gioco è decisamente sostenuta, specialmente nei momenti di combattimento. I particellari e gli effetti a schermo non mancano di certo, e vedere Cloud far danzare la Buster Sword lasciando dietro di sé una scia di scintille fa davvero un bell'effetto.
Lo aiuta sicuramente il fatto che Final Fantasy VII Remake sia stato pensato quasi esclusivamente per mettere in scena piccole zone, spesso lineari. Anche nelle aree popolate, come il Settore 7 di Midgar, il gioco si comporta molto bene, nonostante qualche compromesso. A risultare evidente è sicuramente il pop-in dei cittadini che appaiono davanti ai nostri occhi, e a volte non proprio sulla distanza. In modalità portatile, i modelli dei personaggi principali sono sempre ottimi, così come le texture dei loro vestiti e della pelle, mentre a perdere di qualità sono perlopiù gli elementi sottili, come i capelli, specialmente le chiome complesse come quella di Cloud, dove si notano dithering e aliasing.
I modelli dei cittadini di Midgar, invece, presentano un LOD abbastanza marcato: a distanza i modelli vengono semplificati, e caricano texture e dettagli migliori una volta che ci si avvicina. Questo avviene specialmente nelle aree più dense come il Mercato Murato. Per quanto riguarda il framerate, resta piuttosto stabile quando la console è in modalità docked, anche nelle situazioni più affollate, mentre in modalità portatile si nota qualche oscillazione. Non ci sono momenti in cui il videogioco ha dei drop importanti, ma la sensazione è che, specialmente quando ci si muove tra la folla, il framerate perda qualche colpo. Di nuovo: è una questione prettamente tecnica, ma l'effetto sullo schermo è sempre molto piacevole, e pur con qualche compromesso grafico e qualche FPS perduto, Final Fantasy VII Remake è perfetto da giocare in mobilità.
Stando alle interviste di Naoki Hamaguchi, il buon risultato è stato possibile grazie a una rilavorazione ad hoc degli effetti di post-processing del gioco, come la nebbia volumetrica, per ridurre il carico di elaborazione di Nintendo Switch 2. L'obiettivo, però, è stato preservare il sistema di illuminazione - che era stato ritoccato proprio per la versione Intergrade. La sfida è stata soprattutto adattarlo per le differenze a livello di specifiche tecniche con la versione docked, anche con un occhio di riguardo al consumo energetico di Switch 2 in portatile. Dalla nostra prova, la console permette di giocare a Final Fantasy VII Remake Intergrade per circa un paio d'ore prima di scaricarsi completamente.
Chi ha intenzione di giocare (o magari rigiocare) questa edizione di Final Fantasy VII Remake, può quindi avvicinarsi senza paura all'edizione per Nintendo Switch 2. Quando la console è attaccata alla TV, il videogioco è quasi all'altezza della versione per PlayStation 5 (pagando ovviamente lo scotto di avere un frame rate dimezzato); il vero fiore all'occhiello però è l'effetto che fa in modalità handheld: con qualche compromesso necessario, il risultato è di tutto rispetto. Appare superfluo scriverlo, ma è chiaro che chiunque voglia giocare questo remake al massimo della sua qualità visiva, non dovrebbe rivolgersi all'edizione Nintendo Switch 2, che però si difende in maniera ineccepibile. Ora, semmai, la questione sarà portare sulla console anche Final Fantasy VII Rebirth. A livello tecnico, il sequel è decisamente più impegnativo, ma è nelle intenzioni dell'azienda giapponese rendere disponibile l'intera trilogia su tutte le piattaforme.