L'uscita di Devil May Cry nel 2001 non fu importantissima soltanto per la nascita di un nuovo modo di intendere il genere dei giochi d'azione, poi definito stylish action, ma anche per aver donato al mondo un personaggio iconico come Dante. La serie di Capcom non avrebbe mai raggiunto lo stesso successo senza un protagonista così carismatico, diventato in poco tempo uno dei volti più amati dell'intero panorama videoludico.
La componente narrativa di Devil May Cry, in fondo, è paragonabile a quella di un classico film d'azione: non tanto un'opera da seguire per la profondità della scrittura, quanto un'esperienza pensata per spegnere il cervello e lasciarsi travolgere da combattimenti spettacolari e sopra le righe. In storie di questo tipo i personaggi diventano il fulcro, proprio come accadeva nei grandi action movie degli anni '80 e '90, ricordati soprattutto per il carisma e la presenza scenica delle loro star più che per la complessità della trama. E Dante funziona esattamente in questo modo.
Hideki Kamiya, director del primo Devil May Cry, parlando del design del personaggio, ha sottolineato più volte quanto fosse importante renderlo immediatamente riconoscibile, mantenendolo al tempo stesso semplice e diretto anche a livello caratteriale. Elementi che ritroviamo perfettamente nel suo aspetto unico e inconfondibile: i capelli bianchi, l'immancabile giacca di pelle rossa e quell'atteggiamento spavaldo che ancora oggi rendono Dante riconoscibile al primo sguardo praticamente da chiunque.
Nel corso della lunga storia della serie, Dante è cresciuto molto anche come personaggio. Nei cinque capitoli principali lo abbiamo visto cambiare, passando dal giovane scavezzacollo arrogante e impulsivo dei primi capitoli, all'essere un uomo più maturo, segnato dagli eventi e dal peso delle proprie esperienze. Il suo carisma, però, era troppo grande per restare confinato al solo medium videoludico e infatti, nel tempo, è diventato protagonista anche di adattamenti animati, fino alla recente serie Netflix di Devil May Cry, che abbiamo recensito in occasione della seconda stagione.
Let’s Rock!
Sin dal suo debutto nel 2001, Dante ha lasciato un segno profondo in chiunque abbia giocato Devil May Cry. Se gran parte dei giocatori rimase colpita da un action così rivoluzionario per l'epoca, ciò che rese davvero indimenticabili quelle sequenze di combattimento fu il fatto che a eseguirle fosse proprio il protagonista dai capelli bianchi. Nonostante siano passati venticinque anni dall'uscita del gioco, chi lo visse all'epoca ricorda ancora l'incredibile scena iniziale in cui Dante incontra Trish e, con assoluta nonchalance, dà sfoggio delle sue abilità con le fidate Ebony & Ivory sparando a una moto in fiamme mentre è infilzato dalla sua stessa spada, oppure i momenti in cui maneggia una nuova arma appena trovata come fosse un giocattolo con cui divertirsi.
Sin dal primo capitolo era impossibile non lasciarsi conquistare dal suo immenso carisma: sfrontato di fronte al pericolo, capace di sbeffeggiare nemici enormi e minacciosi, oltre che dotato di una forza sovrumana tale da far credere a chiunque lo osservasse che nulla fosse davvero impossibile per lui. Ciò che ancora oggi rende Dante così affascinante, però, è il fatto che dietro quell'atteggiamento esagerato si nasconde un personaggio molto più complesso, segnato dal trauma della perdita della madre e del fratello in tenera età. Ferite che gli rendono difficile legarsi agli altri e che spiegano perché inizialmente preferisca lavorare da solo. Solo dopo la conclusione del primo capitolo inizierà ad aprirsi maggiormente, permettendo a Trish di entrare in società con lui nella sua attività di cacciatore di demoni.
Dante è inoltre estremamente altruista e disposto a fare di tutto per salvare il prossimo, come dimostra prima con Trish - nonostante inizialmente sospetti che voglia tradirlo - e successivamente in molte altre occasioni. Il trauma subito da bambino non lo ha trasformato in una persona consumata dalla vendetta, pur avendone tutte le ragioni: è proprio questo aspetto a metterlo in contrapposizione con Vergil, il fratello gemello, che invece finirà per essere corrotto dal desiderio di potere, anche a causa delle drammatiche circostanze in cui è cresciuto.
Nel terzo capitolo vediamo un Dante molto più giovane e ancora più sopra le righe nei suoi atteggiamenti spavaldi, ed è proprio questo prequel a consacrare definitivamente il personaggio come uno dei più amati dell'intero panorama videoludico. Lo scontro con Vergil e la contrapposizione tra i valori dei due fratelli rendono ancora oggi Devil May Cry 3: Dante's Awakening uno dei capitoli migliori della serie, ulteriormente valorizzato da un gameplay migliorato in maniera esponenziale.
Il bello di Dante è che in ogni sua apparizione continua a evolvere, soprattutto a livello caratteriale. Se il primo capitolo poneva le basi del personaggio, il terzo ci mostra la sua versione più giovane e spericolata, nella quale sono già evidenti tutti quei tratti che diventeranno iconici: lo sfrontato umorismo e quello stile esagerato che accompagna ogni sua azione.
Questi aspetti non scompariranno mai, nemmeno nel quarto e quinto capitolo, dove impersoniamo un Dante ormai maturo e nel nuovo ruolo di mentore per Nero, il nuovo protagonista della saga. Anche in questi titoli non mancano momenti talmente assurdi da diventare immediatamente memorabili, capaci di passare dall'assurdità all'epicità nel giro di pochi secondi: basta pensare a quando, in Devil May Cry 5, Dante utilizza una moto come arma, smontandola e rimontandola durante i combattimenti.
Eppure è evidente quanto il personaggio sia cresciuto: ogni gesto, per quanto spettacolare, appare ormai voluto e controllato grazie all'esperienza accumulata in anni di battaglie contro i demoni, a differenza di quanto accadeva con la sua versione più giovane e incosciente. Allo stesso tempo, continua a dimostrarsi aperto al cambiamento, come testimoniano il suo rapporto con Nero e la progressiva accettazione della propria natura demoniaca e dell'eredità del padre, tema che lo ha tormentato per tutta la vita e che culmina nel quinto capitolo.
La versione più anomala del personaggio resta senza dubbio quella di Devil May Cry 2, un titolo che ancora oggi molti si chiedono come sia potuto risultare così mediocre dopo il capolavoro rappresentato dal primo gioco e, successivamente, dal terzo. Qui vediamo infatti un Dante molto più freddo e stoico, che abbandona quasi completamente il suo lato ironico e giocoso per mantenere soltanto quello più "cool", finendo però per risultare troppo vicino allo stereotipo del protagonista carismatico e silenzioso già visto in molte altre opere, non soltanto videoludiche.
Esiste poi la reinterpretazione del personaggio proposta da Ninja Theory con DmC Devil May Cry, reboot che reimmaginava completamente la storia di Dante pur mantenendone alcuni elementi di base. Il gioco funzionava anche discretamente come action - pur senza raggiungere i livelli della saga originale - ma i fan respinsero quel Dante più sboccato e punk proprio perché percepito come troppo distante dal personaggio amato sin dal 2001.
Il carisma di Dante è infatti unico e difficilmente replicabile e nessuno sentiva davvero il bisogno di una sua reinterpretazione radicale, tanto che Capcom tornò successivamente sui propri passi con Devil May Cry 5. A dimostrazione dell'enorme popolarità del personaggio, c'è poi il fatto che sia stato uno dei pochi protagonisti videoludici a comparire come guest star in numerosi altri giochi. È apparso infatti in diversi titoli Capcom, come combattente in Marvel vs. Capcom 3: Fate of Two Worlds o come personaggio giocabile nel primo Viewtiful Joe (anche questo un titolo creato da Hideki Kamiya).
È comparso inoltre nel crossover tattico Project X Zone, che riuniva personaggi di Sega, Bandai Namco e Capcom, ma probabilmente la sua apparizione più iconica resta quella in Shin Megami Tensei III: Nocturne, accompagnata dalla storica dicitura "featuring Dante from Devil May Cry", diventata memorabile e capace di avvicinare moltissimi giocatori occidentali alla saga di Atlus solo per la sua presenza.
Devils Never Cry
La passione per Dante andò ben oltre il videogioco sin dal suo debutto. La sua spavalderia e il suo stile lo trasformarono rapidamente in una vera e propria icona: tutti volevano essere come lui anche al di fuori dello schermo. Già nel 2003, in concomitanza con l'uscita di Devil May Cry 2, il celebre marchio italiano Diesel collaborò con Capcom realizzando outfit esclusivi per Dante e Lucia all'interno del gioco, abiti che vennero poi commercializzati anche nella realtà.
Il successo di Devil May Cry come capostipite del sottogenere stylish action spinse numerose altre software house a percorrere la stessa strada, dando vita a molti emuli. In particolare la meccanica del Devil Trigger, la trasformazione in demone che rende Dante molto più potente per un breve periodo di tempo, divenne quasi uno standard in molti giochi d'azione, ovviamente con altri nomi e varianti, ma la base è sempre stata questa. Tanti sviluppatori poi tentarono di creare protagonisti carismatici e sopra le righe ispirandosi proprio a Dante e questo avvenne non soltanto nel panorama degli action, anche se nessuno riuscì davvero a superare il celebre cacciatore di demoni sul suo stesso terreno.
A soli sei anni dal debutto della saga arrivò anche un adattamento anime di Devil May Cry, evento tutt'altro che comune nei primi anni 2000. La serie in sé non era particolarmente memorabile, ma aveva comunque il pregio di inserirsi nella continuity dei videogiochi, mostrando personaggi come Trish e Lady interagire tra loro, cosa che nei titoli della saga non era mai accaduta. L'aspetto più importante, però, fu un altro: l'approdo in forma animata consacrò definitivamente Dante come un personaggio troppo grande per essere confinato esclusivamente al medium videoludico, un po' come avvenne anche con Lara Croft e i suoi primi adattamenti cinematografici.
Dopo l'uscita di Devil May Cry 4, purtroppo Capcom attraversò uno dei periodi più difficili della sua storia e la saga di Devil May Cry venne accantonata per molti anni, se si esclude il reboot che non riuscì a convincere il pubblico. Fortunatamente quella fase negativa si è ormai conclusa da tempo e, nel 2019, la "nuova" Capcom tornò con Devil May Cry 5, considerato da molti uno dei migliori capitoli dell'intera saga.
Nonostante il lungo periodo di assenza dal panorama videoludico, l'originale Dante non venne mai dimenticato. Per tutti gli anni della sua assenza, infatti, i fan continuarono a chiedere il ritorno del cacciatore di demoni più amato del medium. Dopo il successo del quinto capitolo, l'entusiasmo attorno al personaggio tornò ai fasti di un tempo e venne annunciata una nuova serie animata di Devil May Cry prodotta da Netflix e supervisionata da Adi Shankar, già producer dell'adattamento animato di Castlevania.
Dopo un lungo periodo di sviluppo, lo scorso anno è arrivata la prima stagione, che ha riscosso immediatamente un grande successo, e proprio da pochi giorni è disponibile anche la seconda stagione. Uno dei motivi principali dell'apprezzamento del pubblico è stato il rispetto nei confronti dei personaggi originali: pur riadattando eventi e background narrativo, la serie mantiene intatto lo spirito dei videogiochi. Dante resta infatti lo stesso protagonista carismatico, esagerato e ironico che i fan hanno imparato ad amare nel corso degli anni, riuscendo, anche in questa nuova incarnazione animata, a conquistare tantissimi nuovi spettatori che, per ragioni anagrafiche, non avevano vissuto l'uscita del primo capitolo.
Il successo della serie ha inoltre portato a un forte incremento delle vendite di tutta la saga Devil May Cry, in particolare di Devil May Cry 5, che ha superato i dieci milioni di copie vendute, un risultato mai raggiunto prima. Nonostante la sua enorme popolarità, infatti, il franchise non aveva mai potuto competere numericamente con le saghe di punta di Capcom come Resident Evil o Monster Hunter, soprattutto a causa di un gameplay molto tecnico e quindi inevitabilmente più di nicchia.
Eppure, anche grazie alla figura del leggendario cacciatore di demoni, Devil May Cry gode oggi di una salute migliore che mai, nonostante siano passati ormai sette anni dall'uscita dell'ultimo capitolo principale. Quale sarà dunque il futuro di Dante? Al momento non esistono certezze e tutto tace in casa Capcom, ma recenti rumor parlano della possibile realizzazione di un remake del primo Devil May Cry. Un'idea che intriga non poco, soprattutto considerando come la software house di Osaka abbia ridefinito il concetto stesso di remake grazie a titoli come Resident Evil 2 e Resident Evil 4.
Quel che è certo è che, nonostante il passare degli anni, il pubblico non ha mai smesso di amare Dante, in qualunque medium venga proposto. E chissà che in futuro non possa arrivare persino un film live action, anche se trovare un attore capace di restituire lo stesso carisma del personaggio non sarà affatto semplice. Nel frattempo, da fan della saga, non vediamo l'ora di tornare ancora una volta nei panni del cacciatore dai capelli bianchi per massacrare demoni nei modi più spettacolari possibili.
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