4

Tomodachi Life: Una vita da sogno, abbiamo giocato il nuovo simulatore di meme di Nintendo

Tomodachi Life non è solo un simulatore di vita, ma una vera e propria macchina delle risate alimentata con il carburante più prezioso che c'è: la fantasia di chi gioca.

PROVATO di Fabio Di Felice   —   24/03/2026
Tomodachi Life: Una vita da sogno porta il brand finalmente anche su Nintendo Switch
Tomodachi Life: Una Vita da Sogno
Tomodachi Life: Una Vita da Sogno
News Video Immagini

Dite la verità: quante volte vi capita di ridere di gusto in un videogioco? Perseguire l'obiettivo di far ridere le persone è complesso ed è molto ingrato quando si decide di farlo senza alcuna volgarità, quando punti a prendere di sorpresa lo spettatore utilizzando l'assurdo. Ecco, a me non capita spesso, è vero, ma devo ammettere di essere scoppiato in una fragorosa risata osservando Bruno Barbieri, l'ultimo arrivato nella mia isola di Tomodachi Life: Una vita da sogno, che disegnava sulla sabbia l'enorme volto di Antonino Cannavacciuolo e poi se ne stava lì a fissare tutto contento il risultato.

I giudici di Masterchef - il mio guilty pleasure televisivo - sono solo alcuni dei personaggi che ho creato e invitato a trascorrere la loro esistenza nell'isola di cui sono diventato "boss" (si può scegliere la propria carica tra una serie di possibilità oppure crearne una personalizzata) in Tomodachi Life: Una vita da sogno, sequel del capitolo del 2013 uscito su Nintendo 3DS. Descrivere cos'è Tomodachi Life è tutt'altro che semplice e perfino una definizione generica come "simulatore di vita" gli sta stretta. Anziché pensare a The Sims e ai suoi epigoni, forse bisognerebbe immaginare questa dimensione alternativa che non insegue il realismo, anzi: fa dell'assurdo e del grottesco il suo linguaggio principale, perfino con un tocco a volte inquietante tipico della dimensione onirica.

Ecco lì il capolavoro sulla sabbia
Ecco lì il capolavoro sulla sabbia

Questo capitolo, che arriverà il 16 aprile su Nintendo Switch, aggiunge diverse novità al prequel, soprattutto per quanto riguarda la possibilità di tracciare dei Mii caratterialmente più complessi e di personalizzare l'isola in cui abitano. Sin dalla prima presentazione, al centro della scena c'è stata la fantasia del videogiocatore, dal momento che Tomodachi Life era già un titolo che faceva grande affidamento sulla creatività di chi gioca. Come potete ben intuire dall'aneddoto in apertura, nelle mani del giocatore c'è la possibilità di creare qualunque personaggio storico, famoso o semplicemente un familiare o un amico, intessendo relazioni esilaranti. Con queste premesse, abbiamo avuto modo di provare le prime ore del gioco e queste sono le nostre impressioni.

Il primo cittadino

Ovviamente tutto inizia con la creazione del primo cittadino dell'isola. È possibile dar vita a un Mii in due modi diversi: uno guidato e uno libero. Il primo genera un avatar a partire dalle risposte che il giocatore dà a una serie di domande che ne direzionano l'aspetto. Il secondo è il classico editor dei Mii a cui Nintendo ci ha abituati. Rispetto al prequel, le possibilità di personalizzare il personaggio sono però aumentate e, giocando con il ridimensionamento delle componenti e i piccoli particolari che compongono il viso, si possono realizzare personaggi che - ovviamente stilizzati - somigliano molto alle controparti reali. Naso, bocca, capelli, orecchie (questa è una novità) vengono scelti liberamente, così come il giorno del compleanno, i pronomi da utilizzare, l'orientamento sessuale, l'eventuale parentela con personaggi già presenti sull'isola e il fiore all'occhiello della produzione: la voce del Mii.

Tutte le frasi pronunciate dai nostri personaggi sono lette da un sintetizzatore vocale al quale possiamo imprimere una certa personalità giocando con i vari modulatori di tono, altezza, intensità, velocità e inflessione. Buona parte dell'effetto comico di questi personaggi è dovuta anche al sentirli parlare in maniera assai buffa e precisa, potendo addirittura aggiustare la pronuncia delle parole attraverso un menù secondario in cui inserire gli accenti. Il risultato è esilarante. Ho passato interi minuti cercando di replicare in maniera perfetta la voce di Cannavacciuolo e sposando in pieno l'anima trash insita nel videogioco.

Infine, bisogna compilare una scheda che andrà a tracciare il carattere del Mii: quanto sia formale oppure rilassato nel rapporto con gli altri; se è un tipo originale oppure serioso; energico o flemmatico, introverso o estroverso. Tutte queste informazioni vengono date in pasto a Tomodachi Life, che restituisce un profilo del personaggio e gli assegna un archetipo: il sognatore, il creativo, il riservato... ce ne sono diversi e ognuno ha la sua scheda che riguarda i cibi preferiti, ma anche il modo in cui gli piace vestirsi, gli archetipi con cui va d'accordo. Insomma, ogni Mii è il risultato di una serie di parametri - a metà tra quelli decisi da chi gioca e quelli che il videogioco desume - che lo rendono unico.

È sempre così, con Hideo
È sempre così, con Hideo

Ma non è finita qui, perché uno degli obiettivi dichiarati di Tomodachi Life: Una vita da sogno è inseguire un modello sempre più particolareggiato del personaggio. Ogni Mii ha infatti un livello di felicità che si può aumentare attraverso i regali, il cibo e le relazioni. Quando si passa di livello, si può approfondire sempre di più la personalizzazione del suo carattere e del suo comportamento. Per esempio, possiamo regalargli un oggetto, come uno strumento musicale, che gli permetterà di interagire con gli altri. Oppure un modo unico di camminare, di stare in piedi o magari un gesto che avrà solo lui in tutta l'isola. Perfino un modo di dire che entrerà a far parte del suo vocabolario e che poi farà il giro degli abitanti, diffondendosi in città.

Un'isola da sogno

Se i Mii sono metà dell'anima di Tomodachi Life: Una vita da sogno, è chiaro che l'altra parte - e forse la novità più interessante - sia legata all'isola. Quest'ultima è un posto in continua trasformazione e, proprio come i Mii, assume una personalità sempre più spiccata man mano che i suoi abitanti crescono in numero e in qualità della vita. Il tutorial del gioco ci immerge lentamente in tutte le possibilità offerte dai diversi edifici che apriranno nello spazio che abitano i nostri Mii e che creano una rete di sistemi in grado di interagire con i loro desideri e i loro bisogni. Uno dei punti nevralgici è la fontana della felicità, luogo in cui è possibile scambiare i punti felicità (poeticamente chiamati batuffoletti) accumulati per ricompense che aumentano le possibilità di personalizzare i personaggi. Nuovi modi di camminare, di mangiare o di salutare, oppure oggetti come chitarre, DVD di aerobica, palloni da calcio e moltissimi altri bonus che non vogliamo dirvi per non rovinarvi la sorpresa. Consultare la fontana è fondamentale, perché si tratta del sistema che regola la progressione del videogioco e permette di costruire un'isola e dei personaggi sempre più dettagliati.

Ogni relazione è regolata da interessi e interazioni che migliorano i rapporti
Ogni relazione è regolata da interessi e interazioni che migliorano i rapporti

L'isola si riempirà in fretta di edifici che rispondono alle esigenze dei Mii: un supermercato, per esempio, nel quale ogni giorno è possibile acquistare del cibo per sfamare i personaggi e per tracciare le loro preferenze in ambito culinario; un negozio di vestiti per personalizzare l'outfit e farli sentire a proprio agio; un centro ristrutturazioni per arredare in maniera unica gli interni delle case; uno studio di design nel quale creare oggetti, abiti e, più in generale, schemi da utilizzare in diversi contesti; e poi un centro urbanistico, che permette di ristrutturare la città aggiungendo oggetti come panchine, distributori automatici, fontane, pali della luce e via dicendo. Ogni oggetto promette un'interazione unica con i personaggi e diventa quindi l'occasione per sbirciare altre scene divertenti che coinvolgono i Mii.

Infatti, saltellare da un personaggio all'altro, cercando di far sbocciare relazioni d'amicizia o d'amore, tendere l'orecchio per ascoltare i frammenti di quello che i Mii si raccontano è un po' il senso di Tomodachi Life: Una vita da sogno. La sua narrazione emergente, fatta di piccoli frammenti di vita, a volte straordinariamente credibili, a volte esilaranti perché assurdi, funziona magnificamente. I Mii hanno bisogno di vita sociale: spesso ti chiamano in causa per chiedere suggerimenti sulle relazioni che possono stringere con gli altri, se dovrebbero inseguire la propria cotta o magari chiedere un argomento comune per chiacchierare con il Mii che sta loro simpatico. Anche in questo caso si può intervenire suggerendo attività, oggetti o persone di cui chiacchierare. Per farvi un esempio, ho suggerito a Barbieri di parlare con il mio Mii di Stephen King, che è il mio autore preferito. Così i due hanno cominciato a raccontarsi questa cosa, la voce è girata e ora tutti, nella mia isola, non fanno altro che parlare dello scrittore del Maine.

I personaggi assumono anche i ruoli di commessi nei vari negozi
I personaggi assumono anche i ruoli di commessi nei vari negozi

Chiaramente Tomodachi Life: Una vita da sogno segue una regola molto semplice: funziona a seconda dell'investimento di fantasia che ci mette il giocatore. Più si riesce a ballare sul filo sottile tra il nonsense e il plausibile, più il videogioco restituirà situazioni paradossali e potenziale materiale da meme. Le prime ore sono esilaranti, anche perché è divertente vedere tutti i modi - a volte inaspettati - che hanno i Mii di confrontarsi con la quotidianità: i loro discorsi, i sogni a volte inquietanti che fanno di notte, i mille ruoli che ricoprono nella narrazione quotidiana. Per capire però quanto questa sospesa sensazione di ilarità possa resistere allo scorrere del tempo, bisogna concedergli ancora diverse ore di gioco.

Difficile racchiudere Tomodachi Life: Una vita da sogno all'interno di una definizione. Questo videogioco cerca costantemente di smarcare ogni aspettativa del giocatore, prendendo l'investimento di fantasia che si fa quando si inventano Mii, argomenti, design e modi di dire e poi rimescolando il materiale per restituire situazioni al limite dell'assurdo e del grottesco. Un simulatore di vita, sì, ma con le sue regole e con l'obiettivo di stupire sempre chi sta giocando. Per ora abbiamo avuto modo di provare le novità di personalizzazione dell'isola e anche la profondità del sistema che permette di assegnare ai personaggi caratteristiche sempre più uniche, divertendoci a vederli intessere rapporti sorprendenti. C'è ancora moltissimo da scoprire su come proseguirà la vita di questi strambi avatar su un'isola che, ogni giorno, offre nuovi stimoli a loro e al videogiocatore.

CERTEZZE

  • Un videogioco che fa del buon umore la sua bandiera
  • Riesce concretamente a far ridere il videogiocatore
  • Il sistema di personalizzazione dei Mii e dell'isola

DUBBI

  • Dipende molto dall'investimento di fantasia del giocatore
  • Riuscirà a mantenere questa freschezza sul lungo termine?
  • Alcuni giocatori potrebbero soffrire la mancanza di un obiettivo