Anche chi non ama il genere dei Soulslike solitamente riconosce il valore estetico di Elden Ring, un titolo che, a quattro anni dall'uscita, continua a distinguersi per il fascino della sua resa visiva, nonostante pecchi un po' dal punto di vista dei dettagli puri. E questo nonostante il confronto con produzioni tecnicamente più avanzate del 2026, come Crimson Desert di Pearl Abyss.
Realismo contro bellezza
Secondo Akira Yasuda, storico artista di Capcom noto anche come Akiman, il segreto del fascino visivo del gioco non risiede nella pura potenza grafica, ma nella direzione artistica. Commentando il confronto tra i due titoli, Yasuda spiega che "normalmente, all'aumentare del realismo grafico, lo spettatore ha sempre meno spazio per integrare ciò che vede con la propria immaginazione". Al contrario, Elden Ring è stato pensato con "un controllo accurato del realismo, tale da stimolare costantemente al massimo l'immaginazione".
Un approccio che si riflette anche nell'uso della cosiddetta prospettiva aerea, una tecnica artistica impiegata da FromSoftware per creare profondità ambientale attenuando i dettagli e la saturazione degli elementi più distanti. Il risultato è un mondo che non punta al realismo assoluto, ma a un equilibrio tra definizione e suggestione visiva.
Yasuda riassume il tutto con un elogio: "questo significa essere bravi artisti". Insomma, Elden Ring sarebbe Leonardo da Vinci (cui dobbiamo i primi elaborati sulla prospettiva aerea), mentre Crimson Desert McDonald, se abbiamo ben compreso il suo punto di vista.