Call of Duty: Modern Warfare, la recensione 198

La recensione di Call of Duty: Modern Warfare: ritorno al passato certo, ma soprattutto un nuovo, grande inizio per la serie di Infinity Ward!

RECENSIONE di Matteo Santicchia   —   25/10/2019

Indice

Scrivere la recensione di Call of Duty: Modern Warfare è un compito difficile e complicato. Non che esprimere il giudizio sui precedenti capitoli sia stata cosa leggera e di poco conto, ma quest'anno lo è senza dubbio di più. Il nuovo progetto del 2019 di Infinity Ward si porta in dote una serie di aspettative che solo gli sviluppatori più navigati possono sostenere. Arriva in un periodo in cui il franchise Call of Duty è, per usare un eufemismo, non al suo massimo splendore e soprattutto deve essere all'altezza del capostipite della serie che è stato qualcosa di unico e a tutti gli effetti seminale. Senza dimenticare poi che si trova nella scomoda posizione di dover, per certi versi, inseguire Fortnite nella corsa di shooter del momento. Questo reboot, o meglio questo nuovo inizio ha il compito quindi di tracciare una linea, di separare nettamente quello che è stato e quello che sarà Call of Duty. Un'impresa titanica per una scommessa vinta quasi in scioltezza, non senza però qualche passo falso, di cui ovviamente parleremo più avanti.

Una campagna memorabile

L'offerta di gioco del nuovo Call of Duty: Modern Warfare è come al solito molto ampia: multiplayer "classico", multiplayer con mezzi (!!), cooperativa Survival & Spec Ops e ovviamente la Campagna. La Campagna, checché ne dicano certi personaggi in rete, è da sempre il biglietto da visita del gioco. E non potrebbe essere altrimenti se ti chiami Modern Warfare.

Senza troppi giri di parole diciamo subito che per lunghi tratti le missioni della campagna messe in piedi dagli sviluppatori sono eccezionali e quando non lo sono, come purtroppo per il finale, sono semplicemente buone. Non esistono quindi momenti morti o passaggi a vuoto, la qualità media è davvero alta. Anche della varietà non possiamo certamente lamentarci. Stiamo entrando in zona spoiler, quindi non scenderemo in dettagli, ma possiamo senza dubbio dire che lo stealth è stato declinato in un modo davvero originale: in alcune fasi ci troveremo di fronte a piccoli puzzle ambientali, senza dimenticare poi l'esaltante (forse un filo troppo lunga) missione da cecchino dove ci viene chiesto di calcolare la traiettoria dei proiettili da grandissima distanza. E quando c'è da prendere spunto dai film, i ragazzi di Infinity Ward lo hanno fatto con grande classe, scegliendo il meglio delle produzioni più recenti per mettere in scena missioni memorabili che non hanno nulla da invidiare alla mitiche All Ghillied Up, One Shot, One Kill e The Bog del Modern Warfare targato 2007.

L'operazione è simile a quella fatta dai primi Call of Duty, quelli ambientati nella seconda guerra mondiale che pescavano a piene mani non solo da Salvate il Soldato Ryan ma anche da Il Nemico Alle Porte e Band of Brothers. I riferimenti principali e più evidenti di oggi sono Homeland per il tono spionistico generale, Zero Dark Thirty di Kathryn Bigelow, quel capolavoro semisconosciuto di Michael Bay che corrisponde al nome di 13 Hours: The Secret Soldiers of Benghazi e per non farci mancare nulla c'è anche una spruzzatina di Black Hawk Down. Il setting del nuovo Call of Duty è quello mediorientale: se nel primo Modern Warfare riecheggiava l'invasione dell'Iraq, ora la storia scritta dai ragazzi di Infinity Ward ci porta in Siria, o meglio nel fittizio stato dell'Urzikstan. Gli sviluppatori ci avevano promesso un racconto crudo e viscerale e così è stato. L'Urzikstan è travolto da venti anni di guerra civile (qualcuno ha detto Afghanistan?) e come per la Siria di oggi ci sono un sacco di attori in gioco, ognuno con una sua agenda. Ci sono i ribelli moderati, partigiani modellati sui curdi che lottano per liberare il paese dalla tirannia dei russi, ci sono i terroristi con tanto di eminenza grigia e addirittura i foreign fighters e i kamikaze. Ci sono le armi chimiche, i caschi bianchi e poi ci sono gli americani e gli inglesi che tanto vorrebbero fare ma che spesso hanno le mani legate dalla realpolitik praticata a Washington o a Londra.

Ecco se proprio volessimo trovare un difetto a questo affresco moderno è che c'è di tutto un po' e, ovviamente, parlando di tutto spesso lo si fa di grana grossa, mischiando impunemente Siria e Afghanistan, tratteggiando situazioni ed eventi in modo superficiale, comunque estremamente funzionale per la messa in scena di campi di battaglia, come scritto precedentemente, eccezionali. Modern Warfare parte come una tiratissima e seriosa storia di missioni di operazioni speciali e finisce col più classico pochi contro tutti stile "Team America", che tradisce un po' lo spirito politico col quale la storia era iniziata. Nel mezzo però ci sono un paio di colpi di scena ben assestati, c'è un racconto di personaggi e vicende personali che funzionano, un flashback emozionante e drammatico e più in generale grande attenzione nel fare in modo che non ci sia una divisione manichea tra buoni e cattivi. Fermo restando che i russi sono più cattivi di quando erano i cattivi per antonomasia ai tempi della guerra fredda. Non mancano poi momenti in cui si affacciano scelte morali, decisioni difficili che fanno la differenza tra la vita e la morte e frangenti molto crudi assimilabili alla famigerata missione No Russian.

Ma quanto dura la Campagna di Call of Duty: Modern Warfare? Quali missioni sono più riuscite? Ottima Campagna ma di breve durata: siamo (giocata a difficoltà normale) tra le cinque e le sei ore di gioco. Un po' pochine anche per gli standard del franchise. Senza dubbio tra le missioni migliori c'è quella in cui facciamo irruzione con i visori nel covo dei terroristi, dove ci viene chiesto di ripulire piano dopo piano una piccola casa, prestando attenzione a quello che sentiamo per capire se ci sono minacce dietro ogni porta. Davvero da brividi. La lunga e articolata scampagnata all'ambasciata è poi uno dei punto di forza non solo del gioco ma anche di tutta la serie. Ma non possiamo non citare le due facce della medaglia del terrorismo, quello che sconvolge Londra e quello che annienta col gas un'intera cittadina dell'Urzikstan. Anche la primissime fasi, graziate da un sapiente gioco di tanto buio e poche luci è memorabile: più in generale, quando si torna a battere situazioni già viste nel Modern Warfare originario lo si fa in grande. Emblematica è la missione di infiltrazione Going Dark che espande e complica a livello di costruzione degli ambienti la vecchia Safe House, rendendo il tutto ben più intrigante da giocare.

Bonus: la personalizzazione delle armi

Del comparto multigiocatore sappiamo tutto, ne abbiamo scritto a più riprese sia in occasione del reveal di fine luglio del multiplayer, sia con l'arrivo della lunga e corposa beta di settembre che speriamo abbiate potuto giocare. Abbiamo speso fiumi di inchiostro digitale su Gunsmith, l'Armaiolo, il nuovo sistema di personalizzazione delle armi per cui ora ci limiteremo a descriverlo per sommi capi senza tediarvi con un lungo muro di testo. Basta semplicemente sapere che tutto ciò che monterete sulla vostra arma avrà un impatto notevole sul modo in cui essa si comporta, restituendo sensazioni tangibili capaci di stravolgere sensibilmente il suo utilizzo.

Nel nuovo Call of Duty: Modern Warfare la scelta di un'ottica di un certo tipo, una canna più o meno lunga, un freno di bocca particolare o un calcio più ergonomico dona all'arma un comportamento peculiare che fa la differenza una volta in partita. Basta un solo esempio: una canna lunga taglierà il rinculo e ci darà la possibilità di utilizzare proiettili di calibro maggiorato, capaci quindi di massimizzare i danni. Al prezzo però di un tempo più prolungato per la mira di precisione e di minor velocità di movimento. E questa è solo una possibilità ovviamente, visto che si parla di un minimo di trenta accessori per le pistole e un massimo di sessanta per i fucili, tra ottiche, canne, laser, lancia granate di vario tipo, calci, caricatori e molto altro. Il tutto all'interno di una progressione specializzata per ogni bocca da fuoco con tanto di perk arma dedicati. Ogni accessorio si porta quindi in dote una serie di bonus e malus che cambiano il comportamento dell'arma e del giocatore stesso in termini di velocità di mira, ovvero quando dalla corsa, dalla scivolata o da semplice fuoco "istintivo" si passa a quello di precisione.

Inutile dire che con modificatori del genere è possibile creare, in una fase che ricorda una vera messa a punto da racing game, un'arma fatta su misura non solo per il proprio stile di gioco, ma anche per la mappa dove andremo a giocare. Detta così non sembra qualcosa di non particolarmente inedito, vi assicuriamo però che mai come in questa edizione la personalizzazione delle armi è la chiave di volta della esperienza di gioco, un vero e proprio "metagame" capace di donare nuova linfa a meccaniche consolidate e di conseguenza allungare il tempo di gioco pasticciando con armi e accessori alla ricerca della "build perfetta".

Coddd

Il ritorno della minimappa

In occasione dei due precedenti incontri con Call of Duty: Modern Warfare, Infinity Ward aveva rimosso la minimappa scatenando le ire dell'utenza più tradizionalista. Una scelta coraggiosa che però aveva generato un buon numero di camper nonostante un audio posizionale ottimo come non mai e il continuo ricorso al UAV personale dopo solo due uccisioni. Si è quindi tornati allo status quo, ed è un po' un peccato visto che questa scelta radicale (nonostante la presenza della bussola) avrebbe rimesso in discussione vecchie abitudini spianando la strada ad un nuovo modo, qualcuno direbbe più realistico, di giocare soprattutto in ambito competitivo.

Modalità multiplayer: i nuovi contenuti

Parlando più strettamente di contenuti, in Call of Duty: Modern Warfare salta subito all'occhio la presenza di nuove modalità multiplayer. A ulteriore segno della voglia di andare oltre il solito Call of Duty, Infinity Ward ha pensato come piatto forte due nuove tipologie di gioco che sono l'esatto opposto l'una dell'altra: Gunfight e Ground War. Gunfight è un serratissimo due contro due in piccole mappe simmetriche dove si cambia arma ad ogni round, mentre Ground War arriva fino a sessantaquattro giocatori in ambientazioni enormi con tanto di mezzi come elicotteri, blindati dotati di cannoncino e quad, che si ottengono ogni qualvolta si conquista una base. Se state pensando a Battlefield siamo proprio da quelle parti, ma senza Levolution ovviamente.

Di Gunfight possiamo semplicemente dire che è perfetta per una fruizione competitiva legata all'e-sport. Le mappe sono piccole, ma per nulla banali, basta vedere Hill ambientata in una collina boscosa piena di posti dove nascondersi o Speedball, dove ci si muove con estrema circospezione tra barriere di cemento come se ci trovassimo all'interno di un campo da paintball.

Di Ground War avevamo avuto un accenno in passato con la mappa venti contro venti di Aniyah Palace e a dirla tutta non ci aveva fatto impazzire, cosa che invece è successo con le strepitose Karst River Quarry e Tavorsk District. Karst River Quarry è un complesso industriale minerario situato nei pressi di una cava, non pianeggiante quindi, dove gli scontri avvengono tra capannoni, container, torri e palazzi vari, imbuti perfetti per la fanteria e nello stesso tempo "killing box" fatte su misura per i mezzi. È pleonastico ricordare come defilamenti, vie di fuga e passaggi secondari siano numerosi, così come gli accessi alle zone sopraelevate, terreno di appostamento preferito per i cecchini. Tavorsk District funziona allo stesso modo potremmo dire semplificando, solo che ora ci troviamo in città con interi edifici da esplorare, come il museo, e palazzi molto alti da scalare per avere linee di tiro pulite su tutta la mappa. Se state pensando ad alcune mappe urbane di Battlefield non state sbagliando. Ground War è quindi quanto di più diverso da Call of Duty la serie ha offerto sinora (mettendo ovviamente da parte doppi salti e robot col glitch) e ci offre qualcosa di nuovo pur rimanendo estremamente familiare.

A noi la modalità Ground War è piaciuta, funziona e diverte, è impossibile però dire se andrà a rimpiazzare nel cuore degli appassionati i classici Deatmatch, Dominio e via discorrendo. Nello stesso tempo è però innegabile non pensare che sia una modalità messa in piedi per approfittare della mancanza del competitor DICE. La super tattica ad obiettivo Cyberattack è concettualmente simile al Search & Destroy senza rientro, dove è però possibile riportare in vita i propri compagni di squadra. Sulla carta è stata ben pensata, ma non è particolarmente intrigante, difficilmente sarà la regina delle rotazioni.

Stessa cosa dicasi per la modalità realismo, che toglie qualsivoglia interfaccia sullo schermo. Di segno opposto invece i Deatmatch notturni dove indossando il visore il fascio laser del puntatore è visibile: ci si muove in scioltezza e puntiamo meglio, ma nello stesso tempo rendiamo nota la nostra posizione a tutti coloro che indossano a loro volta il visore anche quando non c'è un contatto visivo diretto. Bonus e malus anche qui dunque. Non si gioca di notte in tutte le mappe purtroppo, solo quattro sulle ventuno totali, ma è come se le partite avvenissero in campi di battaglia nuovi di zecca tanto sono diverse le dinamiche degli scontri a fuoco.

Dove c'è poco da recriminare è sulla qualità generale del design delle mappe. Chi scrive di questo nuovo Call of Duty: Modern Warfare ha amato alla follia Euphrates Bridge. Immaginate un ponte di ferro che divide in due un gigantesco letto di un fiume secco, dove da una parte, quella piatta, ci sono una serie di casupole, erba alta e detriti vari e dall'altra una piccola altura che porta ad una zona residenziale semidistrutta. Immaginate quindi che questo ponte diventi in un batter d'occhio la zona contestata d'eccellenza, foriera, per i più bravi, di serie di uccisioni che scatenano missili da crociera, bombardamenti a tappeto, fosforo bianco e il micidiale e leggendario "BRRRRR" dell'A-10 che vi farà venire letteralmente la pelle d'oca.

Impossibile non citare, sempre tra le mappe più grandi Arklov Peak, dalla forma tipicamente rettangolare, ambientata in uno scosceso paesino di montagna del Caucaso, un dedalo di case e casette con tanto di chiesa ortodossa che si affaccia sul centro del campo di battaglia o la meravigliosa, complessa e iper stratificata Rammaza, una delle mappe urbane meglio riuscite di sempre. Ma certamente quelle già viste come Gun Runner, Azhir Cave o Grazna Raid sono sempre di grande livello, mai banali e tatticamente ricche di spunti. Forse non riescono semplicemente a spiccare all'interno di un pacchetto dalla qualità davvero elevata. In tal senso Piccadilly e San Petrograd, le altre mappe urbane, come la "piccola" Hackney Yard, soffrono un poco la presenza ingombrante di queste fuoriclasse, essendo semplicemente "buone" mappe.

Più in generale è possibile parlare di un level design che riesce alla perfezione a mettersi al servizio del complesso sistema di personalizzazione del proprio arsenale, dove se si sceglie l'arma sbagliata o meglio ancora l'accessorio errato è come scendere in campo infortunati. Gioco ragionato, rispetto dei ruoli e conoscenza degli spazi sono fondamentali, soprattutto quando il terreno di battaglia è tanto ricco e complesso sia in senso orizzontale che verticale. Durante il primo incontro col multiplayer gli sviluppatori ci hanno parlato di una necessaria vera e propria esplorazione della mappe, e avendolo giocato a fondo non facciamo fatica a crederlo. Paradiso dei camper? C'è questo rischio quando si allargano gli spazi sia in alto che in basso, ma nello stesso tempo Infinity Ward ha messo in campo tutto il necessario per limitare questa pratica.

E il bilanciamento? E i contenuti post lancio?

Tutte queste variabili in gioco danno l'impressione di pesare come un macigno sul bilanciamento. Innanzitutto c'è da dire che il ritmo di gioco di Call of Duty: Modern Warfare è un filo più lento rispetto alle ultime iterazioni della saga. La mancanza delle piroette fantascientifiche ha reso l'azione senza dubbio più leggibile e, complice le limitazioni inserite nella personalizzazione delle armi, capiterà molto meno di vedere corridori o saltatori in piena frenesia in giro per le mappe.

Durante le nostre lunghe ore di gioco non abbiamo visto situazioni particolarmente spiacevoli, il time to kill ci è sembrato giusto, non si muore in un nanosecondo ma nemmeno siamo obbligati a scaricare addosso un caricatore agli avversari per stenderli. I fucili a pompa sono letali sino alla media distanza, i perk non ci rendono dei supereroi e le killstreak hanno dato l'impressione di essere sì devastanti ma non inevitabili. Certo il blindato che si aggira per la mappa è ovviamente mortale, così come il piccolo drone, ma non è sembrato immune a un paio di granate o razzi a bersaglio. Tutto come da manuale insomma. Le uniche due varianti da valutare a server attivi sono la modalità Specialista (attiva al livello 49) , che rimuove le killstreak in favore di sei perk e Pointman ovvero la possibilità di convertire le killstreak in scorestreak, per ottenere un sacco di punti extra che potrebbero rendere sbilanciate le modalità ad obiettivo.

In definitiva Call of Duty: Modern Warfare propone un multiplayer davvero ricco e articolato, capace di attirare tutte le tipologie di giocatori con una mole di contenuti e modalità davvero ampia e che grazie al supporto post lancio gratuito si arricchirà di nuove mappe e armi che non frammenteranno la community come tutti i giochi strutturati sul vecchio concetto di DLC hanno sempre fatto. Certo è possibile acquistare oggetti estetici legati alle stagioni ma nulla di funzionale, nulla che non si possa ottenere giocando accumulando esperienza nei match o vincendo le sfide da attivare prima di entrare in partita.

Le lootbox sono sparite, quello che si vede si compra o si ottiene con la progressione in modo trasparente: la famigerata "surprise mechanic" è solo un ricordo del passato. Questo sistema non sarà attivo al lancio ma arriverà solo successivamente cosicché Infinity Ward possa concentrarsi unicamente alle eventuali problematiche del day one.

Cross Play

Per la prima volta in Call of Duty: Modern Warfare è possibile giocare in cross play tra PC, PlayStation 4 e Xbox One. Il matchmaking è strutturato a seconda del tipo di controllo. Il titolo supporta mouse e tastiera su PlayStation 4 e Xbox One: solo coloro che giocano con questi input possono incontrare giocatori PC che a loro volta utilizzano mouse e tastiera. Allo stesso modo, i giocatori PC possono scontrarsi con i giocatori console se tutti utilizzano un pad. Niente sbilanciamenti insomma.

Le nuove Spec Ops

Da ultimo in Call of Duty: Modern Warfare abbiamo provato le nuove Spec Ops, che fanno il loro ritorno dopo diversi anni, assenti dai tempi di Modern Warfare 3. Purtroppo sono la parte più debole del pacchetto di gioco. Sono state implementate con le migliori intenzioni: si attivano dopo aver terminato la Campagna e ne rappresentano, o meglio dovrebbero rappresentare una estensione, un vero e proprio spin off con altri protagonisti ambientato nello "stesso universo", con tanto di filmati di raccordo. A rendere il tutto ancor più intrigante e tattico si aggiunge la suddivisione in ruoli dei quattro giocatori, ognuno con abilità speciali attive e passive, e con un armamentario condiviso col multiplayer (Spec Ops e multiplayer concorrono alla progressione insieme).

Una volta in battaglia però tutte queste ottime premesse svaniscono di fronte a delle mappe gigantesche di fatto vuote, dove basta che uno dei giocatori attivi l'allerta per scatenare l'inferno che erutterà da ogni direzione, dove si è costantemente circondati, in ovvia situazione di inferiorità numerica con uno spawn continuo e dove gli obiettivi sono "trova questo, fai quest'altro". Non ci sono sembrate particolarmente stimolanti: di fatto è come giocare una delle mappe di Ground War in cui spuntano nemici da ogni angolo senza soluzione di continuità, dove con due colpi si va a terra, in attesa di un compagno che ci rianimi. Abbiamo accesso a mezzi e killstreak, ma questo non basta per risollevare una modalità che in queste prime tre operazioni risulta davvero dispersiva e poco coesa. Di tutt'altra pasta le missioni Survival, quelle esclusive PlayStation 4: ne abbiamo giocata solo una purtroppo, (ri)mettendo in scena la clamorosa missione del cecchino vista nella Campagna. Si tratta di una classica modalità orda, ma complice gli spazi più piccoli ci si coordina meglio. Le dinamiche sono ben più tattiche, è essenziale la costruzione delle difese. In definitiva una tipologia di coop più frenetica e divertente. Inutile dire che le killstreak, che arrivano sotto forma di Care Package giocano un ruolo fondamentale nella sopravvivenza della squadra.

Da ultimo è arrivato il momento di parlare di tecnica. Infinity Ward aveva promesso un passo avanti grafico notevole, e questo c'è stato. A colpire è soprattutto l'illuminazione visto che Modern Warfare gioca molto col contrasto tra luci e ombre, anzi tra il buio rischiarato dalle esplosioni e spesso, dalle fiamme del fosforo bianco.
Sulla costruzione poligonale, sulle texture e (soprattutto) sulle animazioni c'è poco da dire, così come sugli effetti particellari: siamo davvero su livelli di eccellenza, con una grande attenzione al dettaglio nella costruzione degli ambienti. Nel multiplayer si avverte in alcuni frangenti un piccolo scarto tecnico rispetto alla Campagna, soprattutto in alcuni elementi di secondo piano, ma è davvero poca cosa. Un grande plauso invece va alla rappresentazione delle armi: i modelli sono eccezionali, ma soprattutto ci piace sottolineare piccole accortezze che rendono la visione di Infinity Ward molto realistica. I fucili rinculano in modo evidente contro il petto, il loro movimento viene mostrato da un presente ma non invasivo motion blur. Quando l'arma è scarica rilascia fumo e gas, che spostandoci si muovono in perfetto accordo con la direzione del nostro movimento. Ma dove è stato fatto un vero e proprio salto è nel comparto sonoro. Con delle buone cuffie è possibile godere di un sontuoso audio posizionale, figlio probabilmente della originaria decisione di rimuovere la minimappa, con i suoni peculiari di ogni arma esaltati da continui riverberi a seconda della posizione di sparo, all'aperto o al chiuso. E quando poi si scatenano le killstreak viene quasi da nascondersi sotto la scrivania. L'eccellenza sonora di Battlefield è stata finalmente raggiunta.

Chiudiamo parlando dell'intelligenza artificiale, che contrariamente a tutto il pacchetto in Call of Duty: Modern Warfare non ha fatto nessun passo in avanti: è semplicemente basilare, niente movimenti avvolgenti e pochi scatti di copertura in copertura. È solo carne da cannone presente in gran numero. Fa male certo, ma ci saremmo aspettati qualcosa di meglio.

Ciao ciao Prestigio, benvenuto Officer Rank

Vista l'introduzione del concetto di Stagioni Infinity Award ha rimodulato il vecchio sistema di Prestigio trasformandolo in Officer Rank. La progressione tra gli Enlisted Rank, ovvero i primi 55 livelli è quella classica, mentre una volta arrivati al livello 55, il tipico reset avverrà con il passaggio allo stagionale Officer Ranks, ripartendo sempre dal rango 1. In questo modo si riprende il concetto del Prestigio ma applicato a una tipologia diversa, che vede una continua progressione e ripartenza da un livello superiore una volta esaurito il percorso. Vi invitiamo a leggere nel dettaglio tutte le informazioni sul sistema di progressione e prestigio di Call of Duty: Modern Warfare qui.

Versione testata
PlayStation 4
Multiplayer.it

9.0

Lettori (54)

7.8

Il tuo voto

Alla fine della recensione scriviamo che Call of Duty: Modern Warfare è il reboot che tutti i fan della serie aspettavano. La campagna strutturata da Infinity Ward è per lunghi tratti sontuosa: un nuovo inizio e nuovi personaggi ben raccontati che si innestano alla perfezione nel canone della serie. Peccato per le battute finali solo buone e per alcune parti dell'intreccio di grana grossa. Del multiplayer possiamo solo tessere le lodi, la modalità con i mezzi e il "tuning meccanico" delle armi rimescolano con efficacia meccaniche consolidate, il tutto all'insegna di un ritmo un filo più lento e ragionato e di un level design stellare. Stona quindi la delusione delle rinnovate Spec Ops, dispersive e in fin dei conti poco divertenti. Speriamo in mappe migliori in futuro. Deciso pollice su per il cross play e per il supporto post lancio gratuito, una prima volta per il franchise.

PRO

  • La campagna migliore dai tempi di Black Ops
  • Le nuove modalità non deludono
  • Personalizzazione delle armi
  • Design delle mappe di grande livello
  • Tecnicamente al top

CONTRO

  • Le nuove Spec Ops sono una mezza delusione
  • La campagna è breve, tra le cinque e le sei ore
  • Intelligenza artificiale basilare