Cyberpunk 2077: Wildfire – Racconti da Night City

In questo primo appuntamento di Racconti da Night City dedicato a Cyberpunk 2077 vi narreremo le vicende di un V in versione lottatore di strada e della sua ascesa all'interno del mondo notturno dei combattimenti clandestini.

SPECIALE di Mattia Pescitelli   —   18/01/2021
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Dopo la serie dei Racconti dal Sol Levante dedicati a Ghost Of Tsushima, abbiamo pensato di proporvi altre storie, ma questa volta da Night City. Creando un'ipotetica serie di episodi riguardanti V e l'accrescersi della sua fama fino a diventare una leggenda della città, vi faremo immergere in brevi racconti narrati dal punto di vista delle diverse persone che hanno avuto modo di assistere all'evoluzione del leggendario personaggio all'interno del sottobosco criminale (e non solo) di Night City.

Abbiamo pensato di partire con una sorta di "origin story" per il nostro leggendario V, uscito dal nulla e subito capace di far vedere di che pasta è fatto scalando i ranghi dei combattimenti clandestini della megalopoli. Inoltre, esattamente come è stato fatto da CD Projekt con le missioni del gioco, abbiamo pensato di associare il titolo dell'episodio a un brano musicale simile per temi, contenuti o anche solo sensazioni al racconto proposto. Ecco, quindi, Wildfire, il primo episodio dei Racconti da Night City dedicati a Cyberpunk 2077.

Wildfire

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Io l'ho conosciuto! Beh, non proprio conosciuto; non di persona. Ma c'ero quando ha battuto Razor Hugh. In realtà, ho visto tutti i combattimenti di V quella sera.
Sì, proprio così! C'è qualcun altro che può dire altrettanto? Come immaginavo. Allora chiudete quella bocca e fate parlare i veterani.

Saranno state le otto di sera o giù di lì. Ero già sbronzo, ma sarebbe stato come paragonarmi a un astemio rispetto a quanto sono abituato a sopportare.
Una volta Bill ha dovuto chiudere prima perché gli avevo finito tutte le scorte. Vero Bill? Non che ne abbia poi molte, eh. Non vorrei darvi l'idea che io sia uno che "alza il gomito" più del dovuto. Nossignore. Sono perfettamente in grado di controllarmi. È merito del mio fegato... almeno credo che sia merito del mio fegato di cromo (o di qualunque diavoleria sia fatto).

Comunque, come dicevo, dovevano essere le otto o le otto e mezza quando sono arrivato ad Arroyo. Non c'era troppa folla, solo qualche sbandato e un po' di quelli della Sesta Strada. Questo perché uno dei loro, non ricordo il nome, era il lottatore che avrebbe affrontato V.

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Avevo praticamente i posti in prima fila. Potevo vedere e sentire tutto, dalle ossa fratturate alle imprecazioni di quelli che stavano perdendo un bel gruzzolo.
Il tipo della Sesta era un militare, uno di quelli per cui "lottare per la patria" significa ricevere upgrade gratuiti. Dovevate vederlo. Braccio sinistro e gamba destra interamente in cromo, vecchia scuola.

Cyberpunk 2077 390

V all'epoca, invece, aveva solo degli impianti da due soldi sulle braccia; neanche i migliori, credo. Per il resto, era puro come un bambino.
Nessuno sapeva chi fosse o da dove arrivasse. Era sbucato fuori dal nulla, senza sostenitori, ma con un bel gruzzolo da mettere sul piatto. Non solo! Il bastardo aveva talmente tanto la faccia tosta che alzò la posta, convincendo il tizio della Sesta a mettere il suo fucile in palio. Roba russa, quella che non manca neanche un bersaglio, se la sai usare.

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Vi lascio immaginare le risate che la gente si fece. Ma non io. Io avevo visto qualcosa in quel ragazzo.
Che c'è? Non mi credi? Beh, pensa quello che vuoi, ma io ci avevo veramente visto qualcosa in quel ragazzetto con la fascia bianca in testa e i pantaloni antivento più malandati da qui all'altra riva del Mississippi. Come cos'è il Mississippi?! Ma guarda che mi tocca sentire! Che parlo a fare con te? Tanto è fiato sprecato.

Sesta Strada (o qualunque fosse il suo nome)

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Torniamo al match. Mentre tutti se la ridevano, le puntate contro V erano arrivate alle stelle. Non mi ricordo quanto, ma avevo quasi voglia di scommettere qualcosa - ma non lo feci, per gli ovvi motivi che ho già provato a spiegarvi.
I dissensi verso il ragazzo crebbero ancora di più quando si mise a petto nudo. E ancora oggi non ne capisco il motivo. D'altronde, non era di certo il primo che lottava senza maglietta.

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Lo scontro ebbe finalmente inizio. Il soldato saltellava da una parte all'altra del ring ricavato in un sottopassaggio tra rottami e immondizia. Sembrava una lepre. Probabilmente non ne avete mai vista una, ma è un animale che saltella proprio come faceva il tipo.
Insomma, tra un passetto di danza e l'altro, Sesta Strada scattò improvvisamente verso V, che lo schivò immediatamente.

Cyberpunk 2077 379

Saltella, saltella, alla fine il militare ritentò la fortuna. Si fiondò sul ragazzo con una velocità da forze speciali. Questo lo evitò nuovamente, ma, stavolta, rispose con un colpo ben piazzato sul costato. Il soldato si piegò in due dal dolore, ma si riprese velocemente.

Montanti, ganci e chi più ne ha ne metta. Sesta Strada riuscì a colpire V un paio di volte, il quale sembrava visibilmente provato dai colpi. A un tratto, il tizio lo colpì allo stinco con la sua gamba d'adamantio. Cosa? Non mi interessa di che materiale fosse, Roger. Era solo per darvi un'idea del male porco che gli aveva fatto.

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V cadde in ginocchio. Sesta Strada pensò di avere la vittoria in pugno. Fece il gradasso, se la tirò con i suoi compagni, svilì il suo avversario. La folla era in delirio, gli allibratori in fermento.
Sesta si avvicinò all'avversario, pronto per finirlo con un gancio devastante. Ma, in un lampo, V lo colpì sotto l'ascella e poi sulla gola con una velocità e una forza tali da disintegrargli la trachea.

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Neanche il bisturi più bravo della città è riuscito a rimettere a posto quel macello. Riesce a parlare solo attraverso un software di sintesi vocale. Insultare gli altri non deve essere più stato lo stesso da quella sera. O almeno credo stia ancora così. Non so che fine abbia fatto quel povero cane.
Fatto sta che V vinse l'incontro e passò al turno successivo. Ovviamente ho assistito anche a quello, ma prima fatemi rinfrescare la gola.

César

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Da Arroyo passammo a Glen, dove V si sarebbe scontrato con César, un moccioso con tanti sogni e poco sale in zucca.
Da quello che ho capito, aveva speso un mucchio di soldi in impianti e altre cavolate nonostante la sua ragazza fosse incinta. Quello doveva essere lo scontro che avrebbe fatto risollevare la credibilità (e il conto in banca) di quel povero idiota. Per alzare la posta, mise sul piatto perfino la sua auto.

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Il posto era luminosissimo. Non credo di aver mai visto un posto così luminoso nei vicoli di Glen. Probabilmente le due casse di birra che mi ero scolato tra un incontro e l'altro non aiutarono. Fatto sta che ho visto poco e niente dell'incontro. Quello che so, però, è che César non aveva speso bene i suoi soldi.
I suoi impianti gli permettevano di muoversi molto velocemente, più di quanto riuscissi a seguire con i miei occhi, ma sicuramente avrebbe potuto risparmiare sulla placcatura in oro per comprare qualcosa di più "performante".

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Mentre César balzava da una parte all'altra del campo da basket, V lo studiava attentamente, parando quei due o tre ganci che il ragazzetto provava a mettere a segno.
Dopodiché, V tirò indietro il braccio e lo colpì con un montante proprio sotto al mento. César volò in aria per quasi un metro, fino a cadere rovinosamente al suolo.

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Lentamente, si rialzò, evidentemente frastornato dalla batosta. Provò nuovamente a utilizzare la velocità a suo vantaggio, ma senza riuscirci.
V lo intercettò con un gancio sulla mascella. Lo aveva spento. In quel momento ho seriamente pensato che lo avesse ucciso.

Cyberpunk 2077 406

Dopo qualche secondo, però, César si rialzò e sorrise a V, porgendogli la mano e facendogli segno di seguirlo.
Si sedette vicino alla rete metallica e iniziò a parlare con il nuovo arrivato. Dopo un po' arrivò anche la ragazza incinta. Sembrava infuriata.

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V si intromise. Non so cosa si dissero, ma a giudicare dal fatto che se ne sia andato senza vincita, direi che abbia fatto una buona azione, cosa molto rara qui a Night City.

Rhino

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Era venuto il momento di spostarsi a Rancho Coronado, in pieno territorio Animals.
Vi dirò la verità: anche da sbronzo me la stavo facendo sotto. Mi hanno sempre terrorizzato quelle montagne di steroidi e continuano a farlo tutt'ora.
Trovarsi all'interno del loro quartier generale, poi. Un'esperienza che non ripeterei. Specialmente pensando a tutta la fatica che ho fatto per entrarci. Il buttafuori non voleva farmi entrare, ci credete?

Cyberpunk 2077 412

A ogni modo, qui V doveva affrontare Rhino, la regina dei combattimenti clandestini. Diceva di non essere mai stata battuta in vita sua da nessuno. Almeno fino a quando affrontò V.
Oh, dai! Non fate quella faccia, tanto sappiamo tutti come è andata. Non serve a niente la suspance se già sai come andrà a finire la storia. È il mio punto di vista a contare, qui!
Allora, dove ero rimasto. Ah, sì! Rhino le stava per prendere da V.

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Mentre scendevano nella fossa, le scommesse salivano. Rhino, nonostante l'ottima performance di V quella sera, era ancora considerata la sola e unica papabile vincitrice. E non c'è da stupirsi! L'avete mai vista con i vostri occhi? Certo, oggi è un po' avvizzita, ma eviterei comunque di parlargli per paura di offenderla e vederla strapparmi il mio fegato nuovo.

Cyberpunk 2077 420

Lo scontro iniziò subito con un sonoro pugno sul grugno di V, che arretrò di qualche passo, stordito a sufficienza da non capire più quale fosse la destra e quale la sinistra.
Rhino lo caricò con una furia tale da spalmarlo contro il muro di ferro. Nel frattempo, gli regalò due "leggerissimi" pugni sull'addome e uno sul costato. Sono convinto che abbia subito parecchio il colpo, dato che ho sentito un paio di costole sbriciolarsi.
Rhino gli lasciò un po' d'aria per riprendersi. V si trovò nuovamente in ginocchio, ma miracolosamente si rimise in piedi.
Sarò sincero: io sarei rimasto a terra. Ma, d'altronde, è lui la leggenda, non io.

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Come una fenice che risorge dalle ceneri, V era pronto per continuare la lotta.
Rhino lo caricò nuovamente, ma stavolta il novellino la schivò, mollandogli anche un bel colpo sui reni. Ho visto la gigantessa sorridergli, intimandolo di continuare a lottare.
Da lì non ci ho capito più niente, un po' perché era tutto un groviglio di corpi e pugni, un po' perché il rosso delle luci stava facendo un combattimento tutto suo con i miei occhi, i quali stavano evidentemente perdendo.

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Comunque sia, l'ultimo colpo, quello decisivo, l'ho visto. Un gancio talmente forte che a Rhino è saltato uno degli incisivi.
La regina era a terra. Il novellino stava in piedi. Un momento memorabile, che sarebbe bastato a segnare gli annali, ma la notte non era ancora giunta al termine. Mancava lo scontro finale, quello con Razor Hugh.

Razor Hugh

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Era stata una serata folle. V stava vincendo contro tutti, io ero alla quarta cassa di birra e metà Night City era accorsa all'ultimo incontro della serata. Forse non era metà, ma sembrava comunque un sacco di gente, se considerate che il ring si trovava in quel cesso fossilizzato del centro commerciale di Pacifica.

Eravamo tutti su di giri. Da una parte il leggendario Razor Hugh. Dall'altro lo sconosciuto V.
Iniziavano già a girare le prime voci. C'è chi diceva che arrivava dalle Badlands e che i soldi che aveva puntato arrivavano da una serie di colpi fatti con una banda di Nomadi; altri affermavano che veniva dalla strada, da qualche quartiere di periferia, e che era legato a una gang che, però, lo aveva ripudiato; altri ancora che fosse un corporativo reietto, tradito e utilizzato come capro espiatorio per chissà quale impiccio aziendale.
Ad ogni modo, era uno a cui la vita aveva riservato solo schiaffi in faccia. E la furia che scatenava contro i suoi avversari lo dimostrava.

Cyberpunk 2077 432

D'un tratto, il gong. I due in mezzo al ring, un difronte all'altro. I tatuaggi del ragazzo brillavano sotto la luce. Lo faceva anche l'intricata ragnatela venosa che pulsava sotto la pelle oleata di Razor. Si muovevano all'unisono, creando una sorta di cerchio. La tensione era alle stelle. Fu Hugh a fare il primo passo. Scattò verso V e... e... Oh, maledizione. Non ricordo! Maledetto cervello. Non potevo farmi fare anche quello in cromo? Ricordo solo di essermi svegliato il mattino dopo in un cassonetto a Kabuki. O era il giorno dopo quello?

Va beh, però c'ero quando ha vinto! Ve l'avevo detto! E voi che non mi credevate. "Sempre credere a ciò che dice chi è più grande, poiché ha più esperienza". Non ricordo chi lo abbia detto, ma sicuramente è stato qualcuno di importante. Oppure era Lance del B12? Oh, al diavolo! Piuttosto Bill: stappamene un'altra.

Questo era il primo episodio di Racconti da Night City.
Fateci sapere cosa ne pensate e se siete riusciti a indovinare qual è la canzone che dà il titolo all'episodio. Scoprirete la risposta giusta nell'ultimo appuntamento, all'interno del quale pubblicheremo la playlist con tutti i brani che hanno ispirato i vari racconti.
Vi aspettiamo nei commenti!