Dragon Ball: Kakarot, l'opera che ha ispirato il videogioco 35

Ripassiamo la storia di Dragon Ball, il capolavoro di Akira Toriyama che ha ispirato il nuovo GDR d'azione sviluppato da CyberConnect2

SPECIALE di Christian Colli   —   13/01/2020

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Fra pochi giorni metteremo le mani su Dragon Ball: Kakarot, il nuovo titolo sviluppato da CyberConnect2 per celebrare il successo di un'opera che ancora oggi, a distanza di trentasei anni dal suo esordio, conquista nuovi lettori e continua ad appassionare i vecchi fan. Dragon Ball ha contribuito a sdoganare e diffondere il fumetto giapponese in tutto il mondo, ha stabilito alcuni tratti caratteristici che oggi definiscono le pubblicazioni per ragazzi e ispirato tantissimi autori di ogni nazionalità grazie al manga, alle serie animate e molti altri media tra cui, naturalmente, ci sono i videogiochi. Questi ultimi hanno vissuto nella mediocrità per molto tempo, ma negli ultimi anni si sono distinti grazie ad alcuni titoli di grande spessore come il pluripremiato picchiaduro Dragon Ball FighterZ. Kakarot, che invece sarà un gioco di ruolo d'azione, spalancherà una finestra sull'universo di Son Goku anche per chi non ha mai sfogliato il manga o guardato l'anime in TV, ma se ne volete sapere di più non possiamo che consigliarvi di continuare a leggere le prossime righe.

L'esordio

Akira Toriyama fece capolino nell'affollato mercato editoriale giapponese nel 1978, disegnando una storia breve, intitolata Wonder Island, per un concorso della rivista Jump. Pur avendo perso, Toriyama convinse l'editore a pubblicare quello che sarebbe diventato il suo primo successo, Dr. Slump & Arale. Trasmesso ripetutamente anche in Italia, il cartone animato ispirato al manga - che proseguì fino al 1984 - racconta le disavventure di uno bizzarro scienziato e della sua aiutante robotica. Toriyama cominciò a disegnare Dragon Ball subito dopo la conclusione di Dr. Slump & Arale, e la nuova serie riscosse immediatamente un grande successo: dapprincipio voleva essere una parodia del romanzo cinese Il viaggio in Occidente, ma poi si trasformò in un fumetto d'azione dai risvolti fantascientifici. Intorno al 1995, però, Toriyama si ritrovò a supplicare i suoi editori di lasciarlo concludere una serie che lo stava sfinendo a causa dei ritmi serrati e delle aspettative sempre più insistenti dei lettori.

La storia in sintesi

Toriyama, infatti, doveva anche supervisionare le serie animate, i lungometraggi cinematografici e ogni altra opera collegata al fumetto: un lavoro davvero estenuante, dato che Dragon Ball conta oggi 42 volumetti, 519 capitoli e più di cinquecento puntate animate. In Italia il fumetto arriva solo nel 1995; la serie animata invece, iniziata in patria nel 1986, viene trasmessa per la prima volta nello Stivale intorno al 1989. Mediaset acquistò i diritti molto più tardi, quando in Giappone stava per concludersi Dragon Ball Z e in Italia gli anime stavano appena uscendo dal bozzolo in cui erano rimasti tanti anni, diventando un fenomeno culturale dopo essere stati guardati con sospetto fin troppo a lungo. È giusto specificare che il manga è un'opera unica, mentre la serie animata si divide idealmente in due tronconi intitolati Dragon Ball e Dragon Ball Z. La prima serie, chiamiamola così, inizia con l'incontro tra un bimbo di nome Son Goku e la giovane Bulma, una ragazzina tenace che sta cercando le sette sfere del drago capaci di esaudire un desiderio soltanto dopo essere state riunite.

Il pittoresco universo di Toriyama comprende animali antropomorfi trasformisti, esperti di arti marziali con la fissa del sesso, mostri soprannaturali e demoni millenari. Goku, dopo aver vissuto varie avventure ed essersi allenato duramente, partecipa a un grande torneo di arti marziali: perde le prime due volte, e salva il mondo al tempo stesso, ma vince il terzo anno proprio perché Toriyama voleva dare una svolta importante alla storia. A questo punto, infatti, si verifica quello che oggi chiameremmo comunemente "time skip", e quando ritroviamo Goku scopriamo che si è sposato e ha avuto pure un figlio, Son Gohan. È in questo momento che l'anime, dopo una breve interruzione, cambia titolo, ed è sempre in concomitanza con questo sviluppo che Dragon Ball prende una deriva ancora più fantascientifica: si scopre, infatti, che Goku è addirittura un extraterrestre - un Saiyan, per la precisione - e che è arrivato sulla Terra da neonato, un po' come Superman.

Gli ultimi tre Saiyan ancora in vita, però, intendono conquistare la Terra, ed è così che Goku affronta un avversario che, in seguito, diventerà uno dei suoi migliori alleati e uno dei personaggi più famosi dell'intrattenimento nipponico: Vegeta. Anche Dragon Ball Z si può dividere sostanzialmente in vari archi narrativi. Nel primo Goku scopre le sue origini aliene e salva il mondo dai Saiyan al costo della sua stessa vita. Nel secondo, dopo essere risorto grazie alle sfere del Drago, Goku raggiunge il pianeta Namek per sconfiggere un potentissimo despota extraterrestre, Freezer. Nel terzo arco, Goku e i suoi alleati devono sconfiggere il mostruoso Cell, un androide spietato che causerà la seconda morte del nostro eroe. A questo punto il protagonista sarebbe dovuto diventare Gohan e la serie avrebbe dovuto assumere un carattere maggiormente supereroistico, ma poche settimane dopo Toriyama fu letteralmente costretto dal suo editore e dai fan a riportare in scena Goku per affrontare un antichissimo demone chiamato Bu nell'ultimo arco narrativo del fumetto.

Le serie animate

Il successo internazionale di Dragon Ball Z convinse Toei Animation a serializzare anche un seguito a cartoni animati che Toriyama non disegnò sotto forma di fumetto e che si limitò a supervisionare. Dragon Ball GT (quel GT starebbe per Grand Tour) cominciò in Giappone nel 1996 e in Italia arrivò nel 1999. In questa nuova serie, il drago Shenron trasforma Goku in un bambino a causa di un malinteso, così il nostro eroe è costretto a cercare le sfere del drago nello spazio insieme a Trunks e alla nipotina Pan per rimettere le cose a posto. L'anime voleva inizialmente rievocare lo spirito avventuroso e goliardico del primo Dragon Ball, ma ben presto anche questa serie si trasformò in una baraonda di trasformazioni e combattimenti all'insegna del fanservice estremo che si concluse nell'arco di 64 puntate soltanto. L'autore, non proprio soddisfatto dal risultato, oggi considera Dragon Ball GT una specie di spin-off ambientato praticamente in un universo parallelo.

Il vero sequel di Dragon Ball Z si chiama infatti Dragon Ball Super: la nuova serie è cominciata in Giappone nel 2015, diciotto anni dopo la fine di Dragon Ball GT, e si è temporaneamente conclusa lo scorso anno dopo 131 episodi e tre lungometraggi, ma dovrebbe tornare in TV nei prossimi mesi. Toriyama ha supervisionato anche questo progetto, ma non ha disegnato personalmente il manga che, a differenza di Dragon Ball GT, effettivamente esiste ed è stato affidato al suo discepolo Toyotaro. Inoltre, è questa volta il manga a essere ispirato all'anime, e non viceversa, e infatti racconta le stesse vicende, seppur riassunte in modo molto stringato. Nella nuova serie, Goku e gli altri incontrano il dio della distruzione Beerus, combattono il redivivo Freezer e, dopo aver affrontato un sosia malvagio di Goku nel futuro, si trovano loro malgrado costretti a partecipare a un grande torneo in cui competono vari universi paralleli. La serie animata si conclude a questo punto, mentre il fumetto prosegue con un nuovo nemico da sconfiggere: il potentissimo stregone alieno Molo.

L'eredità

Dragon Ball è passato alla storia per tutta una serie di caratteristiche che si sono lentamente radicate nella tradizione fumettistica giapponese, e non solo. La formula scoperta da Akira Toriyama si è rivelata vincente, nella sua semplicità, e ha convinto molti mangaka come lui a utilizzarla nei loro racconti a fumetti: sfortunatamente ciò ha dato vita a una lunghissima serie di imitazioni che hanno lentamente saturato il panorama editoriale giapponese. Negli anni si sono distinti veramente pochi manga di successo che il pubblico ha cominciato a considerare come "eredi" di Dragon Ball: Naruto e One Piece sono probabilmente le opere più vicine allo spirito del fumetto di Toriyama come atmosfere e tematiche, tant'è che molti considerano questi tre manga le colonne portanti della casa editrice Shueisha, ma negli anni hanno fatto capolino sulle pagine di Jump e di altre riviste fumetti come Bleach, Fairy Tail, Black Clover, My Hero Academia e così via.

Ma quali sono i tratti distintivi che Dragon Ball ha trasmesso alle pubblicazioni per ragazzi, i cosiddetti manga "shonen"? Innanzitutto c'è l'idea che il protagonista debba essere una forza per il bene, un personaggio goliardico e fondamentalmente positivo che rappresenti un modello da imitare per i giovani lettori. Questo eroe si circonda di un colorito cast di comprimari che solitamente cominciano il rapporto come rivali ma instaurano un profondo legame di amicizia. Spesso il protagonista ha anche un rivale che spicca sopra tutti gli altri, un avversario non del tutto malvagio che, nella stragrande maggioranza dei casi, si redime e passa dalla parte dell'eroe, pur mantenendo un rapporto distaccato che si fonda soprattutto sul rispetto e la lealtà: basti pensare ad antieroi come Vegeta, Sasuke Uchiha, Renji Abarai, Bakugo Katsuki e tanti altri. E poi, ovviamente, ci sono i nemici, spesso capitanati da un avversario micidiale che incentiva gli eroi a impegnarsi e migliorare senza mai arrendersi.

In questo senso, Dragon Ball ha sdoganato anche una serie di escamotage narrativi che hanno influenzato anche un po' troppo il panorama fumettistico giapponese. Il torneo è uno di essi: è una storyline facile che consente all'autore di sviluppare i personaggi e intrattenere i lettori per molte settimane deviando l'attenzione sui combattimenti. Toriyama, in un certo senso, abusa di questa meccanica già nel suo manga, durante il quale si svolgono almeno quattro tornei importanti, senza contare quelli minori come le sfide dell'indovina Baba o il Cell Game. La necessità di mettere costantemente alla prova le abilità in combattimento dei nostri eroi conduce direttamente a un'altra caratteristica di Dragon Ball che i nostri amici yankee hanno definito "power creep": praticamente gli avversari di Goku e compagnia sono sempre più forti e questo costringe i nostri eroi a diventarlo a loro volta, spesso trasformandosi fisicamente. Questa dinamica in Dragon Ball è quasi caricaturale: i nemici di Goku cambiano forma più volte nel corso della storia e i Saiyan aumentano letteralmente di livello con soprannomi sempre più bizzarri tipo Super Saiyan God Super Saiyan.

Ma queste dinamiche narrative hanno anche un certo impatto sul merchandising e così, sotto un certo punto di vista, Dragon Ball ha anche messo in moto un sistema ingegnoso che fa gola non solo agli autori, ma anche agli editori. E in ogni caso, gli altri mangaka nutrono un rispetto reverenziale per l'opera di Toriyama, che viene spesso citata anche soltanto visivamente: basti pensare a tutti quei protagonisti cui si allungano i capelli ogni volta che si trasformano in una versione potenziata, per esempio Ushio Aotsuki in Ushio & Tora o Gon Freecs in Hunter x Hunter. Sarebbe sbagliato affermare che i manga che sono seguiti a Dragon Ball siano meri cloni, però: ogni autore ha aggiunto qualcosa a questa specie di mitologia editoriale, ma se andiamo a scavare, è chiaro che l'opera di Toriyama ha un'importanza determinante che giustifica le numerose ristampe e i continui tie-in videoludici come l'imminente Dragon Ball: Kakarot.