Google Stadia e Project XCloud: cosa ci convince e cosa ancora no 11

Un resoconto su quanto emerso tra presentazione e prova di Google Stadia e Project XCloud all'E3 2019

SPECIALE di Giorgio Melani   —   23/06/2019

Indice

Il progresso tecnologico in ambito videludico si chiama "streaming" da qualche tempo a questa parte e l'E3 2019 è stato un po' all'insegna di questa nuova, incombente, realtà. Un po' come la Realtà Virtuale è stata tema dominante nei discorsi sulle massime propaggini tecnologiche nelle edizioni precedenti della fiera californiana, quella di quest'anno ha riservato sicuramente un posto di rilievo alle tecnologie di streaming e cloud gaming, ma senza svelarle nemmeno più di tanto, a dire la verità. Per essere una rivoluzione in arrivo già questo autunno, questa tipologia di fruizione dei videogiochi non ha goduto di presentazioni chiarissime all'E3 2019, consentendo giusto dei test in ambienti creati ad hoc sullo showfloor e senza nemmeno che venissero fatti annunci precisi sulla date di lancio e sui vari modelli di business o costi di accesso, questo soprattutto per quanto riguarda Project xCloud. D'altra parte, ci saremmo aspettati qualcosa di più chiaro soprattutto da Google Stadia, visto l'evento specifico messo in piedi dal gigante di Mountain View, al termine del quale diversi dubbi sono invece rimasti intatti.

Google Stadia Ass Creed


Comunque, è stata la prima volta in cui sia Project xCloud che Google Stadia sono stati messi a disposizione del pubblico in forma ufficiale, consentendo di effettuare delle prove effettive sul funzionamento e l'efficienza dei due servizi e dunque anche di fare un confronto diretto tra i due sistemi. È una prospettiva affascinante quella introdotta dallo streaming, ma la soluzione sembra ancora dover trovare una propria collocazione precisa sul mercato videoludico. I due principali concorrenti hanno infrastrutture di capacità simile ma partono da posizioni diverse, essendo una già una realtà consolidata nei videogiochi e l'altra con ancora molto da dimostrare su questo fronte, almeno per quanto riguarda il gaming tradizionale e queste differenze fondamentali rendono molto interessante la sfida a colpi di streaming fra i due colossi.

Google Stadia, prime prove

Dal punto di vista tecnologico c'è ben poco da temere per quanto riguarda Google Stadia: facendo leva sulla possente infrastruttura server di della casa di Mountain View, il servizio videoludico in streaming in questione è in grado di offrire gameplay a 4K e 60 frame al secondo con la promessa di una latenza estremamente bassa. Queste sono le premesse in un ambiente ideale come quello dei test tecnici all'E3 2019, poi ovviamente la prova pratica è un altro paio di maniche, specialmente in un paese come il nostro in cui le infrastrutture non sono proprio in grado di garantire performance altissime ovunque. In ogni caso, l'affidabilità del sistema sembra l'ultima delle preoccupazioni per Google Stadia, che nel frattempo comincia a configurarsi come servizio: a novembre verrà lanciata la Founder's Edition con Chromecast Ultra a 4K, controller, Destiny 2 e tre mesi di abbonamento Pro il tutto al prezzo 129 euro. L'abbonamento Pro, in grado di garantire il gioco fino a 4K a 60fps costerà 9,99 euro al mese, mentre quello base con caratteristiche tecniche più basse sarà gratuito ma partirà solo nel 2020.

Chromecast Ultra E Controller Stadia


Fin qui le certezze, in un piano dell'offerta videoludica che sembra anche ben studiato da parte di Google, ma mancano ancora dei tasselli fondamentali per completare la figura: i giochi di Stadia, per esempio, si pagheranno e non è dato sapere ancora la modalità di acquisto e il prezzo. Si prefigurano possibili abbonamenti ulteriori specifici per publisher, cosa che potrebbe complicare il quadro, almeno rispetto alla tranquilla tradizione delle buone vecchie piattaforme da gioco tradizionali. Dal momento che l'acquisto dei giochi potrebbe avere il medesimo prezzo del mercato standard, diventa difficile trovare un vantaggio palese nell'abbracciare il gioco in streaming, al di là della possibilità di "maxare" i titoli con relativa facilità a di poterli giocare ovunque. L'altro grande problema sono i videogiochi stessi: in assenza di esclusive e di team interni, Google dovrà necessariamente affidarsi a collaborazioni esterne e al momento, al di là di Baldur's Gate 3 (disponibile anche su PC) e Gylt di Tequila Works, non sembrano esserci grandi cose in arrivo e l'evento Connect da questo punto di vista è stato sfruttato piuttosto male. L'elemento determinante per il passaggio a Stadia, per il momento, è soprattutto la possibilità di giocare su qualsiasi dispositivo con una certa facilità, cosa che potrebbe far leva sull'enorme bacino di videogiocatori mobile e potrebbe portare a sfumare sempre più il confine tra il gioco su smartphone e quello tradizionale: una prospettiva interessante ma che può portare anche dei risvolti inquietanti.

Project xCloud, il test all'E3 2019

Microsoft ha sfruttato l'E3 2019 per dare una prima dimostrazione del funzionamento di Project xCloud ma a dire il vero non ha approfondito più di tanto l'argomento, annunciando comunque l'avvio di un test pubblico per ottobre. La prova pratica all'E3 2019, effettuata su smartphone collegati in Wi-Fi al servizio e dotati di controller Xbox One a corredo, è stata molto positiva ma anche in questo caso si dovrà vedere poi come si comporta lo streaming al di fuori di un ambiente strettamente controllato e organizzato ad hoc come quello dell'E3, considerando le infrastrutture realmente esistenti nel mondo. In ogni caso, anche qui la base tecnologica è notevole, grazie ai data center Azure sparsi in varie regioni geografiche, dunque non ci dovrebbe essere un divario tra i due servizi in termini di prestazioni (a dire il vero, i primi confronti come quello effettuato da Ars Technica mostrerebbero Project xCloud anche più performante, ma è presto per sbilanciarsi). Fra i tanti dubbi, visto che ancora non si sa precisamente come Microsoft abbia intenzione di organizzare questo servizio, quanto costi e cosa ci voglia per farlo funzionare, ci sono comunque più certezze rispetto a Google Stadia.

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Queste sono date soprattutto dalla posizione ormai consolidata di Microsoft nel mercato videoludico, che consente di contare su un ecosistema già ampiamente diffuso e una bella quantità di giochi, anche esclusivi. La condizione di partenza per Project xCloud è insomma ampiamente diversa e per certi versi più avvantaggiata: può funzionare facilmente da servizio complementare all'utilizzo standard di console o PC come caratteristica aggiuntiva degli account Microsoft. Considerando l'enorme diffusione di Windows 10 e anche di Xbox One, è facile vedere come l'utenza potenziale sia già ben avviata e la possibilità che Project xCloud possa essere inserito direttamente all'interno di uno degli abbonamenti già presenti, come Xbox Game Pass Ultimate, è concreta. D'altra parte, da quanto ha affermato Microsoft chiunque possegga una console Xbox potrà già utilizzare una forma di streaming attraverso xCloud utilizzando la console stessa come server, si tratta di vedere precisamente come la compagnia vorrà inserire lo streaming via cloud all'interno dei suoi servizi.

Un grande potenziale

Che lo streaming sia destinato a diffondersi sempre di più nel prossimo futuro è inevitabile, anche se i discorsi sulla smaterializzazione dell'hardware da gioco e la fine delle console sono probabilmente un po' avventati, per il momento. A dimostrazione di questa tendenza c'è la manifesta intenzione, da parte di molti degli attori maggiori dell'industria a questo punto, di farsi trovare preparati all'avvento di questa tecnologia: Microsoft e Google guidano la carica ma anche Sony è in una buona condizione, con servizi già disponibili e il nuovo accordo strategico con la rivale di Redmond che dovrebbe garantirle anche un supporto tecnologico di livello maggiore. Allo stesso modo, a questo E3 2019 abbiamo assistito a proposte alternative ma incentrate sulla medesima idea, come Orion di Bethesda. In ogni caso, gli apripista su larga scala restano probabilmente Stadia e Project xCloud, che potremo finalmente provare in maniera più estesa già a partire da questo autunno chiarendo i diversi aspetti dubbi che rimangono dopo i test all'E3.

Google Stadia 12


Un'idea che emerge, a partire dai ruoli coperti dalle rispettive compagnie e da quel che è stato riferito sul funzionamento, è che i due servizi possano indirizzarsi a due diverse tipologie di pubblico, con Project xCloud destinato a rafforzare l'offerta videoludica di Microsoft andando a completare i servizi della casa di Redmond con la portabilità totale dell'account, mentre Google Stadia potrebbe essere lo streaming dedicato a un pubblico più generico, a quegli utenti che magari potrebbero non essere interessati all'acquisto di una console o che non sarebbero comunque spinti a farlo qualora venisse offerta la possibilità di videogiocare anche esclusivamente in remoto. I maggiori dubbi finora si concentravano sull'aspetto tecnologico dello streaming e da questo punto di vista i test effettuati hanno dimostrato risultati convincenti, ma restano tuttavia da valutare interamente il funzionamento in un ambiente reale e l'organizzazione precisa dei servizi con i relativi costi.

Project Xcloud