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Metro 2039: l'orrore claustrofobico post-nucleare arriva a Mosca tra propaganda e resistenza

Dopo il viaggio baciato dal sole di Metro Exodus, 4A Games ci riporta nelle viscere di una Mosca mai così oscura con Metro 2039.

ANTEPRIMA di Pierpaolo Greco   —   16/04/2026
Un dettaglio della key art di Metro 2039
Metro 2039
Metro 2039
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Per anni abbiamo creduto che una libertà caotica, a tratti anarchica, fosse l'unico obiettivo possibile per gli sparuti sopravvissuti dell'olocausto nucleare raccontato nella saga di Metro ideata da Dmitrij Gluchovskij e trasposta in videogioco da 4A Games. Metro Exodus, l'ultimo capitolo in ordine cronologico e uscito ormai 7 anni fa, ci aveva illuso che, oltre i tunnel radioattivi, ci fosse un mondo pronto a ricominciare. Ma la realtà immaginata dagli sviluppatori per il nuovo Metro 2039 è una doccia fredda che gela il sangue: la speranza è morta, e chi è rimasto indietro non sta solo lottando contro i mutanti e le sacche di radiazione, ma contro un mostro molto più insidioso, reale e pervasivo.

Abbiamo avuto l'opportunità di assistere in anticipo alla stessa presentazione che Microsoft e Deep Silver hanno reso pubblica proprio mentre state leggendo queste righe; una presentazione con cui il team ucraino, oggi diviso nelle due sedi a Kyiv e Malta, ha svelato il prossimo capitolo di una saga che ha saputo farsi apprezzare da moltissimi giocatori raccontando un futuro cupo e angosciante, ma che sembra risuonare particolarmente bene con la realtà che viviamo in questi giorni.

Metro 2039 non sembra essere solo l'ennesimo salto tecnologico a cui 4A Games ci ha storicamente abituato con i suoi progetti, ma un'opera che sembra voler gridare al mondo intero l'orrore che gli sviluppatori stanno vivendo sulla propria pelle. Un orrore che sarà parte integrante dell'esperienza di gioco.

Il Führer della Metro: il tradimento di Hunter

Sono bastati i primissimi minuti del trailer di annuncio in computer grafica per colpirci dritti al cuore, e siamo certi che chiunque sia fan della serie avrà vissuto il nostro stesso spaesamento. Il leggendario Spartan Hunter, l'uomo che diede inizio al viaggio di Artyom nel primo capitolo della saga, si è trasformato nell'emblema del terrore più puro e violento. Sotto il vessillo del Novoreich, un nuovo impero asfissiante e totalitario, Hunter ha infatti unificato le varie fazioni che hanno trovato rifugio nel sottosuolo, promettendo loro una "nuova vita in superficie", ricca di benessere e "aria pulita".

Lo Straniero è il protagonista di Metro 2039, ma chi c'è davvero dietro quella maschera anti-gas non lo sappiamo ancora
Lo Straniero è il protagonista di Metro 2039, ma chi c'è davvero dietro quella maschera anti-gas non lo sappiamo ancora

Ma dietro la maschera del salvatore, che non dovrebbe essere solo figurata, ma anche fisica da quel poco che siamo riusciti a carpire osservando alcune immagini, si cela un regime autoritario brutale, oppressivo e criminale, alimentato da una propaganda che catapulta l'umanità ai tempi bui dei regimi totalitari del secolo scorso.

L'immancabile video in CGI che deve cercare di trasmettere la visione del progetto, le sue atmosfere e i suoi toni è letteralmente un incubo a occhi aperti (posto che, non smetteremo mai di dirlo, ormai, nel 2026, noi giocatori ci meriteremmo un po' di sano e lungo gameplay, anziché trailer in computer grafica). Scuole dove bambini senza volto, privi di occhi e bocca, intonano mantra di odio a memoria: "la pietà è debolezza", "il nemico deve essere distrutto". Un protagonista incatenato all'orrore e alle sue manie di persecuzione. Mostri demonizzati che sono soltanto l'ennesima faccia di una propaganda inarrestabile. È una distopia che non fa sconti, dove persino la Piazza Rossa di Mosca si trasforma in un cratere deflagrato e il lavaggio del cervello è l'unico destino a cui l'umanità può aspirare.

Hunter diventa così una figura messianica e distorta che governa attraverso la disinformazione e che ha saputo farsi strada in un caos inquietante promettendo una tranquillità farlocca. Ed è in questo scenario che ci muoveremo nei panni dello Straniero, un esule tormentato dai propri fantasmi che si vede costretto a tornare proprio lì, nella metro che aveva giurato di non rivedere mai più.

Uno Straniero con la parola

Le rotture con il passato più recente della serie dovrebbero essere molteplici, a partire dallo stile narrativo.
Per la prima volta nella serie principale, il protagonista non sarà uno "spettatore" passivo e silenzioso. Lo Straniero sarà infatti interamente doppiato, una scelta che Jon Bloch, il produttore esecutivo di Metro 2039, ha descritto come necessaria per approfondire la componente psicologica e anche per aumentare il senso di immersione e la conseguente claustrofobia. Oltre che per generare ancora più impotenza davanti alle scelte a cui, inevitabilmente, ci costringerà questo sequel. Dalla brevissima sequenza di gameplay che concludeva la presentazione e che ormai anche voi avrete visto, si evince che lo Straniero non è un super-soldato e non sembra avere alcun tipo di potere psichico: il suo respiro è affannato sotto la maschera, i comportamenti sono quelli di chi non ha il controllo della situazione.

L'olocausto nucleare permea tutte le architetture del mondo esterno
L'olocausto nucleare permea tutte le architetture del mondo esterno

C'è un'ulteriore nota positiva in tutto questo: sembra che quell'iconografia classica, sporca, analogica di Metro sia ancora lì, ben presente e ben ancorata allo stile che ha caratterizzato la saga, specie nella sua controparte videoludica. Abbiamo rivisto il leggendario orologio da polso che scandisce i secondi di vita residua del filtro della maschera anti-gas, abbiamo sentito il ticchettio sinistro del contatore Geiger e osservato il protagonista pulire con la mano il vetro della maschera appannato dall'umidità.

E osservando più e più volte quella breve sequenza di gioco, ci siamo convinti che probabilmente questo Metro 2039 aspira a tornare proprio alla claustrofobia degli esordi, a quel dedalo di corridoi e portoni blindati che si aprono solo per lasciare spazio a esploratori pronti a mettere a repentaglio la propria vita.

Un cambio di testimone o una tragica conferma?

C'è un interrogativo che ha continuato a pulsarci in testa e che non sembra aver avuto una risposta concreta, almeno durante la breve presentazione: che fine ha fatto Artyom? Dopo essere stato il volto e l'anima di tre capitoli, la sua forza motrice, la sua assenza in questo 2039 è semplicemente assordante. Tuttavia i pochi materiali ufficiali parlano chiaro: in Metro 2039 vestiremo i panni dello Straniero e dietro c'è una scelta precisa di Gluchovskij che nella storia di questo sequel è pienamente coinvolto. Il cambio di prospettiva potrebbe non essere un semplice vezzo narrativo, ma potrebbe avere anche dei chiari risvolti sul finale di Metro Exodus.

Un mondo grigio, opprimente, colmo di violenza, è tutto quello che ci aspettiamo in Metro 2039
Un mondo grigio, opprimente, colmo di violenza, è tutto quello che ci aspettiamo in Metro 2039

Considerato infatti che questo Metro è ambientato nel 2039, ovvero circa tre o quattro anni dopo la conclusione del viaggio dell'Aurora (che si svolgeva tra il 2035 e il 2036), sembra che si voglia rendere canonico uno dei due possibili epiloghi di Exodus, quello più tragico. D'altra parte se Artyom fosse riuscito a stabilire la colonia sul lago Baikal, ormai lontano dalla devastazione e dai suoi incubi, perché tornare nell'inferno di Mosca e del sottosuolo? La descrizione dello Straniero come di un "esule tormentato dai propri fantasmi" e la figura distorta di un Hunter che ora è diventato un Führer, lasciano presagire che il sogno di Artyom sia andato in frantumi, o ancora peggio, che l'eroe della saga ci abbia lasciati.

Allo stesso tempo, c'è anche una flebile speranza, una sorta di colpo di scena su cui magari i ragazzi di 4A Games stanno lavorando e che potrebbe far sì che lo Straniero sia un Artyom irriconoscibile, spezzato dagli eventi e tornato per rimediare al caos generato dal suo vecchio mentore. D'altra parte avere un volto costantemente coperto da una maschera anti-gas può aiutare moltissimo nel mantenere un'identità avvolta nel mistero fino alla fine.

Linearità contro Open Map

Un altro grande dubbio che la presentazione non è riuscita a risolvere (o non ha voluto affrontare) riguarda la struttura ludica, proprio a livello di gestione della progressione. È innegabile che Metro Exodus abbia voluto osare, abbia cercato in tutti i modi di affrontare nuove strade anche soltanto per svecchiare la serie, puntando verso mappe aperte (sia in termini di ambientazione che di libertà) e stimolando una narrazione emergente di ampio respiro. Tuttavia, quel poco che abbiamo visto e letto su Metro 2039 - dalla "claustrofobia immersiva" citata dagli sviluppatori al ritorno nei tunnel e nelle metro - punta con forza verso un ritorno a quella linearità tipica dei primi capitoli.

Open map o lineare? Questo è il dilemma
Open map o lineare? Questo è il dilemma

E in un mercato degli shooter in prima persona che oggi è profondamente diverso, e forse addirittura meno affollato, rispetto a quello del 2019, questa scelta appare strategicamente molto sensata. Una struttura più guidata, più lineare e indirizzata permetterebbe al team di spingere molto più forte sull'acceleratore per ciò che concerne gli aspetti tecnici, portando al limite la nuova iterazione del 4A Engine e concentrando la potenza di calcolo su ambienti più piccoli ma molto più densi. Con questi presupposti, ogni riflesso del Ray Tracing e ogni "Storia Congelata" (ovvero queste scene di vita vissuta interrotte dallo scoppio atomico o dall'arrivo improvviso di una minaccia) possono brillare senza dover accettare tutti i compromessi legati agli open world e open map.

Questa nostra riflessione nasce anche dall'inevitabile confronto con l'altro grande colosso inquietante che arriva dall'est: S.T.A.L.K.E.R. 2: Heart of Chornobyl. Quando uscì Exodus, nel 2019, il titolo di GSC Game World era ancora un miraggio, quasi soltanto un'idea; oggi, con S.T.A.L.K.E.R. 2 approdato ovunque, lo scenario è decisamente mutato perché questo gioco è diventato di fatto l'esponente migliore di quegli shooter open world a tema post-apocalittico, che puntano tutto sulla libertà estrema e su una narrazione che nasce e si sviluppa proprio in funzione della simulazione degli spazi aperti.

Che sia proprio Hunter quello laggiù sul palco a fare un comizio?
Che sia proprio Hunter quello laggiù sul palco a fare un comizio?

In questo contesto, a nostro parere, per Metro 2039 avrebbe davvero poco senso e non sarebbe per niente furbo provare a rincorrere quella stessa formula. Se 4A Games decidesse di tornare alla linearità, al ritmo serrato della sceneggiatura e all'atmosfera opprimente dei tunnel potrebbe offrire un'esperienza cinematografica e coinvolgente che S.T.A.L.K.E.R. non può semplicemente garantire con la stessa intensità.

L'anima ucraina

Non si può parlare di Metro 2039 senza raccontare di chi lo sta creando, e quanto detto in tempi non sospetti per GSC Game World e per S.T.A.L.K.E.R. 2 vale anche in questo caso. Una parte cruciale di tutta la presentazione, forse proprio quella che ha occupato più spazio, ha visto gli sviluppatori raccontare con voce risoluta cosa significhi sviluppare un Tripla A mentre al di fuori delle finestre rimbomba il suono delle sirene antiaeree.

Il team di Kyiv si è dovuto abituare a correre nei rifugi durante le ore di lavoro, e questa realtà ha invaso anche i temi trattati dal gioco; è letteralmente straripata dalla realtà alla finzione. Se originariamente Metro parlava dell'orrore dell'olocausto nucleare e voleva fungere da stimolo a prevenire la guerra, ad evitare che un presente di quel tipo potesse concretizzarsi, oggi Metro 2039 parla di come sopravvivere alle conseguenze dei bombardamenti e delle battaglie militari. Perché oggi il conflitto è reale, è presente, è parte integrante di chi è al lavoro su questo sequel.

Il brevissimo spezzone di gameplay mostrato è perfettamente coerente con l'iconografia e lo stile della serie
Il brevissimo spezzone di gameplay mostrato è perfettamente coerente con l'iconografia e lo stile della serie

Chiudiamo con qualche considerazione sull'aspetto tecnico in merito a quello scampolo di gameplay appena intravisto. Tecnicamente, il 4A Engine sembra pronto a settare ancora una volta nuovi standard, specialmente per quanto riguarda l'illuminazione globale in Ray Tracing e l'applicazione del path tracing. È assai probabile che Metro 2039 diventi un nuovo benchmark tecnologico su PC esattamente come è avvenuto con Exodus, ma è soprattutto quel concetto di Storie Congelate descritto poco sopra ad averci affascinato: una tazza di tè versata su un tavolo, un mazzo di carte lasciato a metà, un cadavere che stringe un'arma scarica circondato dai bossoli.

4A Games ha detto chiaramente che questi frammenti di vita interrotti violentemente dovranno essere osservati con attenzione dal giocatore per riuscire a comprendere cosa è successo pochi istanti prima del suo arrivo e contribuiranno in modo determinante a creare quell'atmosfera e quel fascino che ha da sempre caratterizzato la serie.

Metro 2039 potrebbe non essere un semplice more of the same, il classico sequel più grande, più ricco, più tutto. Sembra piuttosto un capitolo più maturo e con un'anima politica che affonda le sue radici nella realtà odierna, quella che purtroppo ci circonda. Il ritorno alle radici moscovite, unito alla svolta narrativa di un nuovo (?) protagonista e alla figura tragica di Hunter, pongono le basi per uno shooter che potrebbe farsi ben volere. L'uscita è prevista per questo inverno, quindi diciamo a cavallo del Natale su PC, PlayStation 5 e Xbox. Ora attendiamo solo di vedere molto più gameplay.

CERTEZZE

  • L'atmosfera sembra essere quella claustrofobica dei primi capitoli
  • La svolta di Hunter e l'influenza della guerra reale potrebbero dar vita a una grande storia
  • Il concetto delle Storie Congelate ci è piaciuto

DUBBI

  • Tecnicamente sarà straordinario come i precedenti capitoli?
  • Rimane il mistero sul gameplay perché abbiamo visto davvero troppo poco
  • Sarà open map o lineare?