Red Dead Redemption 2, Rockstar ci riporta nel far west 102

Senza dubbio il gioco multipiattaforma più importante del 2018, Red Dead Redemption 2 ha coinvolto milioni di utenti in una nuova, straordinaria avventura.

SPECIALE di Tommaso Pugliese   —   16/12/2018

Red Dead Redemption 2 è stato capace di realizzare le promesse di Rockstar Games, offrendoci un titolo dallo straordinario spessore narrativo, ricco di contenuti, caratterizzato da un grandissimo impatto visivo e curato nei minimi dettagli. Ambientato nel 1899, il gioco ci catapulta in uno scenario americano molto particolare, quello degli ultimi anni del selvaggio west: in fuga dopo un colpo andato decisamente male nella città di Blackwater, i superstiti della banda di fuorilegge capitanata da Dutch Van Der Linde devono provare a sopravvivere in un mondo mai così ostile, cercando di evitare la cattura fra una rapina e l'altra.

Uno di questi uomini, Arthur Morgan, è il protagonista dell'avventura: fortemente legato al suo mentore, fa di tutto perché la banda possa continuare le proprie attività ma si trova a dover compiere delle scelte molto difficili lungo il percorso. Sullo sfondo, i profondi cambiamenti che hanno letteralmente trasformato le città degli Stati Uniti durante gli anni a cavallo fra il diciannovesimo e il ventesimo secolo, con la diffusione della corrente elettrica e di una serie di innovazioni destinate a rivoluzionare la società. Contrariamente a quanto si possa pensare, Red Dead Redemption 2 non è un sequel bensì un prequel dell'originale RDR, ambientato circa dodici anni prima gli eventi del gioco con protagonista John Marston, presente nella storia in quanto membro della stessa banda di Morgan.

La firma di Rockstar

Nessuno si aspettava una rivoluzione da Red Dead Redemption 2, e infatti il gioco non fa che riprendere la formula che i fan delle produzioni targate Rockstar conoscono ormai molto bene, solo arricchendola di tanti elementi e costruendoci attorno un'esperienza capace di dare un senso al concetto di videogame di ultima generazione. Parliamo infatti del primo progetto del team disegnato appositamente per l'hardware di PlayStation 4 e Xbox One, che include ottimizzazioni extra per PS4 Pro e Xbox One X, i modelli più potenti delle piattaforme Sony e Microsoft. Questo aspetto viene chiarito fin dalle primissime battute, quando ci si immerge nell'enorme, splendido mondo di gioco.

La cura riposta nella realizzazione dei modelli poligonali, l'abbondanza di elementi in movimento sullo schermo, l'ampiezza delle location, la flora e la fauna rappresentate in maniera oltremodo convincente, l'effettistica di pregio che valorizza ogni superficie, il sistema di illuminazione avanzato e i tantissimi dettagli legati alle animazioni sono tutti fattori che risaltano in maniera estremamente evidente, anche a un occhio poco attento, e segnano una sostanziale distanza fra questo episodio e il primo Red Dead Redemption, ma anche con il pur eccellente Grand Theft Auto V. All'aspetto tecnico e artistico si affianca quello narrativo, preponderante, che si concretizza nello stile classico di Rockstar, con cutscene che aprono e chiudono le missioni principali nonché dialoghi che si svolgono durante gli spostamenti da un luogo all'altro: una vera e propria firma distintiva, che aggiunge corpo e sfaccettature a una storia che non mancherà di sorprendervi e vi terrà occupati per un minimo di cinquanta ore.

Il peculiare sistema di controllo

Se lo stile narrativo, la gestione delle missioni e la mappa non introducono sostanziali differenze rispetto al passato, bisogna dire che in termini di gameplay Red Dead Redemption 2 sperimenta alcune soluzioni intriganti, coraggiose, persino azzardate in determinati frangenti. Il riferimento è al peculiare sistema di controllo del gioco, che permette tramite l'uso del solo grilletto destro di aprire il fuoco e ricaricare l'arma, mentre agendo su quello sinistro si accede a un gran numero di azioni che cambiano in base alla situazione e consentono di minacciare qualcuno, rapinarlo, colpirlo o magari cercare di smorzare la tensione di uno scontro. Un sistema contestuale caratterizzato da ampie sfaccettature, che si pone come una rilevante novità nel panorama delle produzioni open world.

Tale soluzione aggiunge infatti dinamicità alle interazioni, che non vengono più legate a un meccanismo di selezione iniziale ma possono essere attivate al volo, in una maniera che vi sembrerà man mano più naturale e immediata. Allo stesso tempo, tuttavia, non mancano alcune perplessità, in primo luogo l'assegnazione dell'accelerazione a cavallo al dorsale destro, che rende macchinoso sparare mentre si è in sella e innesca immancabilmente qualche episodio di frustrazione. Le azioni eseguibili, ad ogni modo, sono davvero numerose e i gadget che Arthur può trasportare gli consentono di muoversi al buio, osservare un obiettivo dalla distanza o legare nemici e animali. Imparare a fare tutto richiede un po' di pratica, dunque sbaglia di grosso chi si aspetta un approccio alla GTA, in cui bastano pochi secondi per lanciarsi a testa bassa nell'azione.

Il miglior amico dell'uomo

Un altro aspetto innovativo e particolarmente curato di Red Dead Redemption 2 è rappresentato dalla gestione del cavallo, che nel titolo Rockstar si eleva a qualcosa di ben più importante e significativo di un semplice mezzo di trasporto. Dovremo infatti prestare grande attenzione a ciò che accade al nostro fido destriero, legarlo ogni volta che ci fermiamo da qualche parte per evitare che si allontani, nutrirlo e coccolarlo, stringendo con lui un legame sempre più forte nell'ottica di un sistema di progressione che sbloccherà manovre extra e ci permetterà anche di richiamare l'animale da distanze sempre maggiori quando esploriamo la mappa.

A ciò si aggiungono ulteriori peculiarità legate alla razza del cavallo, che può avere comportamenti più o meno prevedibili, imbizzarrirsi in alcune occasioni e dimostrarsi affidabile o meno. In sella al nostro amico a quattro zampe avremo modo di esplorare una mappa enorme, che si dipana sotto i nostri occhi man mano che ne scopriamo gli angoli più remoti e che, come nella tradizione dei migliori open world, continua a coinvolgerci in attività collaterali che arricchiscono la storyline principale e consentono di far crescere anche il protagonista, Arthur Morgan, sulla base delle sue abitudini e dell'attività fisica compiuta. Tante, tantissime sfaccettature che si intrecciano con il vasto mondo di gioco e che, insieme a un'intelligenza artificiale sofisticata e sorprendente, contribuiscono alla costruzione di un ambiente verosimile, coerente, che non smette di affascinare anche dopo decine e decine di ore.

Un riconoscimento meritato

Red Dead Redemption 2 è insomma un prodotto unico, per tanti motivi diversi. La particolare condizione di Rockstar Games ha consentito al team di mettere una cura incredibile in ogni singolo aspetto dell'esperienza: dalla realizzazione tecnica alla narrazione, dal gameplay alle missioni, dalla gestione dell'inventario alle interazioni con il cavallo e con tutti i PNG. Non si tratta di un gioco immediato e frenetico come Grand Theft Auto V, bensì di qualcosa di più ragionato, dai ritmi lenti ma sorprendentemente coinvolgenti, che non mancherà di conquistarvi dopo che avrete fatto un minimo di pratica con i controlli.

La stampa internazionale ha premiato Red Dead Redemption 2 con voti stratosferici, e il riscontro commerciale si è rivelato ugualmente straordinario: il gioco ha incassato 725 milioni di dollari al lancio, superando qualsiasi concorrenza nell'ambito dell'intrattenimento, e venduto 17 milioni di copie in soli otto giorni, battendo senza alcuna fatica quanto totalizzato dal precedente episodio. Un debutto incredibile, che ha fatto da apripista per l'esperienza multiplayer di Red Dead Online, anch'essa ricca di fascino e di contenuti. Ci aspettavamo così tanto? In un mercato sempre molto critico e pronto a bacchettare i publisher al minimo passo falso, quella portata a casa dall'avventura di Arthur Morgan è una vittoria netta, su tutta la linea: un evento più unico che raro, che influenzerà inevitabilmente il futuro degli open world e non solo.