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The Legend of Zelda: Ocarina of Time, la recensione: la miglior versione di sempre del gioco migliore di sempre

Il gioiello di Nintendo torna in una versione mai vista prima, pensata per veterani e per nuovi appassionati. The Legend of Zelda: Ocarina of Time è, e rimane, uno dei migliori videogiochi di sempre.

RECENSIONE di Lorenzo Mancosu   —   04/11/2026
Link in Ocarina of Time
The Legend of Zelda: Ocarina of Time
The Legend of Zelda: Ocarina of Time
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È una faccenda strana e affascinante, quella del tempo. Per noi la percezione del tempo è prima di tutto percezione del cambiamento, è la dimensione in cui si misura la successione degli eventi e i ricordi prendono forma. I giorni diventano settimane, le settimane stagioni, le stagioni anni, poi all'improvviso la memoria comincia a mescolare le istantanee del passato con l'immaginazione e con la nuova realtà che ci circonda, ricostruendo le nostre emozioni.

Molti appassionati di videogiochi possono scavare nella mente fino a isolare il periodo esatto in cui inserivano una cassetta nel vano del Nintendo 64, squarciando il velo dello schermo e perdendosi per giorni nei confini di un reame magico che quasi riuscivano a respirare. Immersi in quel reame, hanno vissuto l'avventura più grande di tutte, si sono divertiti come dei matti, hanno osservato lampi del futuro del medium, infine hanno custodito gelosamente quel ricordo nel cuore mentre fuori il mondo andava avanti un giorno, una stagione e un decennio dopo l'altro, associandolo ai colori dell'infanzia, ai profumi, alle persone, a una spensieratezza che spesso è stata sferzata dalle tempeste della vita. E se bastasse suonare una melodia incantata per tornare a vivere quei momenti? Sarebbe la stessa cosa? The Legend of Zelda: Ocarina of Time non è un videogioco come gli altri. È spesso considerato il miglior videogioco di tutti i tempi e la sua eco ha plasmato l'evoluzione del settore, codificando meccaniche e sensazioni che ancora oggi vivono all'interno dell'anima delle maggiori opere contemporanee. Per chi l'ha vissuto è l'avventura di una vita, per chi non l'ha vissuto è una leggenda che viene raccontata da secoli. Nella realtà che ci circonda, improntata com'è al confronto e alla performance, un carico così pesante sarebbe più che sufficiente per schiacciare anche la più candida delle ambizioni, come quella di riportare le lancette dell'orologio fino a momenti di spensieratezza, o magari quella di raccontare a nuove generazioni la favola di un eroe capace di scavalcare i confini del tempo. Fortunatamente, per abbattere quella muraglia di aspettative basta fare un gesto semplicissimo, lo stesso che in molti abbiamo fatto anche allora, ovvero lasciarsi cullare dalla melodia in sottofondo, premere il pulsante start e cominciare a giocare. Gli anni passano, i tempi cambiano, le storie maturano e le tecnologie si rinnovano, ma le leggende non muoiono mai.

Giorni di un futuro passato

Nella Foresta dei Kokiri, ai margini del Regno di Hyrule, c'è un felice insediamento di bambini che non invecchiano mai. In quella terra così distante dai problemi del mondo vive anche Link, l'unico bambino che non ha mai conosciuto la compagnia di una fata protettrice. Un giorno, il Grande Albero Deku invia una fata di nome Navi a risvegliarlo dagli incubi che da tempo stanno agitando le sue notti: da quell'incontro avrà inizio un'epopea destinata a cambiare per sempre la storia di Hyrule, un viaggio intrecciato con il destino della Principessa Zelda e con l'ombra del malvagio Ganondorf che lo condurrà attraverso boschi incantati, grotte ghiacciate, montagne di fuoco e deserti sferzati dal vento. Sarà un'avventura che racconta di coraggio, di amore, di magia e di un'infanzia rubata, mescolando attimi di spensieratezza e pennellate di malinconia, accostando toni scherzosi a un'anima stregonesca e oscura, utilizzando la musica come un filo rosso diegetico che condurrà Link oltre i cancelli del tempo stesso.

Il racconto di The Legend of Zelda: Ocarina of Time è un po' tutti i racconti, una fiaba fantasy senza un'età che salta con naturalezza fra molti temi e li stringe nell'abbraccio di diverse ispirazioni artistiche, ma ciò che l'ha impresso a fuoco fra le pagine della storia dei videogiochi è il suo mondo, il Regno di Hyrule. Radure costellate di lucciole magiche nelle quali si ode il canto lontano degli uccelli, tramonti di fuoco sulle rive di un lago, prigioni sotterranee gremite di scheletri, immensi colossi dimenticati fra tempeste di sabbia. Oggi sappiamo bene che la memoria non funziona come una videocamera, che i ricordi sono il frutto di costanti ricostruzioni e rielaborazioni: Nintendo EPD non ha lavorato per ricreare Hyrule così com'era, ma per avvicinarlo il più possibile a come ce lo ricordiamo. Se da una parte è a tratti difficile percepire tutto il peso dell'evoluzione senza avere sottomano la versione originale dell'opera, dall'altra quell'evoluzione c'è stata eccome, e spesso porta ad abbandonare il controller anche per svariati minuti per lasciarsi riempire dalle immagini, dalla musica orchestrata e dai suoni dell'ambiente.

Dalla cresta del Monte Morte si può scorgere l'interezza del reame con una nitidezza e una profondità che un tempo erano semplicemente traguardi tecnici impossibili. La connotazione magica e distorta del Tempio della Foresta si riflette negli spazi artefatti fra le stanze e soprattutto nei suoi cieli artificiali. La resistenza e l'immutabilità della natura regalano un'atmosfera completamente nuova anche solo alla radura del Grande Albero Deku.

Si è trattato di un lavoro di restauro sottile, elegante, mai invasivo, mai davvero disorientante o dall'impatto abbagliante, ma costante e pervasivo dei piccoli dettagli, a volte anche di quelli microscopici. Certo, ci sono cose che si fanno notare parecchio, come le nuove sequenze animate dedicate ai passaggi più importanti della trama e recitate in italiano dal nuovo cast di attori, ma la vera forza si nasconde fra le pieghe delle ambientazioni e degli equipaggiamenti, nelle accortezze che esaltano l'identità di architetture un tempo indefinite come quelle del Tempio dell'Acqua, nelle silhouette dei boss e anche dei mostri più semplici, che sono state arricchite e a volte ridisegnate a partire dagli artwork originali.

Non era affatto facile replicare le atmosfere liminali del Nintendo 64 in maniera convincente, dare vita a quelle vecchie stanze strette e nebbiose che si nutrivano dell'immaginazione, ma gli autori hanno saputo giocare con strumenti moderni quasi invisibili, con gli effetti volumetrici che si muovono a ritmo dei passi di Link, con la sacralità dell'illuminazione che filtra dalle vetrate del Tempio del Tempo, con gli stacchi naturali che preludono all'ingresso nella fontana di una Fata Radiosa. Ad aiutare tantissimo è la riduzione ai minimi termini delle transizioni al nero, dei sussulti nel gameplay, perché adesso l'ingresso nelle case e nei negozi avviene in maniera organica, senza caricamenti, accompagnato da una morbida transizione musicale, così come morbido è il passaggio fra il giorno e la notte, che vede i personaggi ancorati a routine dinamiche, pronti a ritirarsi in tempo reale quando cala il sole e a interagire fra loro dopo l'alba, regalando all'universo quel dinamismo moderno che è arrivato solo con i capitoli più recenti. A dispetto delle apparenze, però, c'è un elemento che più d'ogni altro ha beneficiato del lavoro di restauro, anche più del comparto estetico, ed è inaspettatamente quello della scrittura.

Un nuovo Hyrule

The Legend of Zelda: Ocarina of Time è stato quasi totalmente riscritto. L'anima è rimasta la stessa di sempre, ma la mole di linee di dialogo totalmente originali è semplicemente fuori scala e ha tratto tantissima linfa vitale dal nuovo sistema di conversazioni ispirato a quello di Breath of the Wild, rafforzato dalle nuvolette contestuali e soprattutto dalla presenza delle risposte multiple. Entrando per la prima volta nel Borgo di Hyrule, s'incontra il vecchio del villaggio, che se interrogato si lascia andare a un racconto sulle vicende del clan degli Sheikah e sul loro misterioso legame con il Villaggio Calbarico (sì, non scrivere Kakariko fa un po' male al cuore). Visitando il negozio di pozioni - al quale si è indirizzati tramite input degli abitanti del paese - ci si imbatte in una piccola nuova missione originale che alla fine mette Link sulle tracce di un'altra misteriosa esperta di intrugli magici. Questo è il nuovo regno: un mondo che non smette mai di volersi raccontare.

L'introduzione del nuovo sistema di dialoghi e delle tantissime linee originali rende quasi essenziale parlare con tutti i personaggi
L'introduzione del nuovo sistema di dialoghi e delle tantissime linee originali rende quasi essenziale parlare con tutti i personaggi

Le conversazioni, di conseguenza, non si riducono solo a carburante per alimentare un universo molto più approfondito, una sorta di enciclopedia disseminata fra gli insediamenti, ma si trasformano in una vera e propria bussola organica pronta a indirizzare Link verso le attività non segnalate, che sono rimaste tantissime e che restano tuttora non segnalate. La cosa più impressionante, tuttavia, è la quantità di dialoghi contestuali che emergono al verificarsi di determinate condizioni, tradendo un incredibile grado di cura per dettagli minimi e incrementando in maniera molto efficace la percezione della dinamicità del mondo. Succede qualcosa in un villaggio? Le routine degli abitanti si adattano di conseguenza e alzano il sipario su nuove interazioni, ma questa è solo la facciata di un ulteriore strato di lavoro di cui non parleremo, perché merita di essere scoperto senza anticipazioni.

Rispetto, cura, timore reverenziale

Il cuore di Ocarina of Time continua a battere all'interno di questo nuovo corpo, e questa è una benedizione che talvolta potrebbe diventare un limite, limato e smussato attraverso diversi interventi sul gameplay. Quest'opera è l'incarnazione pura della "Formula di Zelda": un mondo ricco e interconnesso, nove dungeon maggiori e diversi altri minori, un sistema di progressione interamente fondato sull'ottenimento di nuovi equipaggiamenti, una sorta di diorama progettato al millimetro nel quale ogni elemento è posizionato al posto giusto. Al di là di qualche piccolissima attività extra, lo scheletro dei contenuti è rimasto lo stesso di sempre con la sola eccezione del Salone dei Mostri, una dimensione parallela nella quale Link può compilare e consultare il bestiario prima di lanciarsi in sfide di sopravvivenza contro selezioni di boss in cui fissare il miglior tempo. Per il resto, l'obiettivo è stato stretto sulla qualità della vita e su tantissimi ritocchi alla progettazione dei livelli, con l'intento di modificare leggermente la forma e lasciare totalmente invariata la sostanza.

Il Salone dei Mostri strizza l'occhio a Wind Waker ed è di fatto l'unico grande contenuto del tutto originale
Il Salone dei Mostri strizza l'occhio a Wind Waker ed è di fatto l'unico grande contenuto del tutto originale

Gli interventi di Nintendo EPD sono stati chirurgici: l'esempio più emblematico dell'approccio adottato è quello che ha toccato il posizionamento delle Fate Radiose. Nell'originale, il Fuoco di Din era una magia nascosta lontano dal terreno seminato, seppur si rivelasse estremamente utile per la risoluzione di determinati puzzle obbligatori; per questa ragione, gli autori hanno semplicemente deciso di invertire la posizione delle Fate per integrarlo più agevolmente nell'esperienza dei nuovi giocatori. Seguendo questo stesso schema mentale, molto delicato e poco invasivo, il level design e il posizionamento di oggetti come le mappe e le bussole dei dungeon sono stati sottoposti a tanti ritocchi che, a prescindere dall'impatto effettivo, risultano molto difficili da percepire al primo sguardo, a meno di non avere un ricordo molto fresco dell'esperienza classica. A proposito di mappa e bussola, il loro funzionamento è stato alterato, perché la prima mostra sempre la posizione di Link e le sale già esplorate, mentre la seconda segnala diversi elementi all'interno del labirinto, come per esempio i forzieri nascosti.

In linea generale, l'unico elemento a non convincere fino in fondo è proprio l'eccessivo zelo nel guidare il giocatore in determinati frangenti: se la maggior parte delle missioni e degli snodi principali della trama sono ancora caricati interamente sulla curiosità e sull'ingegno del giocatore, in certi casi è scappata la mano sul fronte degli aiuti verbali, togliendo un po' di magia ad alcuni momenti eureka che meritavano di essere protetti con più attenzione. D'altra parte, queste scelte mettono nero su bianco la filosofia alle spalle del remake, che non è quella della solita operazione nostalgia: da una parte c'è il desiderio concreto e fortemente impegnato di realizzare la versione più bella e dettagliata possibile di Ocarina of Time, mentre dall'altra c'è un tentativo serio, calcolato e coerente di portare questo capolavoro all'attenzione di un pubblico nuovo, che si tratti di nuovi giocatori oppure di nuove giovani generazioni.

Il nuovo sistema degli equipaggiamenti assegna tutti gli oggetti al tasto Zr e consente di aprire un menù in stile Breath of the Wild per selezionarli
Il nuovo sistema degli equipaggiamenti assegna tutti gli oggetti al tasto Zr e consente di aprire un menù in stile Breath of the Wild per selezionarli

La novità di maggior impatto sta nel nuovo sistema di controllo e nella rinnovata gestione dell'inventario. La croce direzionale è destinata all'accesso rapido ad alcune funzioni di uso frequente, come l'Ocarina, gli stivali, gli accessori per la testa e ovviamente la fata Navi, mentre l'interezza dell'equipaggiamento si utilizza con un singolo pulsante, ovvero il grilletto destro. Tenendo premuto il dorsale destro si accede al nuovo inventario rapido in puro stile Breath of the Wild, dopodiché è sufficiente selezionare l'oggetto desiderato per trovarselo comodamente sul grilletto, fattore che riduce a zero la frammentazione del gameplay e rende decisamente più gratificante e immediato l'accesso a strumenti come il rampino o l'arco (che possono contare anche sulla mira giroscopica). Se poi siete dei veterani, beh, potete immaginare quanto sia comodo potersi mettere o togliere gli stivali senza navigare attraverso i menù, specialmente durante determinate sezioni dell'avventura che hanno raggiunto un certo grado di fama.

Le funzionalità inedite sono tante: c'è l'introduzione del salto attivo, c'è un comodo scatto dopo la prima capriola per evitare di dover rotolare all'infinito, c'è la possibilità di canticchiare le canzoni nel microfono integrato per eseguirle con l'Ocarina - che funziona molto bene per i bambini, ma anche per gli adulti è una bellissima chicca - infine c'è un doppio sistema d'aggancio che affianca la pressione continuata alla variante classica. Prese singolarmente queste possibilità potrebbero sembrare superficiali, ma nel complesso diventano gli ingranaggi di un macchinario di gameplay moderno, responsivo e immediato, uno capace di svecchiare i combattimenti e rendere più naturale la navigazione, azzerando i tempi morti e proiettando dritta nel futuro la formula tradizionale.

La verità è che, fra tutte le aggiunte, quella che si è rivelata più preziosa è proprio quella più banale e scontata, una che nemmeno è stata inclusa nel materiale promozionale per quanto potrebbe sembrare sciocca: la gestione libera della telecamera. Sì, può sembrare infantile, ma il bello dei videogiochi è che hanno anche il potere di far tornare bambini, e da bambini si desiderava di poter sbirciare dietro gli angoli, si immaginavano i punti ciechi nascosti dietro i limiti del codice. Adesso è diventato possibile rompere quel tabù.

Ocarina of Time

Esistono tre diverse lenti che si possono indossare per osservare questa nuova versione del Regno di Hyrule. C'è lo sguardo del veterano, che si muove con esperienza in cerca di emozioni e di nostalgia, consapevole di tutto quello che l'aspetta, attratto dai momenti che desidera rivivere e dai personaggi che vuole incontrare di nuovo. C'è l'approccio del nuovo giocatore, che è cresciuto all'ombra della natura mitologica dell'opera, ha delle aspettative altissime, respira videogiochi da una vita e conosce almeno per sentito dire l'eccezionale impatto dell'avventura. Infine c'è una terza strada, quella del "qui e ora", che segnerà in maniera del tutto naturale l'esperienza dei giovanissimi, ma che rimane anche alla portata di tutti coloro che saranno disposti a immergervisi effettuando un piccolo esercizio di contestualizzazione storica, cercando la nascita dei cliché, allenando lo sguardo ai dettagli visivi, cambiando il ritmo dell'attenzione.

Ocarina of Time rimane saldamente radicato nel 1998, anno nel quale ha rivoluzionato i videogiochi, quindi il consiglio è di approcciarlo con uno sguardo verso la contestualizzazione
Ocarina of Time rimane saldamente radicato nel 1998, anno nel quale ha rivoluzionato i videogiochi, quindi il consiglio è di approcciarlo con uno sguardo verso la contestualizzazione

The Legend of Zelda: Ocarina of Time è stato e rimane il Quarto Potere del game design, a prescindere dall'abito che indossa e dalla modernità della confezione in cui è inserito. È un'avventura fondamentale, un pilastro che sorregge le produzioni contemporanee e che continua a brillare per la qualità eccelsa della progettazione dei dungeon, per la sua incredibile interpretazione del mondo virtuale in spazi controllati, per la varietà di ispirazioni artistiche che riesce a intrecciare in maniera organica, per l'assoluta naturalezza con cui sa generare emozioni contrastanti. Ma le sue radici restano piantate nel 1998: l'aggiunta del salto o il nuovo inventario non riempiranno all'improvviso la piana di Hyrule, la nuova veste grafica non ne incrementerà la scala o la mole contenutistica, l'immediatezza dell'inventario non proietterà la struttura dei puzzle verso nuove altezze. È un'opera che è nata fuori dal tempo e che continua a vivere fuori dal tempo così com'è, in purezza, come se fosse la visione di un futuro passato. Questo può essere un limite, ma anche un grandissimo punto di forza: la cosa più importante che fa, oggi, è ricordare come ci si dovrebbe sentire giocando a un videogioco.

Ritorno al presente

Non è semplicemente sottofondo o atmosfera: la musica in Ocarina of Time è prima di tutto narrazione e interazione. Pur essendo invisibile allo sguardo, è probabilmente l'elemento più toccato da questa operazione di restauro, e non solo perché la partitura originale di Koji Kondo è stata completamente riarrangiata con strumenti orchestrali. Al di là degli splendidi temi quasi del tutto originali che accompagnano la maggior parte delle sequenze animate, il classico silenzio della notte è stato sostituito da nuovi arrangiamenti delle colonne sonore che si evolvono in maniera dinamica al tramonto e all'alba, premiando ulteriormente il dinamismo e l'organicità inseguiti dagli autori per la messa in scena di Hyrule. Spesso si dice che alcuni giochi sono album musicali con un'avventura che arriva in allegato: forse è un po' estremo, ma questo progetto rientra senza dubbio in quella casistica.

La musica in Ocarina of Time non è un optional, ma un elemento fortemente radicato in ogni aspetto dell'opera, quindi l'intervento su di essa è stato massiccio
La musica in Ocarina of Time non è un optional, ma un elemento fortemente radicato in ogni aspetto dell'opera, quindi l'intervento su di essa è stato massiccio

Qualche dettaglio in più

The Legend of Zelda: Ocarina of Time gira su Nintendo Switch 2 secondo le condizioni ideali individuate da EPD: 1080p a 60fps e 1440p solamente nei menù con lo sfruttamento di AMD FSR 1. Si tratta senza dubbio di uno dei videogiochi visivamente più forti della macchina, e se notate qualche imperfezione nelle nostre immagini la colpa è solo nostra e dovuta a note questioni di bitrate, perché la casa ha puntato dritto verso la perfezione. A meritare una piccola analisi sono le opzioni, perché sono davvero tante: ci sono diverse opzioni dedicate alla gestione della visuale e al sistema di movimento e salto, si può scegliere fra sistema d'aggancio classico e moderno, fra la variante classica e moderna dell'Ocarina, attivare la gestione degli input audio tramite microfono e il sistema di mira con il giroscopio, c'è anche la possibilità di personalizzare in maniera molto avanzata gli elementi da mostrare sull'interfaccia, con una versione quasi totalmente pulita.

Questo è lo standard aureo per tradurre nel presente la direzione artistica e l'interpretazione delle atmosfere tipiche degli anni '90 dei videogiochi. Il capolavoro di Nintendo EPD sta proprio nel modo in cui è riuscita a preservare la natura liminale e onirica dei vecchi spazi geometrici, così come l'alone di mistero e magia che avvolgeva alcune figure, nonostante l'adattamento a uno stile grafico, estetico e prestazionale che incarna l'apice di Nintendo Switch 2. Quella della riprogettazione artistica è una questione a parte: diversi personaggi sono stati reinterpretati per avvicinarsi agli artwork originali e al tempo stesso evolverli, cosa che rende inevitabile andare a toccare le delicate corde del gusto, che sono ancora più delicate quando di mezzo c'è la memoria. Gli autori, però, sapevano bene di stare restaurando il gioiello della corona, una vera e propria reliquia, quindi si sono imposti obiettivi di perfezione, pulizia e attenzione al dettaglio che sono rari persino per la Grande N, confezionando un diamante d'artigianalità giapponese sul quale, sostanzialmente, non si può dire nulla.

La verità è che la versione migliore di Ocarina of Time è e rimarrà per sempre quella che vive ed è maturata nel flusso del tempo e della memoria, un meraviglioso ricordo ricostruito che si è mescolato con i colori, i profumi e le persone della gioventù in seguito all'impatto devastante che ebbe nel 1998. Ma questa versione ci arriva maledettamente vicina, anzi, spalanca una nuova finestra su quel mondo magico che aspetta solo di essere attraversata da nuovi appassionati, magari da dei giovanissimi che custodiranno gelosamente il ricordo di quest'avventura mescolandolo con i colori, i profumi e le persone che hanno accanto oggi. E sicuramente qualcuno storcerà il naso perché i videogiochi si sono evoluti, il mondo è andato avanti, il game design è maturato, ma se la mattina di Natale anche solo un bambino o una bambina inizieranno a esplorare la Foresta dei Kokiri senza una meta, tagliando la vegetazione e ascoltando il sottofondo musicale, allora ne sarà valsa la pena. Se i remake non servono a questo, allora non servono a niente.

Conclusioni

Versione testata Nintendo Switch 2
Digital Delivery Nintendo eShop
Prezzo 59,99 €
Multiplayer.it
9.5
Lettori (22)
9.0
Il tuo voto

The Legend of Zelda: Ocarina of Time è, molto semplicemente, la versione più bella di sempre del videogioco migliore di sempre. Se niente sarà mai all'altezza di un ricordo ricostruito e riarrangiato attraverso le emozioni dell'infanzia, e il contesto storico del 1998 sembra oggi più lontano che mai, Nintendo ha confezionato quest'edizione con un rispetto, una fame di perfezionismo e un grado di cura per i dettagli fuori dall'ordinario, spalancando i cancelli del Regno di Hyrule di fronte a nuovi appassionati e nuove generazioni, intagliando un diamante prezioso che, esattamente come la prima volta, infiamma la voglia di amare i videogiochi.

PRO

  • Ocarina of Time è un videogioco pressoché perfetto
  • Lavoro di restauro artistico e grafico eccezionale
  • Gameplay moderno, immediato e responsivo
  • Cura per i dettagli assoluta, enorme impegno nella scrittura
  • Musica e sonoro sensazionali

CONTRO

  • A volte c'è un eccesso di zelo nel guidare i giocatori
  • Si poteva fare di più con i contenuti?
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Abbiamo recensito il gioco grazie ad un codice in anteprima fornito da Nintendo.
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