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Quella volta che Animal Crossing è diventato un anime che il mondo non ha mai visto

Si intitola Gekijōban Dōbutsu no Mori ed è un adattamento animato di Animal Crossing che non è mai uscito dal Giappone.

SPECIALE di Fabio Di Felice   —   12/01/2026
Ai è la protagonista dell'anime di Animal Crossing
Animal Crossing: New Horizons
Animal Crossing: New Horizons
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Nel 2005 Nintendo rimase sorpresa dai risultati di Animal Crossing: Wild World. Il primo Animal Crossing conquistò il pubblico giapponese introducendo un sistema in tempo reale che integrava l'ora del giorno e le festività nel gameplay. L'immaginario, però, era perlopiù ancora legato al Giappone e i numeri parlavano chiaro: il titolo su GameCube era considerato di nicchia in Occidente, aveva venduto circa 2 milioni e mezzo di copie in patria e solo mezzo milione nel resto del mondo. Ma Animal Crossing: Wild World, accipicchia, era un'altra storia. Probabilmente fu complice la diffusione capillare del Nintendo DS, e anche l'idea stessa di un titolo leggero che spesso accendevi solo per farti due chiacchiere con i vicini o per controllare la posta. Ecco, i dati di vendita erano esplosi: nel suo arco vitale Wild World ha piazzato più di 11 milioni di copie e di queste quasi la metà in territorio nazionale. Chissà cosa avrebbe pensato la Nintendo del 2005 davanti ai circa 50 milioni di copie di Animal Crossing: New Horizons, che tornerà a far parlare di sé proprio nei prossimi giorni con la versione migliorata per Nintendo Switch 2 e con un nuovo aggiornamento.

Con il dato impressionante di 3 milioni di copie vendute nell'arco di pochi mesi in Giappone, Nintendo fece una scelta che oggi non ci sembra così audace, visto che l'azienda si sta muovendo per portare al cinema alcuni dei suoi brand: l'imminente film di Super Mario Galaxy, per esempio, e anche quel tanto discusso adattamento live action di The Legend of Zelda. Prese Animal Crossing - o meglio Dōbutsu no Mori, che è il titolo originale - e decise di trasformarlo in un anime. Una sfida tutt'altro che semplice, dal momento che Animal Crossing non aveva di certo una storia da adattare per renderlo un'avventura plausibile per lo schermo cinematografico.

Ai, la protagonista dell'anime, ha subito a che fare con quell'avaraccio di Tom Nook
Ai, la protagonista dell'anime, ha subito a che fare con quell'avaraccio di Tom Nook

Quella che ne è uscita fuori è una strana storia: da una parte il grande successo e dall'altra il grande mistero. Il successo, come prevedibile, è stato quello del film: Gekijōban Dōbutsu no Mori è uscito in patria nel 2006, appena un anno dopo il videogioco per Nintendo DS, ed è stato così apprezzato dal pubblico da diventare uno dei maggiori incassi cinematografici dell'anno. Il mistero, invece, è il fatto che Nintendo abbia deciso che non valeva la pena adattarlo per l'Occidente, al punto che oggi il film risulta praticamente sconosciuto a gran parte dei fan di Animal Crossing. Un pubblico vastissimo, perché Animal Crossing: New Horizons ha venduto sì 10 milioni di copie in Giappone (diventando tra l'altro il singolo videogioco più venduto di sempre in patria), ma nel resto del mondo le copie vendute sfiorano i 40 milioni.

Come trasformare Animal Crossing in un film?

Torniamo pure a quella Nintendo che non aveva idea di quanto Animal Crossing sarebbe stato capace di uscire dai confini giapponesi. Gekijōban Dōbutsu no Mori fu presentato per la prima volta sulle pagine della rivista Hochi Shimbun all'inizio del 2006, con la promessa di un'uscita insolitamente rapida, prevista per la fine dell'anno. La produzione fu affidata a Jōji Shimura, un veterano degli adattamenti anime di opere nate come videogiochi o congegni elettronici. Il suo ruolo più famoso, infatti, è quello di regista di una serie di adattamenti del fenomeno Tamagotchi, ma ha anche lavorato con i Pokémon, sia in fase di sceneggiatura che di regia. Nintendo aveva piena fiducia in lui e gli aveva affiancato una serie di persone coinvolte nella realizzazione di Animal Crossing: Wild World, per preservare lo stile del videogioco.

La scrittura della sceneggiatura del film presentava delle sfide tutt'altro che scontate: come si diceva, Animal Crossing non è un videogioco che puoi semplicemente adattare. Non ha una storia in senso canonico, un afflato misterioso o avventuroso, né sfide da superare. Anzi, l'idea del videogioco è proprio all'opposto: offrire a chi gioca uno spazio sicuro nel quale coltivare una sorta di giardino zen virtuale. Oggi è un genere che definiamo con una parola, cozy: un luogo privo di sfide, dove potersi rilassare, che sia accogliente e che abbia l'unico obiettivo di far sentire chi gioca a proprio agio. Un proposito che, in fase di sceneggiatura, non funziona neanche un po'. Come fai a rendere incalzante qualcosa che, per sua stessa natura, va completamente da un'altra parte?

Si lavorò allora per sottrazione, andando al cuore della produzione e cercando di esaltare l'essenza di Animal Crossing. Una storia in cui il personaggio principale deve trovare il proprio posto nel mondo e lo fa attraverso la presa di coscienza di due concetti fondamentali: l'importanza della cura per l'ambiente e del rapporto con gli altri. Solo attraverso la comprensione di questa filosofia di vita scoprirà un posto che potrà chiamare casa. L'idea diventò quindi quella di scrivere un cosiddetto slice of life, ovvero un frammento di vita che non avesse intenzioni particolarmente avventurose, ma che mostrasse invece la crescita e la maturazione della protagonista. All'inizio avrebbe fatto un po' di fatica a inserirsi nel contesto cittadino, Animal Village, ma poi ci sarebbe riuscita grazie all'amicizia e alla consapevolezza di far parte di una comunità.

Mr. Resetti è una vecchia conoscenza della serie
Mr. Resetti è una vecchia conoscenza della serie

Messa in chiaro la sostanza, trasporre la forma si rivelò piuttosto semplice: Animal Crossing ha un immaginario che si presta meravigliosamente al cinema d'animazione. Le sue verdi vallate adornate da alberi da frutta, il mare sterminato all'orizzonte, la peculiare architettura delle sue casette e l'iconografia dei personaggi. Il lavoro a monte sul videogioco permette di prendere e replicare - seppure con minimi cambiamenti - l'estetica all'interno del lungometraggio animato. A unire tutto c'è la musica, con le inconfondibili tracce di Kazumi Totaka, il compositore della serie, che vengono arrangiate da Tomoki Hasegawa e accompagnano tutti i passaggi della storia.

Tra UFO e ciliegie

Gekijōban Dōbutsu no Mori esce come previsto nelle sale giapponesi a dicembre del 2006 e - sempre come previsto - fa un sacco di soldi. Nintendo lega alla prevendita dei biglietti un codice da riscattare nel videogioco, che dà ai videogiocatori giapponesi la possibilità di ottenere i preziosi strumenti dorati, altrimenti molto più difficili da guadagnare. Il film viene distribuito dal colosso giapponese Toho (per darvi un'idea, lo stesso dei film di Godzilla) e incassa, nel corso della sua vita in sala, circa 1,7 miliardi di yen (più o meno 10 milioni di dollari), diventando uno dei maggiori incassi di quell'anno. Niente male per un film animato di un'ora e venti nato un po' "di pancia" come risposta al successo di un videogioco.

Il museo di Blatero può essere un posto spaventoso
Il museo di Blatero può essere un posto spaventoso

Il merito, però, non è solo della precisa puntualità con cui Nintendo piazza questo film nelle sale del Giappone, ma anche dell'attenzione che Gekijōban Dōbutsu no Mori dimostra rispetto al videogioco. La storia è semplicissima: una bambina di nome Ai si trasferisce ad Animal Village, fa la conoscenza di alcuni dei personaggi del videogioco (tra cui Rosie la gattina, Alfonso il coccodrillo e il sindaco Tortimer), ha il solito aspro rapporto con quell'avidone di Tom Nook, che la mette subito al lavoro per ripagare il trasferimento, e con altri personaggi simbolo come K.K. e Mr. Resetti. C'è Bartolo, il piccione che gestisce la caffetteria nel museo, e ovviamente Blatero, che le mostra la ricca collezione di fossili della città. Il tutto è cadenzato dallo scorrere lento delle stagioni e da episodi che sembrano piccoli espedienti per mettere in scena momenti chiave del videogioco. Per esempio, a un certo punto, una degli animaletti - Margie, l'elefantina - che è diventata la sua migliore amica, decide di trasferirsi e le manda una lettera con una sua foto. In Animal Crossing, la foto di un abitante viene regalata al videogiocatore solo quando si raggiunge il massimo livello di amicizia.

Nel breve e dolcissimo svolgimento di questo anime, i videogiocatori di Animal Crossing ritrovano molti degli espedienti che il titolo utilizza per veicolare la sua sensazione di appartenenza a una comunità. All'inizio, Ai si sente spaesata dal modo in cui i suoi nuovi concittadini discutono di argomenti apparentemente sconclusionati, si sente esclusa dalle conversazioni che ascolta e spaventata dalle personalità più spigolose, come quella di Apollo, un'aquila un po' scontrosa. Poi gli eventi cominciano a tirarla dentro e lei capisce che è solo attraverso la gentilezza e la condivisione che può entrare a far parte di quella vita. Trascorre del tempo con le sue nuove amiche, si prende la briga di conoscere a fondo le vicende degli altri e presta soccorso agli occasionali visitatori che arrivano ad Animal Village. Anche questa trovata ricalca le tipiche missioni secondarie che Animal Crossing presenta al videogiocatore. Ai capisce che sono i ricordi e il tempo che spendiamo con gli altri a costruire il nostro mondo.

Il mitico K.K. Slider tiene uno dei suoi concerti ad Animal Village
Il mitico K.K. Slider tiene uno dei suoi concerti ad Animal Village

Nonostante l'ottimo riscontro in patria, Gekijōban Dōbutsu no Mori non ha mai lasciato il Giappone. Almeno non ufficialmente. Nintendo of America si affrettò a specificare che non c'erano piani per portare l'anime a un pubblico internazionale. Vent'anni fa, probabilmente, l'interesse globale per anime e manga non aveva ancora raggiunto l'enorme diffusione che viviamo oggi, e la serie aveva appena cominciato a muovere i suoi primi passi fuori casa. Evidentemente, per Nintendo non valeva la pena investire per adattare e doppiare il tutto. L'anime è diventato un piccolo oggetto di culto agli occhi dei sempre più numerosi appassionati della serie, tanto che alcuni fan lo hanno dapprima sottotitolato in inglese e poi interamente ridoppiato. Chissà che, con l'enorme diffusione di Animal Crossing: New Horizons e con l'imminente versione per Nintendo Switch 2, Nintendo non ci ripensi e dia finalmente la possibilità a Gekijōban Dōbutsu no Mori di attraversare i confini giapponesi e farsi strada in tutto il mondo. Proprio come ha fatto il videogioco che lo ha ispirato.